Identità Mediterranea

di Gianni Fabbri

Predrag Matvejevic "Mediterraneo - Un nuovo breviario":

" Accedendo al Mediterraneo, scegliamo innanzitutto un punto di partenza: riva o scena, porto o evento, navigazione o racconto. Poi diventa meno importante da dove siamo partiti e più fin dove siamo giunti: quel che si e' visto e come... Partiamo ad esempio dall'Adriatico, dalla sua sponda orientale. La costa settentrionale, da Malaga al Bosforo, e' più vicina e accessibile a chi si muove da qui. Sulla sponda meridionale, da Haifa a Ceuta, ci sono meno golfi e porti.
Girando per le isole, in primo luogo quelle adriatiche, poi le ioniche e le egee, tra le Cicladi e le Sporadi, ho cercato di scoprire le somiglianze e le diversità. Ho avuto modo di raffrontare la Sicilia e la Corsica, Maiorca e Minorca. Non sono scesa terra dappertutto. Mi sono fermato soprattutto alle foci dei fiumi. E' difficile conoscere l'intero Mediterraneo.
Per la verità non sappiamo neppure fin dove il Mediterraneo si estenda: quanti ampi siano i tratti della costa che occupa, fin dove si spinga nelle rientranze del territorio e dove in effetti cessi. Gli antichi greci lo videro da Phasis sul Caucaso fino alle Colonne d'Ercole dello stretto di Gibilterra, andando da oriente verso occidente, sottintendendo i suoi naturali confini verso nord e trascurando qualche volta quelli a Sud.
La saggezza antica insegnava che il Mediterraneo arriva fin dove cresce l'ulivo...
I suoi confini non sono definiti ne' nello spazio ne' nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono ne' statali ne' nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono.
Ricordiamoci che lungo la coste del Mediterraneo passava la via della seta, s'incrociavano la via del sale e delle spezie, degli olii e de profumi, dell'ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell'arte e della scienza... Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo E' STATA CONCEPITA L'EUROPA.

E' difficile scoprire ciò che ci spinge a provare a ricomporre continuamente il mosaico mediterraneo, a compilare tante volte il catalogo delle sue componenti, a verificare il significato di ciascuna di esse e il valore dell'una nei confronti dell'altra: l'Europa, il Magreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l'islam; il Talmud, la Bibbia e il Corano; Atene e Roma; Gerusalemme, Alessandria, Costantinopoli, Venezia; la dialettica greca, l'arte e la democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la cultura araba, la poesia provenzale e catalana; il Rinascimento in Italia; la Spagna delle varie epoche, straordinarie e atroci; gli Slavi del sud sull'Adriatico e molte altre cose ancora. Il fatto di mettere in rilievo o dissociare cosi' le componenti più forti o predominanti, presentate di solito nelle loro relazioni e ternarie, riduce o deforma la portata e il contenuto del Mediterraneo. Qui popoli e razze per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni agli altri, come forse in nessun'altra regione di questo pianeta: si esagera evidenziando le loro convergenze e somiglianze, e trascurando invece i loro antagonismi e le differenze. Il Mediterraneo non e' solo storia. Le peculiarità mediterranee non si inseriscono facilmente in altri contesti, non entrano in tutti i tipi di relazioni del litorale col continente, del Sud col Nord, Dell'Est o dell'Ovest col Sud. E sono immense le incongruenze che hanno contrassegnato le diverse civiltà e culture del Mediterraneo, vecchie e nuove: dopo la greca e la romana, la bizantina, l'italiana e la francese con quella provenzale, la spagnola con quella catalana, l'araba sparsa nelle varie regioni, la croata dalla Dalmazia alla Pannonia, la slovena dal litorale fino alle Alpi, la serba con la la montenegrina, la macedone e la bulgara, l'albanese, la rumena, la turca e probabilmente altre ancora, precedenti all'epoca greco-romana, contemporanee ad esse o successive, e tutte prese nell'insieme, o ciascuna a se'. Le culture del Mediterraneo non sono culture nazionali.
Al Mediterraneo non si adattano metri più esigui dei suoi. Lo tradiamo accostandoci ad esso da punti di vista eurocentrici, che lo considerano esclusivamente come creazione latina, romana o romanza, osservandolo da un punto di vista panellenico, panarabo o sionistico, giudicandolo dalla posizione di qualsivoglia particolarismo, etnico, religioso o politico. L'immagine del Mediterraneo e' stata deformata da fanatici tribuni o da esegeti faziosi, da studiosi senza convinzioni o da predicatori senza fede, da cronisti d'ufficio e da poeti d'occasione. Stati e religioni, governanti e prelati, legislatori secolari e spirituali hanno diviso in tutti i modi lo spazio e la gente. E tuttavia i legami interiori hanno resistito a tutte le divisioni. Il Mediterraneo non e' una semplice appartenenza.

