sabato 10 gennaio 2015

Migrazioni e Migranti nel Mediterraneo - I trafficanti di uomini -


di Gianni Fabbri

A margine della 13a edizione. 

Non c'è solo la "rotta africana" del Canale di Sicilia ! 




Ci voleva la "Strage sul traghetto" - questi i titoli dei quotidiani, oggi, dopo i toni trionfalistici (!) della prima ora -, con i 13 morti accertati, i 179 passeggeri che "mancano all'appello" - dichiarazione del Procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, che coordina le indagini - e i tanti "clandestini di cui si sono perse le tracce - quanti "clandestini" saranno bruciati vivi laggiù nella stiva, quanti affogati in mare ? Non si saprà mai ! Appunto perché "clandestini" (!?!) - 
Ci voleva anche la tragedia sventata del cargo "Blue Sky M", battente bandiera Moldava, partita dalle coste della Turchia, destinazione la Croazia, con a bordo 800 migranti Siriani e Pachistani, abbandonata alla deriva dagli scafisti - dopo aver azionato il pilota automatico - in prossimità dell'isola di Corfù, e approdata dopo varie vicissitudini e grazie all'intervento della Guardia Costiera Italiana, a Gallipoli. 
Ci volevano questi due eventi drammatici per portare prepotentemente alla conoscenza dell'opinione pubblica che non esiste solo la "rotta africana" del Canale di Sicilia - con approdo a Lampedusa, a Pozzallo... - nei flussi migratori del Mediterraneo e nel traffico di uomini. 
Afgani, Siriani, Pachistani e Iracheni raggiungono la Turchia e la Grecia e lì restano per settimane, a volte mesi. In attesa dell'imbarco da "clandestini" al porto di Smirne, Bodrum (Turchia),Patrasso, Igoumenitsa ( Grecia), per arrivare, nascosti su traghetti e navi cargo in Italia. 
Queste alcune delle nuove e disperate rotte dei profughi.

Ogni anno migliaia tentano il viaggio, lungo e rischioso. Un business ricco per i trafficanti di uomini, mentre si moltiplicano i casi di migranti respinti. Oppure morti. 
Ma chi sono e da dove arrivano i profughi che usano queste rotte ? 
Fin dal lontano 2003, dalla Grecia e dalla Turchia si imbarcano soprattutto Afgani diretti in Italia e/o Nord Europa. Seguono Pachistani e Iracheni. 
Ma a crescere negli ultimi mesi sono soprattutto i Siriani, con destinazione Nord Europa. 
"I siriani partono sempre meno dalla Libia, troppo pericolosa - conferma Carlotta Sami, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), intervistata da "La Repubblica" del 31/12/!4 - e scelgono invece di arrivare in Grecia o in Turchia per poi di lì raggiungere l'Italia... Spesso sulle navi si trovano anche minori non accompagnati, soprattutto provenienti dall'Afghanistan... 
Tutti questi disperati si imbarcano in qualsiasi modo, anche nascondendosi sotto i camion o nei cassoni... E sbarcano principalmente nel porto di Ancona, ma anche a Bari, Brindisi, Venezia..." 
