venerdì 10 febbraio 2017

Le Grandi migrazioni II^ parte

Gli Argonauti
le grandi migrazioni parte 1

di Gianni Fabbri

Le "Invasioni barbariche"
Etichettati dalla storiografia ufficiale come "Barbari", ovvero incivili, selvaggi, di loro si sa molto poco.
Col termine "Barbari" furono etichettati sia i popoli germanici, sia i Galli di origine celtica, sia gli Slavi dell'Europa Orientale, come gli Unni e gli Avari.


Non sono stati molti gli storici che hanno cercato di approfondire lo studio di questi popoli. Una delle poche fonti certe e' Tacito. Publio, Gaio, Cornelio Tacito e' stato storico, senatore, oratore romano: uno degli storici più importanti dell'antichità.
Le sue opere più significative, gli "Annales" e le "Historiae", illustrano la storia dell'Impero Romano del I secolo d.C. Ma scrisse anche "De origine et situ germanorum" (Germania), una monografia sulle terre e le tribù dei popoli germanici. L'opera tratta dei diversi aspetti delle tribù germaniche che popolavano i territori non controllati direttamente da Roma imperiale.
Tacito descrive i "puri e incorrotti costumi" dei Germani, o Teutoni, per criticare indirettamente il degrado, la corruzione della vita pubblica e privata romana, la decadenza dei costumi, dell'etica, nonché del rigore militaresco nella Città Eterna. Di questi popoli, che descrive rudi e semplici, Tacito esalta, in particolare, il valore guerriero; li definisce combattenti coraggiosi ed esperti, animati da un forte senso religioso e da uno spiccato amore per la libertà.
Tutto questo porta Tacito a "profetizzare" un futuro scontro tra Germani e Romani, scontro che avrebbe potuto portare alla fine della Roma Imperiale. Come puntualmente avvenne (!).
Di questo futuro crollo c'era già stato un'anticipazione profetica con la dura, disastrosa sconfitta romana nella battaglia della foresta di Teutoburgo, nella regione del fiume Elba, l'11 settembre del 9 d.C.
dove tre intere legioni romane comandate da Publio Quintilio Varo furono annientate, perché portate in un'imboscata in un terreno paludoso da Armin, figlio del Re germanico Sigmer, ma cresciuto ed educato a Roma col nome di Arminius e divenuto ufficiale dell'esercito romano.
Quella di Teutoburgo fu, dopo quella di Canne, una delle più grandi sconfitte subite dalla potenza militare romana, sconfitta che ha cambiato i destini di Roma imperiale e del mondo. Infatti impedì ai Romani di estendere i confini dell'Impero - il 'limes' era il fiume Reno - all'intera regione dell'Elba e ai territori occupati dai Germani, dando loro tempo e modo di organizzarsi in popoli uniti e combattivi, pronti per avviare le storiche... "Invasioni barbariche".

Intervistando i Romani che tornavano da quei territori e facendo ricerche, Tacito era venuto a conoscenza che i cosiddetti "Barbari" discendevano da tre ceppi principali, che avevano poi dato vita a più di quaranta tribù diverse - secondo fonti più recenti circa un centinaio (!) -. Il nome di 'Germani' era stato esteso dai Romani a tutte le tribù; così come il nome 'Galli' comprendeva tutte le tribù di origine celtica.
I Germani, però, erano tribù distinte, senza essere una 'nazione', ne' avere un'idea di comunità nazionale. Non essendo dotati di una scrittura, si tramandavano per via orale, tradizioni, istituzioni, leggende e miti... Progenitore comune era il "Dio nato dalla terra" (Wotan/Odino); da suo figlio Mannus derivano le tre stirpi principali:
- gli Ingevoni, che daranno vita al gruppo Friso-Sassone;
- gli Istevoni, che daranno vita al gruppo Franco;
- gli Erminoni, che costituiranno gli abitanti dell'odierna Germania
fino al Danubio.
Ovviamente, le varie tribù germaniche avevano analogie negli usi e costumi, condividevano spesso tradizioni e istituzioni arcaiche, ma era profondamente divise e talvolta pure in lotta tra di loro.
Troveranno un'unità, sapranno essere una nazione riconoscendosi nella comune identità germanica solo a partire dal terzo/quarto secolo d.C., quando, spinti dalle necessità - e le necessità sono sempre principalmente di ordine economico, derivanti dall'impoverimento delle risorse naturali in rapporto all'incremento demografico, nonché da condizioni ambientali ostili -, iniziarono a... "migrare", a spingersi più a Sud, prima per fare razzia, poi per stabilirsi in nuovi territori, Italia compresa (!).

