lunedì 5 ottobre 2015

NAVIGARE IL MEDITERRANEO (2° PARTE)


di Gianni Fabbri

"Navigare necesse est, vivere non est necesse!"

DALMACJA... Ancora e sempre Dalmacja.
Per scoprire lo "scrigno di perle" che risponde al nome Dalmacja, bisogna attraversare... l'Adriatico mare: fare rotta verso l'altra sponda.
Il mare Adriatico: un appendice del Mediterraneo? Assolutamente No!
E' un mare a tutti gli effetti, con una sua "personalità" e, soprattutto una sua Storia... Tanta Storia!
Sembra un piccolo mare interno, ma in effetti bagna sei Paesi: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Albania.
E' lungo 800 Km circa e largo mediamente 150 Km. Un mare 'stretto', come è già stato scritto. Ha una profondità che non supera i 300 metri nella parte settentrionale, con una fossa di 1.222 metri più a Sud, nel tratto tra Bari e le Bocche di Cattaro sulla costa dalmata.
Il mare, che si chiamava "Golfo di Venezia" ai tempi della Serenissima Repubblica, era il più importante e conosciuto del Mediterraneo.

Il nome stesso, Adriatico, rimanda a miti e leggende... che affondano nella notte dei tempi.
Le radici stesse del suo nome sono controverse. Secondo alcuni storici, deriva dal nome della città di Atri, anticamente Hatra, poi Hadria.
Trimilleniaria città abruzzese, ora città d'arte, situata in provincia di Teramo, nella cosiddetta "Costa Giardino", fondata, ma la cosa non è ben certa, dagli Illiri provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C. - Sì! Perché come è stato già scritto, il Mediterraneo è da sempre un mare-ponte di notevoli flussi migratori -.
Secondo questa tesi, infatti, sarebbero stati proprio gli Illiri a dare il nome alla Città. La denominazione più antica "Hatra-Hatria", potrebbe derivare dalla radice Hatranus-Hadranus, divinità illirica-sicula.
Sulle monete cittadine siglate "Hat", compare anche la lupa o il lupo: sono le più antiche esistenti al mondo e furono coniate, secondo molti esperti, tra il VII e il VI secolo a.C..
L'antica città di Atri diede i natali alla famiglia italica, poi trasferitasi in Spagna, dalla quale nacquero - in Spagna - l'imperatore Adriano - Hatria/Hadria/Adriano - e l'imperatore Traiano - Atri/Hatra/Traiano -.
Attualmente Atri non si affaccia sul mare, ma 11000 anni fa, all'epoca dell'ultima glaciazione, l'Adriatico era in fase di formazione, quindi l'antica Hatria aveva un porto ed una flotta che gli permetteva un'intensa attività commerciale, dapprima con gli Etruschi, poi con la Grecia, verso la quale esportava vino e olio, e in seguito con Roma, a partire più o meno dal 289 a.C., quando divenne una colonia latina e porto adriatico di Roma per i traffici verso l'Oriente.
Nel periodo imperiale Hatria continuò ad essere un centro e un porto importanti, tant' è che non smise di battere la sua moneta e, come detto sopra, giocò un ruolo fondamentale nella Storia della Roma imperiale - Gli imperatori Adriano e Traiano originari di Hatria -.
L'importanza di Hatria per Roma e per i suoi traffici in Adriatico, sarebbe, per i sostenitori di questa tesi, all'origine della paternità romana del nome Adriatico, da Hadria, per l'appunto.

Secondo altri storici, il nome Adriatico deriverebbe da Adria, città in provincia di Rovigo che, come Atri, anticamente si affacciava sul mare - tra il X e il VI sec.a.C. - e per i Greci era una meta dei loro traffici e la consideravano l'estremità settentrionale dell'Adriatico, il cui nome verrebbe così a significare "mare che termina ad Adria", essendo le rive più a Nord paludose, acquitrinose o caratterizzate dalla presenza di lagune.
A conferma di questa tesi, la storia di Adria ci dice che l'antico insediamento fu opera dei greci di Siracusa - allora Magna Grecia -.
Fonti storiche attendibili riportano che nel VI secolo a.C. Ecateo di Mileto fece menzione della città di Adria, chiamandola Hatria o Atria (?!?)
Chiamato banalmente il "Padre della Geografia", Ecateo di Mileto fu, in effetti, un geografo e storico greco dell'antichità: uno dei primi autori di saggi storici e geografici. Grazie ai suoi numerosi viaggi nel bacino del Mediterraneo, fu in grado di disegnare una delle prime carte geografiche.
Per la sua posizione strategica, venne rifondata, nel 385 a.C., col nome di Hatria o Atria, proprio come colonia di Siracusa, nel quadro della espansione commerciale in Adriatico. Era allora tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio. Insieme ad Adria, vennero fondate come colonie siracusane in Adriatico anche Ancona, Issa o Lissa (che corrisponde all'attuale Vis), Dimos o Lesina (che corrisponde all'attuale Hvar), Tragyrion o Trau (che corrisponde all'attuale Trogir), Kerkyra Melaina, "Corcira la Nera" per i Greci, o Curzola (che corrisponde all'attuale Korcula). Tutte, queste ultime, isole bellissime della Dalmazia.
Il progressivo interramento del Delta del Po, modificò il corso originario del fiume e allontanò la città di Adria dal mare, rendendo sempre più problematica la prosecuzione dell'attività portuale e di conseguenza dei traffici marittimi, ciò che ne determinò la decadenza.

A proposito delle radici del nome Adriatico riportiamo, di nuovo, ciò che ha scritto Predrag Matvejevic.
Testualmente: "I Greci e i Romani lo chiamavano talvolta 'mare', talaltra 'golfo': Adriatike Thalassa o Adriatikos Kolpos, oppure Jonios Kolpos (i Greci), Hadriaticum Mare o Sinus Hadriaticus (i Romani)".
Il nome del mare Adriatico non conserva la stessa radice etimologica in tutte le lingue dei popoli che vi si affacciano: "Deti Adriatik", in albanese è abbastanza simile alla radice italiana, mentre "Jadransko More" in Croato, Bosniaco e, con lievi sfumature, anche in Sloveno e Montenegrino, fa riferimento come radice all'antico nome latino di Zara, cioè "Iader" o "Iadera".


"Quando la vela chiama i venti
I marinai si affrettano sulla riva..."

"Vela Ventis Dare"

"...Quand il dansait sur le bord
De tes réves d'enfent
Il s'en va vers le beau temps
Emmene - moi
Emmene - moi dedans
...Mon Bateau Blanc "

E' quasi mezzanotte quando si mollano gli ormeggi. Un silenzio quasi irreale avvolge la marina. La città dorme il sonno breve dell'estate.
Usciti che si è dal porto-canale, con i due fanali 'rosso e verde' che...
fanno l'occhiolino, la 'brezza di terra', effetto della 'termica', che ti soffia nelle orecchie, ...si dà su di 'randa' avendo cura di mettere la prima 'mano di terzaroli', riducendo la 'tela' - prudenza lo richiede, .durante la navigazione notturna -; a seguire... l'apertura del 'genova' dall'avvolgifiocco, regolazione delle vele, 'cazzando' le rispettive 'scotte', secondo le indicazioni dei 'filetti segnavento'; si porta il motore a 2.000 giri, dopo il riscaldamento iniziale, in modo da garantire con l'andatura 'vela-motore' una velocità media di 'crociera' di 7,5 miglia/ora.
Messa la prua a 82° bussola, si preme il pulsante sul 'pilota automatico' e... vai! L'avventura ha inizio.

"Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria...
Quando il viaggiatore si è seduto sulla spiaggia
E ha detto: "Non c'è altro da vedere"
Sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto
Vedere di nuovo quel che si è già visto...
Bisogna ritornare sui passi già dati
Per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre."

(Saramago)


Il GPS ha il cursore posizionato su Veli Rat: di nuovo il grande faro di
Prolaz Maknare (Punte Bianche), le... bianche scogliere di Zadar - non di Dover (!) -; bianche, per il colore bianco del calcare di cui sono costituite le scogliere, che si trovano sul punto più settentrionale di Dugi Otok e che, per chi arriva dal mare, sono praticamente la porta della Dalmazia.
Sul mare, leggermente increspato, scivola dolce e leggero le...
Bateau Blanc, mentre... sul mare luccica l'astro d'argento: la luna piena illumina straordinariamente la rotta, sotto un cielo trapuntato di stelle, dove a 'dritta' domina la Via Lattea e... sempre sul lato mancino, ci segue fedele e rassicurante la Stella Polare.
La rotta di 82° Est, è quella giusta. Così sta scritto! Negli astri, sulla carta nautica e... pur anco sul GPS, la conferma della tecnologia più avanzata.

DALMACJA... Ancora e sempre Dalmacja.

"La Dalmazia va annoverata fra i miracoli turistici del mondo,
qui la natura esegue il suo più bel concerto".
(Heinrich Mann)

"Questa immensa sinfonia di contrasti si trasforma in un
concerto... La Dalmazia è una terra santa!"
(Job Paal - Ungherese)

"Isole divine, oasi di pace e di conforto, dove tutto è pieno di
colori, quelli dell'Occidente e quelli dell'Oriente".
(Adolf Cerny - Ceco)

" Sono entrato nel tempio della bellezza e dell'armonia".
(George Bernard Shaw)

"Mi vien quasi da piangere! Se potrò desiderare dalla vita
qualcosa di ancora più bello dopo tutta l'inesauribile bellezza
che ho qui visto, ebbene desidererò di poter restare per sempre
in questa terra meravigliosa".
(Theodor Mommsen)

"Il clima delle isole dalmate è mite come il velluto.
Sono meravigliose queste isole e ricche di frutti in autunno
e in primavera. Il cielo che le sovrasta è eternamente sereno.
E' un piacere navigare nel labirinto di queste isole, scogli e
insenature. Queste isole sono ugualmente meravigliose
quando all'alba s'incendiano come come fiaccole sotto i
raggi del sole e quando a sera si cingono di un'aureola d'oro
costruita dagli ultimi raggi del tramonto.
Di notte sembrano capricciose 'silhouettes' che emergono
da un sogno...".
(Abbé P. Bauron)


Lo "scrigno di perle" è la costa più frastagliata del Mediterraneo, con isole, isolette, scogliere, scogli, insenature, anfratti, rade, cale e calette, a formare un labirinto di pizzi e merletti finemente lavorati e impreziositi da innumerevoli ricami.
L'Arcipelago dalmata è immenso e può essere suddiviso geograficamente in quattro arcipelaghi minori: "L'Arcipelago del Quarnero", "L'Arcipelago di Zara", "L'Arcipelago di Sebenico", "L'Arcipelago di Spalato-Dubrovnik".

Dopo aver navigato tutta la notte e l'intera mattinata, alle ore 14 circa, le Bateau Blanc - "Suf IV", motorsailer Franchini/Mod.37 - cala l'ancora nella rada di Bozava per 'fare l'ingresso': controllo dei passaporti presso la locale stazione della "Policja", e 'fare dogana', con il pagamento della tassa d'ingresso - ora tassa di stazionamento e di soggiorno - presso la locale sede della "Kapetanija".
Bozava è una delle tante "pietre preziose" che arricchiscono la collana di perle che ha nome Dugi Otok (Isola Grossa o Isola Lunga), ovviamente l'isola maggiore dell'Arcipelago di Zadar.
Già citata da Plinio il Vecchio nel suo "Fortunatae", forse con uno dei suoi nomi antichi, Insula Major, Insula Magna, Insula Tilago (o Telego), Dugi Otok figura ufficialmente, come "Insula Major" in un antico documento che risale al 1298.
Nel mito, già presente nella letteratura greca all'epoca di Esiodo, le "Isole Fortunatae", o "Isole dei Beati", quelle descritte da Plinio il Vecchio, potrebbero coincidere con le isole dell'Arcipelago dalmata, anche se c'è chi sostiene, per colpire l'immaginario collettivo, che queste... isole felici, dal clima mite e dalla vegetazione lussureggiante, con abbondanza di frutti che... "basta solo coglierli", si trovassero ben oltre le "Colonne d'Ercole" e potessero essere le Isole Canarie. Tesi sostenuta da Tolomeo - e forse anche da Plinio il Vecchio (?!?) -
Tornando a Dugi Otok, altri testi in lingua latina successivi a quello del 1298 citano la "Insula Major", o "Insula Magna", altri ancora fanno riferimento alla "Insula Tilago", da Tilago o Telego, nome, quest'ultimo che scompare da carte e documenti con la scomparsa della località di Tilago, che si trovava nella baia omonima, oggi Baia Telascica.
L'attuale nome croato Dugi Otok (Isola Lunga) fa riferimento, ovviamente, alla sua lunghezza, ben 45 chilometri. Questa isola, insieme con l'Incoronata maggiore che è la sua continuazione a Sud, forma una specie di barriera naturale a protezione della costa dalmata. Protezione che anticamente veniva maggiormente assicurata nello stretto passaggio di "Passo Katina" ostruendolo con una robusta catena.
Nel punto centrale dell'Isola Lunga si eleva "Vela Straza" (L'Alta Sentinella), la vetta più alta di 350 metri circa.
La costa occidentale che da sul mare aperto è ripida e alta. In alcuni punti la falesia, di calcare e arenaria, per effetto dell'attività abrasiva combinata di mare e vento che la "divora", ha pareti a picco alte anche più di 100 metri, che poi sprofondano... negli abissi marini. Pareti di roccia levigata, trasformate in terrazze e balconi affacciati... sull'infinito dell'Adriatico mare che... "par d'essere proprio sulle famosissime Cliff of Moher d'Irlanda", e che, al solo guardarle, fanno venire i brividi e le vertigini.
La costa orientale che da' verso la terraferma è ricoperta dalla macchia mediterranea, costituita in prevalenza da pino marittimo, mirto, corbezzolo
ginepro, lentisco, rosmarino... Macchia dalla quale spuntano come coni di gelato ribaltati verso il cielo i cipressi, " alti e schietti "... ma più isolati che... " in duplice filar ". Il fico e' pero' l'albero simbolo della macchia dalmata: lo trovi ovunque, lungo i sentieri, tra i rovi, appiccicato ai muri delle vecchie case, sui ruderi e... sugli scogli. I fichi secchi sono il più bel dono che puoi ricevere da un Dalmata, magari "bagnati" nella "rakja", che e' la grappa fatta appunto coi fichi. La macchia si alterna a piccoli campi coltivati a orto, a vigneti e oliveti. Una macchia di colore verde intenso, che ben contrasta col bianco abbacinante delle rocce e degli scogli di calcare.
Veleggiando da Bozava verso Sud, seguendo il "Canale di mezzo" lungo la 'dorsale' di Dugi Otok, rotta 160°-180°,, si arriva presto alla Punta Koroma-Snijak, segnalata da una lanterna d'orientamento e che è l'ingresso di Baia Brbinj. Riparata da tutti venti, perciò meta preferita da tutti i velisti, è un vero angolo di Paradiso: l'aria dolce e gradevole, con un'atmosfera di serenità idilliaca, un incanto.
Un piccolo 'mandracchio', con uno specchio d'acqua riservato all'ormeggio di piccole barche da pesca, e una banchina per l'attracco del traghetto da e per Zara, segnano la... presenza dell'uomo e di un certo movimento turistico. E questo nella parte Nord, vicino all'ingresso della baia. A Sud, si trova invece Lucina, un manipolo di case antiche di pescatori e, per soddisfare le esigenze di questi, un piccolo cantiere per costruzioni e riparazioni. Oltre alle case, segni del tempo antico sono il vecchio frantoio e alcuni orti domestici, in parte incolti, che un tempo costituivano, insieme alla pesca e alla pastorizia, l'economia di sussistenza di una popolazione residente, anche nel periodo invernale.
Attualmente, si contano sulle dita di una mano quelli che vi risiedono tutto l'anno: poche anime profondamente radicate nella terra natia.
Lucina, ovvero... dove il tempo si è fermato!
Usciti che si è da Punta Koroma-Snijak e fatta di nuovo rotta verso Sud, dopo due miglia circa, doppiato il promontorio, si può rientrare in... Baia Brbinj, lato meridionale, separato da quello settentrionale da una sottile lingua di terra. Anche questa è una meta privilegiata dei velisti, ben ridossata e con diversi 'gavitelli' con 'corpi morti' ai quali assicurare la barca in acque color smeraldo, dove tuffarsi è talmente invitante che... "non ci si può sottrarre". Il tutto in una splendida cornice di profondo verde qual'è la macchia mediterranea.