Rispetto alla "rotta africana" del Canale di Sicilia, in queste rotte "alternative" i numeri sono molto più bassi. Gli esperti stimano che tra Turchia-Grecia e Italia si muovono ogni anno 5-6mila migranti. Non di più. 
Il motivo è semplice: queste rotte sono generalmente più sicure, ma molto più care e soprattutto lunghe rispetto a quella che conduce a Lampedusa o alle coste siciliane. 
Chi si imbarca illegalmente in Turchia o in Grecia, non ha come meta ultima l'Italia: gli Afgani cercano con ogni mezzo di raggiungere i Paesi del Nord Europa e la Gran Bretagna; i Siriani, invece, sono diretti principalmente in Germania e Svezia, senza fermarsi in Italia, dove sarebbero, per il "Regolamento di Dublino" costretti a chiedere asilo e, di conseguenza, rimanervi. 
Rispetto alle piccole, fatiscenti, imbarcazioni di fortuna che partono dalla Libia per raggiungere Lampedusa e l'Italia, sulle "rotte della Turchia e della Grecia" verso l'Adriatico e l'Italia i mezzi sono più grandi e spesso più sicuri. 
"In questi casi i trafficanti di uomini - conferma Carlotta Sami (UNHCR) sono molto più organizzati e imbarcano profughi su traghetti e vecchi cargo - come la "Blue Sky M" approdata a Gallipoli -... Spesso, pur di salire, i migranti si nascondono sotto i Tir oppure dentro asfissianti container... pagando 200 euro a guardie e/o camionisti compiacenti. Negli ultimi due anni abbiamo assistito anche allo sbarco di migranti nascosti nelle cabine di eleganti barche a vela, spesso noleggiate dai trafficanti di uomini. Mezzi indubbiamente più costosi, ma più sicuri..." 
I trafficanti che gestiscono le rotte dalla Turchia e dalla Grecia sono pochi e ben organizzati, e si fanno ben pagare. 
"Gli Afgani - spiega Hein del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), sempre intervistato da "La Repubblica" - arrivano a consegnare fino a 7.000 dollari al trafficante, al momento di iniziare il viaggio dal proprio Paese, per tutto il pacchetto... Le famiglie siriane invece pagano di più i trafficanti, ma partono più velocemente e in sicurezza... dalla Turchia". 
In tutto il Mediterraneo - denuncia Carlotta Sami (UNHCR) - nel 2014 si sono contati 3.400 morti. Ma quasi tutte le vittime si sono avute nel tratto di mare tra la Libia e l'Italia..." 
Nella "rotta africana" del Canale di Sicilia si muore molto di più. 
Dal libro "Confessioni Di Un Trafficante di Uomini", scritto a quattro mani dai bravissimi e preparatissimi Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci, dopo anni di ricerca sul campo, seguendo le rotte dei flussi migratori, libro presentato dagli autori agli "INCONTRI DEL MEDITERRANEO", Sabato 29 Novembre. 