Venerdì 28 ottobre 2005 - Incontri del Mediterraneo - Islam e democrazia
"A Cesare quel che e' di Cesare" (confronto teologico) con Muhammad Arkoun, Professore emerito di Storia del Pensiero Islamico alla Sorbona di Parigi e Visiting, Professore presso varie Università arabe, europee e americane. Uno dei massimi teologi musulmani contemporanei. Ha pubblicato, tra l'altro, "Humanisme et Islam: combat e proposition". Conversano con l'ospite: Pier Cesare Bovi, Professore di Storia delle Dottrine Teologiche all'Universita' di Bologna e collabora, in Tunisia, con il "Master in religioni e civiltà comparate;
Khaled Fouad Allam, docente presso le Università di Trieste e Urbino, si occupa da anni di Islam contemporaneo, e' autore di "Lettera a un Kamikaze" e "L'Islam globale".
Dalla relazione di Muhammad Arkoun "Quando l'Islam ha perso la libertà" (in breve sintesi) "... Oggi, i musulmani hanno un solo codice giuridico, mentre nel Medioevo la situazione era più libera, essendo il diritto considerato come opera umana, di giuristi, ed essendovi più Scuole che discutevano fra loro e proponevano soluzioni giuridiche diverse alle questioni che venivano proposte. Insomma, allora, vi era pluralismo giuridico e dottrinale, mentre oggi vi e' solo monolitismo...
In ogni Paese si formo' una scuola giuridica particolare che teneva conto dei costumi e delle tradizioni locali, allo scopo di rispettarli ed integrarli. I costumi di Medina, in Arabia, sono diversi da quelli di Baghdad, in Iraq, o da quelli del Cairo, in Egitto. Nel Medioevo, grazie al pluralismo giuridico, veniva rispettata la base sociale del diritto: le norme del Corano venivano applicate in contesti culturali estremamente variegati, di cui dovevano tenere conto... Oggi, invece, il dettato non viene più aggiornato in funzione della situazione attuale della società. E' questa una conseguenza diretta della sacralizzazione della norma giuridica. A forza di ripetere la norma divina, ci si astrae dalla mutevole realtà sociale e storica, che invece deve essere sempre tenuta presente nell'applicazione delle norme giuridiche... Perché e' accaduto questo? Perché la costituzione degli stati nazionali negli anni Cinquanta e Sessanta (vedi Algeria...) ha portato a privilegiare il monolitismo... Quindi, il monolitismo e' voluto dallo stato nazionale, non dall'Islam. Non bisogna addossare tutte le responsabilità all'Islam come religione. L'Islam come religione e' stato utilizzato dagli stati come strumento per unificare la nazione. Cosi' l'Islam ha perso la propria liberta' in quanto espressione teologica e fede religiosa, diventando un codice politico e giuridico in vista della costruzione dell'unità nazionale... Il fatto e' che le società musulmane, soprattutto quelle affacciate sul Mediterraneo, non hanno potuto svilupparsi autonomamente dalla pressione esercitata su di esse dall'Europa e dal colonialismo... Per via della pressione europea, le società musulmane hanno dovuto sviluppare un sistema di difesa, che ha utilizzato l'Islam come rifugio identitario e come strumento di mobilitazione contro il pericolo esterno... ... L'Islam non ha mai conosciuto la normale condizione di libertà religiosa e del libero esame delle sacre scritture, perché fin dall'inizio fu confiscato dal potere politico. Ciò a partire dalla dinastia Ommeyade dei califfi arabi..."
La parte conclusiva del corposo e dotto intervento di Arkoun e' particolarmente interessante e stimolante, per le implicazioni future. Vi si afferma che: "... E' la comune identità mediterranea ad unire tutte le genti che abitano le rive del Mediterraneo... Tutti i popoli che in qualche modo gravitano su questo mare, sia sulla sponda Nord, sia sulla sponda Sud. Il Mediterraneo e' un crogiolo di civiltà millenarie. Dal Mediterraneo mosse i primi passi l'umanità. Prese corpo la sua vita... La sua storia. Il Mediterraneo e' culla dei tre monoteismi storicamente fondanti: il giudaismo, il cristianesimo e l'Islam. Solo nel Mediterraneo e' possibile una esplorazione della geografia del sacro, un ritorno alle origini della fede, dove il Talmud, la Bibbia e il Corano si ...incrociano e si confrontano Se religioni, etnie, politiche hanno sempre determinato divisioni, scontri, guerre, l'IDENTITA MEDITERRANEA può essere il comun denominatore UNIFICANTE delle sue genti... " Per questa ragione, bisogna riandare alla ricostruzione della storia comune del Mediterraneo, dei suoi popoli, delle culture, delle arti, dei mestieri, delle tradizioni. Per abbattere steccati, incomprensioni, muri divisori, bisogna ricostruire la memoria collettiva delle genti di Mediterraneo.

