venerdì 5 agosto 2016

Annibale, il generale che voleva essere Ulisse

foto mostra Annibale Barletta
Questo il titolo di un breve saggio pubblicato oggi su "La Repubblica", a firma di Giovanni Brizzi, e di cui si riportano alcuni stralci interessanti.

"La battaglia di Canne del 2 agosto del 216 a.C. - esattamente 2200 anni fa -, è un momento cruciale della storia dell'antichità, da cui emerge la personalità del condottiero cartaginese, simile all'eroe di Omero nell'astuzia e nell'arte bellica"

Le guerre puniche coprirono un periodo di quasi 120 anni e i loro effetti furono tutt'altro che circoscritti al Mediterraneo occidentale e centrale.
Cartagine, oggi sobborgo di Tunisi, fu fondata nell'anno 812 a.C. da coloni fenici provenienti dalla città di Tiro, attuale Libano.
- già allora il Mediterraneo era mare/ponte di flussi migratori (!) -
Nel IV secolo a.C., Cartagine controllava un ampio territorio che andava dal Golfo della Sirte (attuale Libia) a Est, fino alle coste della Numidia (coste dell'Algeria mediterranea) e dell'Iberia (Spagna) ad Ovest.


Roma venne invece fondata sessant'anni dopo Cartagine - 753 a.C. -. Roma e Cartagine: due città-Stato che nei secoli divennero due imperi nel Mediterraneo, e oltre - almeno per Roma -, e ne dettarono l'agenda della storia.
"A queste condizioni ci sia amicizia fra i Romani e gli alleati dei Romani e i Cartaginesi e gli alleati dei Cartaginesi..."
Così recitava il primo "trattato" tra Roma e Cartagine del 509 a.C.
Si venne a creare una straordinaria complementarietà economica e politica tra le due città. Situazione che durò alcuni secoli.
L'ultimo "trattato", l'ottavo, data il 201 a.C.
Roma e Cartagine dopo anni di intesa, alleanze e "trattati", erano diventate rivali, acerrime nemiche.
Nel IV secolo a.C. lo scacchiere mediterraneo si presentava grosso modo così:
- Il mare Egeo era largamente controllato dai Greci, Greci della Grecia, Greci dell'Asia Minore e, dopo Alessandro Magno, dai Greci dell'Egitto, i Tolomei;
- I mari Adriatico e Ionio erano dominati dai popoli delle città rivierasche, come gli Illiri, i Dalmati, i Ragusei...
- Il Mediterraneo occidentale e tutta l'area mercantile dei traffici erano sotto il controllo dei Cartaginesi, escluso il Tirreno, dominato invece dalle navi etrusche e/o dalle navi dei Greci "italici" della Magna Grecia, con epicentro Siracusa.

Nel suo settore del Mediterraneo Cartagine, prima di Roma, era una potenza navale di grande rilievo. Era diventata una città cosmopolita di circa 200.000 abitanti, con immensi quartieri suburbani, un porto navale, uno scalo mercantile.
...Pare che un importante cartaginese dal nome assai comune di Annibale avesse maturato un profondo odio per tutti i Greci a causa dell'uccisione di suo nonno, Amilcare, caduto in battaglia contro l'esercito siracusano a Imera nel 480 a.C.
La città di Cartagine era governata da una oligarchia di famiglie aristocratiche. La famiglia di Amilcare, i Barcidi, era potentissima, fra le più influenti...
La preminenza, o meglio la supremazia raggiunta da Roma nella Penisola italica verso il 300 a.C. era il risultato di una serie di guerre combattute sul territorio, sulla terra ferma. Roma non aveva ancora l'ambizione di diventare una potenza navale e i "trattati" con Cartagine stavano ad indicare che quando affrontavano il mare i Romani lo facevano ancora da mercanti e non da armati di una potenza navale.
A portare Roma fuori dal guscio dell'Italia furono le guerre puniche...
- La prima guerra punica fu combattuta in Sicilia e in Africa ed estese l'influenza di Roma oltre la barriera del mare aperto.
- La seconda, caratterizzata in prevalenza da campagne terrestri, portò i Romani in Spagna, anche se poi, con la discesa di Annibale attraverso le Alpi, il principale teatro delle operazioni e degli scontri fu l'Italia, in particolare l'Italia meridionale.
- La terza, di breve durata, vide Roma inserirsi più a fondo nelle vicende africane e culminò nel 146 a.C. Con la distruzione di Cartagine.
Gli storici antichi furono impressionati dalla lunghezza, dalla intensità e dalla brutalità delle guerre puniche.
Il fatto che Amilcare Barca, da "Barak" che in punico significa saetta, fulmine, fosse deciso a liberare Cartagine dalla morsa di Roma è attestato da un celebre, ancorché forse leggendario, episodio: prima di partire per la Spagna, nel 237 a.C., fece un sacrificio al Dio Baal Ammone e, invitando il figlio giovinetto Annibale a porsi al suo fianco, gli fece stendere la mano sulla vittima sacrificale e giurare "odio implacabile verso i Romani"...
La prima mossa di Amilcare fu di assicurarsi il controllo delle aree argentifere situate nella Spagna meridionale, e strinse alleanze con i capi degli Iberi e dei Celtiberi, ingrossando progressivamente le fila del suo esercito, fino a poter schierare, nel 228 a.C., una forza di circa 56.000 uomini.
L'altro strumento di controllo e dominio del territorio adottato dai Barcidi di Cartagine - ad Amilcare succedette, in Spagna, il genero Asdrubale e, dopo l'assassinio di questi, il figlio Annibale - fu la fondazione di nuove città, creando una vera e propria ragnatela di comunicazioni su tutto il territorio iberico.
Il conflitto tra Cartagine e Roma riesplose in un centro spagnolo, Sagunto, sulla fascia costiera della moderna Valenza.
Dopo un lungo assedio, alla fine del 219 a.C., Annibale mise a sacco la città che si era posta sotto la protezione di Roma.