"Tutti vogliono venire in Italia. 
Io aiuto le persone... 
Realizzo sogni." 

(Kabir, "mediatore" pachistano) 

"I clienti (!) arrivano con i soldi, hanno in tasca 5-7.000 dollari. 
I gestori del reclutamento ne tengono per sé 2.000 a cliente. I restanti servono per pagare il capo, ma dovranno essere versati una volta che i clienti arrivano a destinazione." 

(Ohran, trafficante turco) 

"Intere famiglie contribuiscono al viaggio, spesso vendendosi quasi tutto quello che possiedono." 

(Kabir, "mediatore" pachistano) 

"All'inizio della mia carriera Ero io a cercare chi volesse partire. 
Ora sono cresciuto nel mio business ed è la gente a cercarmi. Nei piccoli villaggi dell'Egitto i giovan hanno bisogno di me 

( El Douly, trafficante egiziano"

Noi,,, siamo degli imprenditori-benefattori..." 

(El Douly, trafficante egiziano) 

Drammatico è che spesso i trafficanti di uomini sono considerati "imprenditori-benefattori" anche dalle loro vittime. 
Dietro alle decine di migliaia di migranti che ogni anno arrivano in Europa c'è un'industria fatta di grandi professionisti del crimine, gente in doppio petto, uomini d'affari... 
I proventi di questa attività si aggirano tra i dieci e i quindici miliardi di dollari, giro d'affari secondo solo a quello della droga. 
"Marina di Turgutteis, distretto di Bodrum - l'antica Alicarnasso - Turchia meridionale, Sono le 9,30 del mattino di un giorno di maggio del 2010. Al numero 26 di Gazi Mustafa Kemal Bulvari c'è la sede della Argolis Yacht Ltd., una società di gestione e affitto natanti a vela e a motore. Le carte del 'Bavaria 42 Cruiser' - un monoalbero di 13 metri battente bandiera greca ormeggiato al molo - attendono sulla scrivania. 
Sulla quarantina, il viso abbronzato e un po' segnato, le braccia forti e la stretta di mano vigorosa, si presenta in agenzia con il passaporto e la patente nautica per concludere il contratto. 
E' uno skipper. Si chiama Giorgi Dvali, di nazionalità georgiana. E' nato a Poti - sul Mar Nero - e da anni lavora con i turisti sulla costa turca. Organizza crociere nel Mediterraneo... ....Dvali riferisce all'impiegata che i suoi prossimi clienti sono una famiglia di americani di Seattle: una coppia con due figli adolescenti che vuole passare un paio di settimane tra le coste turche e le isole greche. Vogliono godersi la 'mavi yolculuk', la 'crociera blu', come la chiamano i pescatori locali. Per un uomo di mare come lui è una rotta usuale di rara bellezza, sicura attrattiva per tanti turisti. 
Dvali paga in contanti quanto dovuto per l'affitto e l'assicurazione. Poco dopo è già sul molo e osserva la barca. Al suo fianco, i tradizionali caicchi turchi - imbarcazioni tipiche - costruiti nelle marine di Bodrum e Marmaris, e yacht a vela di quindici-venti metri. Andirivieni di skipper, turisti inglesi e tedeschi, qualche greco: sul molo una babele di lingue diverse. 
Dvali si guarda intorno, poi ispeziona lo scafo, quindi sale, va sottocoperta e controlla che tutto sia in ordine. Tre cabine attrezzate, sei posti letto in tutto, una capiente cambusa e due bagni... La barca ha non più di cinque anni: è seminuova... L'indomani, alle prime luci dell'alba, si salpa. 
Dvali decide di impostare fin da subito la rotta sul navigatore GPS per verificarne il funzionamento: 40°14'790" di latitudine Nord, 17°9'720" di longitudine Est. 
Yacht come il 'Bavaria 42', da aprile a settembre, fra la Turchia e le isole greche e poi fino al litorale italiano, tra Corfù e Vieste, tra Creta e la Calabria, tra Adalia e Santa Maria di Leuca, ce ne sono a centinaia... ...Sei giorni dopo, nelle prime ore del mattino, l'imbarcazione è al largo di Porto Selvaggio, provincia di Lecce. Sta navigando a motore e fende le onde a circa sette nodi. La terra è a sole dieci miglia. Il guardacoste della Finanza affianca lo scafo: è un controllo ordinario, uno dei tanti. 
Il libretto di navigazione è in ordine, Dvali sembra un professionista del mare. I finanzieri salgono a bordo. L'uomo a quel punto tradisce nervosismo. Alla richiesta di notizie sulle persone a bordo, Dvali risponde che sta accompagnando una famiglia americana in vacanza nel Mediterraneo. Ora stanno dormendo, non vorrebbe disturbarli. 

Il suo inglese non è stentato, eppure balbetta. A insospettire le forze dell'ordine è soprattutto il suo sguardo, che corre più volte verso la porta chiusa della cabina. I finanzieri decidono di fare un controllo più approfondito. Sottocoperta non c'è la famiglia americana appassionata di vela. Non c'è la coppia con figli adolescenti. Quando gli uomini in divisa infilano il naso all'interno, accolti da una zaffata di acido e puzzo di sudore, trovano quaranta uomini afgani dai sedici ai trentadue anni. Tutti della provincia di Herat. I loro sguardi sono smarriti, molti hanno il mal di mare. Sono passati dalla Turchia: prima Istanbul, la centrale di smistamento del traffico di uomini provenienti da mezzo mondo - Cina compresa - poi Smirne - Izmir - da lì fino a Bodrum, dove hanno incontrato Dvali. 
Mollati gli ormeggi, facile rotta verso l'Italia, ultima destinazione le coste pugliesi. 

