lunedì 1 maggio 2017

LO SCENARIO GEO-POLITICO CHE STA DIETRO AL CAOS MEDITERRANEO 2^ parte

Chaos - Mitologia

di Gianni Fabbri

Lo "storico" conflitto in atto da sempre tra Arabia Saudita e Iran che, soprattutto in questi ultimi decenni, si sono combattute in lunghe guerre per procura miranti al predominio nell'area, non è altro che il riflesso dello scontro secolare che incendia periodicamente il "Pianeta Islam", fin dalle sue origini, tra le due principali dottrine o scuole religiose: Sunniti e Sciiti.

Rimandando al testo "L'Islam è compatibile con la democrazia?" di Renzo Guolo, studioso e docente di Sociologia dell'Islam alla Università di Torino, per ulteriori approfondimenti,

questi i "numeri" e la "geografia" del Pianeta Islam.

I musulmani nel Mondo sono 1.600.000.000 circa, pari al 23,2% della popolazione mondiale.

L'87-90% dei musulmani è costituito dai Sunniti, che includono i seguaci delle diverse scuole giuridiche e dottrine, con sfumature diverse. Tra queste prevalgono i Wahabiti (I Sauditi) e i Salafiti (I Fratelli Musulmani, i Jihadisti Algerini e i Jihadisti di Al-Qaeda).

Il 10-13% dei musulmani è costituito da Sciiti che includono, sempre con sfumature diverse, altre dottrine, e tra queste prevalgono gli Alawiti (Siria) e gli Ismailiti (Yemen).

Sunniti e Sciiti si contrastano fin dalle origini. Discordano su chi sia e che ruolo debba avere il "Khalifa", il Califfo, ossia il successore di Maometto.

Per gli Sciiti è "Ali'", cugino e genero di Maometto.

Per i Sunniti è "Abu Bakr", uno dei primi compagni di Maometto - Abu Bakr al-Baghdadi si è infatti proclamato Califfo dello Stato Islamico con pieni poteri, il "Califfato Nero" dell'ISIS (!) -

I Sunniti costituiscono la maggioranza della popolazione dei Paesi Arabi del Golfo, la maggioranza delle popolazioni dell'Afghanistan, del Pakistan, della Turchia e di parte dell'India non di religione induista.

Gli Sciiti sono maggioranza in Iran (90-95%), in Iraq (65-70%), nel Libano (45-55%), nel Bahrein (65-75%), nell'Azerbajan (65-75%).

I principali leader religiosi sono:

- Ali' Khamenei, guida suprema dello Stato teocratico iraniano. È la figura di riferimento dello "Sciismo rivoluzionario" - La rivoluzione Sciita di Khomeini ha ribaltato il regime dello Scia' di Persia Reza Pahlevi (!) -;

- Al Sheikh, è il Gran Mufti dell'Arabia Saudita (Wahabiti), la più alta carica sunnita-wahabita;

- Ali' Sistani, principale leader religioso iracheno, è il custode del "tradizionalismo Sciita".

La "geografia", ovvero Sunniti e Sciiti nello scontro tra Arabia Saudita e Iran (dalla Rivista "Limes", 3/2017)

- I Paesi Sunniti più o meno schierati con Riyad contro Teheran sono

le altre petro-monarchie del Golfo, escluso il Bahrein, il Pakistan, escluse alcune province sciite, il Sudan, le zone di guerra dell'Iraq e della Siria occupate dal "Califfato Nero";

- I Paesi Sunniti in posizione ambigua nel conflitto Riyad-Teheran sono l'Oman, la Turchia, l'Egitto;

- A fianco dell'Iran Sciita troviamo gli Alawiti siriani, il Bahrein, gli Ismailiti e i Zaiditi yemeniti, gli Ezbollah libanesi;

- I Paesi in guerra dell'Afghanistan e dello Yemen, hanno regioni controllate dai Sunniti (quelle più estese) e regioni controllate dagli Sciiti; l'Iraq, dove però gli Sciiti sarebbero maggioritari.

Le città sante per l'intero Mondo Islamico sono La Mecca e Medina.