"... Yo...
Que en la piel tengo el sabor
Amargo del llanto eterno
Que han vertido en ti cien pueblos
De Algeciras a Estambul
Parà que pintes de azul
Sus largas noches de invierno
A fuerza de desventuras
Tu alma es profunda y oscura
...Soy cantor, Soy embustero
Me gusta el juego y el vino
Tengo alma de marineroo...
Que' le voy a hacer, si yo
Naci' en el Mediterraneo..."
("Mediterraneo" di Juan Manuel Serrat - cantante Catalano)

Il Mediterraneo e la Provenza. E' attorno alla figura di Frederic Mistral, scrittore e poeta francese di lingua occitana, insignito nel 1904 del Premio Nobel per la letteratura, e del 'Felibrige' (movimento letterario provenzale), che prende forma un vasto movimento non solo di rinnovamento linguistico e culturale, ma anche di ricerca di una... Comune Identità Mediterranea, pur tra alcune contraddizioni tipiche di movimenti autonomisti e separatisti (!). Il "Felibrige" (Felibrismo) e' un movimento letterario nato in Francia dopo la meta' del 1800, che, prendendo spunto dal movimento romantico, tendeva a valorizzare la difesa della lingua occitana (lingua d'oc), ponendo la salvaguardia dell'identità culturale provenzale in rapporto con le altre culture proprie dell'identità culturale mediterranea. Mistral fece votare al "Felibrige" un nuovo statuto allo scopo di allargare il movimento, allora essenzialmente provenzale, a tutti i paesi della lingua d'oc, le sette 'nazioni romanze', tra cui Catalogna, Perigord, Guascogna, Perigord. Mistral nella sua ode "Alla Razza Latina", fa chiaramente riferimento al Mediterraneo (razza latina... razza mediterranea, una faccia... una razza!) senza, peraltro, nominarlo esplicitamente. "Il tuo limpido mare, il mare sereno, dove biancheggiano tante vele... Sulle tue coste soleggiate Cresce l'olivo, l'albero della pace E della vigna rigogliosa S'inorgogliscono le tue campagne... Del tuo passato sempre brillante... Fraternizza sotto la Croce! Risorgi... Razza latina". Conclude con questa esortazione. La visione di Mistral e' ancorata alla sola riva Nord, la riva latina, che deve unirsi nell'Identita Mediterranea. La "Coupo Santo" (la Santa Coppa), opera composta da Mistral in occasione del ricevimento di una coppa d'argento cesellato, donata dai Catalani ai 'Felibres', anticipa i concetti cari al poeta provenzale sulla fraternizzazione delle razze mediterranee. "... Voi finalmente nostri complici Catalani, di lontano, o fratelli, tutti assieme accomunati!".
Alleanza con i Catalani, da una parte, viaggio in Italia dall'altra, in una sorta di gemellaggio con Napoli, il Golfo, un altro Mediterraneo..., dove Mistral trova affinità e somiglianze con la sua Provenza, determinano la tensione tra Provenza e Mediterraneo che e' la cifra del 'Felibrige'. Tensione Provenza e Mediterraneo non e' esclusiva del pensiero di Mistral e dei 'Felibres', ma la si trova come idea di fondo sui "Cahiers du Sud", una rivista nata dall'incontro al Liceo Thiers di Marsiglia tra Marcel Pagnol e Jean Ballard, dove continua il dibattito e il confronto culturale. La posizione culturale e intellettuale dei "Cahiers" e' pero' diversa. Non e' verso l'interno della Provenza, verso il continente, che si rivolge la rivista, ma, al contrario, verso l'esterno, verso il Mediterraneo. La lingua d'oc, il provenzale, non ha, per esempio diritto di cittadinanza nella rivista e il movimento 'Felibrige' e' considerato con molta circospezione.
