Carta del Mediterraneo

Adottata all’unanimità in occasione della 3A SESSIONE PLENARIA PRINCIPATO DI MONACO, 13-15 NOVEMBRE 2008 2 A SESSIONE PLENARIA

"Il Mediterraneo sta diventando il letto nuziale di Oriente e Occidente". ".
Michel Chevalier (1806-1879)

Prefazione
All’alba del terzo millennio, il Mediterraneo riesce ancora a darci delle buone ragioni di riuscita e speranza, invitandoci ad adottare e condividere un’arte comune del vivere. Noi, cittadini e parlamentari di tutti i Paesi del Mediterraneo, intendiamo rivendicare inequivocabilmente la nostra eredità e la nostra partecipazione all’avvenire, proclamando a voce alta le nostre convinzioni e le nostre idee attraverso la presente dichiarazione.

Il Mediterraneo é un mare interno che bagna le coste di tre continenti. Al centro tra Europa, Maghreb e Mashrek, questo mare é riuscito a trasmettere a tutti dei valori stabili, accendendo una interminabile curiosità per il proprio miglioramento e conoscenza. Le tradizioni complesse, che ancora resistono e prosperano su entrambe le rive, ci hanno insegnato a non denigrare mai la grandezza dell’uomo. Parlano di noi, ci dicono chi siamo e arricchiscono il nostro ambiente, ci donano un’identità e le libertà di cui essere fieri, e ci consentono soprattutto di avere fiducia nei nostri vicini.

Il Mediterraneo ci ha insegnato a dare e a ricevere, a lottare per il successo, ad interrogarci senza pregiudizi, e a guardare ad universi mentali differenti all’interno di un mondo intricato fin dai tempi di Omero e Virgilio. Le sue leggi, il suo sapere, le sue credenze, le religioni monoteiste, il rispetto per la natura e la bellezza, per il sacro e per la ragione, sono andati oltre le sue sponde, contribuendo all’esperienza totale dell’intero genere umano. E’ per questa ragione che noi, cittadini e parlamentari dei Paesi mediterranei, vogliamo dimostrarci all’altezza della nostra eredità. Il nostro scopo non è quello di valorizzare una civiltà a discapito di un’altra, o di disprezzare persone e proprietà, ma semplicemente di affermare l’esistenza, mentre guardiamo al futuro, di una saggezza, di una libertà e di un’eredità comune, che riteniamo siano un imperativo categorico per il futuro del pianeta.
Un’eredità comune
Pur essendo, su scala mondiale, un mare interno di modeste dimensioni, il Mediterraneo ha innegabilmente giocato un ruolo unico nella storia dell’umanità e nell’acquisizione delle sue libertà. In quanto "Culla di civiltà", il Mediterraneo ha visto la nascita e il declino di popoli che hanno lasciato una traccia profonda nella cultura universale: Assiri, Egizi, Minoici, Ebrei, Ittiti, Fenici, Greci, Etruschi e Romani, e ancora Celti, Iberici, Arabi e Ottomani, tanto per citarne alcuni.

E’ anche importante sottolineare il fatto che le tre religioni monoteiste siano nate proprio nel Mediterraneo o nelle sue immediate vicinanze, ed é qui che hanno trovato la loro massima espressione. Nonostante i rapporti tra le religioni monoteiste siano stati spesso caratterizzati da una discreta conflittualità, le tre Rivelazioni sono sempre state considerate uno strumento di diffusione di una serie innumerevole di valori comuni che hanno contibuito a plasmare "l’anima mediterranea". Assegnando un valore intrinseco alla figura dell’Uomo infatti, hanno dato dignità al genere umano, implicando un rispetto nuovo per la sua dignità fisica e morale. E tale eredità ci lega, e affida al dialogo inter-religioso una risonanza particolare, che deve essere rinforzata.

La storia del Mediterraneo, anche attraverso i suoi tumulti, ci aiuta a collocare nel tempo le civiltà e i popoli che si sono succeduti nel corso dei secoli. Periodi di relativa stabilità, in cui popoli o potenze dominavano il Mediterraneo, o vi giocavano un ruolo preponderante, si sono alternati a periodi di antagonismo tra forze rivali. La Grecia e le sue polis ai tempi di Pericle, l’impero ellenico di Alessandro Magno, la Roma dell’alto impero, l’impero romano d’oriente e la riconquista giustinianea, l’apogeo del Califfato degli abbasidi, l’impero ottomano dalla conquista di Costantinopoli e la disfatta di Lepanto, fino all’Inghilterra, potenza extra-mediterranea tra la fine del diciottesimo e l’inizio del diciannovesimo secolo, che ha concesso un periodo di pace e stabilità.

Durante le fasi di costruzione e di declino di tali imperi ognuno di essi, a stadi differenti, plurietnici e pluriconfessionali, il Mediterraneo é stato spesso teatro di feroci contese: Grecia contro Persia, Roma contro Cartagine, Bisanzio, e in seguito Spagna contro Impero ottomano, Francia contro Inghilterra ecc.
Spesso la storia distrugge ciò che ha costruito. Crollo di imperi, cadute e smembramenti di reami. E dopo l’unità, si susseguono multipolarità e diversità. Nel 395 la scissione dell’impero romano tra i due figli dell’imperatore Teodosio, al primo dei quali fu affidato l’Oriente e all’altro l’Occidente, creó una linea di frattura tra Est ed Ovest. Allo stesso modo la conquista arabo-musulmana che avvenne del corso del settimo secolo portó ad una separazione irreversibile tra la riva meridionale e quella settentrionale del Mediterraneo.
L’avvicendarsi di civiltà nel Mediterraneo sembra aver portato alla nascita di due grandi civiltà, quella Arabo-musulmana da un lato, e quella greca-romana-giudaico-cristiana dall’altro. Tale distinzione potrebbe sembrare piuttosto semplicistica, e soprattutto poco scrupoloso il tentativo di far confluire in quest’unica distinzione l’intera eredità della cultura greca, soprattutto considerando il ruolo essenziale svolto dai grandi filosofi e scienziati arabo-andalusi, come Ibn Sînâ (Avicenna) o Ibn Ruchd (Averroès), nella conservazione e trasmissione del patrimonio intellettuale della Grecia antica. Ciononostante, questa doppia descrizione ha il merito di chiarire quella divisione che tutt’ora esiste ed é ben riconoscibile 4
tra i popoli del Mediterraneo. Anche se questo non significa che tale "frontiera mentale" sia insormontabile e anzi, non deve essere in nessun caso sovrastimata.
Uno spazio condiviso
Sappiamo, fin dai tempi di Omero e dall’incendio di Troia, che la storia é sempre stata ricca di tragici avvenimenti. Nel Mediterraneo la guerra come la pace hanno sempre tessuto legami segreti tra le sue rive. Incuranti delle frontiere e dei differenti credo, gli uomini non hanno mai smesso di viaggiare da un paese all’altro. Come conseguenza, quell’odio che scaturiva dall’ignoranza ha iniziato poco a poco ad indietreggiare. Grazie al commercio, alla poesia e alla navigazione, le civiltà mediterranee, anche le più ostili e lontane non hanno mai smesso di fraternizzare.
L’espansione greca e le conquiste romane nel Mediterraneo hanno portato ad un’apparente diffusione di coesione politica, suggellata dall’adozione di una lingua condivisa. Inoltre la diffusione di un modello urbanistico comune e la proliferazione di templi con frontoni e colonne simili e dedicati alle stesse divinità hanno dissimulato le profonde differenze esistenti sul territorio. Conquistatori e conquistati si sono mescolati gli uni agli altri influenzandosi reciprocamente e dando luogo a sintesi locali ed eterogenee.
D’altro canto peró l’incredibile vitalità degli scambi intermediterranei ha condotto ad un dinamismo senza precedenti. Il continuo mescolarsi di idee e di modelli di vita ha contribuito a creare, se non una vera e propria civiltà, quantomeno una cultura, uno spirito e dei valori comuni a tutto il Mediterrano.