Il termine "barbaro" deriva da un vocabolo greco che significa "balbettante". Per i Greci "barbaro" significava solo essere estraneo alla Civiltà Greca. Quindi, non era un termine dispregiativo, come lo è, invece, per noi italiani, che equivale a incivile, selvaggio...
Per noi, popoli del Mediterraneo, i "Barbari" compaiono quasi improvvisamente nel IV-V secolo d.C., al momento delle imponenti migrazioni che allora - come oggi, d'altronde (!) - vennero definite, in modo dispregiativo, "Invasioni barbariche".
Di loro si sa ben poco, anche perché, Goti a parte, non ebbero mai una tradizione scritta.
Lo studio etnico che dei Goti fa Tacito, li descrive come un popolo nomade che viveva in una condizione di libertà assoluta: non avevano alcuna forma di regolare attività economica, ne' agricola, ne' d'allevamento, che legasse il popolo alla terra e determinasse delle differenze di ricchezza tra loro. Non conoscevano la 'proprietà terriera'!
La caccia, la pesca, la raccolta, forme embrionali di allevamento e di agricoltura, davano il necessario per la loro sopravvivenza. Le loro esigenze erano, d'altronde, limitate alle cose indispensabili, all'essenziale. Quando un territorio non era più in grado di garantire loro il sostentamento, emigravano e andavano a stanziarsi in un altro territorio... cambiavano posizione geografica (!)
Non avevano una organizzazione politico-amministrativa, ne' esisteva un ordinamento legislativo: esisteva la 'famiglia', la 'tribù', con le loro istituzioni e tradizioni arcaiche tramandate.
Le leggi, le regole, erano derivate dal loro senso dell'onore e della giustizia, sviluppato al massimo grado, al punto che molto spesso si concretava nel... "farsi giustizia da se'". Praticata era la "faida": l'obbligo per una famiglia di vendicare i torti e le ingiustizie ricevuti/e. Spesso si applicava la "ordalia", una forma di giustizia pubblica, lasciata al "giudizio di Dio"... e il sospettato per dimostrare la propria innocenza doveva sottoporsi a prove estreme.
Tra le numerose "invasioni barbariche", la più emblematica e' quella dei Goti, Gothones in latino, tribù germanica probabilmente di origine scandinava, della regione di Gotaland in Svezia, da dove a ondate successive, forzati da condizioni ambientali ostili, sbarcarono sulle coste del Mar Baltico.
La provenienza scandinava sarebbe suffragata anche da rinvenimenti archeologici di 'cerchi di pietre'e di 'menhir' in siti del Nord della Germania e anche in Polonia, testimonianze che dimostrerebbero come i Goti preferissero seppellire i loro morti secondo le tradizioni scandinave.
Dei primi contatti dei Goti con il mondo romano riportano sia gli scritti di Tacito che di Plinio il Vecchio; i due storici romani parlano infatti degli scambi commerciali tra i due popoli, in particolare quelli relativi all' "Ambra", una preziosa resina fossile che veniva estratta nelle regioni del Baltico e che seguendo la mitica "Via dell'Ambra" arrivava fino ad Ariminum (Rimini), colonia e porto romano, di qui risalendo la Val Marecchia e valicando l'Appennino perveniva nella Val Tiberina, indi a Roma per essere lavorata e poi scambiata in tutto il Mediterraneo, in Egitto, in Grecia e in Asia Minore, dove incastonata nei gioielli veniva usata per ornare i corredi funebri dei Faraoni, degli Imperatori e dei Re.

"Al di là dei Lugi abitano i Gothones, sotto il governo di un re che li tiene in una soggezione più stretta che tutti gli altri popoli germanici, non così stretta tuttavia da estinguere la loro libertà...
Di queste nazioni le caratteristiche sono uno scudo rotondo, una spada corta e un re al governo".
(Tacito, "De origine et situ Germanorum")