"Vuelvo al Sur... Quiero al Sur... Siento al Sur"
Verso Sud... ancora a Sud... Per arrivare a Luka.
Per scoprire questa nuova gemma, nascosta agli occhi dei più, bisogna evitare di passare tra l'isolotto di Luski e Punta Gubac, a causa del basso fondale e della forte corrente - così riporta il 'Portolano' - Per scoprire Luka, bisogna scendere da Nord, dallo stretto canale che separa l'isola di Rava dalla costa orientale di Dugi Otok, aggirando in tal modo l'isolotto.
Luka in lingua croata significa porto. Si tratta infatti di un antico porticciolo di pescatori. Qui non è il tempo che si è fermato, ma la Storia!
Probabilmente alle ore 5 dell'anno 1991, come segna ancora l'orologio dell'antica torre campanaria.
1991: l'anno della guerra fratricida tra Serbi e Croati, le cui tracce devastanti sono ancora ben visibili, come mostra la palazzina semidistrutta - probabilmente la sede dell'autorità serba (?!?) - situata proprio nel centro, vicino alla banchina del porto... quasi a pelo d'acqua.
All'ombra della palazzina, sulla... "panchina del pensionato" si ritrovano tutte le sere, al tramonto, i vecchi del Paese per rinverdire i ricordi e... testimoniare la memoria e la Storia. Come dimostrano le case dai muri sforacchiati, veri e propri ruderi, con le porte e le finestre tuttora sprangate
dalle quali sono state fatte "sloggiare", armi alla mano, le famiglie serbe.
Ma, miracolo dell'economia, il turista la fatta rinascere e prosperare, ed ora è lì a svelare i suoi... tesori: il blu cobalto delle acque, il verde dei pini che profumano di resina e del sottobosco che esala vapori di rosmarino e di lavanda, le "sciabolate" di fuoco dei tramonti e delle albe... il Presepe notturno, con le luci fioche delle lanterne.
E' l'alba quando, dopo aver dato un doveroso cenno di saluto a... Luka, si mollano gli ormeggi e si rimette di nuovo la prua verso Sud.
"Vuelvo al Sur"... Sempre più a Sud.
Poche miglia, e si è in vista di Zaglad. Meta obbligata dei diportisti, perché vi si trova l'unica pompa di benzina di tutta Dugi Otok.
Non particolarmente affascinante: bella la posizione, in uno dei tanti anfratti seminascosti dell'isola, ma... senza Storia, trattandosi di un borgo nato negli anni Sessanta-Settanta, con case 'moderne' figlie della speculazione edilizia. Per cui, fatto carburante, meglio proseguire per la vicina Sali.
Centro peschereccio dal fascino antico, immerso nel verde delle pinete, non ancora "guastato" dal turismo, né contaminato più di tanto dalla caotica modernità, conserva ancora tracce dell'... antico splendore.
Le viuzze strette che salgono dalla marina al borgo antico, con le vecchie case di pietra aggrappate alla collina e "inginocchiate" ai piedi della Chiesa che ne segna il punto più alto, col campanile "sparato" verso il cielo. Vere e proprie mulattiere... Sì! Perché anche gli asini sono parte della storia antica, come il vecchio cantiere, che odora di pino, di quercia e di fatica antica...
La "Fabbrica del pesce", con la ciminiera che, nonostante le periodiche crisi, continua ancora a fumare e... dare speranza alla piccola flottiglia di "lampare" che, con la luna 'nuova', ripetono l'antico rito di prendere il largo uscire dalle "Sestrice" (Le Due Sorelle), in pare aperto, sulla parte occidentale delle Kornati, per la pesca delle sardine e dei sardoni (alici).