Attraverso "il mare tra le terre", i marinai hanno trasportato, nei lori viaggi da una riva all’altra, differenti costumi e consuetudini, facendo del Mediterraneo un crocevia in cui tradizioni e culture si intrecciano.

In questo panorama di "fertilizzazione incrociata", alcuni punti di passaggio cruciali hanno fatto da agenti catalitici durante tutta la storia mediterranea: parliamo di città quali Al-Andalus, Venezia, Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul, Alessandria, Cartagine o ancora Salonicco o Marsiglia.
Tra i valori mediterranei forgiati dalla storia, sembra doveroso menzionare anche il senso di ospitalità, quello di appartenenza alla famiglia, lo stimolo al dibattito, il gusto per il bello e la natura, l’apertura all’altro, il senso della tragedia.....
Nessuno dei valori sopra menzionati può essere considerato appannaggio di uno specifico paese o regione, ma é proprio la loro combinazione che forma un’eredità comune di proporzione senza precedenti. D’altro canto scrittori e artisti del Mediterraneo hanno contribuito a far emergere un "Mediterraneo mentale" che é al tempo stesso reale e immaginario, le cui rive sono illuminate dalla stessa luce, bagnate dalla stessa acqua dal colore blu cristallino, e su cui trovano la vita le stesse specie endemiche di piante, uliveti, vigneti, alberi di fico, e di spezie orientali che oggi costituiscono il simbolo del nostro paesaggio, assieme ad aranceti, mandorli o albicocchi.
Dunque questo metaforico "crogiuolo" non é privo di significato e ci si puó fare esplicitamente affidamento ogni qual volta si invoca questa eredità comune in cui <<l’alfabeto é fenicio, i "concetti" sono di derivazione greca, il diritto é romano, il monoteismo semita, l’ingegnosità punica, la scienza araba, il potere ottomano, la coesistenza andalusa, la sensibilità italiana, l’avventura catalana, la libertà francese e l’eternità egizia>>.1 E’ possibile leggere la storia del Mediterraneo come un cammino lungo e complesso, che va dalla diversa unità dei tempi più antichi fino all’unita diversità di quelli moderni. Naturalmente non c’é ragione di rimanere incantanti dalla versione idilliaca dei fatti. Diciamo piuttosto che l’incertezza e le minacce del passato ci insegnano che é ragionevole sperare ma urgente agire. E’ giunto il tempo di venire a patti con il significato di "essere mediterraneo", e di tracciare i confini della nostra eredità comune. Il futuro si scrive sempre sulle tracce del passato. Una sfida collettiva In verità il Mediterraneo non ha sempre soddisfatto le aspettative create nei suoi confronti. Dobbiamo affrontare insieme una realtà complessa, e alle volte pericolosa, sul triplice piano della politica, dell’economia e della cultura: Al-Andalus, Venezia, Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul, Alessandria, Cartagine o ancora Salonicco o Marsiglia.
Josep Maïla, Etudes, febbraio 1997. Josep Maïla, Etudes, febbraio 1997.
- Dal punto di vista politico: esistono numerosi focolai di tensione nel Mediterraneo, il piu’ importante dei quali é il Medio Oriente, con le sue ripercussioni negative che vanno al di là della Regione. Inoltre molti degli Stati rivieraschi sono stati, o sono tutt’ora l’obiettivo di attacchi terroristici; - Dal punto di vista economico: il divario di sviluppo tra la costa meridionale e quella settentrionale é considerevole, e questa tendenza é destinata ad accentuarsi; tale disparità di livelli di vita conduce inevitabilmente a delle pressioni migratorie di grande portata: in qualità di zone di transito, i Paesi al sud del Mediterraneo sono costretti ad affrontare il problema del cospicuo numero di immigranti illegali, così come era accaduto per lungo tempo ai Paesi del Mediterraneo settentrionale. I tentativi di attraversare il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni di fortuna hanno causato la perdita di numerose vite umane; le economie mediterranee, ancora lontane dal rispetto degli imperativi di sviluppo sostenibile, accrescono in questo modo i rischi ambientali associati alle attività umane;
- Dal punto di vista culturale: la scarsa consapevolezza della diversità tra culture e religioni accresce pericolosamente, provocando delle inquietanti spinte di intolleranza.
Queste semplici constatazioni servono a rendere misurabile l’entità delle sfide che attendono quanti vogliono fare del Mediterraneo una zona di pace, di mutui scambi e di prosperità condivisa.
Questa é la ragione principale per cui l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (APM) é stata costituita. In effetti, i Parlamenti degli Stati rivieraschi hanno voluto stabilire un proprio forum parlamentare che consentisse loro di condividere le proprie esperienze, rendere possibile il confronto di idee e cercare assieme risposte comuni ai problemi più pregnanti con cui la regione deve confrontarsi.
In questo modo, hanno voluto ridare vita ad un’eredità mediterranea comune, che desidera dimostrare la propria modernità, contribuendo ad incoraggiare i valori che costituiscono il riferimento e la risposta alle legittime aspirazioni dei popoli del Mediterraneo.
E’ importante tenere presente che i valori che uniscono i popoli del Mediterraneo sono tutt’altro che limitati alla sola sfera culturale o a quella dell’arte di vivere, ma sono ugualmente presenti nella sfera politica, considerata nel suo più ampio significato.
Sono i valori che costituiscono le pietre miliari dell’azione dell’APM, motivo per cui é fondamentale che vengano ribaditi.
Il primo di questi valori é quello della democrazia. Il concetto di democrazia affonda le sue radici nella civiltà greca, presente già in alcune delle cosiddette città-stato del Mediterraneo, ed é poi tornato in forza, sotto una forma completamente rinnovata, in seguito alla Rivoluzione francese.
Bisogna senza dubbio guardarsi dal voler impiantare un unico modello di democrazia standardizzata, una volta appurata la varietà dei contesti nazionali; allo stesso modo sarebbe un grave errore applicare quei precetti di relativismo assoluto a tutti i regimi democratici o presunti tali, considerandoli automaticamente validi per tutti. E’ doveroso constatare che il livello di diffusione della democrazia parlamentare non é la stessa in tutto il Mediterraneo, e dei sostanziali progressi possono essere ancora perseguiti in alcuni contesti.
In questo contesto l’azione dell’APM deve essere impregnata di uno spirito costruttivo. Non si tratta di dare lezioni o erogare crediti o penalizzare, quanto piuttosto di promuovere quella evoluzione richiesta per gettare le fondamenta di una emulazione proficua. A questo proposito i numerosi incontri interparlamentari inerenti all’attività dell’Assemblea fanno in modo che quest’ultima giochi un ruolo pionieristico nello scambio di informazioni e di buone pratiche parlamentari, allo scopo di confronto o di rafforzamento dei valori democratici.
L’APM ha sottoscritto la "Dichiarazione universale della Democrazia" adottata dall’Unione Interparlamentare (UIP) in occasione della 98esima Conferenza interparlamentare tenutasi al Cairo nel settembre 1997, che assegna ai Governi i seguenti compiti:
· Rispettare appieno diritti umani come definiti dalle convenzioni internazionali rilevanti;
· Assicurare che il Parlamento sia rappresentativo di tutte le componenti della società;
· Dotare il Parlamento dei poteri e dei mezzi con cui esprimere la volontà del popolo, attraverso le leggi e il controllo dell’azione dei governi;
· Organizzare ad intervalli regolari delle elezioni libere e a suffragio universale che permettano alla popolazione di esprimere il loro diritto di voto libero e segreto;
· Assicurare il rispetto dei diritti civili e politici, come il diritto di voto attivo e passivo, il diritto alla libertà di espressione e di associazione, l’accesso alle informazioni, il diritto a costituire partiti politici e a perseguire attività politiche;
· Regolamentare in maniera imparziale attività, finanziamento ed etica dei partiti politici; · Regolamentare in maniera imparziale la partecipazione democratica pubblica e privata al fine di evitare ogni discriminazione o rischio di intimidazione da parte degli attori statali e non-statali;
· Assicurare a tutti l’accesso ai ricorsi amministrativi e giudiziari sulla base dell’uguaglianza e del rispetto delle decisioni;
· Impegnarsi nella soddisfazione dei bisogni economici e sociali delle classi meno avvantaggiate, assicurando loro la piena integrazione nel processo democratico;
· Favorire la partecipazione pubblica in modo da salvaguardare le differenze, il pluralismo e il diritto alla diversità in un clima di tolleranza;
· Incoraggiare la decentralizzazione amministrativa e governativa;
· Garantire una collaborazione genuina tra uomo e donna nella conduzione degli affari pubblici.