La divisione successiva dei Goti in tre rami:
- Visigoti, dal tedesco WestGoten, ramo occidentale;
- Ostrogoti, dal tedesco OstGoten, ramo orientale;
- Gepidi, ramo settentrionale,
avvenne sul finire del IV secolo d.C.
L'iconografia classica, ufficiale, delle "invasioni barbariche", alimentata anche dalla fantasia popolare, descrive orde di guerrieri, armati di tutto punto, che dove arrivavano facevano razzie, devastazioni, massacri. C'è del vero in questo, principalmente quando incontravano la resistenza di altre popolazioni, di altre tribù, oppure la resistenza dei Romani. Ma quelle dei Goti erano soprattutto migrazioni di massa, di intere comunità: famiglie intere che si portavano dietro figli, vecchi, masserizie, scorte d'acqua e di viveri, e anche approvvigionamenti militari, su carri trainati dai buoi (carriaggi).
La prima massiccia emigrazione si ebbe attorno al I secolo d.C. E li vide assestarsi nel bacino della Vistola, l'attuale Polonia settentrionale. È lì che vengono descritti da Tacito e da Plinio il Vecchio. Successivamente migrarono verso Sud-est - una migrazione controtendenza perché i flussi storici delle migrazioni presero quasi sempre la direzione Sud > Nord, Est > Ovest -, dove però trovarono la resistenza dei Vandali e degli antenati degli Slavi, per cui... combatterono, soggiornarono... Soggiornarono, combatterono.
Restarono una nazione unita fino al III secolo d.C., allorché si divisero, appunto, in Ostrogoti e Visigoti.
Gli Ostrogoti occuparono stabilmente le fertili terre dell'Ucraina (attuale) - e' bene ricordare che l'Ucraina al tempo di Stalin era nota per essere il "granaio" dell'URSS -.
Quando le risorse naturali diminuirono, avvertendo che le difese dell'Impero Romano - la massima espansione di Roma imperiale si ebbe nel 116 d.C., sotto l'imperatore Traiano - non erano più impenetrabili, guidati dal loro Re Cniva, nel 249 d.C., varcarono il fiume Dnestr e invasero la Provincia Romana della Dacia (odierna Romania) e la occuparono. Successivamente varcarono anche il Danubio, 'limes' strategico, saccheggiarono la Provincia Romana di Mesia e cinsero d'assedio Nicodemia... correva l'anno 250 d.C.
A quel punto l'Imperatore Romano Decio decise di intervenire.
I Goti abbandonarono l'assedio, Decio, con i suoi legionari, li insegui', ma cadde in un agguato e subì una pesante sconfitta. A quel punto i Goti si diressero su Filippopoli e la conquistarono.
Decio riorganizzo' le fila del suo esercito, respinse le loro proposte di pace e li porto' di nuovo allo scontro aperto che ebbe luogo presso Forum Terebronii, in Mesia. Le sorti della battaglia favorirono inizialmente i Romani, poi un imprudente attacco portato dai legionari attraverso una palude li impantano' e furono massacrati, lo stesso Decio non fu più ritrovato. Si consumò una nuova "Teutoburgo" (!)

A più riprese i Goti dell'Est scesero a Sud, verso il Mar Egeo e lungo le coste del Mar Nero (Tracia), finché nel 267 d.C. invasero anche la Grecia. Anche Atene, malamente difesa, venne conquistata.
Quando i Goti giunsero sulle coste dell'Epiro, mirando alla Penisola italica, l'Imperatore Claudio, il "Gotico", scese in campo, li intercetto' e inflisse loro una devastante sconfitta alla "Battaglia di Nasso", secondo alcuni storici, la più sanguinosa del secolo.
Nel 270 d.C., i Goti cercarono di nuovo di occupare nuovi territori in Macedonia e in Asia Minore; e di nuovo Claudio li sconfisse duramente, guadagnandosi il titolo di "Gotico", per l'appunto.
Molti dei Goti catturati furono integrati nelle "centurie romane", altri costretti a stabilirsi in Dacia.
Fu poi il nuovo Imperatore Aureliano ad assoggettare completamente gli Ostrogoti, assegnando loro alcune terre della nuova Provincia Romana di Dacia creata appositamente sulla riva destra del Danubio (l'attuale Romania).

