lunedì 20 maggio 2013

Non prendetevela con Dio se Cesare scappa con la cassa

Riprendiamo alcuni stralci di un articolo molto interessante a firma di Paolo Naso, dal titolo significativo: "Non prendetevela con Dio se Cesare scappa con la cassa" pubblicato sui Quaderni Speciali di Limes dedicati al tema: "Nord contro Sud - Il muro d'Europa"."
La storia e' quella vecchia della formica e della cicala: previdente e laboriosa la prima, pigra e scanzonata la seconda. Che pero' (de te fabula narratur), con l'arrivo dei rigori invernali, non e' in grado di nutrirsi.
La novità e' che più di qualche voce si leva ad applicare la morale di Esopo all'economia dell'Eurozona: "Nell'Europa del Nord molti pensano che lo spread alto sia il frutto di un peccato cattolico", ha scritto Massimo Franco sul "Corriere della Sera" riprendendo tesi come quelle di Stephan Richter, direttore del sito "The Globalist", il quale ha affermato senza mezzi termini che "un eccesso di cattolicesimo danneggia la salute fiscale delle nazioni, anche nel XXI secolo".


Caduta la cortina di ferro, si sarebbe cosi' nuovamente alzato il muro di Augusta, la città tedesca dove nel 1555 si firmo' la famosa pace del "cuis regio eius religio", che lasciava ai sovrani la libertà di scegliere la propria religione secondo ragioni di coscienza teologica o di convenienza politica...
La carta religiosa dell'Europa e' figlia della pace di Augusta.

Ciò che oggi chiamiamo "Europa protestante", quindi, ricalca sostanzialmente i confini fissati quasi cinquecento anni fa tra aree culturali caratterizzate da un "mercato religioso" chiuso, nel quale i privilegi e i riconoscimenti garantiti alla religione di Stato (o comunque prevalente) tendono a confermare le appartenenze storiche tradizionali...

Il muro di Augusta, che ha retto per secoli, ci consegna dunque un'Europa a diverse gradazioni di protestantesimo: dalla massima intensità di Finlandia, Norvegia, Danimarca, Svezia e Regno Unito... Alla minima intensità di paesi come Spagna, Italia, Portogallo e Grecia.

Sulla scorta di quanto sopra, possiamo definire "Europa protestante" quell'area dell'Europa centrale e settentrionale che comprende sia i paesi dove la maggioranza degli abitanti si riferisce ancora alla tradizione culturale della Riforma (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Regno Unito), sia quelli in cui cattolici e protestanti sostanzialmente si equivalgono (Germania), sia quelli che presentano consistenti presenze protestanti in contesti a maggioranza cattolici (Belgio, Olanda, Estonia, Lettonia). Per analogia possiamo definire "Europa cattolica" quella vasta area dell'Europa meridionale che ha il suo baricentro tra Italia e Spagna e che pero' comprende, con caratteristiche peculiari dovute sia alla tradizione laica che al peso sociale della minoranza riformata, anche la Francia.

Analizzando i dati relativi all'incidenza del debito pubblico sul prodotto interno lordo (PIL), emerge un quadro più articolato di quello suggerito dal paradigma della cicala cattolica e della formica protestante.

L'etica virtuosa dell'uomo calvinista su cui scriveva Weber appartiene ad una società in cui Dio e' ancora al centro della vita di individui e comunità. Quel mondo e' tramontato... La secolarizzazione e' oggi un dato anche in quei paesi...
Il secondo dato attiene al ruolo e al peso della politica. In Europa gli Stati dispongono di leve potenti per promuovere o scoraggiare i comportamenti civici. Se per ragioni storiche e politiche alcuni di essi hanno utilizzato la spesa pubblica in funzione dell'esercizio del potere piuttosto che del servizio alla comunità, questa e' stata una scelta politica e non il portato di una cultura della grazia, della misericordia o del perdono. A Dio quel che e' di Dio, a Cesare e alla sua politica le responsabilità che gli competono...
Oggi tendenzialmente ogni Chiesa parla per se', ma analisi e proposte circolano da una confessione all'altra. Chi prova a rialzare il muro di Augusta non trova ne' formiche ne' cicale, ma tradizioni culturali, Chiese e credenti impegnati a cercare una via d'uscita alla crisi che non si riduca al taglio delle protezioni sociali nel nome dei "conti a posto". Il divario europeo non passa lungo la linea tracciata da Calvino, Lutero e dalla Controriforma, ma da quella della struttura economica e politica dei singoli paesi. In un contesto di prepotente secolarizzazione e di crisi globale, le religioni propriamente e le tradizioni religiose in senso più ampio possono molto poco: i costumi, gli abiti sociali, la cultura della legalità, la propensione al reato fiscale hanno ormai una fisionomia secolare e profana, centrata su valori e modelli puramente mercantili e di potere.
In questo scenario di crisi, coesione civile, meccanismi efficaci di controllo della spesa pubblica, autorevolezza morale della classe dirigente contano molto più delle 95 tesi affisse sul portone della cattedrale di Wittemberg nel 1517."