L’APM si impegna anche a promuovere i "criteri per elezioni libere e regolari" come sancito dalla Dichiarazione adottata dall’UIP in occasione del 154esimo Consiglio tenutosi a Parigi nel marzo del 1994.
Approfondendo poi il proprio impegno a supporto della democrazia, l’APM promuove anche i principi di stato di diritto compresi, fra gli altri, l’indipendenza giudiziaria, il rispetto della gerarchia delle norme, l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla legge e alle altre norme giuridiche così come il diritto da parte di ogni cittadino che sia interessato da una decisione dello Stato o di qualsiasi altro organo pubblico ad avere accesso ad un rimedio effettivo di fronte ad un organo indipendente ed imparziale.

Nel campo delle relazioni internazionali, l’APM ha sottoscritto la Carta delle Nazioni Unite, nel rispetto e nella promozione dei seguenti principi:
· Risoluzione pacifica dei conflitti;
· Rispetto della sovranità statale e adozione della "responsabilità di proteggere" definita dalla Risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
· Sostegno ai trattati di disarmo e di non-proliferazione a livello regionale, come il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) o il Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBT);
· Condanna universale di qualsiasi forma di terrorismo;
· Sostegno all’implementazione del processo di pace nella regione, in particolare nel Medio Oriente, dove l’obiettivo fondamentale é quello di pervenire, sulla base delle risoluzioni principali del Consiglio di Sicurezza, ad una regolamentazione stabile e duratura dei conflitti, attraverso la costituzione di due Stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco grazie a frontiere sicure e reciprocamente riconosciute;
· Adesione ai principi della Carta di Cartagine sulla Tolleranza nel Mediterraneo e il sostegno ad iniziative come l’Alleanza delle Civilizzazioni, volte al mutuo