"Umbre de muri muri de mainé
Ombre di facce facce di marinaio

Dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
Da dove venite dov'è che andate

Da un scitu duve la un-a a se mustra nua
Da un posto dove la luna si mostra nuda

E a nuette a n'à puntou u cultellu à gua
E la notte ci ha puntato il coltello alla gola

E a muntà l'àse gh'è restou Diu
E a montare l'asino c'è rimasto Dio

U Diàu l'è in cé e u s'è gh'è faetu u niu
Il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido

Ne sciutimmu da u mà pe sciugà e osse da u Dria
Usciamo dal mare per asciugare le ossa dall'Andrea

Ala funtan-a di cumbi 'nta cà de pria
Alla fontana dei colombi nella casa di pietra
.....
Ea 'ste panse veue cose che darà
E a queste pance vuote cosa gli darà

Cose da beive cose da mangià
Cose da bere cose da mangiare

Frittùa de pigneu giancu de Purtufin
Frittura di pesciolini bianco di Portofino... "

("Creuza de Mà" - Mulattiera di mare - Fabrizio De André -)


Non si fa tempo a volgere la poppa a Sali che... ti ritrovi con la prua allineata sul "rosso e verde" dei fanali che segnalano lo stretto passaggio di Passo Katina, ed è subito... Baia Telascica, la coda Sud di Dugi Otok,
l'antica Tilagus, il cui interno è un labirinto di meraviglie, un'esplosione di... pizzi e merletti. Di scogli, isolotti, insenature, cale e calette.
Grmenjak, piccola e grande, due isolotti che segnano la rotta per arrivare al seminascosto Porto Tajer, la parte più interna della baia, un tempo base dei sommergibili della ex Jugoslavia, ora Parco Naturale con più di 400 specie di flora e circa 300 organismi animali. Nel Parco trovano asilo diversi esemplari di asini, che pascolano liberamente per la gioia del turista e la... memoria storica.
Il lago salato di Mir, raggiungibile a piedi sbarcando a Porto Tajer, dal fango "miracoloso" e curativo - "Cura di tutto!" -, per cui urge immergersi, contiene anche un tesoro naturalistico, essendo il 'biotopo' del "caimano", una specie molto rara e endemica di anguilla.
Aba, piccola e grande, altri due isolotti, altri due gioielli che si trovano all'interno del... labirinto delle meraviglie.
Vela Sestrica, delle due Sestrice la sorella maggiore, quella col faro, insieme con il colle Grpascak, sulla punta estrema-Sud di Dugi Otok, costituiscono la porta d'ingresso di Baia Telascica per chi arriva dal mare aperto.
Ma di Baia Telascica, del suo splendore, è stato già scritto in precedenza. A completamento, solo un consiglio.
Dopo aver assicurata la barca ad uno dei tanti gavitelli disseminati un po' ovunque nella baia, raggiungere la riva... Farsi una bella scarpinata per salire sulla falesia più alta - 200 metri c. -, dove c'è una vecchia base radar, militare, allora dei Serbi, ora base radio e di 'ripetitori' vari.
Dall'alto, è possibile cogliere in tutto il suo splendore l'intero Arcipelago di Zara... Una vista panoramica mozzafiato. Se poi si ha la fortuna di essere lì subito dopo un temporale, con sprazzi di sole, luce e colori particolari, giusti, lo spettacolo sarà straordinario, unico... Una delle meraviglie del Pianeta!

L'ARCIPELAGO DI ZARA
Guardando verso Nord, in lontananza, si può scorgere l'isola di Premuda, lunga e sottile che con la punta settentrionale "saluta" l'isola di Lussino nell'Arcipelago del Quarnero. La testa dell'isola rassomiglia a quella di un pesce con la bocca spalancata che cerca di ingoiare i due isolotti di Kamenjak e Lutrosnjak... in fuga a Nord verso il Quarnero.
Premuda - per chi scrive - è stato il primo impatto con la Dalmazia: prima l'odore insistente di resina, avvertibile a qualche miglia di distanza, poi la vista, prima incerta tra le brume della foschia e via via più distinta e chiara, di una straordinaria ...isola del tesoro.
L'approdo sicuro e' nella parte occidentale, verso il mare aperto, al riparo di una scogliera foranea, autentica barriera naturale, all'interno della quale l'acqua è... Turchese allo stato puro: un'autentica piscina naturale.
Fu chiamata Pyrotima e poi Primodia dalle popolazioni romaniche.
Già citata nel IV secolo col nome latino di Pomodus, è riportata anche sui libri di storia contemporanea, perché nella notte tra il 10 e l'11 giugno 1918 due MAS italiani al comando del capitano di corvetta Luigi Rizzo affondarono la corazzata austriaca "Szent Istvan" (Santo Stefano), che giace tuttora negli abissi al largo di Premuda.
Isto, anticamente nota come Gistum , per la forma del suo profilo rassomiglia ad una leggiadra farfalla in volo verso Nord, le cui ali sono due giogaie parallele e di pari altezza, 170 metri circa. Sulla cima di quella leggermente più alta si trova una chiesetta bianca, ma di un bianco abbacinante, che illuminata dal sole brilla come un faro, per cui costituisce un punto cospicuo per la navigazione inconfondibile e visibile ad alcune miglia di distanza.
A detta dei marinai del luogo, vecchi marinai, alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento del secolo scorso, gli armatori di Isto possedevano una flotta importante di circa 30 velieri, per i traffici con i porti della Grecia, della Sicilia, della Francia e Spagna mediterranee e anche con i porti della costa africana di Libia, Tunisia e Algeria. Commerciavano pure con i porti del mar Nero e Istambul.
Nella parte Sud di Isto c'è il Canale di Zapuntel che la separa dall'isola di Molat: l'antica Melada o isola del miele... Insula Melata "dove scorre il miele" prodotto dalle api che ronzano fra i fitti cespugli di rosmarino sulle colline, ma anche sugli scogli vicino al mare.
Insula Melata la chiamarono le popolazioni romaniche che vi si insediarono dalla costa Dalmata, fuggendo alle invasioni barbariche, a partire dall'anno Mille.
Molat è legata anche a una triste memoria: dal 1942 al 1943 le truppe italiane fasciste d'occupazione vi internarono in un campo di prigionia partigiani "Titini"; ma, come succede sempre, furono internati anche donne, vecchi e bambini.
A Nord-Ovest dell'isola si trova il Golfo di Brgulje, con relativo abitato.
Il golfo è ridossato al Maestrale e alla Bora, aperto sul lato di Sud-Est allo Scirocco, che i Croati chiamano Jugo. I diportisti possono assicurare le loro imbarcazioni ai numerosi gavitelli che si trovano sparsi attorno all'isolotto nel centro della baia, e... tuffarsi nel verde smeraldo delle acque dal fondale sabbioso. Se il fondale è sabbioso, le acque sono di colore verde smeraldo; se il fondale è roccioso il colore delle acque risulta blu cobalto o verde scuro; dipende molto anche dalla presenza o meno delle alghe posidonie.
L'abitato di Molat - non più di trecento anime! - è un'altra gemma incastonata nel collier. E' situato in una posizione splendida, immerso nella pineta e nella macchia mediterranea, con l'acqua a portata di mano a sinistra e a destra; ha un'atmosfera magica, fatata, che rimanda ad altri tempi. Per rendersene conto è sufficiente risalire dal porticciolo le viuzze
che portano alla "sella" della collina, dove si trova la piazzetta sulla quale si affaccia l'immancabile chiesetta con relativo campanile, per poi ridiscendere fino alla marina sul versante opposto.
Il Canale di Zapuntel, nell'antichità, era un passaggio quasi obbligato per la navigazione da e per Zara. Reperti archeologici, resti di carichi di navi, documenti di archivio, testimoniano di naufragi avvenuti in questo bacino di mare a seguito di 'arrembaggi' di pirati Turchi, Saraceni, Barbareschi, Uscocchi e Narentani. Le sciagure dovute alle burrasche di mare, ma anche agli attacchi degli Uscocchi, continuarono numerose per tutto il periodo che va dal XVI al XVII secolo.
Fonti di archivio riportano che nell'arco di tempo che va dal 1592 al 1609, in soli diciassette anni, nell'Adriatico Orientale fecero naufragio più di 100 navi in viaggio da e per Venezia. Inoltre, una quarantina di navi furono catturate o distrutte, dopo aver subito il saccheggio, dagli Uscocchi e dai Turchi.
Nello spazio di mare tra Selve - l'attuale Silba -, Ulbo - l'attuale Olib -, Isto e Premuda, gli Uscocchi non solo attaccavano navi, ma saccheggiavano anche isole, depredando, uccidendo, facendo prigionieri da vendere poi come schiavi, quasi ininterrottamente dalla prima metà del XIV secolo, fino alla loro completa sconfitta e distruzione, nel XVII secolo.
I "Venturini", corsari al soldo della Serenissima, non erano da meno: attaccavano e saccheggiavano sia le navi uscocche, che, con una certa frequenza, le località insulari.

