sabato 23 gennaio 2016

Il mare nostrum delle REPUBBLICHE MARINARE parte II

Stemmi delle Repubbliche marinare
di Gianni Fabbri

GENOVA e VENEZIA: due potenze marittime rivali in perenne conflitto per la supremazia nel Mediterraneo, tra il XIII e il XV secolo.

"Che il Mediterraneo sia
Quella nave che va da sempre
Navigando tra Nord e Sud
Tra l'Oriente e l'Occidente
E nel mare delle invenzioni
Quella bussola per navigare
E il coraggio di quei marinai
E quel viaggio che non smette mai
Che il Mediterraneo sia..."

("Che il Mediterraneo sia" - Eugenio Bennato)


Lo scontro armato tra la Serenissima Repubblica di Venezia e la Repubblica Marinara Ducato di Genova per la supremazia nel Mediterraneo e per il controllo dei commerci con l'Oriente ebbe luogo soprattutto negli anni che vanno dal 1293 al 1299, ma proseguì anche nei secoli successivi, attorno alle sorti dell'Impero di Bisanzio, di cui Genova fu alleata, mentre Venezia acerrima nemica.
Le due potenze marinare si erano già duramente scontrate nella 'guerra di San Saba', negli anni tra il 1255 e il 1270. In quel conflitto la "Serenissima", che grazie alla Quarta Crociata del 1204 si era già affermata come potenza economica e militare dominante in tutto il Mediterraneo Orientale, riesce ad uscirne vittoriosa e a ristabilire la propria supremazia sull'emergente Ducato Dorico.
La rivalità tra le due 'città-stato' marittime e' un fenomeno "storico" legato a una feroce concorrenza commerciale e alla volontà di perseguire il predominio sui mari. Rivalità accentuata dalle differenze tra le due città che non avrebbero potuto essere più "distanti", sia per collocazione geografica: l'una affacciata sull'Adriatico mare, o meglio sul Golfo omonimo, col baricentro marittimo rivolto al Levante, l'altra sul Tirreno, con la possibilità di "sconfinare" a Occidente verso le Isole Baleari e le coste spagnole; sia per il territorio circostante, da una parte le "Venezie", confinanti con l'Austria e i Balcani, confini sempre incerti e "caldi", dall'altra l'entroterra ligure, confinante con la Gallia e i Franchi, quindi sempre sotto pressione. Ma anche il retroterra culturale e gli "interessi" differenziavano le due Comunità, per non sottacere la diversificata composizione sociale dei gruppi che formavano le 'casate' e i 'potentati' cittadini.