Le tribù dei Goti più occidentali, vale a dire i Visigoti, si stabilirono sulla sponda non romana del Danubio - come già scritto il Danubio costituiva il limes Nord dell'impero nella regione - e li' formarono un regno indipendente.
Altri Goti rimasero in Ucraina, sfruttando al meglio le abbondanti risorse naturali, formando anche loro un vasto e potente regno, che arrivava ad affacciarsi sulle coste del Mar Nero.
Ma la storia del secolare scontro tra Roma e i Goti mette a fuoco un'altra data e un'altra drammatica - per i Romani - battaglia:
Adrianopoli, 378 d.C., i "migranti" Goti sconfiggono l'Impero Romano.
Era il 9 agosto del 378 d.C., quando l'esercito romano comandato dall'Imperatore Valente subì una nuova "Teutoburgo", una nuova "Canne", e fu annientato dai Goti di Fritigerno, uniti a quelli di Atanarico, nei pressi della città di Adrianopoli (oggi Edime), nella Provincia Romana della Tracia (attuale Bulgaria).
Per Roma fu... l'inizio della fine (!)
Da quel momento, vuoi per ragioni di disfacimento interne: la decadenza dei costumi, della vita pubblica, del prestigio delle istituzioni, in primis il Senato (SPQR), la corruzione, l'incapacità degli imperatori succedutisi, - la storia si ripete, sempre! -, vuoi per l'incapacita' di affrontare adeguatamente le pressioni che i "migranti" di allora facevano alle frontiere dell'impero - il "Frontex" di Roma Imperiale (!) -, Roma comincio' a sgretolarsi e a franare inesorabilmente.
Ma torniamo ad Adrianopoli.
All'alba del 9 agosto del 378 d.C., Flavio Valente, Imperatore della parte Orientale, cioè l'Impero di Bisanzio/Costantinopoli, usciva dalla città di Adrianopoli alla testa di un forte e numeroso esercito di legionari, determinato a distruggere, una volta per tutte, "l'orda dei Barbari", i Goti, ai quali due anni prima aveva concesso di passare il Danubio, per cercare rifugio e sopravvivenza nei territori delle Provincie Romane della Dacia e della Tracia.
Pressati dagli Unni da Nord-est (Pannonia) e dagli Alani - popolo nomade di 'pastori-guerrieri' originario delle regioni del Mar Caspio -, da Sud-est (Caucaso), i Goti, un intero popolo con donne, vecchi e bambini, e 'cariaggi' di masserizie e viveri al seguito, guidati da Fritigerno, due anni prima, il 376 d.C., avevano chiesto asilo - i "rifugiati" di allora (!) - all'Imperatore Valente.
L'Imperatore acconsentì, anche perché in quel momento era impegnato sul fronte di guerra dell'Asia Minore coi Persiani e non voleva che si aprisse un nuovo fronte. Inoltre i Goti, se in pace, potevano essere fonte di reclutamento per le legioni romane.
L'attraversamento del Danubio da parte dei Goti, fatto su barche di fortuna, chiatte e zattere, spesso travolte dalla corrente impetuosa, fece molte vittime - ...par proprio di vedere recenti immagini televisive di profughi siriani mentre attraversano il fiume ai confini tra Macedonia e Serbia (!) -.
Una volta passato il fiume i Goti furono preda della rapacità dei governatori delle Province Romane e le terre promesse non vennero concesse. Per cui non ebbero altra soluzione che il saccheggio e di conseguenza la guerra.
Risolto il conflitto sul fronte persiano, l'Imperatore Valente raduno' le sue legioni e mosse allo scontro in campo aperto contro Fritigerno e i suoi Goti. Scontro che avvenne, appunto, a non più di dieci miglia da Adrianopoli.
Cronisti e storici della battaglia la descrivono tremendamente cruenta: le legioni furono letteralmente decimate, nonostante una fuga precipitosa e anche l'imperatore Valente perse la vita sul campo.
I Goti dopo aver inutilmente tentato di conquistare sia Adrianopoli che Costantinopoli, furono successivamente sconfitti dal nuovo imperatore Teodosio. La nuova vittoria romana non impedì, però, che nel 382 d.C. venisse concluso un trattato che permetteva ai Goti di insediarsi come 'foederati' nella Provincia Romana di Tracia.
Circa trent'anni dopo Adrianopoli, nel 410 d.C., dopo due ripetuti assedi nel 408 e 409, Roma avrebbe subito un secondo "Sacco" da parte dei Goti di Alarico.
Il primo "Sacco di Roma" fu perpetrato secoli prima dai Galli.
I Senoni o Galli Senoni costituivano una popolazione di stirpe celtica che dopo essere emigrata verso Sud, verso il Mediterraneo, si era stanziata sulla costa orientale adriatica dell'Italia, nell'area attualmente occupata da Romagna e Marche, dove avevano fondato Sen Gallica (oggi Senigallia), facendone la loro capitale.
Nell'estate del 390 a.C., i Galli, guidati da Brenno, lasciavano la loro capitale in riva all'Adriatico mare e percorrendo quella che in seguito (220 a.C.) sarebbe diventa la "Via Flaminia", marciarono su Roma. Il 18 luglio, dopo vani tentativi da parte delle legioni romane di fermarli prima, arrivarono e conquistarono la "Città Eterna", mettendola a ferro e fuoco.
"Vae victis !" ("Guai ai vinti")
Urlo' Brenno, ponendo la sua spada sulla bilancia per ottenere più oro - riporta Tito Livio -.
"Non auro, sed ferro, recuperanda est Patria !"
"Non con l'oro si difende l'onore della Patria, bensì col ferro delle armi".
Fu la risposta di Marco Furio Camillo - sempre secondo le cronache di Tito Livio -, che affronto' in due battagli campali i Galli, i quali, sorpresi dall'inattesa reazione, furono sconfitti, massacrati e condotti schiavi a Roma.
Per questa vittoria il 'dittatore' Furio Camillo ottenne il trionfo di Roma.

