venerdì 21 luglio 2017

MEDITERRANEI

Centro Studi Eurasia e Mediterraneo

di Gianni Fabbri

Il numero 6 della Rivista di geopolitica "Limes" e' interamente dedicato ai Mediterranei. Esattamente:
1) Mediterraneo come specchio della disunione europea.
Specchio dell'incapacità dell'Europa di farsi unità politica e diventare un interlocutore credibile e rispettato dalle grandi potenze che dominano il mondo globalizzato: USA - CINA - RUSSIA
Specchio dell'incapacità dell'Europa di elaborare una strategia per il Mediterraneo volta, da una parte, a disegnarsi un ruolo importante nella guerra all'ISIS e al terrorismo, cominciando dalla denuncia e smascheramento di complicità più o meno velate, come quelle dei Sauditi e degli altri Emirati del Golfo, coperti dall' "ombrello" dell'America di Donald Trump - come il recente trattato per nuove e consistenti forniture di armi... "in chiave anti Iran", ha segnalato (!) -
Una strategia per il Mediterraneo volta, dall'altra, a concordare politiche unitarie serie per la gestione dei flussi migratori, per l'accoglienza e l'inclusione dei migranti che decidano di costruirsi un futuro in uno dei Paesi dell'UE.

2) Mediterraneo come canale dei migranti.
Le tre principali rotte che i flussi migratori seguono, muovendosi in direzione Sud-Nord (Africa-Europa) e Est-Ovest (Medio Oriente-Europa), passano in tre punti strategici del Mediterraneo, quelli che gli esperti chiamano "Choke points" (passaggi obbligati).
Esattamente:
- il corridoio migratorio lungo il 'versante occidentale atlantico', via Mauritania-Marocco verso le exclavi spagnole (enclavi) di Ceuta e Melilla - dove gli Spagnoli fanno fare "il lavoro sporco" ai
Marocchini (!) -, oppure verso le Isole Canarie - sempre spagnole - La rotta centrale, imperniata su Agadez che dal Niger sfocia nel porto tripolitano di Sabrata e di lì, poi, a Lampedusa o in uno dei
porti siciliani - Pozzallo, Augusta, Catania... - Il corridoio migratorio mediorientale che segue il canale turco- greco, per poi risalire la Penisola Balcanica, con meta il Centro e
Nord Europa.