Consultando un antico Portolano, datato Venezia 1612, si può risalire ad alcune rotte abituali seguite dalla navi che da Venezia erano dirette verso Sud.
Leggiamo: "Venezia 1612 - Portolano del mare nel qual si dichiara minutamente del sito di tutti i porti, quali son da Venezia in Levante et in Ponente et d'altre cose utilissime e necessarie a i naviganti.
Ostro et siroco vien Premuda, da parte di Ponente scogli di sopra il porto
è uno scoglio in garbin - denominazione antica del vento di Libeccio, che spira originariamente dal deserto libico (Ghibli), dove in arabo è noto anche come "Harbin", da cui garbin, che in forma dialettale è tuttora in uso, "e garbein" (il garbino), tra i marinai del medio e alto Adriatico -
Et ivi è il porto da Ponente, et da Levante è secca, una verso siroco e va circa canevi 4 largo per scoglio.
Et se da Neume - forse l'attuale Unije - tu vogli andare a Zara, accostati alla Selva (Silba) et naviga per siroco per mezaria e verai a Zara, et son miglia 60, Et se da Neume tu vuoi andare a Premuda, naviga quarta d'ostro in verso siroco et verrai a Prenuda et vi sono miglia 20.
Da Premuda se tu vuoi andare di sopra viene l'isola di Scorda (Skarda), et poi l'isola di Este (Isto) che si chiama Zan Pontello, e poi viene Melada, et in capo di Melada viene Ponente è un buon porto, et in mezzo dell'intrata della parte di Ponente cioè di fuora è una seccaria et se tu vien di fuora accostati alla punta di Melada da Levante e andrai sicuro dentro Melada.
Il capo verso Levante sono porti due boni, l'uno si chiama Santa Maria (...) Et se tu vuoi uscire di Venezia, et vuoi uscire dal Golfo et vuoi andare sì che tu non tocchi l'Istria, nota che da Venezia a Monte Chebo - probabilmente il Monte Ossero tra Lussino e Cherso - sono miglia 130, dentro Levante e siroco, et da Monte Chebo a i Templi di Zara - oggi Baia Brbinj - per siroco miglia 60. Dai Templi di Zara all'Incoronora (Incoronata) sono per siroco miglia 50".

Questo antico Portolano evidenzia in modo significativo due cose:
ai tempi in cui l'uso della bussola non era patrimonio diffuso, le rotte venivano indicate tenendo conto della direzione dei venti: Siroco=Sud-Est, Ostro=Sud, Levante=Est, Ponente=Ovest, Garbin=Sud-Ovest, Tramontana=Nord, ecc. (Cosi' come fanno gli uccelli migratori)
Erano già in uso i 'punti cospicui' per l'orientamento e venivano date ai naviganti indicazioni precise per individuare porti, scogli e secche.
Dice il Portolano, oggi: "Per chi da Molat prosegue la navigazione nell'Arcipelago di Zara, non c'è altra scelta che attraversare lo stretto di Maknare - dove attualmente passa anche il traghetto Ancona-Zara - che nel punto più stretto passa tra gli isolotti di Mali Tun (Piccolo Tonno) e Veli Tun (Grande Tonno), per poi puntare verso una delle tre isole più vicine:
Dugi Otok, Sestrunj (Sestrugno) e Zverinac.
Le coste maggiormente articolate sono quelle della parte Nord-Occidentale e Sud-Orientale di Dugi Otok. Sulla Nord-Occidentale si aprono Luka Soliscica (Soline), antico e sicuro approdo per i velieri in transito per Zara. Baia Pantera, un vasto golfo che ha due bacini, uno interno e l'altro esterno; quello interno costituisce un riparo altrettanto sicuro di Luka Soliscica, almeno per imbarcazioni di piccola e media grandezza - infatti, è meta di tanti velisti che danno alla fonda o ormeggiano ai numerosi gavitelli disseminati in tutta la baia. E' veramente uno spettacolo, di notte, con buio pesto, vedere tutte le 'luci di fonda' accese: "par di vedere il cielo trapuntato di stelle... senza soluzione di continuità tra mare e cielo". -
Il bacino esterno di Baia Pantera, costituisce il passaggio più breve per arrivare a Baia Saharun, baia aperta allo scirocco e che dà verso il mare aperto - Anche questa, è una meta preferita dai velisti perché: "par proprio d'essere ai Caraibi, con l'acqua color smeraldo e trasparente e quella spiaggia di sabbia finissima, una delle poche in tutta la Dalmazia... -
Continua il Portolano: "Per navigare da Dugi Otok a Zadar, partendo da Baia Brbinj, conviene seguire la rotta che fa il traghetto della "Jadrolinija" - Tutte le isole e i maggiori centri abitati sono serviti dai traghetti, dagli aliscafi e dai catamarani della "Jadrolinija", la più grande e importante compagnia di navigazione della Croazia -, passando per il Canale di Mezzo, con la prua rivolta verso Nord, percorrere circa tre miglia, poi allinearsi nello stretto passaggio di Veli Zdrelac (Grande Falce)
che separa l'isola disabitata di Rivanj e la punta Nord dell'isola di Ugljan (Ugliano), passato il quale, si perviene nello Zadarski Kanal e di lì, mettendo la prua a... siroco (Sud-Est), si fa rotta sul porto di Zadar... et sono miglia 5..."