riconoscimento e promozione di un dialogo pacifico e costruttivo tra culture e religioni. esima Conferenza interparlamentare tenutasi al Cairo nel settembre 1997, che assegna ai Governi i seguenti compiti:
· Rispettare appieno diritti umani come definiti dalle convenzioni internazionali rilevanti;
· Assicurare che il Parlamento sia rappresentativo di tutte le componenti della società;
· Dotare il Parlamento dei poteri e dei mezzi con cui esprimere la volontà del popolo, attraverso le leggi e il controllo dell’azione dei governi;
· Organizzare ad intervalli regolari delle elezioni libere e a suffragio universale che permettano alla popolazione di esprimere il loro diritto di voto libero e segreto;
· Assicurare il rispetto dei diritti civili e politici, come il diritto di voto attivo e passivo, il diritto alla libertà di espressione e di associazione, l’accesso alle informazioni, il diritto a costituire partiti politici e a perseguire attività politiche;
· Regolamentare in maniera imparziale attività, finanziamento ed etica dei partiti politici;
· Regolamentare in maniera imparziale la partecipazione democratica pubblica e privata al fine di evitare ogni discriminazione o rischio di intimidazione da parte degli attori statali e non-statali;
· Assicurare a tutti l’accesso ai ricorsi amministrativi e giudiziari sulla base dell’uguaglianza e del rispetto delle decisioni;
· Impegnarsi nella soddisfazione dei bisogni economici e sociali delle classi meno avvantaggiate, assicurando loro la piena integrazione nel processo democratico;
· Favorire la partecipazione pubblica in modo da salvaguardare le differenze, il pluralismo e il diritto alla diversità in un clima di tolleranza;
· Incoraggiare la decentralizzazione amministrativa e governativa;
· Garantire una collaborazione genuina tra uomo e donna nella conduzione degli affari pubblici.
L’APM si impegna anche a promuovere i "criteri per elezioni libere e regolari" come sancito dalla Dichiarazione adottata dall’UIP in occasione del 154esimo Consiglio tenutosi a Parigi nel marzo del 1994.
Approfondendo poi il proprio impegno a supporto della democrazia, l’APM promuove anche i principi di stato di diritto compresi, fra gli altri, l’indipendenza giudiziaria, il rispetto della gerarchia delle norme, l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla legge e alle altre norme giuridiche così come il diritto da parte di ogni cittadino che sia interessato da una decisione dello Stato o di qualsiasi altro organo pubblico ad avere accesso ad un rimedio effettivo di fronte ad un organo indipendente ed imparziale.

Nel campo delle relazioni internazionali, l’APM ha sottoscritto la Carta delle Nazioni Unite, nel rispetto e nella promozione dei seguenti principi:
· Risoluzione pacifica dei conflitti;
· Rispetto della sovranità statale e adozione della "responsabilità di proteggere" definita dalla Risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
· Sostegno ai trattati di disarmo e di non-proliferazione a livello regionale, come il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) o il Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBT);
· Condanna universale di qualsiasi forma di terrorismo;
· Sostegno all’implementazione del processo di pace nella regione, in particolare nel Medio Oriente, dove l’obiettivo fondamentale é quello di pervenire, sulla base delle risoluzioni principali del Consiglio di Sicurezza, ad una regolamentazione stabile e duratura dei conflitti, attraverso la costituzione di due Stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco grazie a frontiere sicure e reciprocamente riconosciute;
· Adesione ai principi della Carta di Cartagine sulla Tolleranza nel Mediterraneo e il sostegno ad iniziative come l’Alleanza delle Civilizzazioni, volte al mutuo

riconoscimento e promozione di un dialogo pacifico e costruttivo tra culture e religioni. esimo Consiglio tenutosi a Parigi nel marzo del 1994.
Approfondendo poi il proprio impegno a supporto della democrazia, l’APM promuove anche i principi di stato di diritto compresi, fra gli altri, l’indipendenza giudiziaria, il rispetto della gerarchia delle norme, l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla legge e alle altre norme giuridiche così come il diritto da parte di ogni cittadino che sia interessato da una decisione dello Stato o di qualsiasi altro organo pubblico ad avere accesso ad un rimedio effettivo di fronte ad un organo indipendente ed imparziale.

Nel campo delle relazioni internazionali, l’APM ha sottoscritto la Carta delle Nazioni Unite, nel rispetto e nella promozione dei seguenti principi:
· Risoluzione pacifica dei conflitti;
· Rispetto della sovranità statale e adozione della "responsabilità di proteggere" definita dalla Risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
· Sostegno ai trattati di disarmo e di non-proliferazione a livello regionale, come il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) o il Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBT);
· Condanna universale di qualsiasi forma di terrorismo;
· Sostegno all’implementazione del processo di pace nella regione, in particolare nel Medio Oriente, dove l’obiettivo fondamentale é quello di pervenire, sulla base delle risoluzioni principali del Consiglio di Sicurezza, ad una regolamentazione stabile e duratura dei conflitti, attraverso la costituzione di due Stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco grazie a frontiere sicure e reciprocamente riconosciute;
· Adesione ai principi della Carta di Cartagine sulla Tolleranza nel Mediterraneo e il sostegno ad iniziative come l’Alleanza delle Civilizzazioni, volte al mutuo

riconoscimento e promozione di un dialogo pacifico e costruttivo tra culture e religioni.

Un impegno per il futuro
Infine, il dovere di ciascuna generazione é quello di scrivere quelle pagine che influenzeranno il futuro dei nostri popoli. Noi, parlamentari e cittadini del Mediterraneo, qui riuniti a Monaco in questo anno 2008, vogliamo mostrarci degni delle lezioni impartiteci dalle storia delle due sponde del Mediterraneo. La storia di questo mare infatti ci ha insegnato che la felicità dei popoli si costruisce progressivamente. Niente viene regalato, o promesso. E il peggio é sempre in agguato, se non si fa attenzione. Ma tutto é possibile per quanti accettano di osare e di agire.

La storia accelera mentre il mondo intero arretra. Diventa sempre più difficile rispondere alla solita filosofica domanda: "Dove posso sentirmi veramente a casa?". Sembra essere arrivato il momento di assumerci le nostre responsabilità. Noi non le potremo né evitare, né sfuggire. Abbiamo fiducia nel genere umano, nella sua libertà; abbiamo il privilegio di sapere chi siamo e dove viviamo. Crediamo che ciascun cittadino delle coste del Mediterraneo abbia il diritto di vivere in pace, lontano dalle sofferenze e dagli stenti. Vogliamo che i nostri popoli e i nostri paesi abbiano il pieno accesso al loro patrimonio e che da questo sappiano trarre frutto. Un patrimonio che non é inconsistente ma ci parla di sapere, bellezza e mistero. Il nostro dovere di parlamentari e cittadini dei Paesi mediterranei é quello di rafforzare questo passato comune e pensare al futuro con fiducia, ricreando quella unità perduta tra le due sponde. E speriamo che proprio la loro unità possa donare ai nostri popoli pace, prosperità e potere, elementi essenziali per sostenere la vita.