Val la pena risalire rapidamente alle origini della rivalità. È risaputo che la Quarta Crociata (1202-1204), sostenuta apertamente e in forze dai Veneziani, era terminata con la presa di Costantinopoli da parte dei Crociati, nell'Aprile del 1204. Il 9 Maggio seguente, veniva fondato l'Impero Cristiano Latino d'Oriente, con sede a Bisanzio (Costantinopoli). Ma va, in ogni caso, segnalato che l'Impero Greco non era completamente scomparso. La sua sede si era stabilità a Nicea, in Bitinia, nella penisola Anatolica del Nord, dove i rifugiati greci
proclamarono loro imperatore Costantino XI Lascaris per continuare la loro tradizione imperiale, nonostante la perdita di Costantinopoli-Bisanzio, avvalendosi di alcune vecchie province asiatiche.
Dovette, il "neo" Impero Greco, subire la perdita di alcune provincie periferiche, che uscirono dalla sfera della sua autorità, erigendosi a stati greco-bizantini indipendenti e autonomi, come Trebizonda e lo Stato Dispotico dell'Epiro.
L'Impero di Nicea dovette perciò lottare per affermarsi, sia contro le dinastie locali, sia contro i Latini di Bisanzio.
In questo nuovo scenario geopolitico dell'area mediterranea orientale - anche allora, come oggi, la situazione era alquanto confusa e complessa (!) - Creta, l'Isola di Creta, divenne un nodo strategico vitale del nascente "Impero" veneziano. Dopo la vittoria nella Quarta Crociata i "Lagunari" stabilirono una rete di relazioni per i loro traffici marittimi e delle "piazze di negoziazione" per i loro mercanti.
Il vessillo di San Marco fu issato successivamente, seguendo un "corridoio" ben definito, a Corfù, a Durazzo (sulla costa albanese), in Epiro, a Coron e a Modon in Morea (l'attuale Peloponneso per i Veneziani) e a Salamina nelle Cicladi (Mar Egeo), a Egine e in Eubea (Negroponto per i Veneziani), sempre in Grecia, e in alcune posizioni chiave di Gallipoli e Rodostro (Stretto dei Dardanelli, Anatolia).
In questa nuova "rete" commerciale, Creta, al centro del mediterraneo, era un polo fondamentale per l'espansione della "Serenissima" in tutto il Mediterraneo. La "ragnatela" commerciale e dei traffici era in questo modo tessuta compiutamente.
Poco più di mezzo secolo più tardi, il generale Michele Paleologo, divenuto imperatore di Nicea nel 1258, si alleò con l'imperatore di Trebizonda allo scopo di unire le forze greche in Anatolia e garantirsi anche l'appoggio della Repubblica Marinara di Genova, stipulando il trattato di Nynfeo. Il passo successivo sarebbe stato quello di impossessarsi di Costantinopoli.
Il 1258 e' anche l'anno del primo scontro aperto delle flotte delle due Repubbliche marinare, nelle acque davanti ad Acri.
La scintilla del conflitto tra "Dorici" e "Lagunari" che sarebbe durato secoli, scoppio' in Terra Santa, a San Giovanni d'Acri, dove covava da tempo, per la difficile convivenza tra le due comunità, che occupavano, distintamente, alcuni quartieri della città e volevano garantirsi la gestione esclusiva dell'importante crocevia commerciale.
La causa scatenante fu il possesso del "Monastero di San Saba". Nel 1255, i Genovesi lo occuparono, saccheggiarono il quartiere veneziano e affondarono le navi della "Serenissima" che erano alla fonda nel porto. La risposta dei Veneziani non si fece attendere; alleati con i Pisani per comuni interessi in Siria e in Palestina, distrussero il Monastero e misero in fuga i Genovesi, capitanati da Filippo di Montfort, signore di Toron.
La guerra continuo' per mare, nelle acque antistanti San Giovanni d'Acri, dove la flotta dorica fu sgominata da quella di San Marco che catturo' alcune navi e fece prigionieri. Correva l'anno 1258.
Il "Trattato di Nynfeo" - località turca - fu siglato il 13 Marzo 1261, tra il Ducato di Genova, guidato dal primo Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra e l'Imperatore di Nicea Michele VIII Paleologo,
e contemplava l'appoggio genovese alla riconquista di Costantinopoli da parte del Paleologo, in cambio dell'impegno di quest'ultimo a combattere e scacciare dal proprio territorio tutti i nemici dei Genovesi, che in tal modo acquisivano privilegi commerciali e il controllo marittimo sui Dardanelli e sugli stretti: la porta del Mar Nero, sul quale si garantivano l'esclusività della navigazione e dei traffici, e ciò in danno della "Serenissima".
Il 25 Luglio 1261, quindici giorni dopo la firma del trattato, Costantinopoli... "Cadde come un frutto maturo" (Ducellier) per mano di un Generale di Nicea, senza che Genova avesse impegnato alcuna delle sue risorse, né militari, né finanziarie. Tuttavia, si diede corso a quanto contemplato dal trattato, con gran vantaggio per i Liguri che occuparono coste e porti del Mar Nero, dai Quartieri di Pera e Galata, al di là del "Corno d'Oro" - in Costantinopoli - fino al Delta del Danubio e alla Penisola di Crimea - Gazaria per i Genovesi -, dove fissarono la propria capitale a Caffa (oggi Theodosia) - vedi parte prima -.
Il nuovo Impero di Bisanzio rimase in tal modo, fino alla sua successiva caduta del 1453 per parte Ottomana, a totale appannaggio sul piano commerciale dei "Dorici", che con la loro potenza marittima ne controllarono le sorti, tra alterne vicende, per circa due secoli, e sempre a danno di Venezia.
A seguito del fruttuoso "Trattato di Nynfeo, "La Superba" vedeva affermarsi il suo "Impero d'Oriente" - parte prima -, e, forte di questo impero e dell'alleanza con Bisanzio, tento' a sua volta di escludere la rivale Venezia dai traffici del Levante.
La Serenissima Repubblica di San Marco, per opporsi all'espansione e al predominio dei Genovesi, aveva stretto un'alleanza con la Repubblica di Pisa - in rivalità con Genova per i dominii in Corsica e Sardegna -, ma dopo la sconfitta di quest'ultima nella "Battaglia della Meloria" (6 Agosto 1284), era rimasta sola a fronteggiare gli eterni rivali.
Nel 1291 cade San Giovanni d'Acri, l'ultimo lembo Cristiano in Terra Santa, per mano degli Islamici, e, conseguentemente, si chiudono anche se per breve tempo, i mercati del Mediterraneo Orientale, dalle coste della Siria a quelle del Libano.
Le rotte per Costantinopoli e sul Mar Nero, controllate dai Genovesi con la loro flotta armata, diventano di capitale interesse per la "Serenissima", che vede pregiudicare la sua rete commerciale.
La tensione tra le due potenze marinare crebbe rapidamente e sfociò ben presto in conflitto aperto.
Dopo una serie di schermaglie e scontri minori - le due rivali facevano ricorso anche alla 'pirateria' e alla 'guerra di corsa' a spese del naviglio mercantile - le due flotte si fronteggiarono in uno scontro importante, in mare aperto.
Il 7 Ottobre 1293, una flotta da guerra forte di ben sessantotto galee mollo' gli ormeggi del Lido, sotto lo sguardo vigile del Doge Pietro Cadrengo. Lo scontro tra le due flotte nemiche avvenne il 28 Maggio 1294, nella "Battaglia di Latazzo", dove i Veneziani furono duramente sconfitti, perdendo venticinque galee.
La rivalità tre le due 'città-Stato' marittime si protrasse per più di due secoli e le impegno' per ben quattro guerre: dal 1261 al 1270, una prima volta; poi, dal 1294 al 1299, una seconda volta; successivamente, dal 1351 al 1355; e, infine, dal 1377 al 1381.
Sarà l'Ammiraglio genovese Lamba Doria a sconfiggere, nella seconda guerra, nel 1298, nel corso di un cruento scontro navale al largo dell'Isola di Curzola (oggi Korcula), che vide 90 navi veneziane, comandate da Andrea Dandolo, opporsi a 80 navi genovesi.
Durante tutto il periodo delle guerre, il possesso dello stretto dei Dardanelli, luogo di passaggio obbligato di tutto il naviglio mercantile in rotta verso Costantinopoli e verso il Mar Nero, rivesti', naturalmente un interesse strategico maggiore.