Alla Mecca si trova il sito della "Ka'ba", la casa di Dio (Allah) fulcro dello "hagg", il pellegrinaggio annuale di tutti i musulmani; mentre la moschea del Profeta, in cui Maometto è sepolto, è a Medina.

Le due città costituiscono la "culla dell'Islam".

Ciascun musulmano è tenuto ad andare almeno una volta nella vita in pellegrinaggio alla Mecca, visitando i siti sacri e adempiendo a sei giorni di rituali... Benché facoltativa, la visita a Medina viene effettuata dalla maggior parte dei pellegrini.

Oltre lo "hagg", uno dei cinque pilastri dell'Islam, un musulmano può in ogni periodo dell'anno effettuare un pellegrinaggio "minore" ('umra) più breve.

Sono milioni i pellegrini che annualmente effettuano lo "hagg" (!).

Quasi un secolo è trascorso da quando i sauditi sottrassero La Mecca e Medina dal controllo degli Hashemiti, assumendo così una posizione di primissimo rilievo nel cuore del mondo islamico.

La sovranità sulle sulle città sante, oltre a garantire un grosso business, è strumento geopolitico chiave cui i sauditi non intendono rinunciare. Arma di proiezione strategica e propaganda religiosa nel mondo islamico, è avversata dall'Iran Sciita degli ayatollah.

Riyad è decisa a tenere salda la propria sovranità sulla Mecca e Medina, e ciò nonostante che altri "attori" le contestino il diritto al controllo, sostenendo che lo fanno nell'interesse generale dell'Islam, mentre è chiaro che sono gli obiettivi della causa wahabita e gli interessi nazionali a prevalere.

Storicamente il movimento riformatore dei Wahabiti ha trovato una sponda politica e militare nei leader della tribù dei Sa'ud che portarono la Penisola Arabica a essere ciò che è oggi. Un Paese costruitosi attorno a un'interpretazione al tempo stesso radicale e conservatore dell'Islam.

Fino al 1992 l'Arabia Saudita non aveva una legge fondamentale ne' una costituzione. Lo Stato saudita era il re, coadiuvato dalla sua corte. La gestione amministrativa era affidata in prima istanza agli "ulama", personale costituito da "sapienti" di scienze religiose appartenenti alla confessione professata dal monarca, cioè la "wahhabiyya".

All'inizio del 1992, dunque, re Fahd emanò un decreto sul sistema basilare di governo o "legge fondamentale".

Al primo articolo si legge: "Il Regno Arabo saudita è uno Stato arabo islamico, sovrano, di religione islamica, la cui costituzione è il Libro di Dio Altissimo e la Sunna del suo Inviato, che la benedizione e la pace di Dio siano su di lui. La sua lingua è l'arabo e la sua capitale è Riyad".

Islam e arabita' si rafforzano a vicenda in una lettura integralista delle due identità: è nella Penisola Arabica che nasce l'Islam, è nella Penisola Arabica che nasce l'arabo coranico.

I sauditi legittimano il loro potere - effettivamente imperiale - proclamandosi musulmani e arabi puri. La legge del 1992 ne è lo specchio, ne sancisce l'identità.

"Nell'Islam delle origini politica e religione sono strettamente legate. Il profeta Muhammad è insieme capo religioso e capo politico della 'umma', la comunità dei credenti. L'Islam è una 'religione della Legge', in cui è implicita la tensione a tradurre in ordinamenti politici e giuridici il messaggio di salvezza trasmesso dal Profeta e raccolta nel Corano, parola di Dio rivelata".

(Renzo Guolo, "L'Islam è compatibile con la democrazia?")

Questa è la cultura politica dell'Islam, è il fondamento dell'Islam politico a cui l'Arabia Saudita si richiama.

"Da decenni l'Arabia Saudita finanzia e veicola l'Islam più oscurantista. Lo Stato Islamico (IS o ISIS) ha aperto gli occhi a tutti... Durante la guerra fredda l'Arabia Saudita (il migliore alleato degli USA nell'area) ha fatto la sua parte per combattere satelliti ed emissari dei sovietici, visti come comunisti senzadio... Accolse dissidenti iracheni, siriani ed egiziani costretti a fuggire dai loro paesi. Molti di essi erano membri della 'Fratellanza musulmana' e contribuirono a creare la 'Lega musulmana mondiale', la più grande e meglio finanziata tra le fondazioni che foraggiano l'Islam politico...