DOCUMENTO DI ORIENTAMENTO SULLA NATURA, GLI OBIETTIVI, L’ORGANIZZAZIONE E I CAMPI D’AZIONE DELL’APM
Le origini
L’APM é il frutto naturale del processo di evoluzione della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo (CSCM), che ha operato sotto l’egida dell’Unione Interparlamentare (IPU) dal 1992 fino al febbraio 2005.
Gli atti della Conferenza hanno avuto il merito di creare una piattaforma per la discussione di "questioni mediterranee" in seno ad un forum parlamentare creato esplicitamente per l’occasione. Tuttavia l’inserimento di tali dibattiti come parte degli incontri "ordinari" della CSCM all’interno dell’agenda dell’IPU ha limitato a sole poche ore il tempo dedicato al Mediterraneo. Inoltre, il fatto che le Sessioni Plenarie del CSCM fossero infrequenti (1992, 1995, 2000 e 2001) rappresentava un ostacolo all’effettivo sviluppo del forum parlamentare. L’idea di creare un’Assemblea Parlamentare per il Mediterraneo risale al 1995 nel quadro delle attività della CSCM. Ad ogni modo, il limitato sviluppo del processo di pace in Medio Oriente ha costituito un grosso impedimento alla sua costituzione. Le linee guida per il futuro dell’Assemblea furono delineate nel 2002, in occasione della Conferenza dell’IPU tenutasi a Marrakech (Marocco). In seguito, i parametri fondamentali di tale Assemblea furono definiti e fissati nell’ambito di un Comitato di coordinamento tenutosi a Nizza nel 2004, che ha reso possibile la sostituzione della CSCM con l’APM nell’ultima conferenza plenaria convenuta a Nafplion (Grecia) nel 2005.

La sessione inaugurale dell’APM ha avuto luogo ad Amman (Giordania) nel 2006 e il lasso di tempo intercorso tra la Conferenza di Nafplion e la sessione inaugurale fu utilizzato per assicurarsi che il mandato dell’Assemblea non si sovrapponesse in alcun modo a quello di altri organi che si occupano di questioni "mediterranee".
Un perimetro definito: tutto il Mediterraneo, nient’altro che il Mediterraneo
L’APM si distingue dalla cerchia di organismi parlamentari che si occupano di problemi riguardanti il Mediterraneo per la sua composizione, che la rende un unicum. Si tratta infatti della sola organizzazione parlamentare dedicata e aperta esclusivamente ai Paesi mediterranei.

E’ opportuno a questo punto sottolineare che se da un lato per "mediterranei" si intendono quei paesi che geograficamente si affacciano sul Mediterraneo, dall’altro si vogliono abbracciare anche quei paesi i cui interessi comuni sono strettamente associati e assimilati a quelli degli Stati rivieraschi. Tale categoria include, stricto sensu, un numero ristretto di Stati. Al momento, sono compresi l’"ex Repubblica iugoslava di Macedonia",la Giordania, il Portogallo e la Serbia. Questa cornice non é solo una caratteristica essenziale dell’Assemblea, ma costituisce anche una delle sue principali ragioni d’essere. Attraverso i dibattiti nella CSCM, e specialmente quelli volti ad assegnare un valore aggiunto all’APM, i membri partecipanti hanno ripetutamente espresso una volontà condivisa di disporre di un’assemblea parlamentare che fosse propria dei Paesi mediterranei, un’assemblea che potesse essere considerata la piattaforma più pertinente per esaminare in maniera efficace e approfondita i problemi della regione.
Questa volontà comune a tutti i Parlamenti coinvolti, questo ardente desiderio esistente tra i parlamentari mediterranei di "vivere assieme", costituisce uno dei principali punti di forza dell’APM, senza il quale non sarebbe stato neppure possibile il suo concepimento. unicum. Si tratta infatti della sola organizzazione parlamentare dedicata e aperta esclusivamente ai Paesi mediterranei.

E’ opportuno a questo punto sottolineare che se da un lato per "mediterranei" si intendono quei paesi che geograficamente si affacciano sul Mediterraneo, dall’altro si vogliono abbracciare anche quei paesi i cui interessi comuni sono strettamente associati e assimilati a quelli degli Stati rivieraschi. Tale categoria include, stricto sensu, un numero ristretto di Stati. Al momento, sono compresi l’"ex Repubblica iugoslava di Macedonia",la Giordania, il Portogallo e la Serbia. Questa cornice non é solo una caratteristica essenziale dell’Assemblea, ma costituisce anche una delle sue principali ragioni d’essere. Attraverso i dibattiti nella CSCM, e specialmente quelli volti ad assegnare un valore aggiunto all’APM, i membri partecipanti hanno ripetutamente espresso una volontà condivisa di disporre di un’assemblea parlamentare che fosse propria dei Paesi mediterranei, un’assemblea che potesse essere considerata la piattaforma più pertinente per esaminare in maniera efficace e approfondita i problemi della regione.
Questa volontà comune a tutti i Parlamenti coinvolti, questo ardente desiderio esistente tra i parlamentari mediterranei di "vivere assieme", costituisce uno dei principali punti di forza dell’APM, senza il quale non sarebbe stato neppure possibile il suo concepimento. stricto sensu, un numero ristretto di Stati. Al momento, sono compresi l’"ex Repubblica iugoslava di Macedonia",la Giordania, il Portogallo e la Serbia. Questa cornice non é solo una caratteristica essenziale dell’Assemblea, ma costituisce anche una delle sue principali ragioni d’essere. Attraverso i dibattiti nella CSCM, e specialmente quelli volti ad assegnare un valore aggiunto all’APM, i membri partecipanti hanno ripetutamente espresso una volontà condivisa di disporre di un’assemblea parlamentare che fosse propria dei Paesi mediterranei, un’assemblea che potesse essere considerata la piattaforma più pertinente per esaminare in maniera efficace e approfondita i problemi della regione.
Questa volontà comune a tutti i Parlamenti coinvolti, questo ardente desiderio esistente tra i parlamentari mediterranei di "vivere assieme", costituisce uno dei principali punti di forza dell’APM, senza il quale non sarebbe stato neppure possibile il suo concepimento.

La missione prioritaria: aumentare il livello del dialogo inter-parlamentare nel Mediterraneo per operare in favore del processo di pace, di sviluppo e di reciproca comprensione