Tracciare una "geografia" precisa delle nazioni "barbare" non è facile perché risulta estremamente complessa. Ci si limita, in breve sintesi, ad indicare quelle popolazioni interessate da grosse migrazioni verso l'area Mediterranea e che ebbero un qualche ruolo nella storia italica e, in particolare, con la fine di Roma imperiale.

Gli Unni
Gli Unni europei della Pannonia (oggi Ungheria) erano originari dell'Asia Centrale, probabilmente di ceppo mongolo; essendo nomadi, ebbero il sopravvento sulle popolazioni rivali grazie alla loro abilità in combattimento e alla capacità di spostarsi con straordinaria facilità e rapidità.
Ebbero il loro periodo di massima espansione quando furono governati da Attila.
Soprannominato "Flagellum Dei" ("Flagello di Dio") -... "Dove passava Attila, non cresceva più l'erba !" -, governo' un vastissimo impero, che si estendeva dall'Europa Centrale al Mar Caspio, dal Danubio al Mar Baltico, avendo unificato per la prima volta nella storia la maggior parte dei popoli "barbarici" dell'Eurasia Settentrionale.
Durante il suo regno, divenne il più irriducibile nemico dell'Impero di Bisanzio, da un lato, e dell'Impero Romano d'Occidente, dall'altro.
Cinse d'assedio Costantinopoli, scaccio' da Ravenna l'Imperatore Valentiniano III, era il 452 d.C., tento' senza riuscirvi di conquistare Roma Imperiale.
Attila scese in Italia, nel 452, a capo di un forte esercito costituito in massima parte da truppe germaniche, intenzionato a mettere a ferro e fuoco la "Città Eterna". Dopo aver saccheggiato Padova, costringendo molti degli abitanti a cercar rifugio in laguna, dove avrebbero poi fondato Venezia (!), incontro', in una località del Delta del Po, un'ambasciata romana formata dal Papa Leone I, dal Prefetto Trigezio e dal Console Autenno.
Inaspettatamente, dopo l'incontro, Attila diede ordine alle sue truppe di tornare indietro, senza nulla pretendere, ne' reclamare alcunché (!).
Attila ritorno' al suo palazzo sul Danubio, dove morì nei primi mesi del 453.
Molte sono state le interpretazioni che storici e cronisti hanno cercato di dare al suo gesto.
C'è chi sostiene che rendendosi conto dello stato di 'debilitazione' del suo esercito, per fame e malattie, preferì prudentemente evitare una probabile sconfitta.
Altri attribuiscono a Papa Leone I e alla sua "ambasciata" capacità persuasive tali da convincerlo ad abbandonare le sue mire di saccheggio, convincimento, pare (!), sostenuto da validi argomenti: un ingente quantità d'oro e d'argento...
Altri, ancora, sostengono la tesi che, essendo Attila superstizioso, qualcuno lo convinse a rinunciare, ricordandogli la fine fatta dal Re dei Goti Alarico che morì subito dopo aver saccheggiato Roma, nel 410 d.C.

