sabato 22 aprile 2017

LO SCENARIO GEO-POLITICO CHE STA DIETRO AL CAOS MEDITERRANEO

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di Gianni Fabbri

"Caos Mediterraneo. Il Sud del Mediterraneo tra guerre, dittature, neo colonialismi e povertà."
"Il Mediterraneo e' uno specchio di mare turbolento, testimone, non da oggi, di una molteplicità di avvenimenti: guerre, anche civili, conflitti, dittature, fondamentalismi religiosi, diritti spesso violati o mai esistiti, carestie, povertà, crescita demografica fuori controllo, mancanza di opportunità e prospettive, in una, "mancanza di un futuro", emigrazioni e molto altro ancora... Tutti elementi, questi, quasi sempre collegati tra loro, che per semplificare abbiamo voluto chiamare 'Caos Mediterraneo'."

Questi, tema e presentazione della XV Edizione degli "Incontri del Mediterraneo", da poco archiviati. Tre giornate intense, quelle del 23-24-25 marzo 2017, di incontri, dibattiti, mostre, documentari e spettacoli, durante le quali si è cercato di affrontare e sviscerare i vari aspetti del "caos Mediterraneo", della complessità dell'attuale situazione del "Mare tra le terre". Un lavoro di riflessione e informazione che ha coinvolto una molteplicità incredibile di persone e che ha trovato anche nelle Scuole del circondario, coinvolte nel progetto, attenzione e grande interesse, con la partecipazione di un migliaio circa di studenti.
Con l'aiuto degli ospiti invitati ai lavori delle tre giornate, con le loro analisi lucide e puntuali, si è cercato di dipanare la complessa matassa che pone di nuovo il Mediterraneo al centro dello scenario strategico mondiale.
Con la giornalista di RAI 3 Lucia Goracci, collegata via satellite da Mosul in Iraq, è stata aggiornata, direttamente dal campo di battaglia, l'agenda del conflitto in atto contro lo Stato Islamico (ISIS) e le truppe terroriste del "Califfato Nero" di Abu Bakr al-Baghdadi. La Goracci ha informato dettagliatamente di come la presa delle due roccaforti dell'ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria), Mosul e Raqqa, da parte, rispettivamente, dell'esercito iracheno la prima, e dell'alleanza a guida curda la seconda, non sia per niente scontata e facile, e richiederà comunque tempi lunghi.
Chiarimenti sono stati portati anche sulla sempre traballante e incerta tregua in Siria tra le forze governative guidate da Bashar al-Assad e le fazioni ribelli; garanti dell'accordo Putin e Erdogan.
Tregua che è condizione necessaria - ma non sufficiente (!) - per porre fine alle violenze e per dare un forte impulso ai negoziati, tregua che è sempre legata più al filo debole della speranza che al realismo geo-politico.
Anche i contributi della europarlamentare Elly Schlein e del giornalista dell'Espresso Gigi Riva, moderatore, hanno portato chiarimenti sull'intricato "teatro" siriano, in particolare sulla figura oltremodo inquietante di Assad, che oltre a godere del sostegno della Russia di Putin, ha l'appoggio, in quanto appartenente alla setta religiosa degli alawiti, dell'asse sciita formato da Iran ed Ezbollah libanesi; chiarimenti anche sulla pericolosità e l'indecifrabilità dei cosiddetti "ribelli", per lo più bande di jihadisti che oltre a combattere l'esercito siriano di Assad, si combattono tra loro per avere la supremazia nell'area.
È una galassia, quella dei "ribelli", che al suo interno comprende diverse formazioni, quali:
- Free Syrian Army (Esercito Siriano Libero), nato da disertori dell'esercito siriano con lo scopo di rovesciare il regime di Assad;
- Milizie Curde, legate indirettamente al PKK, combattono nella zona del Nord della Siria, ai confini con la Turchia . A loro volta combattute dalle truppe turche di Erdogan che, peraltro, arma e foraggia le altre forze ribelli, le milizie islamiste appartenenti all'Islam sunnita, vale a dire
- Il Fronte al-Nusra, nato da una costola di al-Qaeda;
- Le Milizie Jihadiste che hanno dichiarato la loro appartenenza
all'ISIS e al "Califfato Nero" di Abu Bakr al-Baghdadi.
Si è parlato anche della "guerra per bande" che travaglia e lacera la Libia del post Gheddafi; guerra che si sta combattendo contro le milizie che hanno aderito allo Stato Islamico, ma anche tra le diverse fazioni dello "storico" conflitto che da sempre - ancor prima di Gheddafi - divide in due il Paese: la Tripolitania, da una parte, la Cirenaica, dall'altra, e che fa si' che vi siano due governi, uno con sede a Tripoli, riconosciuto dall'Europa, dagli USA e dall'ONU, uno con sede a Tobruk, che gode del sostegno dell'Egitto, della Russia di Putin e, ultimamente anche della Turchia di Erdogan.
Da ultimo, come altro elemento del "caos Mediterraneo", si è parlato dello Yemen, destabilizzato da quando l'Arabia Saudita ha lanciato l'offensiva militare - fine marzo 2015 - per sconfiggere i "Ribelli" Houthi di ispirazione sciita... Senza pace, lo Yemen è costretto a piangere l'ennesima strage di civili, donne, vecchi e bambini, strage causata da uno dei tanti raid lanciato dalla coalizione sunnita a guida saudita, con il sostegno dell'America di Trump. Il Segretario alla Difesa degli USA ha incontrato i massimi responsabili dell'Arabia Saudita, per mettere a punto un piano per "risolvere" - a modo loro (!) - il conflitto nello Yemen, piegando l'accanita resistenza degli Houthi, che godono del sostegno della gran parte della popolazione yemenita, resistenza che le forze militari della coalizione saudita non sono riuscite ad annientare, nonostante la schiacciante superiorità militare e l'appoggio degli USA.
L'ONU afferma che vi siano quasi 12 milioni di persone che stanno rischiando la morte per fame e inedia, per cui sarebbe necessario consentire un intervento umanitario.
La sensibilità e la solidarietà europea e internazionale non possono essere a senso unico: le vittime civili yemenite, donne, vecchi e bambini, non sono... non possono essere diverse da quelle di Aleppo e siriane (!).,