Giorgi Dvali in realtà non si chiama così. Il suo vero nome è un altro, ma i magistrati che hanno indagato sulla vicenda e che ce la raccontano preferiscono non rivelarlo. E uno scafista. Astuto e capace, utilizza l'ultimo stratagemma per superare le barriere del Vecchio continente aggirando la polizia internazionale che contrasta l'immigrazione clandestina. Il suo è l'ultimo, formidabile chiavistello per violare la "fortezza europea" - "Frontex Plus" (!?!) - 

...Gli yacht di lusso, a vela e a motore, non attirano l'attenzione delle forze dell'ordine. I migranti possono essere nascosti sottocoperta, invisibili dall'alto quando un aereo o un elicottero sorvola i mari. L'unico segnale esterno, il tallone d'Achille, è il notevole abbassamento della linea di galleggiamento di barche che, nate per portare al massimo dieci persone, arrivano a contenerne quattro o cinque volte di più... (...) 

...Una traversata così costa al giovane afgano o pachistano dai 1.000 ai 4.000 euro. Si parte da Adalia, Smirne, Tekirdag - porti turchi - si viaggia attorno agli otto nodi, circa 15 chilometri orari. Il viaggio verso l'Italia dura dai cinque ai sette giorni: si impiega di meno con motoryacht, che attraversano il Mediterraneo con velocità di crociera attorno ai venticinque nodi. Resta l'alternativa dei gommoni superveloci che partono dalla Grecia (Leucade, Corfù, Igoumenitsa) e non più dall'Albania, dove i controlli sono diventati più severi. Sfrecciano a oltre sessanta-settanta nodi, la traversata dura al massimo cinque ore, ma è più facile che la Guardia Costiera li intercetti. 

La sorte, quel giorno di maggio, non ha sorriso al nostro skipper... 

...Si farà quattro anni per favoreggiamento di immigrazione clandestina, mentre il 'Bavaria 42', insieme ad altre decine di yacht, è sotto sequestro 
San Cataldo, porto di Lecce... (...) 

...Il caso 'Bavaria 42' e l'operazione "Ropax" aprono uno squarcio sulla abilità, la flessibilità, lo spirito imprenditoriale di questi signori del crimine, sempre pronti a reagire alle mosse e contromosse delle forze dell'ordine e a studiare nuovi modi per entrare in Europa." 

"...Il Mediterraneo non dorme mai. Ci inganna. Sembra addormentato, in balia dei suoi sogni di apparente dolcezza... aspettando solo il momento di scompaginare tutto. 
Quanti uomini hanno perso la vita in questo mare. Quante speranze colate a picco, corrose dalla ruggine, dalle alghe, dalla forza tranquilla del mare. Ne è stata fatta una macabra contabilità. Li hanno contati a migliaia, i corpi anonimi inghiottiti da questo immenso divoratore di uomini... 
...Il traghetto che ha preso fuoco in questo fine settimana ci ha ricordato all'improvviso che il Mediterraneo è spesso compiacente con la morte... 
vedere quel fumo nero tracciare sul suo orizzonte figure disperate ha qualcosa di brutale... 
... Che si tratti di una nave in fiamme o di una barca carica di clandestini affamati, il Mediterraneo ha suonato l'ora dell'emergenza. Gli Stati che lo circondano dovranno unire i loro sforzi per trovare una soluzione che colpisce i più poveri venuti dal Sud...". 

(Tahar Ben Jelloun - da "La Repubblica" del 30/12/2014) 

" Solo voy con mi pena 
Sola va mi condena 
Correr es mi destino 
Para burlar la ley 
Perdido en el corazon 
De la grande Babylon 
Me dicen el clandestino 
por no llevar papel 
Mano Negra clandestina 
Peruano clandestino 
Africano clandestino  
Algerino clandestino 
Nigeriano clandestino 
Boliviano clandestino 
Mano Negra illegal." 

("Clandestino" - Manu Chao -) 

" L'Italia è una parola aperta 
Spalancata come le sue coste 
Abbordata da mari e civiltà 
Venute dai quattr'angoli del vento 
E non è uno stivale da calzare 
Ma un braccio che si porge Dall'attaccatura delle Alpi 
La Puglia e la Calabria sono la mano aperta 
E la Sicilia un fazzoletto che saluta al vento 
Nessuno potrà stendere filo spinato in mare 
Chiuderla in una Svizzera del Sud 
Noi siamo Italia, una parola aperta." 

(Erri De Luca)