3) Mediterraneo come snodo commerciale.
Lo è sempre stato, fin dall'antichità, da quando le navi fenice e greche, prima, e romane poi, percorrevano le sue rotte, dal Levante alle "Colonne d'Ercole".
Oggi, in piena globalizzazione, è ritornato ad essere uno snodo strategico fondamentale.
Il Mediterraneo e' al centro di un sistema di reti transeuropee per i trasporti delle merci noto come "Ten-T".
I 'corridoi Ten-T' che interessano l'Italia sono:
- Il 'Corridoio Baltico-Adriatico' - rimanda all'antica "Via dell'Ambra" -, parte dai porti polacchi di Gdansk (Danzica) e Gdynia, da
Szozecin (Stettino) e da Swinoujscie (laguna di Stettino), passando attraverso la Repubblica Ceka o la Slovacchia e l'Austria Orientale, raggiunge il porto sloveno sull'Adriatico di Capodistria e i porti italiani di Trieste, Venezia e Ravenna, per poi collegarsi ai porti del Mediterraneo Orientale - Igoumenitsa, Pireo, Istanbul... -
Il "Corridoio" comprende ferrovie, strade, aeroporti, porti e terminali ferroviari-stradali.
- Il "Corridoio Scandinavo-Mediterraneo", parte dal confine russo-finlandese , esattamente dai porti finlandesi di HaminaKotka, Helsinki e Turku-Naantali, per approdare a Stoccolma (Svezia), attraverso quella che è definita l' "autostrada del mare", con un segmento che la collega a Oslo (Norvegia), e procedere poi verso la Svezia Meridionale, la Danimarca, la Germania - esattamente i porti di Brema, Amburgo e Rostock - e, per via terra, toccare l'Austria Occidentale per diramarsi, infine, verso i porti adriatici di Trieste, Ancona, Bari - Taranto e Mediterraneo -, e i porti tirrenici di La Spezia, Livorno, Napoli - Palermo e Mediterraneo -
- Il "Corridoio Reno-Alpi", collega i porti del Mare del Nord di Anversa, Rotterdam e Amsterdam con Basilea e le Alpi, attraversando la Valle del Reno; passa poi per Milano per approdare a Genova e di lì nel Mediterraneo.
- Il "Corridoio Mediterraneo", collega i porti spagnoli di Algeciras, Cartagena, Valencia, Tarragona e Barcellona con i porti francesi di Marsiglia e Lione (porto fluviale alla confluenza del Rodano e della Saona), attraversa poi l'Italia Settentrionale e la Slovenia, con un segmento in Croazia nel porto di Ploce, per raggiungere l'Ungheria e di lì l'Ucraina e il Mar Nero.
Anche questo corridoio, come gli altri, comprende linee ferroviarie (ferrovia Lione-Torino), strade, aeroporti, porti, terminali ferroviari-stradali. Nell'Italia Settentrionale si avvale anche della 'via navigabile interna' costituita dal fiume Po, che lo collega al "Corridoio Adriatico", esattamente ai porti di Ravenna, Trieste, Capodistria (Slovenia) e Rijeka (Fiume, Croazia).
- Il "Corridoio Mediterraneo Orientale e Corridoio 8", collega i porti del Mare del Nord e del Mar Baltico ai porti del Mar Nero e del Mediterraneo Orientale; attraversa, via terra, sfruttando anche fiumi e canali, la Germania Settentrionale, la Repubblica Ceka, la Regione della Pannonia (Ungheria), e il Sud-Est dell'Europa - Area danubiana, Romania, Bulgaria - che si affaccia sul Mar Nero; via mare poi raggiunge i porti della Turchia e della Grecia, Cipro compresa.
A questo corridoio si collega il "Corridoio 8", che partendo da Istanbul tocca Salonicco (Grecia), percorrendo l'antica "Via Egnatia" (Via Ignazia, via romana), arriva a Igoumenitsa (porto greco dell'Epiro) e prosegue per l'intera rotta mediterranea, toccando i porti italiani di Taranto e Gioia Tauro, per arrivare a Lisbona (Portogallo) e a Rotterdam (Olanda).

4) Mediterraneo già "Mare Nostrum", che ricorda ciò che l'Italia - o meglio Roma - fu, in un passato remoto (!), e quello che potrebbe essere, ma non è.
Viaggiando nella storia, dall'Impero Romano alle Repubbliche Marinare di Venezia e Genova, ci si rende conto cosa sia stato il Mediterraneo per l'Italia, quando nei principali porti commerciali, da Gibilterra al Mar Nero, la "Lingua franca" era l'italiano, o meglio il veneziano e il genovese.
Quello che potrebbe essere di nuovo, ma non è.
Il paradosso della nostra Penisola: essere al centro del Mediterraneo, ma senza una strategia che ne consegua.
L'Italia dalla vocazione marinara che ignora se' stessa, che rinuncia ad essere una potenza marittima.
È nel Mediterraneo allargato - di nuovo strategico nel mondo globalizzato, basti pensare che è meta privilegiata della "BRI" (Belt and Road Initiative, meglio nota col nome affascinante di nuova "Via della Seta", disegnata dal leader cinese Xi-Jinping) -,
che si deciderà la centralità commerciale della Penisola. Eppure il Paese stenta a concepire il "Mare tra le Terre" in modo strategico.
L'Italia deve tornare ad essere una potenza marittima per contrastare la concorrenza degli altri porti europei.

G. (Fine della Prima Parte)