LOTTA SENZA QUARTIERE
Nel 1379, la flotta Dorica si schierò al largo di Chioggia, alle porte di Venezia bloccandole il porto. Bisogna attendere il 1381, anno in cui le due Città rivali siglano la "Pace di Torino", per avere uno "spiraglio" nuovo, una svolta nelle relazioni tra le due antagoniste.
Risultato fu che, da una parte Genova, divenuta una grande potenza militare e finanziaria, poteva finalmente risolvere i suoi problemi interni. Da tempo era travagliata da lotte intestine fra le varie famiglie, vere caste e potentati che si disputavano il governo della città, come i Doria, gli Spinola, i Fieschi, i Grimaldi e... Compagnia bella. Dall'altra, Venezia, la Città-Stato, intimamente legata alla Bisanzio Latina, poteva... "leccarsi le ferite", curare meglio le sue relazioni commerciali col Levante e col Centro e Nord Europa, organizzare al meglio il suo Arsenale per potenziare il suo naviglio mercantile e militare.
In questa lotta senza quartiere che opponeva le due Repubbliche Marinare, combattuta con tutti i mezzi ai margini del confronto- scontro con l'avversario comune: l'Islam, la maestria in mare e la potenza navale giocarono un ruolo determinante.
La restaurazione dell'Impero - Greco - di Bisanzio da parte di , Michele VIII Paleologo, nel 1261 aveva permesso ai Genovesi - l'abbiamo visto - di impiantarsi solidamente a Costantinopoli-Bisanzio e in tutto il Mar Nero. Il bastione principale di questo dominio era la costa meridionale di Crimea (Gazaria). La' erano le varie colonie che Genova possedeva e amministrava direttamente, in primis Caffa, che per tutto il periodo che va dal 1273 al 1475 costitui' il principale polo commerciale. Ma anche le città di Sudak e Cembalo, sempre in Crimea, erano importanti centri di smistamento merci e di affari.
Queste tre 'Piazze-forti', armate e fortificate di tutto punto, controllavano tutta la costa della Penisola di Crimea, compreso lo Stretto di Kertch, che da l'accesso al Mar d'Azov - vera porta verso il Caucaso e le Russie -, e fino al Delta del Danubio.
Come è stato più volte sottolineato, dietro il contrasto politico-militare tra le due potenze marinare, c'era il confronto-competizione per il predominio commerciale e sui traffici - anche di armi e schiavi - nelle principali rotte del Mediterraneo, allora fittissime e solcatissime.
Più di quanto si possa pensare, più di quanto lo siano oggigiorno i vari "Corridoio Otto", "Corridoio Adriatico", "Corridoio Balcanico"...
Avendo presente la mappa del Bacino del Mediterraneo dell'epoca, le rotte principali del Naviglio della "Serenissima" toccavano i porti di Ragusa (oggi Dubrovnik ) Durazzo (Albania), nell'Adriatico mare, Creta, al centro del Mediterraneo - crocevia fondamentale e piattaforma proiettata verso il Mediterraneo orientale e l'Africa mediterranea -, per toccare i porti di Alessandria d'Egitto - e di lì, risalendo il Nilo, fino al Cairo -, Jaffa, Sidone e Tiro, lungo le coste Siriane e del Libano - e di lì pervenire a Damasco e Aleppo -, i porti di Lajazoo e Antalja, in Anatolia (Turchia), ma, soprattutto, attraverso i Dardanelli e gli Stretti, Costantinopoli, il Mar Nero i porti del Danubio della Crimea e del Mar d'Azov.
Le rotte del Naviglio di San Marco si spingevano anche verso Occidente, toccando i porti dell'Africa Mediterranea, fino alle mitiche "Colonne d'Ercole", porti come Tripoli (Libia), Tunisi (Tunisia), Algeri e Orano (Algeria) e Ceuta (Marocco) - la "porta" dell'Atlantico -, inoltrandosi nell'Oceano mare fino alla foce del Tago-Lisbona (Portogallo), per approdare a Bruges (Paesi Bassi) - allora, il più grande centro commerciale del Nord Europa -.
Di contro, le flotte genovesi dominavano il Tirreno e soprattutto il Mediterraneo Occidentale, toccando i porti di Pisa, Civitavecchia-Roma, Amalfi-Napoli, Messina, Siracusa, e spingendosi ad Ovest fino a lambire le coste delle Isole Baleari, approdare nei porti spagnoli di Barcellona, Tortusa-Tarragona, Valencia, Almeria - e di lì, arrivare a Cordoba, Siviglia e Granada, nel cuore dell 'Impero islamico di "Al-Andalus" -. Mentre, mettendo la prua a Nord-Ovest, arrivavano a toccare i porti di Marsiglia e Aigues-Mortes, nel Delta del Rodano.
E... quando le rotte delle due rivali si incrociavano... Erano guerre.