"Noi ci sentiamo più mediterranei che provenzali... Poiché il nostro destino si era identificato con quello della nostra città natale (Marsiglia), aperta a tutte le correnti di pensiero, la nostra principale vocazione si era affermata come quella dell'uomo mediterraneo universalista." Questa vocazione mediterranea sarà una ispirazione costante della Rivista. Ma ciò che e' più sorprendente nella Rivista e' il suo rapporto con l'Islam.
"Si può sognare di un neo-classicismo mediterraneo, nel significato più ampio, dove l'Islam partecipera', come nel Medioevo, per supplire, affinare l'intelligenza greco-latina e collaborare alla creazione di un nuovo sincretismo di cui il nostro mare sarà il luogo e il veicolo magico..." Questo ' significato più ampio ', più allargato, che ricerca J.Ballard a proposito del Mediterraneo, lo elabora abbattendo le frontiere allora stabilte tra le diverse culture (e non ancora risolte!). Sono gli anni del periodo coloniale, gli anni Trenta.
"L'uomo mediterraneo", "L'Umanesimo mediterraneo" costituiscono, quindi, il solco di valori a partire dai quali i "Cahiers" vanno a costruire il loro progetto intellettuale e secondo il quale "l'uomo ha per funzione principale la costruzione della civiltà, non il suo annientamento." Aperta a tutte le novità, principalmente letterarie e poetiche, profondamente inscritta nelle avventure della modernità, la Rivista acquisisce un grande prestigio, sia nazionale che internazionale. Ma non cessa d'essere una 'Rivista del Sud'. Da Marsiglia, sua sede stabile, guarda perennemente a Sud.
"Il semplice nome di ' Mediterraneo ' non ha mai sofferto un moto di rallentamento. L'idea direttrice e' la nozione del ruolo del Mare Nostrum nella storia, come culla di civiltà millenarie, in ragione delle sue caratteristiche fisico-geografiche singolari di mare di 'mezzo'. L'influenza che ha avuto nella costituzione dello 'spirito europeo' o dell'Europa storica e' stata decisiva a tal punto da modificare conseguentemente il mondo e l'umanità tuta intera... Grazie alla facilita' di movimenti, le sue genti hanno intrattenuto rapporti di ogni genere: guerre comprese! Nel mondo mediterraneo mélange di sangue, di linguaggi, di culture e arti, di costumi, di leggende e tradizioni, unitamente ai numerosi elementi etnici, in presenza o in contrasto, alle legislazioni e alle costituzioni politiche, hanno prodotto, negli anni, una vitalità incomparabile.
Fin d'allora appare chiaro il concetto di 'Umanesimo Mediterraneo'. Un umanesimo che abbraccia contemporaneamente la Grecia e l'Islam, Cartagine e la Giudea con i Latini. Il Mediterraneo non e' mai stato più esclusivamente latino di quanto sia stato semitico. Non più cristiano che pagano. Non più giudaico che saraceno. L'Umanesimo concilia tutte le identità in esso, e cosi' lo dobbiamo vedere, in opposizione a tutte le dottrine che dividono gli uomini e i popoli.
A questo 'Umanesimo Mediterraneo' bisogna ritornare. Umanesimo che inizia le genti ai valori spirituali di civiltà, ai valori umanitari di tolleranza, di unita nella diversità... Nel segno della 'Comune Identità Mediterranea' ricostruire la memoria collettiva, ricostruire la storia autentica del Mediterraneo, delle sue culture, delle sue civiltà per... Forgiare l'uomo nuovo del terzo millennio.

