domenica 20 luglio 2014

THALASSA - Le acque del Mediterraneo -



Di Fabio Fiori - Mursia Editore
"Thalassa è la parola che preferisco fra le tante che i greci avevano per indicare il mare perché significa semplicemente acqua salata.
E' il luogo del vivere, l'orizzonte della pratica, il Mediterraneo dell'esperienza."

Quest'ultimo lavoro di Fabio Fiori è sicuramente un'intensa, appassionata dichiarazione d'amore per il "Mare Nostrum", così come si dichiara amore infinito all'amata, o all'amante... Una passione vera che spinge l'autore a cercare, a volere il contatto fisico attraverso l'immersione totale nelle sue acque calde, avvolgenti, con la pratica del nuoto.
Un ritorno alle origini, immergendosi nell'elemento liquido perfetto del brodo primordiale,,, L'anima che cresce nel liquido primordiale, la Thalassa della vita.
Volere accarezzare con un remo-arto le sue calme acque alla ricerca delle insenature più nascoste o degli anfratti più misteriosi.
Solcare, con la lievità della vela, la sinuosità sensuale delle sue onde accarezzandole dolcemente ad ogni bordo lungo la rotta verso l'orizzonte sconfinato, assaporando libertà da ogni brezza, ad ogni spruzzo.


Un rapporto stretto quello di Fabio col mare, proprio di chi è nato e cresciuto sulla riva... "Thalassa che bagna spiagge, scogliere e banchine delle nostre città - delle nostre case - in cui amiamo immergerci, in cui vogliamo rifletterci...". E dalla riva ha percepito, ora dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno, il canto dei suoi frangenti, canto ammaliante, invitante come quello delle sirene per Odisseo e la sua ciurma...

"Quizà porque mi ninez Forse perché la mia infanzia
Sigue jugando en tu playa Fiorisce giocando sulla spiaggia
Y escondido tras las nanas E nascosto tra le canne
Duerme mi primer amor Dorme il mio primo amore
Llevo tu luz y tu olor Porto la tua luce e il tuo odore
Por dondequiera que vaya Ovunque io vada
Y amomtonado en tu arena E ammucchiando la tua sabbia
Guardo amor, juegos y penas Guardo amore. giochi e pene
Yo... Io...
Que en la piel tengo el sabor Che sulla pelle tengo il sapore
Amargo del llanto eterno Amaro del pianto eterno
Que han vertido en ti cien pueblos Che han versato in te cento popoli
De Algeciras a Estambul Da Algeciras -Spagna- a Istambul
Para que pintes de azul Per pitturare di azzurro
Sus largas noches de invierno Le tue lunghe notti d'inverno

A fuerza de desventuras A forza di sventure
Tu alma es profunda y oscura La tua anima è profonda, oscura

A tus atardeceres rojos Ai tuoi tramonti fuoco
Se acostumbraron mis ojos Si abituarono i miei occhi
Como el recodo al camino Come il viandante al cammino
Soy cantor, soy embustero Son cantante, son bugiardo
Me gusta el juego y el vino Amo il gioco e il buon vino
Tengo alma de marinero Tengo anima di marinaio

Que le voy a hacer, si yo Che ci posso fare, se io
Nacì en el Mediterraneo... Son nato in Mediterraneo... "

("Mediterraneo" - Joan Manuel Serrat -)

Le acque mediterranee, da millenni teatro di storie e avventure, continuano a regalare grande emozioni, attraverso il contatto fisico col nuoto, il remo e la vela. Passioni antiche che l'autore ogni giorno rinnova, ascoltando la voce delle onde e dei marinai di ogni porto, di ogni tempo.
Nuotare e navigare riflettono un amore unico e ancestrale per il mare, che è il punto di partenza di questo "portolano" sentimentale.

Ma leggiamo insieme alcune pagine.

"... Thalassa è suono dolce e femminile, non spaventa come "okeanos" o "pelagos"; al contempo rimane aperto, a differenza di "pontos", e non brucia, come "hals" - tutti termini in greco antico per indicare mare -. Thalassa è il mare che cura, lenisce i dolori e dilata le gioie, stempera le ansie e riattiva la sensibilità. (...)
Il mare è una selvaggia foresta blu, in cui ritrovo un imprescindibile rapporto fisico e mentale con la natura, in cui riattivo la selvatichezza, che ha bisogno di silenzi musicati dal vento e dalle onde, di bui illuminati dalla luna e dalle stelle.