Ma ritorniamo al saggio di Brizzi.
"Annibale, un viaggio", in occasione di una ricorrenza dal fascino forte - quella del 2 agosto del 216 a.C., che vide a Canne la più spaventosa sconfitta mai subita da Roma - si inaugura con questo titolo una mostra che ripercorre il tragitto compiuto in Italia dal grande cartaginese, proprio a Barletta, che a Canne è vicina.
- "Annibale, un viaggio" è anche il titolo di un libro di Paolo Rumiz pubblicato dalla Feltrinelli, libro che ha fatto seguito ad uno dei suoi reportage di viaggi estivi riportati su' "La Repubblica" -
Ma può davvero accostarsi semplicemente a un viaggio - si domanda Brizzi - il sanguinoso percorso che Annibale compì dalla Spagna all'Italia meridionale, fino a Canne ed oltre, fino a quella Crotone dove, oltre tredici anni dopo la sua più grande vittoria, il cartaginese avrebbe alzato le vele per tornarsene in Africa verso il fatale appuntamento di Zama? E chi era, poi, questo straordinario personaggio?
Molti conoscono (o credono di conoscere...) dal ricordo scolastico il grande generale, colui che, fanciullo, giurò odio eterno ai Romani; che in seguito venne a sfidare Roma in Italia, superando le Alpi con gli elefanti; che la sconfisse più volte; e che, vinto infine insieme alla sua città, concluse la vita, esule e suicida, in un lontano 'phrourion Bythinias', in un borgo della Bitinia costiera, non lontano dai sobborghi orientali dell'odierna Istambul.
Certo, come capo militare Annibale è, almeno sotto il profilo della tattica, tra i sommi della storia, non solo antica...
Certo, la perfidia di cui Tito Livio e tutte le fonti romane lo accusano concordi si manifesta sistematicamente, in lui, attraverso l'uso costante di quegli stratagemmi in cui tanto eccelle e che tanto ripugnano ai Romani del tempo; ma la sua astuzia nasce da una diversa concezione della guerra, è la 'greca metis' nobilitata da Odisseo" (...)