Le rotte commerciali erano vitali per le due Repubbliche Marinare, perché garantivano loro l'approvvigionamento di quelle materie prime e di quei prodotti che ne assicuravano sviluppo e benessere economico.
Cuoio, lana, zafferano, cera, tappeti..., dal Caucaso, dall'Asia Minore - Persia e Mar Caspio - attraverso la "porta" degli Stretti e del Mar Nero arrivavano nel Mediterraneo, e di lì, risalendo l'Adriatico, venivano sbarcati sulle banchine della "Dogana" e del Lido; risalendo, invece, il Tirreno venivano scaricati nei magazzini del Porto di Genova.
Dal XIII secolo, banchieri, consoli, contabili..., dislocati nei porti del Mar Nero e della Penisola di Crimea, curano le "relazioni" e gli affari per il grande commercio e i traffici con L'Asia Minore e, attraverso le "carovaniere", con la Persia e l'Estremo Oriente.
Le spezie, le sete, i broccati, i tappeti, dalla Cina e dalle Indie, passando per Tabriz e il Mar Caspio, arrivano a Trebizonda, sulla costa turca del Mar Nero, oppure a Caffa e La Tana in Crimea, per essere imbarcate sul Naviglio mercantile che fa rotta per i porti di Genova e di Venezia.
Le "carovaniere" provenienti dall'estremo oriente arrivano in Persia o in Afghanistan, di lì risalgono per il Turkestan, poi aggirano il Caspio, dalla parte Nord, per arrivare al "terminal" di Trebizonda, porto di destinazione e ripartenza.
La rotta detta "Mongola", che ha come "terminal" La Tana, segue le "carovaniere" che provengono dall'Asia Centrale e dalla Mongolia, fino a Sara', al di sopra del Caspio e di lì al Mar D'Azov e poi al Mar Nero.
La Tana (oTana), antica città situata alla foce del fiume Don, nel Mar d'Azov, fondata dai Greci, poi devastata dai Goti e dagli Unni nel 330 d.C., venne riedificata dai Veneziani nel XIV secolo, e successivamente
passo', come altri porti della Crimea, ai Genovesi per i quali rappresento' un importante emporio per lo smercio dei prodotti e delle mercanzie che arrivavano dall'Estremo Oriente.
Queste "rotte", ancorché fatte proprie e percorse sotto l'egida e le insegne di Genova appartengono alla mitica "ViadellaSeta", scoperta a suo tempo dal veneziano Marco Polo.
Sono questi, infatti, gli anni in cui Marco Polo, cittadino della "Serenissima" - nasce a Venezia il 15 Settembre 1254, e vi morirà l'8 Gennaio 1324, così riportano le cronache, tra mito e leggenda (!) -, insieme al padre Nicolò e allo zio Matteo, seguendo le "rotte carovaniere" dell'Asia Minore e dell'Asia Centrale, rotte costellate dall'esistenza di 'caravanserragli' (stazione di posta per carovaniere), percorrono la "Via della Seta", ufficializzandone l'esistenza e aprendola ai traffici per e dalla Cina e tutto l'Estremo Oriente.
Il grande viaggio fu intrapreso - dalla famiglia Polo - nel 1271 e il percorso si sviluppò lungo una "rotta" che attraverso' tutta l'Anatolia e l'Armenia, per poi scendere a Sud-Est verso il fiume Tigri, toccando le località di Mosul (!) e Bagdad, arrivando quindi al Porto d'Ormuz, nello Stretto del Golfo omonimo, forse con l'intenzione di proseguire via mare. Di lì, aggirando il Golfo, la loro "rotta" proseguì in Persia, attraversandone interamente il territorio, per poi proseguire nel Khorasan-Afghanistan e arrivare nelle località di Balkh (Afghanistan) e Badarkhsan (Tajikistan), sconfinare in Mongolia, poi 40 giorni per attraversare il Deserto del Pamir, scendendo successivamente verso il bacino del fiume Tamir e, attraverso l'aspro Deserto del Gobi arrivare nello Xinjiang, poi nel Catai (o Mongolia Interna) e nel Tagut (la Provincia più occidentale della Cina). Seguendo, infine, la parte settentrionale dell'ansa del Fiume Giallo, arrivarono a Khanbaliq (Dadu per i Mongoli), la Città Proibita, l'antica Pechino.
Durata del viaggio: tre anni e mezzo.