L'acqua ha dèi azzurri, canta Ovidio. Divinità pelagiche, neritiche - neritico è l'ambiente marino che si estende dalla battigia a 200 metri di profondità -, oceaniche e abissali; meravigliose o mostruose, solitarie o gregarie, ognuna con vizi e virtù di umane sembianze.
Appartata e semisconosciuta, perciò ancor più attraente, è Thalassa, dea marina delle origini, figlia di Etere ed Emera, rispettivamente divinità dell'aria e del giorno. Thalassa sposò Ponto, sacro animo maschile del mare. Thalassa è per alcuni la madre che porta Afrodite bambina in trionfo - Venere -, dea della bellezza e dell'amore nata dalla spuma del mare, chiamata anche Anadiomene dai greci, cioè colei che emerge dal mare.
Se Poseidone è genericamente il collerico dio delle acque - Nettuno -, Thalassa è la dolce dea del Mediterrneo.
Poseidone, il furioso Scuotiterra, costringe per anni Odisseo a rimanere lontano dall'isola natia, in esilio sul vasto mare.
Lo stesso dio, con diverso nome ma con ugual forza, esercita il suo potere sulle acque agitate dell' Eneide. Nettuno, per Virgilio il saturnio dominatore del profondo mare, fa di tutto per garantire un felice approdo ai troiani in fuga.
Di Thalassa invece si è persa memoria scritta; il suo racconto si è dissolto come la scia della nave e a noi non rimane che andare in riva al Mediterraneo ad ascoltarne la voce.

Voce dolcissima, un murmure seducente, un invito a immergerci, per vivere le mille sensazioni del contatto con l'elemento fluido e provare piacere per ciò che rimane dopo un bagno di mare. Godere di quel sale che al sole indurisce la pelle, lo stesso che in ombra inumidisce le vele.
Ogni giorno dobbiamo tuffarci per inseguire Nereidi - ninfe marine, figure della mitologia greca - nel loro placido nuotare tra le onde del nostro mare quotidiano.
Abitare il Mediterraneo vuol dire anche provare un'irresistibile attrazione per il suo orizzonte, da raggiungere a remi o a vela.
Un'attrazione che mi ha spinto da bambino a stringere in mano i remi per vedere le onde del largo e poi da ragazzo a issare le vele per attraversare il mare. Che continua a farmi mettere la prua in direzione di isole lontane, crepuscoli d'alto mare, sogni pelagici.
Solo fatica, attenzione e paura restituiscono ancora oggi fascino al viaggio, di cui quello per mare è archetipo di odisseaca memoria.
Perché, come ci insegna Joseph Conrad, la grande leggenda mediterranea continua a rivivere nelle nostre menti e, aggiungo, a risuonare nello sciacquio della nostra piccola prua, mossa dal remo o dalla vela. (,,,)
Nuotando, remando o veleggiando cerco un rapporto intenso con il Mediterraneo, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo, sul nostro mondo e sul mio corpo... Emozioni d'incontri che si rinnovano: pesci, delfini e uccelli intravisti nel riverbero dorato del sole; vele, barche e scie incrociate sulla rotta evanescente del mare.
Negli anni l'esercizio fisico diventa anche spirituale e l'acqua ritorna a essere insieme purificatrice e rigeneratrice. Non a caso, in ogni religione d'occidente e d'oriente, l'acqua è simbolo trascendentale capace di vita e di morte. Tutti i giorni, immergendoci, celebriamo una comunione ambientale, oggi assolutamente indispensabile.
Acqua marina, musicale, profumata e cangiante, dove ritrovare un rapporto intimo con la natura, in cui tuffarsi per poi nuotare, in cui varare - una barca - per poi navigare.
Nuotare e navigare, due travolgenti passioni che riflettono un amore unico e ancestrale per l'acqua, una vera e propria "talassofilia".

"Thalàtta, thalàtta" urlarono i greci rivedendo il mare, dopo aver subito le asprezze dell'Asia continentale. Quest'urlo riportato da Senofonte - storiografo greco scrittore dell' Anabasi, 'Spedizione verso l'interno ',opera che riporta la spedizione di mercenari greci contro la Persia -, ha assunto nel tempo un significato più ampio, diventando un grido d'amore per il mare, anche per chi oggi vive lungo le affollate, caotiche rive mediterranee. (...)
Thalassa, acqua salata che bagna città, piccole o grandi, tranquille o rumorose, comunque accomunate da una inalienabile ricchezza.
Un tesoro prezioso, capace di restituire interessi eterni e piaceri giornalieri, quelli del nuoto, del remo e della vela. (...)
Solo andando a nuoto, a remi o a vela possiamo conoscere davvero il Mediterraneo, riscoprendone magia e incanto.

La talassofilia è rispetto dei tempi umani, imposti dalla natura.
Andando per mare si impara ad attendere la condizione propizia, a conoscere la sua delicata 'nettunia', dolcezza, e la sua inusitata, terribile, violenza. (...)
Ed è sempre Conrad a ricordarci che il mare non è mai stato amico dell'uomo, al più complice della sua irrequietezza, della sua irrefrenabile voglia di... mollare gli ormeggi per varcare l'orizzonte. Il navigante non deve dimenticare la duplicità del mare, la sua incredibile bellezza e la sua spietata ferocia. L'onda è capace di cullare o di sommergere, così come l'acqua può far galleggiare o affondare la nave.
La talassofilia è anche rispetto delle libertà altrui, dettate dalla convivenza. Se vivere è un diritto naturale, convivere è un dovere culturale. (...)

