mercoledì 12 aprile 2017

SEMPRE PIÙ CAOS NEL MEDITERRANEO


us navy Tomahawk cruise 
di Gianni Fabbri

L'improvvisa e imprevedibile decisione di "Mister Caos", Donald Trump, che ha ordinato il lancio di 59 missili Tomahawak contro la base siriana di Shayrat, ha reso ancora più caotico - posto che ve ne fosse bisogno (!) - il bacino del Mediterraneo e l'intero scacchiere internazionale, rimescolando confusamente le carte.
Le capriole politiche e gli inaspettati cambi di rotta di "The Donald l'imprevedibile", che spiazza amici e avversari, l'hanno portato sull'orlo di un baratro pericolosissimo per tutti: l'ordine impartito ha dato il via alla sua prima guerra, motivata dalla...
necessita' di punire chi si era macchiato della strage dei bambini siriani con l'uso del gas nervino.

"Di lì sono partiti i raid col gas... Chiedo a tutte le nazioni civilizzate di unirsi a noi per fermare la strage in Siria".
Ha dichiarato Trump.
Un grave atto di guerra unilaterale, il suo, senza informare nessuno, nemmeno gli alleati atlantici; senza rendere conto a nessuno... Un atto da "potenza imperiale"(!).
Un'aggressione, qualsivoglia ne sia la motivazione, ad uno Stato Sovrano che siede stabilmente all'ONU e che in quel contesto dovrebbe essere chiamato a rendere conto delle atrocità commesse e, eventualmente, dimostrare con prove certe di essere totalmente estraneo.
Chi ha più intelligenza l'adoperi! Per evitare una drammatica "escalation".
Bene ha fatto Putin a non accettare la provocazione - doppia e gravissima provocazione, se si pensa che Trump aveva di fronte a se', a tavola, il Presidente cinese Xi Jinping, al quale, si pensa, non abbia riferito alcunché di quello che stava tramando (!) - e a chiedere l'immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sede deputata per affrontare politicamente e diplomaticamente le crisi e le tensioni internazionali.
Sono stati il consigliere per la sicurezza MacMaster e il capo del Pentagono Mattis a spingere Trump, con l'occhio rivolto più alla situazione interna agli USA che alla situazione internazionale, più al "business" - Washington rischiava di perdere investimenti e contratti militari delle "petroldinastie" -, che ai rischi e alle pericolose conseguenze di una escalation militare nell'area.
Un "colpo di muscolo", quello di Trump, per dire ai suoi interlocutori dello scacchiere mondiale, Russia, Cina, Iran, Turchia, Europa...
"In quell'area ci sono... e ci voglio essere anch'io!".
"America first", ma anche, di nuovo, "America gendarme del Mondo" (!).

Cosa può accadere?
"La Repubblica" di Sabato, riporta l'opinione di otto esperti che analizzano le conseguenze geopolitiche dell'attacco.
- "Un avvertimento ad Assad, un attacco contenuto che non significa, per ora, che la Casa Bianca voglia un cambio di strategia in Medio Oriente, anche perché in questo caso dovrebbe avere l'assenso del Congresso..." (Marina Ottaway, Wilson Center)
- "Questo attacco non rafforzerà l'ISIS e la sua presenza in Siria, anzi. Con questa mossa gli Stati Uniti acquisiscono maggiore forza nel negoziato sulla Siria e sono maggiormente in grado di contrastare la Russia e l'Iran, facilitando la ricerca di una soluzione politica..." (Paul Salem, The Middle East Institute, Harvard)
- "Non deve sorprendere che Theresa May sia stata la prima a esprimere sostegno all'azione di Washington contro Damasco... I due paesi sono legati così strettamente a livello di cooperazione militare e di intelligence, che non ha importanza il livello di intesa politica del momento..." (Raffaello Pantucci, Royal United Service I.)
- "L'attacco con i missili Tomahawk sulla base di Shayrat ha ridefinito in una notte la figura di Trump, trasformandolo in un presidente risoluto ed assertivo che muove le forze armate nella direzione giusta e che non teme un possibile confronto con Vladimir Putin. Così, resuscita per gli USA un ruolo in Medio Oriente, ruolo che era stato indebolito dalla politica estera di Barack Obama... "
(Chemi Shalev, editorialista di Haaretz, quotidiano israeliano)
- "Putin ha definito il raid statunitense "un'aggressione contro uno Stato sovrano in violazione del diritto internazionale, con un pretesto inventato". In passato una affermazione del genere veniva accompagnata dalla formula diplomatica: "Il vertice del Paese si riserva il diritto di rispondere a questa aggressione", il che prefigurava un peggioramento della situazione. Stavolta questo seguito non c'è stato. Possiamo sperare in una soluzione diversa, più morbida." (Aleksandr Golts, "Ezhednevyi Journal" russo)
- "C'è una doppia ragione per cui Turchia e USA sono d'accordo sul l'attacco alla Siria. La prima e' che Ankara ha cercato di coinvolgere gli USA in una azione concreta, e poi perché è convinta che Assad se ne debba andare... Ma non penso che il governo americano voglia continuare nei bombardamenti alla Siria. Possiamo perciò anticipare che i rapporti USA-RUSSIA non subiranno scosse..."
(Ilter Turan, docente di relazioni intern.li Bilgi University, Istambul)
- "In Asia, sarà quasi certamente percepito come un avvertimento alla Corea del Nord e dunque alla Cina perché intervenga sul regime di Kim Jong-un..." (Daniel Serwer, direttore alla John Hopkins)
- "... L'Europa deve fare pesare la sua partecipazione militare al fianco degli USA in una logica di complementarietà e non di sostituzione pure e semplice dell'America all'assenza di una politica europea nell'area." (Dominique Moiisi, Inst. Francais de relat. Inter.)