L’APM é un’assemblea parlamentare internazionale di natura consultiva, indipendente da qualsiasi processo intergovernativo.
Rispetto alla CSCM, la creazione dell’APM rappresenta un salto qualitativo, deciso per promuovere ed intensificare i livelli di scambio nel Mediterraneo.
L’APM offre inoltre un quadro propizio per lo sviluppo della diplomazia parlamentare all’interno della regione del Mediterraneo. Mentre da un lato la diplomazia tradizionale ha, senza dubbio, un carattere più operativo, ha però lo svantaggio, dall’altro, di essere troppo rigida, soprattutto in situazioni di tensione. E dal momento che i parlamentari hanno le mani slegate da vincoli governativi, l’APM offre l’occasione per un confronto genuino tra diversi punti di vista, al fine di appianare le differenze ed esplorare nuovi canali, mettere a punto nuove idee esaminando possibili soluzioni. Senza alcuna pretesa di essere uno strumento di risoluzione dei conflitti, l’APM può contribuire all’implementazione di politiche che possono contribuire a porre delle premesse e a creare delle condizioni favorevoli ad un’evoluzione positiva, a condizione che le parti coinvolte accettino le "regole del gioco".
In definitiva l’APM può giocare un ruolo come piattaforma di scambio di buone pratiche tra i parlamenti nazionali. I membri delle delegazioni nazionali dell’APM sono infatti, per definizione, professionisti rispetto all’iter legislativo e sul controllo dell’esecutivo, e devono essere messi nelle condizioni di utilizzare gli incontri presso l’APM per confrontare le loro esperienze professionali, riflettere assieme su quale sia il miglior modo di esercitare il "mestiere" di parlamentare e di imparare dai fallimenti e dai successi dei propri colleghi.
In sostanza, l’obiettivo dell’APM é quello di contribuire, con i mezzi di cui dispone, a fare del Mediterraneo uno spazio di stabilità, di cooperazione, di comprensione e di prosperità condivisa.

Quest’ambizione non si fonda su un altruismo di facciata, ma sulla convinzione che i destini dei Paesi mediterranei siano strettamente legati gli uni agli altri. La sponda meridionale non potrebbe avere la stessa prosperità senza la sponda meridionale, e il 11
Mediterraneo intero non potrebbe avere una tranquillità di lunga durata senza una giusta soluzione dei conflitti nel Mediterraneo orientale.
Sarebbe terribilmente irresponsabile lasciar crescere lo scarto di povertà e l’esacerbarsi di tensioni tra le due rive del Mediterraneo, soprattutto in un mondo le cui frontiere sono così fragili. Un approccio di tipo laisser-faire non é auspicabile, e diventa obbligatorio sviluppare progetti che siano finalizzati a colmare le lacune tra nord e sud, in particolare promuovendo e sostenendo la creazione di benessere nei paesi della sponda meridionale. L’APM sostiene, attraverso il suo impegno, tale presa di coscienza, in particolare esaminando i casi di maggior interesse nello spirito di apertura e senza pregiudizio alcuno, proponendo ai Parlamenti membri e ai Governi della regione le conclusioni cui é pervenuta.
Con lo stesso stato d’animo l’APM dovrà anche sforzarsi di intensificare il dialogo culturale e religioso tra le due sponde del Mediterraneo attraverso un processo che illustri, in maniera pedagogica, l’esistenza di una cultura comune, nonché di valori condivisi. laisser-faire non é auspicabile, e diventa obbligatorio sviluppare progetti che siano finalizzati a colmare le lacune tra nord e sud, in particolare promuovendo e sostenendo la creazione di benessere nei paesi della sponda meridionale. L’APM sostiene, attraverso il suo impegno, tale presa di coscienza, in particolare esaminando i casi di maggior interesse nello spirito di apertura e senza pregiudizio alcuno, proponendo ai Parlamenti membri e ai Governi della regione le conclusioni cui é pervenuta.

Con lo stesso stato d’animo l’APM dovrà anche sforzarsi di intensificare il dialogo culturale e religioso tra le due sponde del Mediterraneo attraverso un processo che illustri, in maniera pedagogica, l’esistenza di una cultura comune, nonché di valori condivisi.

Una struttura leggera e adattabile
La struttura istituzionale dell’APM é stabilita dallo Statuto elaborato dapprima in versione preliminare nella CSCM e poi adottata nella sessione inaugurale ad Amman nel settembre 2006 e successivamente modificata durante la Sessione Plenaria tenutasi a Valletta (Malta) nel Novembre 2007.

Questa struttura istituzionale fonde il principio di semplicità con quello di flessibilità.

L’Assemblea é il principale organo deliberativo dell’APM. Si riunisce in sessione plenaria ordinaria almeno una volta l’anno, ma da statuto é prevista la possibilità, in caso di necessità, che possa riunirsi in sessioni straordinarie. Le sessioni plenarie sono organizzate in uno degli Stati Membri rispettando possibilmente l’alternanza tra Nord e Sud. Ciascuno Stato Membro é rappresentato da una delegazione di cinque parlamentari. Tutte le decisioni importanti relative al funzionamento interno dell’APM sono prese dall’Assemblea: a questo proposito essa adotta un piano finanziario ed un programma di lavoro su base pluriennale. L’Assemblea adotta anche delle proposte di risoluzione ed altri documenti che esprimono la posizione dell’APM su questioni di interesse internazionale.

L’organo esecutivo dell’APM é il Bureau, composto da otto membri eletti dall’Assemblea per un mandato di due anni. Il Bureau include il Presidente dell’Assemblea, i quattro Vice-Presidenti e i Presidenti delle tre Commissioni permanenti, come previsto dallo Statuto, vale a dire la Commissione Politica sulla Sicurezza e la Stabilità Regionale (Prima Commissione), quella sulla Cooperazione Economica, Sociale ed Ambientale, Sviluppo e Partnership (Seconda Commissione), ed infine quella sul Dialogo tra le Civiltà e i Diritti Umani (Terza Commissione). Come si vedrà in seguito, un accordo informale garantisce una rappresentanza equa ed un’alternanza geopolitica dei membri eletti in seno al Bureau.
Il Bureau é responsabile della preparazione e del coordinamento dei lavori dell’Assemblea: a questo proposito, indirizza raccomandazioni su tutte le questioni relative all’appartenenza all’Assemblea, propone il programma di lavoro, approva il piano finanziario e seleziona, tra i candidati alla carica di Segretario Generale, il nominativo da mettere ai voti.
Le tre Commissioni Permanenti rappresentano il braccio operativo dell’Assemblea. E’ proprio in seno a queste Commissioni infatti, che si articola il dibattito tra i Membri e vengono stabilite le posizioni dell’Assemblea. Le Commissioni sono inoltre il luogo in cui vengono presentate le proposte da parte dei Membri, prima che queste vengano sottoposte all’Assemblea Plenaria.

La divisione di competenze tra le tre Commissioni Permanenti corrisponde al "modello classico" dei tre settori: quello politico, quello economico e quello dedicato alla cultura e ai diritti umani. In relazione poi ai campi di competenza affidati a ciascuna delle Commissioni, gli statuti hanno previsto due modalità complementari di organizzazione dei lavori dell’APM stabilite dall’Assemblea.

Per assicurare che ad alcune questioni specifiche venga dedicata la dovuta attenzione in maniera continuativa, l’Assemblea ha la facoltà di costituire delle Commissioni ad hoc. Fino ad ora tale possibilità é stata utilizzata per costituire la Commissione ad hoc per il Medioriente.