"Quando i Polo arrivarono nel Catai, alla corte di Kublai Khan, Marco ne ottenne i favori e ne divenne primo consigliere e poi Ambasciatore... Egli li fece levar suso, e molto mostro' la sua allegrezza, e domandò loro chi era quel giovane che era con loro. Disse messer Nicolò: "Egli è vostro uomo e mio figliolo"... Disse il Gran Cane: "Egli sia il benvenuto e molto mi piace".
("Il Milione" di Marco Polo - Vol. I -)

In questo periodo storico - prima delle grandi scoperte d'oltreoceano - il Mediterraneo rappresenta il crocevia più attivo di tutto il traffico marittimo tra Europa, Asia e Africa. Oltre alle spezie e alla seta, le navi genovesi riportavano verso l'Occidente grano, sale, legno, canapa, pelli e pellicce - dalle Russie -, pesce salato e caviale - provenienti dalle grandi pescherie del Mar d'Azov -. Merci, tutte, essenziali per lo sviluppo economico della Città-Stato.
Ma i traffici riguardavano anche le armi e, soprattutto, lo scambio degli schiavi da vendere sui mercati italiani. Il mercato di Caffa, in particolare, era noto per essere "specializzato" in schiavi molto giovani di 12-14 anni, per uso "domestico".
La nuova geo-politica del mondo musulmano, da una parte, e il nuovo assetto dell'Impero Mongolo dall'altra, venivano pian piano modificando i circuiti e i "corridoi" tradizionali del Mediterraneo.
Nell'Asia Centrale, Gengis Khan, attorno all'anno 1360, aveva unificato tutte le tribù mongole, costituendo un Impero che si estendeva dalla Siberia al Kashmir, al Tibet, al Mar Caspio, fino al Mar del Giappone.
L'impero Mongolo era solido, ben organizzato e amalgamato, e "pacifico". Formato da popoli diversi per stirpe, etnia, lingua e religione; genti che vivevano in armonia e solidarietà sotto l'ombrello inflessibile della "Pax Mongola", a scapito di chi, in epoche diverse, tento' di turbarla.
L'opera politica e militare di Gengis Khan, analizzata oggi, presenta luci e ombre, ma lascio' in eredità ai Mongoli l'immagine di un popolo inflessibile e imbattibile - invincibile era la sua 'Cavalleria' -. Ciò che agi' da deterrente contro tutti i possibili oppositori e nemici.
Ma la "Pax Mongola", garantendo la sicurezza dei confini dell'Impero, lo rese quasi impenetrabile agli stranieri compromettendo le rotte mongole per le 'carovane' da e per l'Estremo Oriente.
Nel 1395, La Tana, emporio genovese sul Mar d'Azov, veniva rasa al suolo da Tamerlano, sovrano e condottiero persiano, fondatore dell'Impero Timuride che dalla Persia si estese all'Asia Centrale.
Per i Genovesi divenne perciò strategico percorrere e consolidare le altre rotte, rafforzando conseguentemente i rapporti e le relazioni con altri Paesi e altri popoli, a cominciare da quelli della riva Sud del Mediterraneo: Egitto, Siria, Cipro...
Anche lo sviluppo ulteriore dei commerci e dei traffici con l'Impero Turco, rientra nei piani dei Dorici. Strategica per loro diventa Brousse (Bursa), una località dell'Anatolia del Nord - a Sud del Mar di Marmara
che è diventata la Capitale dell'Oriente Musulmano, avendola gli Ottomani strappata al controllo di Bisanzio.
Bursa, che rimarrà Capitale dell'Impero Ottomano dal 1326 al 1365, era "strategicamente" collocata all'inizio della "Via della Seta", praticamente il crocevia anatolico del "corridoio" Mediterraneo per le rotte carovaniere verso l'Arabia, la Persia, le Indie e la Cina.
Col tempo Bursa catalizzo' tutti i traffici e il commercio del Mar Nero. Per cui, se Venezia manteneva come suo "polo commerciale" il porto di Alessandria d'Egitto, Genova spostava il suo "baricentro commerciale" sul porto di Brousse-Bursa.
Essendo il Mar di Marmara - che bagna Bursa - un mare interno che separa il Mar Egeo dal Mar Nero, sulla rotta per Costantinopoli, l'Isola di Chio, colonia genovese nel Mar Egeo, si afferma come " piattaforma ruotante" sulla rotta commerciale da e per Bursa, Trebizonda e gli altri porti del Mar Nero.
Genova importa da Chio verso l'Italia spezie, seta, soprattutto, ma anche gomma e allume (allumite), un minerale utilizzato per la concia delle pelli e la tintura dei tessuti.
Prima del 1261, Venezia percorreva regolarmente col proprio Naviglio le rotte che portavano al Mar Nero, al Delta del Danubio e ai porti della Romania. Ma dopo aver perso il predominio in quell'area a vantaggio di Genova, cercherà anch'essa di sfruttare altre rotte, altri "corridoi", nel Mediterraneo e in Asia Minore. Questa situazione per la "Serenissima" perduro' fino al 1319, allorquando riprese una certa influenza nel Mar Nero, grazie all'accordo stipulato con l'Imperatore di Trebizonda. L'accordo contemplava l'apertura di una rete commerciale quasi esclusiva con la Grecia e i territori controllati da Trebizonda.
Nello stesso periodo, LaTana, riedificata dopo la distruzione da parte di Tamerlano, da Colonia genovese divento' una base veneziana molto attiva.
Un altro importante "corridoio" commerciale per San Marco era quello del Medio Oriente, avente come "poli" gli Stati Cristiani di Palestina, a cominciare da San Giovanni d'Acri. Erano, dai Veneziani, considerati vere e proprie "colonie". Le navi col "Leone di San Marco", dopo aver fatto tappa a Creta, o Rodi, o Cipro, approdavano ad Acri che, prima della sua caduta nel 1271, era il centro cristiano più attivo di tutti gli scambi con l'Africa Mediterranea, ma anche punto di arrivo delle rotte carovaniere provenienti dalla Persia, dalle Indie e dall'Estremo Oriente.
L'Egitto, in particolare, era una fonte preziosa per l'approvvigionamento di grano, zucchero, cotone, allume, legno, alcuni minerali e... per la "tratta degli schiavi".