 Predrag Matvejevic "Mediterraneo": "... Annoto solo quello che ho ascoltato tante volte, lungo le sponde del Mediterraneo, talvolta nelle piccole osterie dei porti o nelle periferie, nei castelli della riviera spalatina, a Fos-Sur-Mer, non lontano da Marsiglia, sulle ramblas di Barcellona, nei suk di Malaga, a Haifa, Sfax, Smirne e Salonicco... Alcune di queste tesi o ipotesi (non saprei in effetti come bisogna definirle) sono esposte come domande, altre come risposte. Perché la fascia lungo il mare e' talvolta cosi' stretta e breve o perché lungo la costa gli abitanti assumano altre abitudini e cantino altre canzoni? Perché tanti abitanti delle coste voltano la schiena al mare? E il confine settentrionale del Mediterraneo e' la linea fino alla quale giungono i Sefarditi? Perché essi non vanno più in la' dei confini del Mediterraneo? Cosa ha dato l'Islam agli Arabi e cosa a loro tolto, cosa avevano prima e cosa di questo prima e' loro rimasto? I Veneziani sono forse i discendenti di una tribù slava della regione del medio corso della Vistola? Quali sono le differenze fra il ghetto di Venezia o di Napoli e quelli di Spalato o di Dubrovnik? L'isola di Susak (Sansego) con le sue enormi stratificazioni di sabbia si e' staccata dalla foce del Po e ha compiuto un tragitto marino di più di ottanta miglia nautiche verso Sud? O e' stato invece un fiume sotterraneo ad aver trascinato una cosi' grande piramide sulla distesa del mare? Dove si trovavano i nidi dei corsari sull'Adriatico? Cosa hanno dato i capitani delle Bocche di Cattaro, in particolare quelli di Perast, alla marina della Russia zarista.?... E i naviganti si fanno i tatuaggi su tutti i mari e su tutte le coste? Chi non sa dare risposte come fa a parlare del Mediterraneo? A scriverne?..."

"... E chesta musica nun s'arricorda
Si viene 'a Sud si viene 'a Nord
Si tene feeling o sentimento
Si e' clandestina o residente...
Vola sta musica che nun e' ghiuta a scola
E che po' naviga ' cu tutte e venti
Da Napoli a Marsiglia all'Algeria
E vola e che il Mediterraneo sia...
Naviganti. Contro tutte le correnti
Negli oceani trasparenti
Verso nuovi mondi
Naviganti. Un po' eroi un po' perdenti
Europei e un po' migranti
Un po' come noi
Allez Allez a' la meme fete
Allez. Allez il n'y a pas de barriere
Nous sommes tous enfants de la meme mer
Il n'y a pas de pirate il n'y a pas d'emigrant
Nous sommes tous des navigants
E quell'onda che non smette mai...
CHE IL MEDITERRANEO SIA! "

("Che il Mediterraneo sia" - Eugenio Bennato -)

