lunedì 31 luglio 2017

MEDITERRANEI II^ parte

Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
mediterranei I^ parte

di Gianni Fabbri

"Il mare non bagna l'Italia. Il Mediterraneo misura ciò 
che l'Italia potrebbe essere, fu, ma non è." 

Questo il titolo, ma anche il senso, il taglio, dell'editoriale di Lucio Caracciolo.

"La geografia fisica parla al condizionale, disegna la centralità della Penisola nella fenditura acquatica che separa Eurasia e Africa, quel fuso stretto, fra Gibilterra, Dardanelli e Suez, che connette l'Oceano Atlantico all'Indiano (...)
Di questo bacino lo Stivale e' perno geografico. Potremmo leggere la storia d'Italia come svolgersi dei tentativi o delle rinunce, dei successi o dei fallimenti di elevare a geopolitica tale rendita geografica... L'accento sulla nostra collocazione nel cuore del Mediterraneo evoca un vantaggio comparativo che attende una strategia per essere sfruttato. O per evitare che si svolga in nemesi: 
la storia punisce chi non usa la sua geografia..."


In queste righe iniziali, la sintesi dell'intero articolo. 
Caracciolo ripercorre la storia di quello che gli antichi Greci chiamavano "Mare Interno" o "Talassa", i Romani "Mare Nostrum", i Turchi "Mar Bianco" (Akdeniz), gli Ebrei "Mar Grande" (Yam Gadol), gli Arabi "Mare Romano" (al-Bahr al-Rumi). 
Pone l'accento su quello che "fu" il "Mare Nostrum": un passato remoto in cui l'italica mediterraneita' fu leva geopolitica in quanto qui, in Italia, e non altrove fiori' l'unico impero circummediterraneo, quello di Roma, della Roma in cui... "Navigare necesse est..." 
Esortazione di Pompeo - secondo Plutarco - che esprimeva bene la necessità della Roma imperiale, quando le navi della sua flotta, dopo essersi liberate dell' "ingombro" di Cartagine e aver liberato il Mediterraneo dai Pirati, facevano la spola tra l'Egitto, la Tunisia e la Libia, "granaio" dell'Urbe, e i porti tirrenici di Puteoli (Pozzuoli), Centumcellae (Civitavecchia), per riempire di grano i "borrea" (magazzini) del grande "Emporium/romano", nell'odierno quartiere del Testaccio, e garantire ai cittadini romani l' "Annona", ossia il loro fabbisogno alimentare - il grano era, dall'imperatore Ottaviano Augusto, garantito a 300.000 famiglie romane ("panem et circenses") (!).
La carta geopolitica dell'Impero Romano, sotto l'imperatore Traiano, nell'anno 117 d.C., al tempo della sua massima espansione viene allegata - come altre carte, per illustrare meglio alcuni passaggi fondamentali dell'editoriale - come "tavola pitagorica" di una civiltà fondata sulla "Pax Augustea" o "Pax romana" che nel Mediterraneo "allargato"...

"Traccio' la mappa di un mondo in se' conchiuso dalla Renania ai margini del Sahara, dall'Iberia al Levante..." 

La carta evidenzia, infatti, come l'impero nella sua massima espansione andasse dalla Britannia - 
dove il "Vallum Hadriani" (Vallo di Adriano) segnava il 'limes', il confine, tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia... tra la civiltà e la "barbarie". Vallo ancora oggi visibile, viene talvolta usato per indicare il confine tra la Scozia e l'Inghilterra -, all'Africa Sahariana 
- Volubilis, città romana, oggi sito archeologico, importante testimonianza nell'odierno Marocco, allora facente parte del regno di Mauretania Tingitana, Regno berbero romanizzato residenza del Procuratore a cui Roma imperiale affido' il controllo del 'limes' Sud ai limiti del deserto -. 
Dalle "Colonne d'Ercole" all'Altipiano Anatolico e al Medio Oriente. 
Roma poteva contare nel Mediterraneo 'allargato' porti strategici come Gades (Cadice), Tingis (Tangeri), Massilia (Marsiglia), Syracusae (Siracusa), Brundisium (Brindisi), Apollonia (Epiro), Sabrata (Libia) Leptis Magna (Libia) Cyrene e Alexandria d'Egitto, Pergamum(Turchia) Ephesus (Turchia), Tyrus (Libano) Caesarea (Israele), Berenice (sul Mar Rosso).
Erano città romane, importanti snodi di carovaniere, Palmyra (Siria), Petra (Giordania). Praticamente, l'Urbe controllava tutti i traffici e gli scambi commerciali, dal centro all'estrema periferia dell'Impero.