Da quanto sopra, emerge con chiarezza che quella combattuta tra le due Repubbliche marinare fu soprattutto una "guerra commerciale" per il predominio sulle rotte e sui mercati del Mediterraneo e del mondo allora conosciuto. Una guerra senza esclusione di colpi, compresa la "guerra di corsa", la "pirateria" e traffici "illegali" di armi e schiavi.
Ma ritorniamo al conflitto vero e proprio.
Durante la seconda guerra, tra il 1294 e il 1299, lo scenario del conflitto si spostò dal Mediterraneo, e varcando le acque degli Stretti divampò in riva a Costantinopoli, proprio la' dove era la sua prima origine. Gli scontri tra le colonie delle due rivali furono cruentissimi, arrivando persino all'interno delle mura della città.
Ma la sede naturale dello scontro tra due potenze marinare non può essere che il mare. E fu proprio lì, sul mare, che si combatterono gli assalti più feroci. In uno di questi, esattamente la battaglia di Curzola del 1298, descritta sopra, il "Veneziano" Marco Polo venne preso prigioniero dai Genovesi. Fu appunto durante la prigionia che trovo' il tempo di dettare a Rustichello da Pisa le pagine del celebre libro "Il Milione" che illustrano il viaggio in Cina sulla "Via della Seta".
I cinquant'anni di "Pace", precaria e instabile, che seguirono al secondo conflitto, videro le due Repubbliche Marinare ampliare la loro sfera di influenza e i loro dominii in tutta l'area, al punto da trasformare la loro guerra in una guerra "mediterranea", che coinvolse altri attori.
A fianco di Venezia si schierarono, infatti, Pisa - eterna rivale di Genova per la conquista di territori in Sardegna e in Corsica -, la Bisanzio Latina e il Regno di Aragona - che comprendeva Napoli, la Campania e territori limitrofi -. Genova poteva contare, invece, sugli alleati "storici" del vecchio Impero di Nicea, ora la Costantinopoli "greca", e sulle alleanze acquisite nell'espansione verso il Mar Nero, Crimea e Mar d'Azov.
Lo scontro tra i due schieramenti in campo, avvenne nel Bosforo, nel 1352, dove si fronteggiarono le due flotte. Le perdite registrate da entrambe le parti furono così elevate che nessuno poté dichiararsi vincitore. Quando poi, successivamente, la flotta genovese al comando di Paganino Doria, nelle acque di Navarino (Grecia), sconfisse la flotta della "Serenissima", furono i Veneziani a promuovere una iniziativa di Pace.
Ma i conti definitivi tra le due potenze marinare di un Mediterraneo diventato troppo "piccolo" per due ambizioni tanto grandi, si fecero con la Quarta Guerra, la "Guerra di Chioggia", del 1379-1380. E fu la guerra in cui, per la prima volta in Italia e nel Mediterraneo, la flotta della Serenissima Repubblica di Venezia fece uso dei cannoni.
I Veneziani, dopo un iniziale successo, furono sconfitti nelle acque di Pola - nella Penisola d'Istria -. Dopo di che, i Genovesi occuparono Chioggia - l'altra città lagunare - e misero in stato d'assedio la Città di San Marco. Ma la "Serenissima", sfruttando al meglio le potenzialità del suo Arsenale, riuscì ad allestire in breve tempo una nuova flotta, con la quale rompere l'assedio e assediare a sua volta i Genovesi a Chioggia, costringendoli alla resa.
La "Pace di Torino" del 1381, pose fine ai conflitti aperti tra le due eterne rivali, ma fu una pace dagli esiti contrastanti. Genova, nonostante la sconfitta poté conservare l'Isola di Cipro e alcuni dei possedimenti del Mar Nero e della Crimea, ma comincio' a registrare un lento declino, che durerà fino al Cinquecento. Venezia, vincitrice ma stremata, sia militarmente che economicamente, è costretta a scendere a patti con gli alleati dei Genovesi - Costantinopoli... - e a cedere parte della Dalmazia alla fiorente Ungheria.