"... Fin d'allora appare chiaro il concetto di 'Umanesimo Mediterraneo'. Un umanesimo che abbraccia contemporaneamente la Grecia e l'Islam, Cartagine e la Giudea con i Latini. Il Mediterraneo non e' mai stato più esclusivamente latino di quanto sia stato semitico. Non più cristiano che pagano. Non più giudaico che saraceno. L'umanesimo concilia tutte le identità in esso, e cosi' lo dobbiamo vedere, in opposizione a tutte le dottrine che dividono gli uomini e i popoli. 
A questo 'Umanesimo Mediterraneo' bisogna ritornare. Umanesimo che inizia le genti ai valori spirituali di civiltà, ai valori umanitari di tolleranza, di unita' nella diversità... Nel segno della 'Comune Identità Mediterranea' ricostruire la memoria collettiva, ricostruire la storia autentica del Mediterraneo, delle sue culture, delle sue civiltà, (questa e' una delle finalita'!), per... forgiare l'uomo nuovo del terzo millennio. 
Nel segno di questa 'Identita' Mediterranea Comune' e' possibile, anzi doveroso, che il Mediterraneo diventi un ...mare di Pace. 
Per troppi secoli e' stato teatro dello "scontro di civiltà". Anche ora vi si registrano conflitti cruenti (Siria, Israele/Palestina, Libia...), apparentemente insanabili, nonché percorsi tortuosi, lunghi e laceranti verso la democrazia (Islam e democrazia in Tunisia, Egitto, Turchia, Iran...!?!). Ma non può, non deve essere un mare di contrasti... Deve esser un mare che unisce: unisce le genti della sponda Sud con quelle della sponda Nord. Non più mare amaro, dove naufragano le speranze dei migranti africani, medio-orientali, asiatici... Ma un 'ponte' certo e sicuro un'autostrada libera, dove transitare i diritti assicurati di chi vede l'Italia, la Spagna come mete, o come porte per l'Europa, per l'altrove...
Un mare che unisca l'Europa Mediterranea all'Europa Atlantica e del Mare del Nord... Una Europa dei popoli, delle culture e delle civiltà. 

La strada percorsa per secoli dai Crociati partiva o da Durazzo (Albania) o da IGOUMENITSA, il porto greco nel Mediterraneo. Si chiamava 'Egnatia' (o via Ignazia), costruita nel 146 a.C. da Gaio Ignazio, proconsole romano in Macedonia, per unire l'Impero d'Oriente con l'Impero d'Occidente, attraversava l' Epiro, la Macedonia, la Tracia e arrivava a Costantinopoli. Di li' proseguiva per l'Asia Minore il Medio Oriente e... Gerusalemme. 
Oggigiorno, la stessa strada fa parte del "TEN-T" (The Trans-European Transport Networks) ed e' chiamata: "Corridoio numero 8". Collega l'Asia Minore e il Medio Oriente al Mediterraneo e all'Italia, poi, attraverso il "Corridoio numero 5" della Pianura Padana, il Brennero o Il Tarvisio, all'Europa centrale e settentrionale. E' una delle reti commerciali più importanti per il collegamento Asia-Europa. E' percorsa quotidianamente da centinaia, migliaia di camionisti greci, bulgari, turchi, iraniani, iracheni... Domanda: alla guida dei loro mezzi si sentono diversi? Ebrei, Cristiani, Musulmani... Sunniti, Sciiti, Sefarditi... Oppure accomunati nello stesso destino di... Naviganti... fuori di ogni porto... Uniti nel comune "Corridoio numero 8"... Il Mediterraneo... L' Identità Mediterranea Comune... Uniti verso l' Europa... Verso un mondo nuovo. (altra finalita' !) 

" Naviganti... Fuori di ogni porto 
Sempre in alto mare Sempre in ascolto 
Naviganti... Contro tutte le correnti 
Negli Oceani trasparenti 
Verso nuovi mondi... 
Naviganti... Un po' eroi. Un po' perdenti 
Europei e un po' 'migranti' 
Un po' come noi... 
Naviganti... Fuori di ogni porto. " 

(" Naviganti " - Eugenio Bennato) 

Questo e' quanto! Salutissimi Gianni Fabbri