L'isola di Sestrunj (Sestrugno), citata sul Portolano, per i Romani Estium, dove dominano pinete e macchia mediterranea, è pressoché disabitata. La costa orientale poco articolata e quella occidentale con diverse insenature e anfratti, non presentano approdi sicuri, per cui i velisti solitamente la ignorano, preferendo far rotta verso Sud.
E, più a Sud, si trova la... popolosa Ugljan (Ugliano). Vedendo il suo profilo cartografico, sembra un mostro con due teste e due grandi occhi tondi costituiti, rispettivamente, dal borgo di Ugljan sulla testa settentrionale e il villaggio di Kukljica (Cuclizza) sulla testa meridionale.
E quindi una delle isole con la più alta densità dell'Arcipelago. Come altitudine, è fra le più alte, con la vetta di Sèak (Montegrande) di circa 300 metri, sulla quale sorge il Castello di San Michele del XIII secolo, costruito dai Veneziani sui resti di un monastero dei Benedettini, risalente al X secolo; castello che è l'emblema dell'isola, oltre ad essere un punto cospicuo importante per la navigazione nell'arcipelago.
Reperti archeologici testimoniano che l'isola è stata sempre abitata, a partire dal neolitico, al tempo degli Illiri, come fanno fede i numerosi 'castellieri', e soprattutto in epoca romana, quando esistevano diversi insediamenti. Tutti i centri abitati attuali sono stati però edificati in epoca medievale, e risale al 1325 il primo documento che riporta l'esistenza del borgo di Uglian, nome che d'allora non è sostanzialmente cambiato.
Tra i principali centri abitati c'è il suo capoluogo, Preko, posto esattamente di fronte a Zara...et sono miglia 2, giusto la larghezza dello Zadarski Kanal. Così come la vicina Kali (Cale), è noto per avere una flotta peschereccia importante, soprattutto 'lampare', e una tradizione marinara che... si perde nella notte dei tempi.
Ogni anno, il 10 di agosto, si festeggia la "Notte dei pescatori", e, fra le tante manifestazioni, si possono ascoltare i cori dei marinai, belli, struggenti fino alla commozione - chi scrive, può confermare! -
Sull'isolotto di Osljak (Galovac), situato di fronte ai due borghi marinari, si trova un convento del Terzordine Francescano, costruito nel 1443 sui ruderi di un più antico eremo benedettimo.
Anche a Preko, una sosta è d'obbligo, non foss'altro per fare carburante, trovandosi colà un'altra delle rare stazioni di rifornimento dell'Arcipelago.
Kukljica, l'altro "occhio" sulla testa meridionale, ha un'ampia baia, ben protetta dalla bora e dai venti settentrionali, per cui offre un buon ancoraggio. Recentemente è stata costruita una banchina, dotata di 'corpi morti', dove si può ormeggiare la barca. E' abitata in prevalenza da pescatori, marinai e agricoltori, o meglio 'pensionati', che coltivano ortaggi e curano fichi e olivi... E mettono a disposizione del turista le loro case.
La prima menzione del villaggio di Cuclize, risale al 1345. E' invece del 1666 l'antica chiesa, che sulla facciata riporta alcune iscrizioni 'glagolitiche' - l'alfabeto 'glagolitico' è il più antico alfabeto slavo, risale addirittura ai Santi Cirillo e Metodio, i due fratelli che partiti dal lago Ohrid (lago di Ocrida), ai confini tra Albania, Montenegro, Macedonia, evangelizzarono tutti i Balcani e la Russia -
L'isolotto di Misniak serve da orientamento per entrare nel suo porto, seminascosto.
"Da Kukljica a lo Stretto di Zdrelac sono miglia 1,5..."
Lo Stretto di Zdrelac separa Ugljan da Pasman (Pasmano), ed è solo 8 metri, nel punto più stretto, mentre raggiunge una ventina di metri, nel punto più largo.
"Le due isole vogliono addentarsi... sì, perché sono arrabbiate.Una accusa l'altra di tradimento. Una volta, esattamente fino al 1883, erano unite per il labbro inferiore, una secca che poteva essere percorsa a piedi, magari con l'acqua al ginocchio. Quell'anno l'istmo fu tagliato, scavando un canale profondo 4 metri per consentire ai battelli che collegano Zara alle Incoronate di fare un percorso più breve. Fatto il taglio, le due isole si sono accusate reciprocamente di 'tradimento". Questo, è quanto tramandano i pescatori. Altri sostengono che "Le due isole non vogliono addentarsi, cercano piuttosto disperatamente di darsi un bacio?"
Sullo stretto è stato costruito un ponte che permette alle auto di circolare tra le due isole. L'altezza sull'acqua è di 17 metri circa, e ciò consente anche a molte barche a vela in navigazione nel Canale di Mezzo - il canale, o mare interno, che separa le 'collane' insulari di Dugi Otok-Incoronate e Ugljan-Pasman - e nell'Arcipelago di entrare nello Zadarski Kanal e di lì a Zadar.
Le origini di Pasman si perdono nell'anno 1000. Un documento dell'anno 1067 ne parla col nome di Postimanum, poi Postimana. Il nome attuale appare per la prima volta su documenti dell'anno 1582.
Nella sua lunghezza... et sono miglia 3,5, l'isola è cosparsa di isolette e scogli che si susseguono praticamente senza soluzione di continuità.
Il versante occidentale è notevolmente più ripido ed alto del versante orientale, la cui costa meno frastagliata e lievemente inclinata, scende dolcemente al mare, talvolta in sottile fasce litoranee sabbiose. Di conseguenza, quasi tutti i villaggi e i centri abitati si trovano lungo questa costa.
Borkolj con i suoi 275 metri è la quota più alta dell'isola, e si trova sulla giogaia che si estende in senso longitudinale per tutta l'isola come una spina dorsale.
La presenza di tombe illiriche, ruderi di castellieri, nonché numerosi reperti archeologici rinvenuti da campagne di scavi effettuate sull'isola, consentono di affermare che l'isola sia stata abitata continuamente fin dalla preistoria, in particolare in epoca romana.
Il vecchio faro sull'isoletta di Santa Caterina, un vero proprio forte, quindi inconfondibile, è sempre un notevole punto di riferimento per chi naviga verso Pasman.
Nell'isola di Pasman l'industria ittica, da sempre principale fonte di reddito per i suoi abitanti, si avvale di motopescherecci attrezzati anche per la pesca di altura in mare aperto. Il principale porto peschereccio si trova a Tkon (Tuconio), situato proprio di fronte a Zaravecchia o Biograd.
Il porto è ben riparato dai venti meridionali e dalle onde.
Per chi provenendo da Zara navighi lungo il canale verso Sud, facendo rotta sulle Incoronate, deve necessariamente doppiare il capo meridionale dell'isola, esattamente Punta Borovnjak. Si penetra nell'ampia Baia Triluke (Baia dei Tre Porti), chiusa dalle isolette Kotula, Osljak, Gangarol e Zizanj e... facendo rotta a ostro e garbin, et sono miglia 1,5, si perviene al confine meridionale del Canale di Mezzo.
Vrgada (Vergada), l'antica Lubricata di epoca romana, è infatti l'ultima isola dell'Arcipelago di Zara. In posizione appartata, seminascosta, è quasi dimenticata dai marinai locali e trascurata dai velisti. E', però, citata sui libri di storia, perché intorno all'anno mille, stando alle cronache, la popolazione dell'allora Levigradae, riconobbe il Doge Pietro Orseolo II come governante, aderendo al Ducato della Serenissima, disponibile perciò a pagare la 'decima' del sale e del pescato.
Un'altra isola 'dimenticata' è Iz (Eso), con i suoi due abitati di Veli Iz (Eso Grande) e Mali Iz (Eso Piccola) e la ragione, almeno per i velisti, è legata al fatto che è esposta a tutti venti, trovandosi nel bel mezzo del... Canale di Mezzo (!) e le acque sono quasi sempre agitate.