Come è già stato messo in evidenza più sopra, due sono le condizioni per affermarsi come potenze marinare:
- apprendere bene l'arte della navigazione;
- disporre di un valido e solido Naviglio, sia mercantile che militare.
Le flotte delle Repubbliche Marinare erano costituite soprattutto da 'galee' - o 'galere' -, i bastimenti tipici del Mediterraneo. Bastimenti la cui lunghezza doveva essere otto volte la larghezza. Leggere, manovrabile, rapide, permettevano di raggiungere qualsiasi luogo considerato di difficile accesso. Imbarcazioni dotate di remi e di vele "quadre", potevano essere utilizzate per i trasporti mercantili e... per combattere. Più spesso "trireme", erano dotate di un albero di prua - l'albero di 'trinchetto' - armato con la vela 'latina' - vela triangolare, molto più adatta a 'risalire' o 'stringere' il vento -. L'unico ponte si trovava a soli due metri sopra la chiglia - si trattava di imbarcazioni molto basse e perciò stabili -. La capacità di carico era di circa 100 tonnellate. Le 'galere', il cui nome deriva dai rematori - 'galeotti' - che all'epoca dei Romani erano degli schiavi incatenati ai remi, ma sul Naviglio veneziano erano uomini liberi, sono state le prime navi ad aver assicurato il commercio e i traffici verso l'Oriente.
La Serenissima Repubblica di Venezia per la costruzione del suo Naviglio poteva contare sul "mitico" Arsenale, che era una 'impresa di Stato'. Nel periodo della sua maggior potenza produttiva, l'arte della costruzione e l'architettura navale evolsero rapidamente e alla fine del XIII secolo l'Arsenale "sfornava in serie" le grandi galee mercantili, più o meno della stessa lunghezza (42 m.), ma più larghe (7 m.) e più alte (3 m.), con un rapporto lunghezza/larghezza di uno a sei.
L'armo velico constava di due alberi: l'albero di 'maestra' e l'albero di 'trinchetto'. Potevano trasportare fino a 280 tonnellate di merce.
È sempre la 'galea' o la 'galeazza' che veniva adibita anche al trasporto dei passeggeri - per lo più pellegrini - o per 'noli'(carichi) di valore. Il Naviglio veniva opportunamente armato ed attrezzato sia per la regolare 'navigazione di linea', che per l'autodifesa.
L'Arsenale di Stato comincio' ufficialmente la sua produzione a datare dal 1104 e si "modernizzo'" a partire dal XIV secolo.
Il Naviglio genovese mercantile, costituito da navi armate anche con vele "latine" della capacità dell'ordine di 100-240 tonnellate, viene approntato e consolidato per rispondere al meglio alle esigenze dei commerci e dei traffici soprattutto dalla fine del XIII secolo.
È' costituito da navi più 'tonde' e più 'alte' delle galee veneziane - anticipano le 'caracche' e le 'caravelle' - due o tre volte più lunghe che larghe, dotate di due ponti, con un 'castello' di poppa e un 'rialzo con bompresso' a prua per garantire una buona difesa. L'armo prevedeva altresì due alberi con vele 'latine', per 'risalire' il vento, e due timonerie laterali.