I Vandali
Erano una popolazione germanica orientale, come i Goti e i Longobardi. Dopo una prima emigrazione che li porto' dal profondo Nord nel bacino dell'Oder e della Vistola (odierna Polonia), sotto la pressione di altre tribù germaniche, si spostarono più a Sud-est, dove combatterono i Galli Boi, che sconfissero, occupandone le terre; nella Regione dell'attuale Slesia-Boemia, diedero vita ad una Federazione di Tribù.
"... Si celebra il Dio Tuitone. Suo figlio Manno e' il progenitore
e il fondatore della loro stirpe... Manno ha avuto anche altri
figli e quindi più numerose anche le denominazioni dei popoli.
Si tratta dei Marsi, dei Gambrivii, degli Svevi, dei Vandali..."
( Publio Cornelio Tacito, "De Origine et Situ Gemanorum")
I Vandali Asdingi lasciarono la Pannonia intorno al 400 d.C., pressati dagli Unni, ma anche dall'esigenza di colonizzare nuove terre. Si spostarono verso Ovest, fissando un primo 'limes' lungo il fiume Meno, nella Regione di Augusta.
Nel 406 d.C. raggiunsero il Reno, dove sconfissero i Franchi. Poi attraversarono rapidamente la Gallia fino ad arrivare ai Pirenei.
Nell'autunno del 409, assieme a Svevi, Alani e Vandali Silingi, con la complicità del Governatore Romano della Penisola Iberica, Geronzio
attraversarono i Pirenei e dilagarono nelle fiorenti campagne iberiche, saccheggiando e devastando.
Secondo la testimonianza del cronista Idazio, nel 411 d.C., i nuovi migranti-invasori si spartirono le terre nel modo da lui descritto come segue:
"I barbari si spartirono tra loro i vari lotti delle Province per insediarvisi: i Vandali Asdingi si impadronirono della Galizia; gli Svevi di quella parte della Galizia situata lungo la costa occidentale dell'Oceano Atlantico (l'attuale Regione di Finisterre); gli Alani ebbero la Lusitania; ai Vandali Silingi tocco' la Betica."
Nel 425 d.C., i Vandali guidati da Gunderico, dopo aver sconfitto Romani e Visigoti nel Sud della Spagna, averne conquistato i Porti e requisite le galee, si diedero alla pratica di una attività marinara, nonché alla pirateria. Sbarcarono in città costiere delle isole Baleari, e della Mauritania (Marocco/Algeria odierni), dove attuarono razzie e saccheggi.
Dopo la morte di Gunderico, il nuovo sovrano Generico, nel 429 d.C., guido' il suo popolo in una nuova "migrazione" lungo le coste del Nord Africa. Prima conquisto' la Mauritania, poi la Numidia (l'attuale Tunisia), fino ad entrare da trionfatore in Cartagine... Era il 19 ottobre del 439 d.C.
I Vandali, dal porto di Cartagine, con parte della flotta navale romana d'occidente di cui si erano impadroniti mentre era lì ormeggiata, cominciarono a fare incursioni in tutto il Mediterraneo. La Sicilia e la Sardegna, i due "granai" dell'Impero Romano d'Occidente, erano le mete quasi obbligate.
Ben presto i Vandali si fecero una fama pessima di pirati, saccheggiatori, devastatori, esecutori di... "atti vandalici" - dal loro nome il termine (!) -.
L'Imperatore Romano d'Occidente, Valentiniano III, nel 442 d.C., venne a patti con Genserico, riconoscendo ai Vandali l'indipendenza e la sovranità delle terre di Numidia conquistate.
Questo trattato segno' la fine delle "migrazioni" del popolo dei vandali che si stabilì nelle ricche terre del Nord Africa.
Cartagine divenne la capitale del Regno, con Genserico suo sovrano.
Nel 455 d.C., alla morte dell'Imperatore Valentiniano III, per mano di congiurati, i Vandali, non riconoscendo l'usurpatore Petronio Massimo, implicato nella congiura e autoproclamatosi successore, dichiararono decaduto il trattato stipulato a suo tempo con Valentiniano e si apprestarono a partire alla volta dell'Italia.
Salparono da Cartagine con l'intera flotta, attraversarono il Mediterraneo e sbarcarono a Porto per marciare su Roma.
Affiancati dai guerrieri Mauri si apprestarono a saccheggiare la città, i cui abitanti in preda alla paura si diedero alla fuga.
Papa Leone I si fece incontro a Genserico, implorandolo di risparmiare la città e la sua gente. Genserico ascolto' solo in parte l'implorazione: non vi furono ne' eccidi, ne' incendi, ma il 2 giugno 455 viene ricordato come il "terzo Sacco di Roma" - dopo i Galli di Brenno (390 a.C.) e i Goti di Alarico (410 d.C.); il quarto sarà ad opera dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi al soldo dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, nel 1527, ma questa è tutta un'altra storia, guerre di religione, che ha poco a che vedere con le "migrazioni" -.
Furono spogliati il Palazzo Imperiale, molte chiese e domus patrizie, svuotate di denaro e dei tesori le "casse dell'Urbe", prese in ostaggio (!) e portate fino a Cartagine un numero consistente di donne patrizie e di schiave...