La decisione di Annibale di guidare il suo esercito - con gli elefanti - oltre le Alpi e portare la guerra alle porte di Roma, fu un lungimirante tentativo di allontanare lo scontro dalla Spagna dei Barcidi e dal mare in cui Cartagine, ventitré anni prima, era stata sconfitta. - Atto finale della prima guerra punica, nel 241 a.C., al largo delle isole Egadi, nella Sicilia occidentale, dove la flotta romana affondò e catturò circa 120 navi cartaginesi -.
Lo storico greco Polibio scrive che Annibale arrivò col suo esercito all'altezza del fiume Ise're, affluente di sinistra del Rodano, ma non aggiunge nessuna informazione sul valico delle Alpi.
Se avesse risalito la Val d'Ise're Annibale avrebbe potuto raggiungere diversi passi sulle Alpi, come il Moncenisio, oppure il Colle del Piccolo San Bernardo (Cremonis Iugum), che viene citato anche da Cornelio Nepote col nome di Saltus Graius.
Anche Tito Livio cita il fiume Ise're, per poi accreditare la tesi che il Monginevro fosse il passo dove Annibale valicò le Alpi, risalendo la valle del fiume Durance, lungo un percorso antichissimo che poi, nel 121 a.C., sarebbe diventata un'importante strada romana: la 'via Domizia', perché dopo la discesa avrebbe incontrato il popolo dei Celti Taurini...
Quasi 50.000 tra fanti e cavalieri e ben 37 elefanti (!) riuscirono ad arrivare nella Pianura Padana, sconfiggendo tribù montane, difficoltà del terreno, intemperie. Annibale aveva compiuto una delle imprese militari più memorabili del mondo antico - ancor oggi incredibile e inimmaginabile! -.
La sua improvvisa apparizione tra i Galli della Pianura Padana, fece staccare molte tribù dall'alleanza con Roma. Quindi mosse lungo la valle del Po, sconfiggendo i Romani guidati dal Console Publio Cornelio Scipione e riportando continue vittorie dal Ticino a Canne...

"Annibale è l'uomo che - dopo il padre Amilcare e il cognato Asdrubale 'il Vecchio' - sceglie a proprio alter ego divino, nella marcia per e attraverso l'Italia, Eracle-Melqart, il semidio civilizzatore e conduttore di popoli caro già, prima che a lui, al suo illustre modello Alessandro Magno. Semidio, figlio di una mortale e del Dio sommo (Zeus), che castiga i malvagi e purga il mondo dal male, presente con molti nomi in tutto l'orbe Mediterraneo e di cui Annibale segue le orme, in una sorta di pellegrinaggio, di devoto seppur sanguinoso itinerario civilizzatore. Da quella Gades/Cadice che del semidio era stata la tappa ultima verso l'estremo Occidente, le 'Porte della Sera', egli si spinge alla non identificata Onusa, dove Eracle-Melqart gli appare in sogno per... fargli da guida e, come nel mito, ...passa a sua volta la catena delle Alpi con l'esercito e gli elefanti.
Per vincere non gli basteranno le molte vittorie, tra cui, straordinaria quella di Canne..."

Un grande esercito romano, costituito da otto legioni e comandato dai Consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, avanzò verso di lui in Apulia (Puglia) e accettò battaglia nei pressi di Canne, oggi Canne della Battaglia sito archeologico (Barletta).
Annibale attirò la massa delle legioni romane in una trappola, le circondò e le distrusse quasi completamente. Venne ucciso il Console Lucio Emilio Paolo, 10.000 furono i prigionieri è solo 3.000 circa riuscirono a rifugiarsi a Venusia (Venosa) con l'altro Console Varrone, al confine tra Puglia e Basilicata.

"...Anzi, per una sorta di singolare paradosso, punizione divina verrebbe da dire, per l'hybris, la tracotanza sacrilega di chi ha voluto assimilarsi a un dio, a sconfiggerlo a Zama sarà, più che l'abilità del grande rivale, il disperato, rabbioso coraggio delle 'legiones Cannenes' dei vinti d'Italia, che hanno accompagnato Scipione in Africa.
Ultima considerazione. Con una guerra che ha provocato in Italia forse più di 200.000 morti, Annibale ha insegnato ai Romani la paura; e non è un caso che il 'metus Punicus' sia stato poi invocato come movente per la distruzione di Cartagine.
Quanto restava del mondo punico sarebbe stato, in seguito, recuperato ed assimilato da Roma: Cartagine sarebbe rinata e dall'africana Leptis Magna le sarebbe venuto uno dei suoi imperatori più grandi, quel Settimio Severo che avrebbe riabilitato la memoria di Annibale e ne avrebbe reso monumentale il lontano sepolcro"

Dopo la battaglia di Zama, Annibale sconfitto, e in difficoltà nella "sua" Cartagine, visse ancora alterne vicende, per ritirarsi infine in Bitinia (l'attuale Anatolia), dove, piuttosto che farsi consegnare ai Romani, preferì suicidarsi.
...E la guerra divampò ancora.
Al comando di Scipione Emiliano, adottato come figlio dal primogenito di Scipione Maggiore "l'Africano" - il trionfatore dì Annibale -, la flotta e le truppe romane puntarono dritte verso il Nord Africa...
I Cartaginesi riuscirono ad allestire in tempi rapidi una nuova flotta, ma la città fu bloccata via mare e cinta d'assedio in terra ferma e nel 146 a.C. capitolò.
Cartagine non sarebbe mai più risorta.
"Carthago delenda est!"

G.