Allo stesso modo é possibile che il lavoro delle Commissioni Permanenti sia suddiviso tra Gruppi di Lavoro Speciali (GLS), anche chiamati Special Task Forces. In linea di principio tali gruppi di lavoro non sono organi permanenti, fatta eccezione per quelli istituiti in accordo con lo statuto, come quello sulla Parità di Genere (collegato alla Terza Commissione Permanente).

Dal momento in cui il Segretariato ha preso a funzionare in maniera permanente e autonoma, un GLS é stato istituito per la quasi totalità dei soggetti iscritti all’ordine del giorno della Sessione Plenaria. Questo metodo di lavoro ha permesso il coinvolgimento di numerosi membri delle Commissioni nella preparazione dei lavori. In questo modo al parlamentare, nominato relatore e responsabile per l’elaborazione della proposta nei confronti del Presidente del GLS, viene offerta la possibilità di esaminare le proprie idee con altri colleghi, prendendo in considerazione i punti di vista di questi ultimi in uno stadio preliminare, prima dell’incontro con le rispettive commissioni. Questa formula di istituzione di Gruppi di Lavoro Speciali rappresenta anche un’alternativa alla nomina di diversi co-relatori, fermo restando che si tratta di un’opzione, e non di una soluzione obbligatoria. Special Task Forces. In linea di principio tali gruppi di lavoro non sono organi permanenti, fatta eccezione per quelli istituiti in accordo con lo statuto, come quello sulla Parità di Genere (collegato alla Terza Commissione Permanente).
Dal momento in cui il Segretariato ha preso a funzionare in maniera permanente e autonoma, un GLS é stato istituito per la quasi totalità dei soggetti iscritti all’ordine del giorno della Sessione Plenaria. Questo metodo di lavoro ha permesso il coinvolgimento di numerosi membri delle Commissioni nella preparazione dei lavori. In questo modo al parlamentare, nominato relatore e responsabile per l’elaborazione della proposta nei confronti del Presidente del GLS, viene offerta la possibilità di esaminare le proprie idee con altri colleghi, prendendo in considerazione i punti di vista di questi ultimi in uno stadio preliminare, prima dell’incontro con le rispettive commissioni. Questa formula di istituzione di Gruppi di Lavoro Speciali rappresenta anche un’alternativa alla nomina di diversi co-relatori, fermo restando che si tratta di un’opzione, e non di una soluzione obbligatoria.

Un principio fondamentale: l’uguaglianza assoluta tra i membri dell’APM
Consci degli insuccessi di cui é stata fatta esperienza nel contesto di altri processi interparlamentari, i fondatori dell’APM hanno voluto che tutti gli Stati membri fossero messi su un piano di assoluta uguaglianza. Numerose disposizioni sono state poi adottate per fare in modo che tale volontà si traducesse in fatti, non restando una semplice dichirazione di intenti senza seguito alcuno.
In primo luogo, l’opzione di ponderare il peso decisionale sulla base della popolazione é stato epressamente respinto e a ciascuna delegazione nazionale é stato garantito lo stesso numero di membri votanti e potere decisionale.
Inoltre, é stato stabilito che le decisioni dell’Assemblea vengano prese per consenso unanime dei membri. La presidenza inoltre deve essere alternata tra le due sponde del Mediterraneo. La parità all’interno del Bureau é poi garantita dal fatto che la sponda del Mediterraneo che non ha ottenuto la Presidenza del Bureau ha diritto alla Presidenza di due delle Commissioni Permanenti mentre quella della restante Commissione spetta all’altra sponda; i quattro Vice-Presidenti invece sono equamente ripartiti tra Nord e Sud.
E’ inoltre necessario sottolineare che gli incontri informali dei gruppi geopolitici riuniscono i Paesi della riva meridionale e settentrionale e sono stati costituiti al solo scopo di selezionare i candidati per le posizioni all’interno del Bureau. Al contrario, le questioni sostanziali non vengono discusse all’interno dei gruppi ma vengono presentate direttamente alle Commissioni Permanenti o all’Assemblea, dove le posizioni sono determinate dalle convinzioni proprie di ciascuno Stato Membro e non dalla loro collocazione geografica.
Le aree privilegiate di azione: le grandi questioni in gioco nel Mediterraneo
Se da una parte l’APM non ha natura di organo decisionale, in ogni caso ha l’ambizione di far avanzare la riflessione su problemi concreti che interessano gli abitanti dei Paesi mediterranei, di essere laboratorio di idee e di proposte, ed esercitare un’influenza magistrale e di pesare sulle politiche governative. Di conseguenza l’APM privilegia quegli argomenti su cui i propri membri sono maggiormente propensi ad incontrarsi per definire, nell’interesse dei popoli mediterranei, soluzioni mutualmente vantaggiose. Nondimeno, i problemi più controversi o scottanti non vengono evitati, a cominciare da quello del Medio Oriente. Quest’ultima questione sarà dunque esaminata prioritariamente prima di presentare una lista indicativa dei grandi temi di comune interesse per ciascuna delle tre Commissioni Permanenti.
 La situazione in Medio-Oriente
Su questo tema particolarmente complesso e delicato, in cui prudenza e sensibilità sono all’ordine del giorno, qualsiasi azione intrapresa dall’APM sarà naturalmente rispettosa del quadro tracciato dalle rilevanti risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dalle iniziative di pace conseguenti agli accordi di Oslo.
Detto questo, bisogna notare che negli ultimi tempi i negoziati israelo-palestinesi sono spesso arrivati vicino al raggiungimento di una cessazione totale al conflitto. I parametri di tale accordo in gran parte sono noti, circa per l’80%. Al giorno d’oggi il maggiore ostacolo sembra essere quello di capire come riprendere il dialogo, in una situazione sensibilmente più complessa e instabile di quella che ha permesso di effettuare dei passi avanti nel corso delle precedenti negoziazioni. A questo proposito, i contatti tra i parlamentari dei paesi coinvolti all’interno dell’APM potrebbero contribuire a creare un clima più propizio. Inoltre un’opzione potrebbe essere la definizione di azioni e l’implementazione di misure che portino alla restaurazione della fiducia tra le parti. Tale programma prevede ovviamente una partecipazione regolare alle riunioni dell’APM da parte dei Parlamenti coinvolti.
Le altre questioni politiche e di sicurezza
- Energia: sicurezza degli approvvigionamenti e limitazione della variazione improvvisa dei prezzi; sviluppo di energie rinnovabili e sfruttamento dell’enorme potenziale energetico legato al clima esistente nel bacino mediterraneo; promozione delle energie economiche; riduzione dell’inquinamento legato all’utilizzo delle energie fossili;
- Disarmo: promozione degli accordi di limitazione degli armamenti e di quelli sul disarmo; costituzione di un’area franca, esente da armi di distruzione di massa nel Medio Oriente;
 - Aree di tensione: messa in opera di una diplomazia preventiva; ripristino del dialogo interparlamentare; definizione ed applicazione di misure finalizzate a restaurare la fiducia. Energia: sicurezza degli approvvigionamenti e limitazione della variazione improvvisa dei prezzi; sviluppo di energie rinnovabili e sfruttamento dell’enorme potenziale energetico legato al clima esistente nel bacino mediterraneo; promozione delle energie economiche; riduzione dell’inquinamento legato all’utilizzo delle energie fossili;
- Disarmo: promozione degli accordi di limitazione degli armamenti e di quelli sul disarmo; costituzione di un’area franca, esente da armi di distruzione di massa nel Medio Oriente; - Aree di tensione: messa in opera di una diplomazia preventiva; ripristino del dialogo interparlamentare; definizione ed applicazione di misure finalizzate a restaurare la fiducia.