"Con l'attacco missilistico alla base siriana Trump ha inteso frenare la ritirata dallo scenario medio-orientale operata dalla politica estera di Obama, anche per rassicurare i suoi storici alleati nella regione - Israele in testa, Arabia Saudita e i suoi satelliti del Golfo a seguire - sull'impegno americano a proteggerli...
Ma con questa mossa Trump ha voluto soprattutto affermare il suo status di comandante in capo, per riunire una nazione divisa attorno alla figura del suo portabandiera...
Certo, per ora siamo al puro colpo di teatro. È possibile che Trump si accontenti dell'effetto scenografico, senza rischiare un'escalation.
Il CAOS sul terreno siriano e in tutto il Mediterraneo e tale da sconsigliare Washington da intraprendere una campagna di terra... Ma nella fresca veste veste militare l'imprevedibile Trump potrebbe sorprenderci ancora..."
Questa, in sintesi, l'opinione di Lucio Caracciolo, analista attento e lucido.
Un'ulteriore tesi, che però sfiora la "fantapolitica" (!?!), potrebbe essere che trattasi di un... "gioco delle parti", di uno scenario preconfezionato, con gli attori principali, Putin e Trump, segretamente consenzienti... per dare l'alt a Bashar al-Assad e costringerlo a più miti consigli. Prima dell'attacco missilistico alla base Siriana, che, detto fra parentesi, non ha prodotto danni consistenti, da Putin era venuta la dichiarazione che la Russia non avrebbe più appoggiato incondizionatamente Damasco (!)
- Forse, il segnale in codice all'imprevedibile "The Donald" per il suo colpo di teatro? -
È di oggi la notizia che Russia e Iran avvertono Trump di...
"Non andare oltre... Risponderemo se verrà ancora superata la linea rossa...", ribadendo nel contempo il loro sostegno a Damasco.
Sia il segretario di Stato USA Rex Tillerson che il consigliere per la Sicurezza nazionale MacMaster, si mostrano ora più concilianti e rassicuranti verso l'interlocutore russo Putin, ammonendo, il primo,
"imparare la lezione della Libia", cioè: non rovesciare un dittatore se l'alternativa è il CAOS, e dichiarando, il secondo, " Assad deve andarsene, ma non saremo noi a fare il cambio di regime."
Qualche chiarimento in più verra' dall'incontro a Mosca, Mercoledì 12 Aprile, tra il Segretario di Stato USA Rex Tillerson e il Ministro degli Esteri Russo Sergey Lavrov, incontro programmato da tempo e confermato, nonostante tutto.

Questo, lo stato dell'arte. In passato la politica degli USA, col sostegno degli alleati Occidentali - Gran Bretagna e Francia in primis -, ha prodotto con gli interventi manu militari, prima in Afghanistan, poi in Iraq, indi in Libia e, da ultimo, in Siria, il CAOS che oggi si registra in tutta l'area e in tutto il Mediterraneo, uno specchio di mare turbolento come non mai. Guerre, anche civili, conflitti, dittature, terrorismo, fondamentalismi religiosi, violenze e diritti violati, carestie e fame diffuse, flussi migratori epocali:
questa, la fotografia drammatica e spietata di un Mediterraneo sempre più caotico.
G.