ZADAR (Zara)
Né Giove, né Poseidone, bensì Eolo mette lo zampino. Una secca bora sui trenta/trentacinque nodi, e raffiche di quaranta, sconsiglia la navigazione, per cui, rinforzati gli ormeggi alla barca, al sicuro "tra i pali" del Marina, l'intero equipaggio... in fila longobarda, va alla scoperta di Zara.
La giornata, bora a parte, è quanto di meglio si possa sperare: cielo terso, sole luminoso, atmosfera rarefatta.
Per secoli fu una delle più importanti città della Serenissima Repubblica di Venezia. Il Leone di San Marco che domina sulla Porta di Terraferma, ingresso meridionale della città vecchia, ne è la testimonianza.
Le sue origini risalgono alla... notte dei tempi. Nel IX secolo a.C. i Liburni, una delle più antiche popolazioni della Dalmazia, probabilmente discendenti da una delle tribù Illiriche, fondarono un loro avamposto sul mare, che divenne in seguito, col nome di "Idassa", centro importante della Liburnia; così i Romani chiamavano la terra dei Liburni, ed era la regione costiera che si estendeva dall'Istria fino al fiume Krka, il fiume che forma il "fiordo" di Sebenico.
Per alcuni storici, i Liburni erano invece più affini ai "Veneti", popoli del mare, che alle tribù Illiriche dell'oltre Velebit, tribù 'montanare'.
E' un po' come la distinzione odierna tra Dalmati e Croati (!)
In ogni caso, i Liburni furono un antico popolo marittimo, che fin dalla fine del primo Millennio a.C. praticarono la pirateria e si dedicarono ai traffici marittimi in Adriatico, spingendosi fin nel Tirreno e nel Mediterraneo Orientale.
Furono i Liburni ad insegnare ai Romani l'arte della navigazione.
"Liburna" è infatti il nome di una antica nave da guerra romana, di tipo veloce, dotata di due ordini di rematori, con un albero, la poppa prolungata e munita a prua di uno sperone per... speronare le navi nemiche.
I Romani sconfissero e assoggettarono i Liburni nella seconda metà del II sec. a.C.
Zara, col nome di Jadera, datole dai Greci, divenne una delle località dove si rifugiarono i Dalmati romanizzati - romanizzati dall'epoca in cui l'imperatore Diocleziano fece di Spalatum una città romana -, durante le invasioni 'barbariche' degli Avari e dei Croati (!). Jadera entra a far parte dell'Impero Bizantino nel 530 d.C., ma godette sempre di una certa autonomia politico-amministrativa.

Spesso distrutta e saccheggiata, poi ricostruita, la città giace su una stretta penisola, un tempo era un'isola, e tale la si potrebbe ancora definire, poiché l'unisce alla terraferma soltanto un istmo che è la colmata di un vecchio canale, detto "Fossa".
E' una delle più singolari e significative città della Dalmazia, per le linee architettoniche e la pianta urbanistica, segno importante della sua storia e della sua civiltà. Urbanisticamente parlando Zara ha conservato perfettamente l'impianto romano, con le sue 'quadrature' che dipartono dal quartiere del 'decumano', mentre sul piano architettonico essa presenta l'impronta che Venezia - la quale a lungo combatté per annetterla, quand'era libero comune - le ha trasmesso, ancora oggi evidentissima nello stile dei palazzi, nelle fortificazioni, e persino nel modo di vivere urbano.

"Venezia non partorì mai, nella sua lunga e copiosa maternità
figliola più somigliante di questa, né più degna, né più devota.
Zara è adorabile. Zara dovrebbe essere in cima ai pensieri di
tutti gli italiani. Per il labirinto delle calli pittoresche formicola
tanta festevole, graziosa e appassionata venezianità"

Così, una sorta di "dichiarazione d'amore", si esprime Luigi Federzoni, nel suo saggio "La Dalmazia che aspetta"
- Bolognese di nascita, fu scrittore e politico italiano. Presidente del Senato del Regno Italico dal 1929 al 1939. Aderì al "Movimento nazionalista" e fu anche ministro. Ma nel 1925 rassegnò le dimissioni, entrando in conflitto col regime fascista per la sua involuzione dittatoriale.-

Intorno all'anno Mille, Zara, come la gran parte delle città della Dalmazia - Sebenico, Spalato, Troghir, Dubrovnik - offrì la propria sottomissione al Doge di Venezia Pietro II Orseolo e giurò fedeltà alla Serenissima. Allora il Ducato di Venezia faceva parte dell'Impero di Bisanzio ed era impegnata, con la propria flotta di galee e navi da guerra, in una spedizione contro i pirati Narentani, per... riportare la sicurezza nel Golfo e in parte del Mediterraneo Orientale.
I Veneziani, da bravi mercanti dediti ai traffici e agli scambi, si limitarono a fondare nella città di Zara dei nuovi "Fondaci commerciali", garantendo alla popolazione locale una certa indipendenza politica e autonomia amministrativa, chiedendo solo la garanzia di forniture militari in caso di guerra.
Nel 1114, Colomanno, re d'Ungheria, dopo aver annesso la Croazia
occupò anche Zara e parte della Dalmazia. Dopo varie contese tra Ungheresi e Veneziani, protratte per alcuni secoli successivi, nel 1797, con il Trattato di Campoformio, Zara passa definitivamente all'Austria e, salvo una breve parentesi Napoleonica - 1805/1813 - vi rimane fino al 1918, quando a seguito dell'esito della Grande guerra viene assegnata all'Italia. Rimarrà italiana fino alla fine della Seconda guerra mondiale.
Nel 1947, Zara è restituita alla Repubblica Socialista di Jugoslavia.
Il resto, è Storia recente.

Nel suo centro storico, Zara riporta i segni evidenti della sua storia.
Ovunque riecheggiano i secoli passati. Nei passaggi attraverso la "Callalarga" sovrastante l'antico Foro romano. Lungo il "Decumano"e gli assi che lo incrociano. Nei resti di due porte della cinta muraria. Nelle affusolate cime dei campanili.
L'area dell'antico Foro romano di "Jadera" si estende fra le chiese di San Donato e di Santa Maria e occupa buna parte del vasto piazzale detto "Callalarga". Del Foro originario, che era chiuso su tre lati da un sontuoso portico ornato di statue, non rimangono che pochi reperti e materiali di altra provenienza; in particolare sono ancora visibili la pavimentazione lastricata, la scalinata di accesso al portico, l'architrave della "Porta di Asseria", sarcofagi, urne ed iscrizioni varie. Delle due monumentali colonne corinzie che segnavano l'ingresso dello spazio rialzato su cui si ergeva il Tempio, ne rimane una, al centro di tutta l'area.
Sulla piazza del Foro si affaccia la chiesetta medievale di Sveti Ilja (Sant'Elia), rimaneggiata in forma barocca nel 1773. Nel 1578, venne concessa dal governatore veneziano alla colonia greco-ortodossa della città e consacrata al "rito ortodosso".
Quasi nulla è rimasto dei baluardi difensivi della "Jadera" romana, mentre ancora ben conservate sono alcune parti delle fortificazioni e delle mura erette dai Veneziani per difenderla dalle incursioni degli Ottomani.
La Serenissima, tra il XV e il XVI secolo, dotò infatti Zara di una possente cinta di mura, i cui resti sono ancora visibili; parte dei bastioni sono stati destinati a passeggiata e tuttora percorribili.
La "Porta Terraferma", faceva parte della cinta muraria e fu eretta nel 1543 su disegno di Michele Sammicheli, è uno dei più bei monumenti rinascimentali della Dalmazia, divide il Centro Storico dalla grande Fortezza esterna che fu costruita nel 1560 sul sito in cui sorgeva il primo insediamento dei Liburni e sul quale, in epoca romana, venne eretto l'Anfiteatro. La porta era, in epoca medievale, munita di ponte levatoio, con tanto di fossato, posto tutt'intorno alle mura. Tracce del fossato costituiscono oggi la "Fosa", o Fossa, con un piccolo 'mandracchio' per il ricovero delle imbarcazioni.
L'antico Arsenale delle artiglierie veneziane fu in parte ricostruito in stile barocco.
Di dimensioni minori è la "Lucka Vrata" (Porta Marina), situata di fronte al porto; porta d'accesso per chi arrivava dal mare.