"Le grandi partite del presente sono state spesso giocate, vinte o perdute, nel passato" 

Caracciolo cita questo passo di Fernand Baudel - dal suo testo base "Il Mediterraneo" -, per ricordare come... 

"Già il grande scisma tra la Chiesa Romana d'Oriente e la Chiesa Romana d'Occidente avesse inciso, nel 1054, lo spazio euromediterraneo per via longitudinale, attraverso la faglia Adriatico- Balcanica"

Dividendo, in tal modo, l'impero in due: Impero Romano d'Occidente, con sede Roma; Impero Romano d'Oriente, con sede Bisanzio-Costantinopoli. 
Così pure, un altro scisma, provocato dalla secessione di Martin Lutero e conseguente "Pace d'Augusta", del 25 settembre 1555, 
- Pace religiosa sancita sulla "Carta d'Augusta" tra l'Imperatore Carlo V d'Asburgo, del Sacro Romano Impero, e la Lega Smalcalda 
di principi tedeschi protestanti -
spezzò l'Europa in due, lungo l'asse del Reno e del Danubio, duplice "limes" imperiale. 
Storia europea: storia di divisioni, di contrasti, scontri e guerre.
Sempre la storia al passato remoto, - ricorda Caracciolo - evidenzia ciò che l'Italia "fu".

"Non solo Roma. Con Genova e Venezia riemersero in Italia, tra Medioevo e Rinascimento, due poli di potenza marittima di spessore globale. Mercanti, banchieri e aristocratici genovesi - I Doria - avviarono attorno alla meta' del XIV secolo il primo ciclo sistemico di 'accumulazione capitalistica', fondato, dal 1407, sulle finanze della 'Cassa di San Giorgio' e sulle colonie mediterranee... In specie sul dominio del Mar Nero (...)
Complementare e insieme concorrenziale alla rete commerciale genovese fu la veneziana. La Serenissima si aprì attraverso il Mediterraneo Orientale le vie dell'Asia - Marco Polo -, a inventare le rotte che la Cina di Xi Jinping, nel suo immaginario globalismo sinocentrico, promuove oggi con il marchio delle 'nuove Vie della Seta'." - BRI = Belt and Road Initiative -. 

L'impronta mercantile di questa italica proiezione nel "Mare tra le terre" aveva costituito la lingua italiana - o meglio, il genovese e il veneziano - in "Lingua franca" degli scambi mediterranei. 
Quasi un milione, sottolineo un milione, gli italiani in diaspora mediterranea, tra Marocco e Anatolia. Flussi migratori di italiani sulle stesse rotte, ma nel senso contrario - Nord/Sud -, di quelle odierne. Colonie italiane influenti fiorirono nei principali porti mediterranei, da Orano (Algeria) a Istanbul e Smirne (Turchia), passando per Alessandria d'Egitto, dove si continuo' a parlare italiano fino a metà del 1800. 

"Quando sbarcammo a Tripoli 'bel suol d'amore' - continua Caracciolo - finimmo per infliggerci un doppio danno: ci svelammo ultima fra le potenze coloniali, ma non meno crudele, così sdradicando quella koine' (linguaggio) italo-mediterranea preservata dalle comunità levantine nelle diverse ondate migratorie.
Il velleitarismo geopolitico dell'italietta giolittiana, ripreso con peculiare violenza da Mussolini, distrusse in pochi anni la nostra rete mediterranea, fondamentale per il rapporto con l'Islam...
Cancellammo in Libia privilegi geofisici e retaggi storici... 
insabbiandoli nell'infinita, forse infinibile, questione libica." (!)

