giovedì 28 febbraio 2013

Com’è ad Atene, analogie con la situazione italiana

Un interessante articolo di Filippomaria Pantani Blogger de Il Post ci dà la precisa indicazione di quale è la situazione reale ad Atene e come ci si è arrivati. Interessante leggerlo nell'ottica del risultato delle elezioni Italiane.
Com'è ad Atene di Filippomaria Pantani
Dopo il voto del 24-25 febbraio, l’analogia con la Grecia della scorsa estate appare lampante (ove non bastasse, viene apertamente evocata dalle cancellerie internazionali). Situazione di grave crisi economica (certo più grave della nostra, ma di quanto?), elezioni politiche dominate dallo spauracchio di un movimento radicale (che mette in discussione anzitutto le politiche recessive dell’Europa), delegittimazione progressiva (sulla base degli scandali e di una manifesta incapacità) dei partiti di centrodestra e di centrosinistra, rabbia, risultato elettorale di sostanziale ingovernabilità, paura della necessità di un ritorno al voto in tempi rapidi.

Com’è noto, in Grecia si andò effettivamente a votare una seconda volta dopo poche settimane: la pressione dell’Europa e la demonizzazione di Syriza (il movimento radicale, appunto: di sinistra, ma ben distinto dal Partito Comunista e dall’ala sinistra del Partito Socialista) portarono alla possibilità di formare un debole governo Nea Dimokratìa – Pasok – Dimar (conservatori – socialisti – sinistra democratica), che tra mille inciampi e continue minacce di crisi dura fino ad oggi, e fino ad oggi obbedisce – ché altro, in sostanza, non fa – ai dettami della trojka europea. Non sono in grado di prevedere le tappe future della crisi politica che si è aperta nel nostro Paese, sebbene senta già caldeggiata da molti anche in Italia l’ipotesi di una große Koalition. Poiché però l’esempio greco è lì dinanzi agli occhi (ci hanno preceduto su tutto; e non mette conto ricordare che loro non hanno Berlusconi, che da noi il centrosinistra è comunque il primo partito, che da noi i ristoranti – almeno quelli cinesi – sono ancora pieni, o quasi pieni), propongo all’attenzione dei lettori un reportage da Atene di inizio febbraio, vergato in fretta e furia da un viaggiatore perplesso e a tratti desolato.