E veniamo alle Chiese che si trovano nell'area del Foro.
"Sveti Donat" (San Donato) è uno dei più illustri monumenti bizantini della Dalmazia; probabilmente modellato sulla Basilica di San Vitale a Ravenna
Costruita all'iniizio del IX secolo, direttamente sul selciato del Foro romano, è un solenne edificio a pianta circolare con tre absidi.
Rimaneggiata nei secoli XVII e XIX, ha subito nel corso del tempo mutevoli destinazioni. Fu anche sede del Museo archeologico.
Attualmente è un Auditorium per concerti, apprezzato per la sua acustica.

A lato di San Donato, si trova "Svata Stosija" (Santa Anastasia), la Cattedrale. Eretta nel secolo IX, è un pregevole esempio di romanico italiano, in luminosa, quasi abbacinante al sole, pietra d'Istria; con l'annesso possente campanile, è considerata una delle più monumentali chiese di tutta la Dalmazia.

"Sveti Simun" (San Simeone), risale al XII secolo; è nota principalmente per "L'Arca di San Simeone", un capolavoro di oreficeria medievale, con stupendi bassorilievi che illustrano la vita del Santo, la cui salma, pare, vi sia custodita. I Veneziani, per contro, rivendicano il possesso della salma nella loro chiesa di San Simeone, profeta di Venezia.

"Sveta Marija" (Santa Maria) è stata fondata nel 1066, con annesso convento Benedettino. Rifatta quasi completamente nel XV secolo, secondo lo stile del "Rinascimento veneziano", presenta una grandiosa facciata trilobata in pietra d'Istria e, sul lato sinistro, un notevole campanile "Romanico-lombardo", con bifore e quadrifore.

"Sveti Krservan" (San Crisogono), Santo protettore di Zara; una delle chiese più antiche, eretta nel VI secolo, sul sito di un antico mercato romano. Ricostruita in belle fogge "Romanico-lombarde" nel XII secolo.
All'interno si trovano delle colonne corinzie, provenienti dal vicino Foro.
Esternamente alla chiesa, sono visibili le tre belle 'absidi' semicircolari, quella centrale presenta un'elegante galleria di archetti.


Girando per la Dalmazia ci si può imbattere nelle vestigia e tracce di ben trentanove popoli diversi che hanno attraversato o vissuto questa regione e ciascuno di loro ha lasciato qualche ricordo, anche le genti che sono da tempo scomparse dalla scena della Storia.

Nin (Nona), l'antica Aenona, dista una ventina di chilometri da Zara, in una zona in cui si incontrano un basso litorale e un mare poco profondo, circondata dalla macchia mediterranea che si estende fino ai declivi della catena del Velebit. Dalle pendici della montagna si sparge il minuscolo polline dei fiori, che si depone sul suolo e si mescola alla finissima sabbia color oro del litorale. Fenomeno che si ripete da secoli, da millenni, e dà origine al fertile "fango" di Nin, noto per le sue virtù terapeutiche.
La storia di Nona è antichissima. Abitata fin dall'epoca preistorica, vide stabilirsi prima i Liburni, poi i Greci e, col nome di Aenona, fu anche municipio della provincia romana della Liburnia.
I Romani la dotarono di un acquedotto, del Foro, di un Anfiteatro ed eressero un Tempio a Diana.
Verosimile la leggenda secondo la quale l'imperatore Ottaviano Augusto vi soggiornò per curare, con i "fanghi", i reumatismi e gli acciacchi della guerra.
Fu presa, durante le invasioni "barbariche", dagli Slavi e dagli Avari, che la distrussero. Venne poi ricostruita dai Croati nei secoli VIII e IX, che ne fecero la loro "nobile città".
Nel 1328, passò alla Serenissima Repubblica di Venezia. Venne poi distrutta dagli stessi Veneziani nel 1571, per impedire ai Turchi di conquistare Zara.
Il vescovo Gregorio da Nona, passa alla Storia per essersi battuto al Sinodo di Spalato, dell'anno 925 d.C., affinché venisse introdotto nella liturgia l'antico alfabeto 'glagolitico'. Ed è proprio la statua bronzea di Grgur Ninski (Gregorio da Nona) a salutare i turisti sul sito archeologico.

Dalmatja, il Paradiso in terra... Una collana di perle di centinaia di chilometri, quanto di più attraente e pittoresco si possa immaginare. Uno spettacolo continuo, tra cielo, mare, natura e arte.

"Al ritmo di una musica inebriante, suonata da spettri, agli occhi
meravigliati della fantasia popolare appariva un tempo la danza
intrecciata dalle streghe, dagli uomini protetti dalle ninfe e dalle
nereidi.
Il loro irresistibile richiamo di sirene, un canto esaltato dalla danza
e dalla passione, annebbiava gli occhi dei marinai, li accecava
di desiderio, ed essi governavano alla cieca le vele delle loro navi
andando incontro alla scogliera, incontro alla tomba azzurra,
dove l'amore e la morte camminano abbracciati sotto la stessa
maschera".

Così la poetessa croata Nada Marinkovic ha descritto questo universo fatato, questa collana di perle e pietre preziose.

"Ma liberté longtemps je t'ai gardée
Comme une perle rare
Ma liberté c'est tois qui m'a aidé
A' larguer les amarres
Pour aller n'importe où
Pour aller jusqu'au bout
Des chemins de fortune
Pour cueillir en rèvant
Une rose de vents
Sur un rayon de lune..."

("Ma Liberté" - George Moustaki)

GIANNI FABBRI 

Bibliografia:
"Gli Arcipelaghi di Zara e Sebenico" - Giacomo Scotti - Mursia Editore -
Il Portolano dell'Arcipelago Dalmata.
"777 - Porti e Ancoraggi - Dalmazia-Istria-Montenegro - Ed.ni Magnamare