domenica 8 giugno 2014

La Turchia è ostaggio di Erdogan


rightsreporter.org
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan l'aveva annunciato e ha mantenuto le promesse. “Chi manifesterà verrà arrestato”. Il riferimento era diretto a coloro che avevano espresso l'intenzione di celebrare l'anniversario delle rivolte di piazza Taksim, il 31 maggio. Nel suo discorso Erdogan ha poi fatto riferimento alle disposizioni date alla polizia e all'esercito, minacciando anche l'uso di elicotteri e altri mezzi militari, se fosse stato necessario.

Erdogan è ancora una risorsa per la Turchia? O piuttosto ha esaurito la sua capacità di guida e si sta avvitando sulla propria posizione di potere, tenendo in ostaggio il futuro del paese?

Piazza Taksim

Un anno fa la difesa del parco Gezi a Istanbul, vicino a piazza Taksim, da parte di alcuni manifestanti, si trasformò nella più estesa dimostrazione antigovernativa nella Turchia dell'era Erdogan, al governo dal 2002. Quasi due milioni di persone scesero in piazza e vi rimasero per quasi un mese. Quest’anno, alla decisione dei manifestanti di ricordare e rinnovare quelle proteste, la risposta del primo ministro è stata senza appello. La manifestazione non era consentita e chi avesse manifestato avrebbe infranto la legge. Rinforzi di mezzi e uomini della polizia sono stati fatti arrivare a Istanbul da altre 11 province. Nonostante il bando sulle manifestazioni, anche il 31 maggio di quest'anno per la Turchia è stato un giorno di guerriglia urbana e 62 persone sono state arrestate solo a Istanbul. Ma le proteste e le repressioni della polizia si sono estese anche ad altre città, come Ankara e Adana.

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