Con l'ospite Marta Ottaviani, giornalista corrispondente da Istambul per l'Avvenire e La Stampa, ma anche scrittrice, è stata affrontata la caotica scena turca. In particolare, presentando e commentando il suo ultimo libro, "Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia", l'Ottaviani ha messo a fuoco la figura enigmatica e imprevedibile del Reis Erdogan, un altro "Mr. Caos", che ha letteralmente cambiato il volto della Turchia: della Turchia storicamente delineata fin dai tempi di Ataturk, un Paese "laico", fondato sulla casta militare, consolidatosi negli anni, anche a costo di ripetuti colpi di stato; un Paese facente parte della NATO, alleato dell'America e che si dichiarava desideroso di conquistarsi il diritto di entrare in Europa; un Paese che, pur tra contraddizioni, stava avanzando verso la modernizzazione.
Oggi, invece, Erdogan lo sta portando a grandi passi sulla via della democrazia autoritaria e islamizzata. Dopo il mai chiarito e oscuro colpo di stato del luglio scorso, preso a pretesto, ha operato una vera e propria purga che ha interessato 130.000 persone, tra cui membri dell'esercito, insegnanti, professionisti, funzionari, ecc. Ha fatto chiudere decine di imprese e molte ONG, fatto imprigionare più di cento giornalisti. Con il recente referendum, che ha letteralmente spaccato in due il Paese, ha impresso una svolta "presidenzialista" al regime, accentrando su di se' tutti i poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, minacciando addirittura la reintroduzione della pena di morte.

Con gli altri numerosi ospiti - nomi e qualifiche si possono leggere sul programma postato sul blog- nelle due serate successive si è cercato di affrontare la non meno complessa e caotica questione dell'epocale... "Migrazione dall'Africa tra guerre, carestie, povertà e nuove forme di colonialismo", nonché le conseguenze in termini di... "Muri e paura dell'altro nel mondo delle connessioni digitali".
"Flussi Migratori", quindi, e le loro "rotte" - una più approfondita analisi delle grandi migrazioni nella storia dell'umanità è riportata sul blog, col titolo: "Le grandi migrazioni", parte prima e parte seconda, la parte terza, già pronta, è di prossima pubblicazione -
Tre sono le principali rotte che interessano il bacino del Mediterraneo e l'Europa.
- La "Rotta Mediterranea", terminale della "Rotta Africana", da dove i migranti, sempre in balia di "trafficanti di uomini" senza scrupoli, dopo aver rischiato gli abissi del mare, approdano in un primo tempo a Lampedusa... con la speranza ultima di proseguire per il Centro e Nord Europa;
- La "Rotta Turca", terminale della "Rotta del Medio Oriente", con l'attraversamento successivo del breve ma insidioso tratto di Mare Egeo, per arrivare su un'isola della Grecia e di lì proseguire, muri e barriere permettendo, sulla "Rotta dei Balcani", con meta finale sempre il Centro e Nord Europa;
- La "Rotta di Gibilterra", attraversando i muri e le barriere di filo spinato di Ceuta e Melilla - due enclavi spagnole in territorio marocchino -, altri due terminali della "Rotta Africana; poi dalla Spagna proseguire verso il Centro e Nord Europa, che rimane sempre la meta ultima.
I vari interventi hanno, da una parte, sottolineato la complessità delle problematiche che i flussi migratori determinano in termini di paure, reazioni xenofobe, razzismo, populismi..., dall'altra hanno evidenziato, in modo unanime, l'incapacità dei paesi europei, Italia compresa, di analizzare correttamente la portata storica, epocale, di queste migrazioni, e conseguentemente l'incapacità di elaborare e predisporre corrette e comuni politiche di intervento. In primis, per aprire diffusi e ordinari canali umanitari, evitando così tragedie sulle rotte. Sancendo, poi, il "diritto all'accoglienza" come norma, senza delegare al "pietismo", alla "carità cristiana", alle "buone pratiche" estemporanee, isolate e limitate (!).
Infine, creando le condizioni per la definitiva "inclusione" del migrante nella proprie comunità e/o società, con la consapevolezza chiara e certa che includere l'altro è comunque un arricchimento sotto tutti i profili, economico, culturale, sociale.
Una citazione a parte merita l'intervento del Prof. Franco Cardini,
nell'aula magna del Liceo Scientifico "A. Volta", presenti 300 studenti circa delle scuole di Riccione, Rimini, Morciano di Romagna. Una vera e propria lezione magistrale su: "Il Mediterraneo crogiolo di culture, scambi commerciali e conflitti".
Lezione che ha avuto un impatto straordinario sugli studenti.

Per portare un ulteriore contributo al chiarimento dello scenario geo-politico che sta dietro al "caos Mediterraneo", alla sua complessità, bisogna approfondire e allargare il campo di analisi.
È necessario partire dallo "storico" conflitto in atto da decenni tra le due grandi potenze economico-militari e religiose dell'area: l'Arabia Saudita e l'Iran.
(Prima parte)
G.