I Longobardi
Furono una popolazione germanica, protagonista tra il II e il VI secolo d.C. di una lunga "migrazione" che fece loro cambiare...
posizione geografica: dalla Regione dell'Elba (fiume tedesco) all'Italia - altra migrazione controtendenza (!) -.
Il movimento migratorio ebbe inizio nel Secondo secolo, ma soltanto nel Quarto secolo l'intera nazione longobarda avrebbe lasciato il basso corso dell'Elba.
Entrati in contatto con il "mondo bizantino" e la politica dell'area mediterranea, nel 568, guidati dal loro Re Alboino, si insediarono nell'Italia Settentrionale, dove diedero vita ad un Regno indipendente, che si estese progressivamente a gran parte del territorio italiano.
Fecero di Pavia la loro Capitale, ma divisero il Regno in numerosi Ducati, che godettero di una marcata autonomia. Basti ricordare,per tutti, il Ducato del Friuli con sede Cividale.
Nel corso dei secoli, i Longobardi si integrarono, via, via con il tessuto sociale italiano (!), grazie all'emanazione di apposite leggi scritte (!) e alla loro conversione al cattolicesimo.
Con l'irruzione dei Longobardi, l'Italia si trovò divisa tra questi e i Bizantini, che controllavano parte del territorio del Nord-est, che aveva il suo fulcro nell'Esarcato di Ravenna e nella 'Pentopoli' costituita dalle città di Ravenna, Cesena, Forlì, Classe e Cesarea - la Ravenna bizantina (!) -.
"Erat hoc mirabile in Regno langobardorum...
Nulla erat violenta... Unisque quo libebat
securus sine timore pergebat."
"C'era questo di meraviglioso nel Regno Longobardo...
Non c'erano violenze... Ognuno andava dove voleva,
sicuro e senza timore."
(Paolo Diacono, "Historia Langobardorum")
La caduta del Regno Longobardo si ebbe nel 771, con la discesa in Italia di Carlo Magno, chiamato dal Papa, che espugnò la capitale longobarda Pavia.

Gli Arabi in Andalusia
Al-Andalus e' il nome che gli Arabi diedero alla parte della Penisola Iberica da loro controllata e governata, al Sud della Gallia.
È accreditata la tesi che la parola Al-Andalus, dalla quale è derivata Andalusia, abbia come radice l'espressione "landahlauts" ("lotti terrieri"), usata dai Goti per indicare i "Feudi" attribuiti, a suo tempo, ai nobili Visigoti durante il periodo della loro "migrazione" nella Penisola Iberica.
Gli arabi aggiunsero l'articolo determinativo "al" a tale espressione, derivandone, appunto, "Al-Andalus".
I Musulmani iniziarono una grande migrazione nel 698 d.C., con il Califfo Omayyade 'Abd Al-Malik che, grazie al suo generale yemenita Musa Ibn Nusayr, li porto', seguendo le antiche orme dei Fenici, lungo le coste del Nord Africa, dove occuparono territori già dei Berberi. Migliorarono anche la flotta posseduta, per procedere a future spedizioni verso le isole Baleari, a danno dei Bizantini.
Un primo tentativo di invadere la Spagna, nel 708, fu respinto dai Visigoti.
Correva l'anno 711, esattamente il 30 aprile, quando, sotto il comando del berbero musulmano Tariq Ibn Ziyad, Wali (Governatore) di Tangeri, con una flotta messa a disposizione da Giuliano, Governatore cristiano di Ceuta, un intero popolo di circa 12.000 uomini sbarco' sotto l'altura che da allora porta il nome di "Monte di Tariq" (Gibilterra), che occuparono insieme alla città di Algeciras.
Inizio', così, una delle prime grandi "migrazioni" su quella che è ancora oggi (!) una delle tre rotte più importanti di flussi migratori dal continente africano verso l'Europa: esattamente la rotta che da Ceuta o Melilla, due località del Marocco, ma sotto protettorato spagnolo, approdano a Gibilterra o a Algeciras.
Tariq diresse il suo popolo, composto da arabi e berberi - i Berberi, nella loro lingua significa "uomini liberi", sono una popolazione nomade autonoma del Nord Africa mediterraneo ( Marocco/Algeria/Tunisia/Libia), molti di loro sono cristiani e portano nomi biblici (!) - verso Cordova, ma dovette scontrarsi con i Visigoti.
I "migranti", appoggiati anche dagli Ebrei, i quali negli anni precedenti erano stati perseguitati dai Germanici, affrontarono in campo aperto i Visigoti di Witiza nella "Battaglia del Guadalete" che, come riportano le cronache, fu combattuta il 19 luglio 711 nei pressi della città di Medina-Sidonia.
Questa battaglia mise fine al regno dei Visigoti e apri' le porte della Penisola Iberica agli Arabi.
I "migranti" continuarono ad avanzare verso Nord, senza incontrare resistenza alcuna, arrivarono a Toledo e la conquistarono.
Nel 712, si registra un'altra ondata migratoria di circa 20.000 uomini, che attraversano lo stretto, condotti da Musa del Califfato "Nero" di Damasco - Ieri come oggi... "lo nero periglio che vien dallo mare" (!) -.
Nel 714, Musa e Tariq, al comando unificato delle loro genti, occuparono Saragozza e poi Lerida, indi si divisero; Musa si diresse verso le Asturie, occupando Leon e Lugo.
Più a Nord, gli Arabi furono fermati nell'ottobre del 732, vicino a Poitiers, dai Franchi di Carlo Martello.