La "Lega Santa" ( o "Santa Alleanza") e la Battaglia di Lepanto.

Intorno alla metà del XV secolo, l'espansione dell'Impero Ottomano, affermatosi sulle rive del Bosforo dopo la caduta di Bisanzio nel 1453, mise a repentaglio i commerci orientali delle due Repubbliche Marinare che, messi da parte la loro rivalità e i loro scontri, aderirono alla "Lega Santa" creata da Papa Pio V - anche allora una "Santa Alleanza" tra eterne rivali per combattere lo... "Nero periglio che vien da lo mare...", come oggigiorno tra l'America di Obama e la Russia di Putin... per combattere il "Califfato Nero". La storia si ripete... Sempre! -.
La politica, le relazioni e, soprattutto, le alleanze delle due eterne rivali stavano già cambiando. Genova aveva stipulato una alleanza con Firenze e con Milano, che faceva capo a Carlo VII di Francia.
Venezia, di contro, cercava di consolidare l'alleanza con Alfonso V di Aragona, che si era insediato sul trono di Napoli e governava su tutta la Campania e zone limitrofe, dando vita al "Regno d'Aragona".
Le rivalità tra Stati europei, in primis Francia, Spagna e Germania, finivano per riverberarsi sulla Penisola italiana e in particolare sulle due potenze marinare. Ma, l'esigenza di combattere il... "comune nemico", la cui continua espansione diventava un serio pericolo per tutti, convinse anche i più restii ad accantonare contrasti e divisioni e a rispondere all'appello di Pio V, dando vita alla "Santa Alleanza".
Il contributo maggiore alla flotta cristiana proveniva dalle navi veneziane, circa 100 'galee' e tra queste le 'galeazze' armate di tutto punto con i nuovi cannoni - vere e proprie "corazzate" -.
Genova partecipava, ma sotto i vessilli spagnoli, issando la bandiera di Filippo II Re di Spagna, al quale aveva 'noleggiato' il proprio Naviglio da guerra. L'imponente flotta cristiana della "Lega Santa", coordinata da Venezia e sotto il comando di Don Juan d'Austria, si presentò all'alba del 7 Ottobre 1571 nel Golfo di Lepanto per scontrarsi con la flotta turca agli ordini di Capudan Mehmet Ali' Pascià
Della battaglia e del suo esito è stato già scritto su questo Blog - vedi "La Madre di tutte le Battaglie" -.
L'esito dello scontro, paradossalmente, rinforzo' l'Impero Ottomano, nonostante la sconfitta, e segno' l'inizio della decadenza delle due Repubbliche Marinare - nonostante la vittoria - costrette a cercare 'altrove' dal Mediterraneo il loro futuro destino.
Questo anche perché - e non è di secondaria importanza - dei "nuovi" navigatori che rispondevano ai nomi di Colombo, Vespucci, Cabral, Vasco De Gama... volgevano lo sguardo e la prua delle loro navi oltre l'orizzonte, verso l'infinito... E, navigando nell'Oceano mare, spalancavano le porte delle mitiche Colonne d'Ercole su Nuovi Mondi.

"Teste fascine 'nscia' galea
Teste fasciate sulla galea

E sciabbre se zeugan a lun-a
Le sciabole si giocano la luna

A mae a l'e' resta' duv'a l'ea
La mia è rimasta dov'era

Pe nu remenalu a fortun-a
Per non stuzzicare la fortuna
.....
E questa a l'e' a me stoia
E questa è la mia storia

E t'a veuggiu cunta'
E te la voglio raccontare

'N po' primma ch'a vegiaia
Un po' prima che la vecchiaia

A me peste 'ntu murta'
Mi pesti nel mortaio

E questa a l'e' a memoia
E questa è la memoria

A memoia du Ciga'
La memoria di Cicala

Ma 'nsci libri de stoia
Ma sui libri di storia

Sinan Capudan Pascià."

("Sinan Capudan Pascià" - Fabrizio De Andre' -)

"Che cos'è il Mediterraneo? Mille cose insieme.
Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.
Non un mare, ma un susseguirsi di mari.
Non una civiltà, ma una serie di civiltà
Accatastate le une sulle altre...
Il Mare infatti, come lo conosciamo e lo amiamo,
Offre sul proprio passato la più sbalorditiva
E illuminante delle testimonianze."

("Il Mediterraneo" - Fernand Braudel -)


Bibliografia
"Il Mediterraneo" - Fernand Braudel - Bompiani Editore
"Deux puissances maritimes rivales en Mediterranee" - Michel Sardet-