Il "fu" della storia al passato remoto, ci insegna che questa Italia, l'Italia di oggi, non ha colto ne' le opportunità della geografia, ne' le lezioni della storia.
L'Italia di oggi non si pensa ne' si vuole marittima, negando conseguentemente la sua centralità mediterranea. Anzi, esasperando oltre ogni limite, la questione dei "flussi migratori irregolari" - clandestini, illegali ! -, spesso dipinti come invasioni di probabili terroristi, percepiamo questa centralità mediterranea con sospetto, con paura, come fattore di vulnerabilità, di instabilità, finendo per negare quella vocazione marinara che ci è stata tramandata dalla storia.
Negando se' stessa, l'Italia soffre anche come potenza commerciale, visto che nel mondo globalizzato quasi il 90% dei commerci si muove via mare. Nella mediterranea Italia, i nostri porti muovono una frazione dei volumi intercettati dai concorrenti della Europa Settentrionale. Soltanto il 37% dell'interscambio del nostro Paese viaggia sull'acqua: un paradosso se pensiamo che siamo una penisola circondata dal mare e attraversata da fiumi e canali navigabili. 
L'Italia potrà contare in Europa solo se sara' in grado di elaborare una adeguata 'politica estera mediterranea' capace di contribuire, in modo decisivo, alla stabilizzazione e allo sviluppo dei Balcani adriatici, da una parte, e del Nord Africa mediterraneo, Libia in testa, dall'altra. In una, se sarà in grado di far pesare la sua 'dote sull'area di responsabilità mediterranea'. 

Nella competizione geopolitica fondamentale, che riguarda USA e Cina - con la Russia che gioca il ruolo di "terzo incomodo" (!) -, la bussola si orienta invece verso la polarità Ovest-Est.
Qui il "Mare tra le terre" e' anello di una catena strategica transoceanica. Fin dal 2013, la Cina di Xi Jinping ha varato il progetto "OBOR" (One Belt One Road = Una Rete Una Via), ribattezzato poi "BRI" (Belt and Road Initiative), meglio noto col termine più affascinante "Nuova Via della Seta".
Una fitta rete di collegamenti terrestri e marittimi eurasiatici, estesa all'Africa, all'America Latina e potenzialmente al resto del Mondo.
La penetrazione negli spazi economici esteri, contigui e remoti, prevede investimenti consistenti in infrastrutture - strade, porti, aeroporti... -, di medio e lungo periodo, dell'ordine di un milione di miliardi di dollari entro il 2020. 
Per sostenere tali investimenti, la Cina ha varato una nuova istituzione finanziaria: la Asian Investiment Infrastructure Bank (AIIB), coinvolgendo ben 56 paesi, tra cui alcuni paesi europei.
Non c'è al mondo progetto comparabile alla "Nuova Via della Seta"
Se si analizza la 'carta' allegata all'articolo, si può constatare che...

"Pechino inquadra le acque del nostro intorno nell'ambito di una strategia mondiale. L'obiettivo di lungo periodo e' di affermare una 'globalizzazione' (leggi: egemonia) sinocentrica alternativa a quella americana, percepita in via di fallimento, decadente...
Per meglio intendere tale progetto, seguiamo la 'Via della Seta marittima del XXI secolo' disegnata sulla più recente mappa dei corridoi BRI, prodotta dall'Amministrazione Nazionale per la Cartografia, Topografia e Geoinformazione di Pechino.
L'attenzione cade sul suo 'tracciato aperto', dal Mare di Bering all'Atlantico, oltre le 'Colonne d'Ercole'. 
Non siamo di fronte a un mero circuito Asia-Africa-Europa, ma alla ambizione di strutturare in questi tre continenti una rete di relazioni sinocentriche con cui meglio affrontare la sfida agli USA...
Il "Nostro" mare e' visto da Pechino quale sbocco occidentale del Mediterraneo 'allargato', tra Golfo Persico e Gibilterra, ricomprendendo al suo interno Corno d'Africa, Sahara e Maghreb... 
Il Canale di Suez - uno dei Chock Point strategici - su cui si sono concentrati negli ultimi anni attenzione e investimenti cinesi, onde attrezzarlo al transito delle supercontainer da oltre 13.000 teu (ton.), e' la 'vena giugulare' interna che garantisce la circolazione nel ventaglio delle rotte di massimo interesse cinese."
(Lucio Caracciolo)