Le questioni economiche, sociali ed ambientali
- Eliminazione degli ostacoli allo scambio economico: estensione del libero scambio nel Mediterrano; libera circolazione di persone; rimozione di barriere non tariffarie; integrazione di mercati dei Paesi meridionali; sviluppo del commercio marittimo e creazione di autostrade del mare; - Sviluppo finanziario: adozione di misure per la riduzione del livello di disparità esistente; incoraggiamento di investimenti stranieri diretti; operazioni per la riduzione o la cancellazione del debito; aumento di aiuti pubblici allo sviluppo e armonizzazione delle procedure all’interno di un quadro di politiche di co-sviluppo; orientamento delle rimesse degli immigrati al supporto di progetti prioritari; - Acqua: promozione della gestione integrata delle risorse idriche; estensione dell’accesso all’acqua potabile e bonifica delle acque di scarico e lotta agli sprechi;
- Protezione dell’ambiente: disinquinamento del Mediterraneo, protezione dell’ambiente marino e delle biodiversità, lotta ai cambiamenti climatici, sia attraverso la limitazione dell’emissione di gas a effetto serra, sia attraverso un migliore adattamento all’aumento delle temperature; riflessione sul problema della "emigrazione ambientale"; lotta alla desertificazione.
- Sicurezza civile: implementazione di un sistema avanzato di allerta a livello mediterraneo; ricerca di mezzi per migliorare il coordinamento delle operazioni di protezione civile e condivisione dei mezzi. Eliminazione degli ostacoli allo scambio economico: estensione del libero scambio nel Mediterrano; libera circolazione di persone; rimozione di barriere non tariffarie; integrazione di mercati dei Paesi meridionali; sviluppo del commercio marittimo e creazione di autostrade del mare; - Sviluppo finanziario: adozione di misure per la riduzione del livello di disparità esistente; incoraggiamento di investimenti stranieri diretti; operazioni per la riduzione o la cancellazione del debito; aumento di aiuti pubblici allo sviluppo e armonizzazione delle procedure all’interno di un quadro di politiche di co-sviluppo; orientamento delle rimesse degli immigrati al supporto di progetti prioritari; - Acqua: promozione della gestione integrata delle risorse idriche; estensione dell’accesso all’acqua potabile e bonifica delle acque di scarico e lotta agli sprechi;
- Protezione dell’ambiente: disinquinamento del Mediterraneo, protezione dell’ambiente marino e delle biodiversità, lotta ai cambiamenti climatici, sia attraverso la limitazione dell’emissione di gas a effetto serra, sia attraverso un migliore adattamento all’aumento delle temperature; riflessione sul problema della "emigrazione ambientale"; lotta alla desertificazione.
- Sicurezza civile: implementazione di un sistema avanzato di allerta a livello mediterraneo; ricerca di mezzi per migliorare il coordinamento delle operazioni di protezione civile e condivisione dei mezzi.
Le questioni culturali e i diritti umani
 - Dialogo tra culture e religioni: promozione di una reciproca conoscenza delle culture e delle religioni del Mediterraneo; lotta al pregiudizio, alla discriminazione e all’incitamento alla discriminazione in ragione dell’appartenenza etnica o del credo religioso; - Parità di Genere: lotta ad ogni forma di discriminazione basata sul sesso; promozione della partecipazione delle donne alla vita politica, economica e culturale nei propri paesi; prevenzione e lotta alla violenza contro le donne; protezione speciale delle donne e dei bambini durante i conflitti;
- Immigrazione: coordinamento della lotta all’immigrazione clandestina; prevenzione della "fuga di cervelli"; incoraggiamento alla conclusione di accordi di co-sviluppo che favoriscano una "migrazione circolare"; promozione di misure che rendano più effettivo il diritto di asilo evitando l’aggiramento delle procedure; garanzie per il diritto degli immigrati;

- Promozione dei Diritti Umani, dello stato di diritto e del buon governo: promozione dello scambio di informazioni circa le pratiche parlamentari più efficienti in quest’area; sostegno all’armonizzazione delle disposizioni della protezione dei diritti dell’uomo senza aderire ad un unico modello.Dialogo tra culture e religioni: promozione di una reciproca conoscenza delle culture e delle religioni del Mediterraneo; lotta al pregiudizio, alla discriminazione e all’incitamento alla discriminazione in ragione dell’appartenenza etnica o del credo religioso;
- Parità di Genere: lotta ad ogni forma di discriminazione basata sul sesso; promozione della partecipazione delle donne alla vita politica, economica e culturale nei propri paesi; prevenzione e lotta alla violenza contro le donne; protezione speciale delle donne e dei bambini durante i conflitti;
- Immigrazione: coordinamento della lotta all’immigrazione clandestina; prevenzione della "fuga di cervelli"; incoraggiamento alla conclusione di accordi di co-sviluppo che favoriscano una "migrazione circolare"; promozione di misure che rendano più effettivo il diritto di asilo evitando l’aggiramento delle procedure; garanzie per il diritto degli immigrati;
- Promozione dei Diritti Umani, dello stato di diritto e del buon governo: promozione dello scambio di informazioni circa le pratiche parlamentari più efficienti in quest’area; sostegno all’armonizzazione delle disposizioni della protezione dei diritti dell’uomo senza aderire ad un unico modello.