Oggi il fiume di denaro saudita ha prodotto a livello globale una tipologia di persone la cui idea di religione ha tutti i crismi della intolleranza wahabita...

L'Assemblea mondiale della gioventù islamica viene invece fondata nel 1972 come branca della Lega finalizzata a educare i bambini musulmani nel mondo secondo i precetti dell'Islam saudita...

Dagli anni Ottanta, in Afghanistan e in Pakistan i sauditi finanziarono rispettivamente 'mujahidin' e scuole coraniche, per tenere a bada l'URSS prima e la Russia post sovietica poi.

Studenti affluirono da tutto il mondo islamico... Molti studenti divennero presto guerriglieri armati e 'mullah' fanatici.

Negli anni Novanta 'mujahidin', predicatori e finanziamenti confluirono in Bosnia e in Cecenia. Altri si unirono ad al-Qa'ida in Sudan e in Afghanistan.

Nel 2003, i finanziamenti alle cellule europee di al-Qa'ida spaziavano dalla Scandinavia al Mediterraneo, mentre dopo il 2011 si indirizzario in Siria per sostenere i 'Ribelli' e l'opposizione armata al regime alawita e filosciita di Bashar al-Assad...

Il copioso finanziamento degli elementi Jihadisti in quelle guerre, la ideologica intolleranza verso i non musulmani - ma anche verso i non Sunniti - hanno infine concorso a formare, sostenere estendere e difendere lo Stato Islamico nei territori a cavallo tra il Nord dell'Iraq (Mosul) e la Siria Orientale (Raqqa).

Membri di al-Qa'ida, dell'IS e loro affiliati hanno dato vita a violente azioni islamiste in Libia, Yemen, Nigeria e nelle Filippine, nonché ad attacchi terroristici in Nordamerica e in Europa.

Ma fede e ideologia non sono gli unici moventi: per molte reclute l'attrattiva fondamentale è rappresentata dal denaro. Per questo si sono arruolate nell'IS, che pagava più di al-Qa'ida e dell'Esercito Siriano Libero (Free Sirian Army), grazie ai fondi provenienti dalla Penisola Arabica " (!).

(Dalla Rivista "Limes", 3/2017, Carol E.B. Choksy)

Come dare torto al regista tunisino Mourad Ben Cheikh che nell'intervista rilasciata nell'Edizione 2016 degli "Incontri del Mediterraneo" ha definito l'Arabia Saudita il "vero stato canaglia del Medio Oriente" (!).

In Arabia Saudita il sistema scolastico inculca una versione intollerante e imperiale dell'Islam volta a consolidare la monarchia saudita e a diffondere l'egemonia regionale di Riyad. Il regime opera un controllo totale su istruzione e costumi sociali.

Anche l'universo femminile saudita, da sempre recluso nell'ambito domestico, ha ultimamente trovato in Internet un insperato mezzo di espressione. Ma leggi, convenzioni sociali, tradizione e autocensura impediscono un vero riscatto, rafforzando l'esclusione.

Il fanatismo che il regime saudita alimenta rischia di diventare un boomerang, mettendo ripetutamente a repentaglio la stabilita' del regno.

Visto con gli occhi sauditi, l'Iran cerca di esportare la rivoluzione khomeinista, si intromette negli affari del Golfo e contesta la sovranità che i Wahabiti esercitano sulle città sante.

Lo Sciismo rivoluzionario rappresenta una minaccia per i Sauditi, perché all'interno del mondo islamico vuole contestare le mire di supremazia del wahhabismo e, come già detto, mette in discussione il ruolo saudita di "custodi dei luoghi santi", La Mecca e Medina, nonché la dottrina wahhabiyya che pretende di ergersi ferrea depositaria della tradizione islamica.