In un ventoso pomeriggio di Scirocco, leggendo Albert Camus appoggiato alla balconata del lungomare Alfeo di Siracusa ho capito come lungo le rive del Mediterraneo rimane vivo il dialogo tra la pietra e la carne, nella misura del giorno, delle stagioni.
Lasciando a poppa Otranto, con la vela tesa da un propizio Maestrale e la testa piena delle straordinarie allegorie musive viste nella Cattedrale, mi sono tornate in mente le parole di Fernand Braudel: il Mediterraneo era ed è mille cose insieme, un crocevia antichissimo, un ingorgo di paesaggi e civiltà.
Ma adesso devo andare, perché il mare mi chiama... "

Grazie Fabio per questa tua splendida "dichiarazione d'amore"... sublime poesia.

"Mare Nostrum"... In senso più "stretto", rimanda all'Adriatico, che oltre ad essere il "nostro" mare, quello che bagna le nostre case, è, appunto un mare "stretto", come lo definisce Fernand Braudel. Talmente stretto che dal Monte Conero, nei giorni limpidi, si vedono le montagne del Velebit che fanno da corona alla costa dalmata, da Capo d'Otranto si vedono le giogaie albanesi... mio padre mi raccontava spesso come, da bambino, quando ancora l'atmosfera non era inquinata, potesse vedere, dal balcone-miratoio di Montescudo, le cime del Velebit.
Un mare stretto chiuso da terre che si ergono subito in barriere montuose non facilmente valicabili. Mare come bacino chiuso, tanto che sino a tutto il Seicento si parlava di questo mare come Golfo di Venezia.
Ancora qualche vecchio dalmata lo chiama "Golfo".
L'Adriatico è "un Mediterraneo ridotto", afferma ancora Braudel, porta in sé "tutte le contraddizioni mediterranee", ne concentra le componenti.
L'Adriatico è un mare che separa e unisce al tempo stesso. Unisce facilmente le sponde, ma separa le terre che quelle sponde orlano.
Tre, quattro mondi vengono bagnati dalle stesse acque: quello peninsulare italiano, percorso nei secoli da civiltà e vivide correnti culturali che hanno nutrito l'Europa; quello mitteleuropeo (Trieste, l'Istria e la Slovenia), cuore dell'Europa moderna; quello mediterraneo ionico-egeo traspira attraverso la stretta apertura adriatica tra Otranto e Albania a Sud
quello balcanico, che smargina verso Est nelle continentalità euro-asiatiche.
"Il mare che si chiamava Golfo di Venezia era il più celebre del Mediterraneo. Prima e dopo ebbe il nome di Adriatico, non sempre. (...)
I greci e i romani lo chiamavano talvolta mare, talaltra golfo: 'Adriatike thalassa' o 'Adriatikos kolpos' o 'Jonios kolpos', 'Hadriaticum mare', o 'Sinus Hadriaticus'. Questob dualismo - mare/golfo - ne accompagnerà il destino.
Hadria (Atria, Adria) è annotata nelle prime carte geografiche, sulla sesta 'tabula' di Tolomeo. Si trovava a Sud dell'odierna Venezia, a Nord di Ravenna. Né Eratostene, né Strabone, che la menzionano, hanno chirito le ragioni per cui fosse così importante da estendere il suo nome all'intero mare." (Predrag Matvejevic)

E' la diversità etnica-culturale-religiosa delle terre che vi si affacciano a suscitare un'inesausta tensione, a vitalizzarne la storia, spesso risolta in scontro, ma manifestatasi anche in incontro generatore di nuovi spunti, di nuovi stimoli. Questa diversità fa dell' Adriatico un "ponte ideale" a dispetto delle recenti guerre sulle sue sponde balcaniche e del recente degrado a "via crucis" - come il Mediterraneo - per masse di diseredati, disperati clandestini, fuggitivi, senza patria e senza terra.
"Un mare - Orizzonte Adriatico" è un altro dei diversi libri scritti da Fabio Fiori e pubblicato nel 2005 da Edizioni Diabasis.
Il volume narra l'Adriatico e le sue storie secondo il ritmo delle stagioni.
In dodici capitoli - i mesi dell'anno - Fiori svolge un viaggio storico, letterario, naturalistico, in cui le emozioni si incrociano con la descrizione di ambienti, storie, miti e leggende del più continentale dei mari.
Dodici tappe di un'avventura marina tra esplorazione dei fondali e riemersione tra le culture millenarie dei popoli adriatici; dodici quadri narrativi in cui le emozioni del viaggiatore, del navigante, si incrociano con la descrizione di paesaggi e ambienti, con l'evocazione di miti e leggende trasmesse oralmente dalle sue genti che per secoli hanno abitato le rive di "Adriatike thalassa", o "Adriatikos Kolpos", sulla trasversale Sudest-Nordovest. che unisce l'Oriente Mediterraneo alla Mitteleuropa, il mondo balcanico alla penisola italica.

(continua)

Letto e commentato da Gianni Fabbri