La costruzione a Gibuti (Corno d'Africa), porta del Canale di Suez sul Mar Rosso, della prima base militare cinese all'estero (inaugurata proprio qualche giorno fa) e' destinata a far scuola.
Pechino con la giustificazione di operare per una "strategia di Peacekeeping", ha bisogno di dislocare propri soldati a protezione dei lavoratori cinesi impegnati nello sviluppo delle infrastrutture in Eurasia e Oltreoceano. 
Lungo il "corridoio Mediterraneo" Pechino ha individuato nel Porto ateniese del Pireo uno snodo strategico: il perno regionale dei traffici. Per questa ragione, ha fatto in questo porto grossi investimenti, acquisendone praticamente il controllo.
La competizione fra porti e interporti europei per fruire degli investimenti cinesi evidenzia il grave, forse incolmabile ritardo accumulato dall'Italia. Il Porto di Taranto potrebbe essere il primo ideale approdo per ogni carico da e per l'Asia che passi per Suez.
Ma al Sud della Penisola latitano infrastrutture portuali e retroportuali... Soprattutto latitano visione strategica, sensibilità politica ed efficienza amministrativa.
A dir il vero, qualcosa si muove anche in casa nostra.
È proprio di questi giorni ("La Repubblica" di Sabato 15 luglio 2017) 
la notizia: 
"La nuova Via della Seta scopre il treno. Entro l'anno sbarco a Milano... Sempre più fitta la rete ferroviaria che porta merci dalla e per la Cina. Prossima tappa Trieste."
Il treno della "nuova Via della Seta terrestre" che parte da Chongqing (Cina), vicino a X'an, attraversa tutto l'immenso territorio cinese, il Kazakhstan, la Russia - facendo tappa a Mosca - la Polonia, la Germania (Duisberg), per scendere poi, attraversando Belgio, Francia e Svizzera, fino a Milano e di lì al Porto di Trieste, per collegarsi al "corridoio Mediterraneo", al Porto del Pireo, a Istanbul e Mar Nero, e, attraverso il Canale di Suez e il Porto di Gibuiti, con la "nuova Via della Seta marittima", che vede come porti strategici il Porto di Lamu, in Kenia, porto che si affaccia sull'Oceano Indiano, il Porto di Gwadar, in Pakistan, sempre sull'Oceano Indiano, il Porto di Colombo (Sri Lanka), il Porto di Kolkata (India), il Porto di Kuala Lampur (Malesia), il Porto di Giacarta (Indonesia), il Porto di Hanoi (Vietnam), per approdare, alla fine, nei Porti cinesi di Guangzhau e di Fuzhou, sull'Oceano Pacifico - chiudendo, così, il cerchio (!) -.

"La Cina e' vicina", era il titolo di un famoso film di Marco Bellocchio, del 1967. Allora, probabilmente, non lo era. Oggi, si' !
Cina e USA sono in rotta di collisione. Con paradossale inversione dei ruoli classici, Xi Jinping si offre al mondo come araldo della globalizzazione e alfiere della "battaglia per la salvaguardia del clima" (!), al contrario, Donald Trump si erge a campione del protezionismo - "America first" - e rinnega gli "Accordi di Parigi" sul contenimento delle emissioni nell'atmosfera per la salvaguardia del clima, siglati a suo tempo da Obama.

"La Cina s'avvicina, l'America s'allontana"

L'ultima parte dell'editoriale parla del Mediterraneo come 
"Canale dei migranti", nonché "Fossato a protezione della Fortezza Europa" - "Frontex Plus" e "Operazione Triton" -... 
"Argine al giovane Mondo Africano che preme da Sud per sconvolgere la nostra casa" (!). 
(Di questo argomento si è già parlato nella Prima Parte) 

"Noi, il Mediterraneo lo subiamo. Rinunciamo a cogestire, umanizzare e, per quanto possibile, selezionare i flussi Sud-Nord, cogliendone l'utile per la nostra disastrata demografia.
Ne' sappiamo intercettare i traffici Est-Ovest, che potrebbero rinsanguare l'economia... 
Il Mediterraneo non sarà mai più "Nostrum". 
Non per questo dobbiamo affogarci." (Lucio Caracciolo)

Ne' permettere che vi si affoghino migliaia di disperati (!)

G.