Di contro, vista da Teheran, la politica di Riyad è una continua minaccia. Il sostegno, più o meno esplicito, ai jihadisti sia in Siria che in Iraq,

- L'ex vicepresidente USA, Biden, ha ammesso che Turchia, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo sono responsabili di aver armato al-Nusra insieme ad altri estremisti di provenienza qaidista in Siria e che da un documento riservato della CIA risalente al 2012 emerga chiaramente come gli USA sapessero, quasi dall'inizio, che l'insurrezione siriana era guidata da Salafiti, Fratelli Musulmani e ex Qa'idisti iracheni, progenitori dello Stato Islamico (ISIS) - (!)

la sanguinosa e rovinosa guerra nello Yemen, non fanno altro che acuire sempre più il solco profondo che separa da sempre l'Iran dalla Arabia Saudita.

Riyad spinge affinché il Consiglio di Cooperazione del Golfo evolva in un sistema confederato a guida saudita, per isolare davvero Teheran. "Ci vuole l'unione arabo-sunnita per fermare l'Iran" questo sostengono entrambi i pretendenti al trono dell'Arabia Saudita: il principe ereditario Muhammad bin Nayif, cugino dell'attuale Re Salman, e il vice principe della Corona, il figlio del re, Muhammad bin Salman.

"A sei anni dalle rivolte che hanno visto le piazze arabe ribellarsi contro i regimi corrotti, è sempre più chiaro che quelle rivendicazioni di cambiamento politico sono state cooptate, distorte e piegate sia dalle potenze occidentali sia dagli autocrati loro alleati.

In questo processo, l'alleanza arabo-occidentale ha usato gli estremisti e i jihadisti come fanteria controrivoluzionaria, nel disperato tentativo di mantenere l'egemonia nel Medio Oriente in rapido disfacimento.

Gli Stati Uniti e i loro partner europei non hanno lesinato sostegno alle dittature in Tunisia e in Egitto...

La difesa dello "status quo" risulta evidente anche nel sostegno occidentale ai regimi di Yemen e Bahrein, oltre che nell'implicito assenso all'occupazione di questo ultimo da parte di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti...

Non c'è dubbio che gli Stati Uniti abbiano giocato un ruolo centrale nell'ascesa dell'IS, del fronte al-Nusra e di altri gruppi estremisti, in un machiavellico tentativo di alterare gli equilibri regionali...

Il declino delle fortune di Erdogan in Turchia, insieme a quelle dei Sa'ud (Sauditi) nel Golfo, avrà implicazioni profonde...

Viceversa, le politiche che fanno da sfondo a questo declino hanno contribuito ad accrescere la statura regionale e globale dell'Iran.

La principale forza che ha bloccato l'avanzata della minaccia estremista verso Damasco (Siria) e Baghdad (Iraq) è l'Iran.

La Repubblica Islamica, a guida Rouhani, conduce oggi la lotta contro l'estremismo in Medio Oriente, e le potenze globali emergenti (Cina, India...) ne sono sempre più consapevoli; hanno capito:

È l'Iran il vero baluardo dell'Islam Moderato."

(Mohammad Marandi, "Limes" 3/2017)

Nella "Santa Alleanza" costituita per combattere nell'area il "Califfato Nero", nemico comune, si trovano, obtorto collo, i nemici secolari: l'America di Trump (ieri di Obama) e la Russia di Putin, con i loro rispettivi "vassalli" e "valvassori", spesso inquietanti e imprevedibili, come il monarca saudita, il turco Erdogan, il siriano Bashar al-Assad, l'egiziano al-Sisi... Tutti, l'un contro l'altro armati (!), con l'obiettivo più o meno esplicito, più o meno dichiarato, di conquistarsi un ruolo egemone in tutta l'area, stabilizzata o meno che sia.

Questo lo stato dell'arte, e, attualmente, non si vedono all'orizzonte possibilità di... portare ordine nel

CAOS MEDITERRANEO.

G.

Bibliografia:

- "L'Islam è compatibile con la democrazia?", Renzo Guolo - Ed.ni

Laterza -

- "Limes", Rivista Italiana di Geopolitica, 3/2017 - mensile -