"Re Carlo tornava dalla guerra
Lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al Sol della calda primavera
Lampeggia l'armatura del Sire vincitor.
Il sangue del Principe e del Moro
Arrossano il cimiero di identico color..."
("Carlo Martello ritorna dalla Battaglia di Poitiers" - musica di Fabrizio De Andre', testi di Paolo Villaggio)

Nel maggio del 756, dopo un periodo di lotte intestine, per il potere e il dominio sui territori conquistati, fu riconosciuto, da gran parte dei maggiorenti del nuovo regno, Emiro di Al-Andalus 'Abn Al- Rahman, che entro' trionfante in Cordova e ne fece la sua capitale.
Ovviamente, prima di consolidarsi, l'Emirato di Al-Andalus dovette, da un lato, fronteggiare, ancora per anni, scontri interni con le diverse tribù e etnie arabe - Berberi, arabi rivali Abbasidi... -, dall'altro difendere e ridefinire il suo "limes" settentrionale contro i Franchi di Carlo Magno... e i suoi Paladini: "Battaglia di Roncisvalle" (Pirenei), del 795.

"Le donne i cavalier, l'arme, gli amori
Le cortesie, l'audaci imprese io canto
Che furo' al tempo che passaro' i Mori
D'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto..."
(Ludovico Ariosto, "Orlando Furioso")

L'Emirato di Al-Andalus, ben assestatosi in Andalusia attorno all'anno 830, invio' e ricevette delegazioni diplomatiche di vari Paesi, comprese quelle degli staterelli Nord africani, con cui tento' di mantenere relazioni pacifiche.
A onor del vero, va riconosciuto che Al-Andalus fu caratterizzato per tutto il tempo della sua lunga esistenza, fino all'anno 1492, da un clima di coesistenza pacifica tra le diverse sue etnie, di tolleranza e rispetto interreligioso tra i fedeli dei tre monoteismi che si erano affermati nel bacino del Mediterraneo: Islam, Cristianesimo, Ebraismo.

Nel 929, 'Abd Al-Rahman III si proclamava Califfo con l'appellativo di Al-Nasir.
In quel periodo la "Umma" islamica aveva così tre Califfati:
quello 'Abbaside' di Bagdad, quello 'Fatimide' del Cairo e quello 'Andaluso' di Cordoba/Cordova (!).
L'apogeo del Califfato Omayyade di Al-Andalus, con sede a Cordova, fu raggiunto con il regno di Al-Hakam II, che succedette al padre nel 961, sotto il quale la capitale andalusa raggiunse il mezzo milione di abitanti, diventando una delle città più importanti dell'Europa di allora.
La biblioteca del Califfo aveva 400.000 volumi.
La città era dotata di una rete fognaria efficiente e l'acqua giungeva anche ai piani alti delle abitazioni.
I bagni pubblici, "hammam", erano 300. Esisteva un ospedale, che fungeva anche da università per i medici, le cui capacità erano note ed apprezzate in tutta Europa.
La "Mezquita", la Grande Moschea di Cordova, unitamente all'Alhambra di Granada, erano le perle dello splendore che Al-Andalus riverbero' per secoli in tutta Europa.
Sempre durante il regno dell' "illuminato" Califfo Al-Hakam II, fu attivo alla sua corte Abu Al-Qasim (Abulcasis), famoso scienziato, fisico e, soprattutto, medico.
Inoltre il Califfo invito' a Cordova parecchi studiosi orientali, perché vi tenessero conferenze pubbliche sui temi delle scienze, della medicina, dell'arte e dell'architettura; inoltre, per favorire gli studenti poveri, istituì una sorta di "borse di studio" (!).

La "Reconquista" - o meglio, la "Restaurazione" -
Così fu chiamata da cronisti e storici la riconquista dei regni moreschi musulmani di Al-Andalus da parte dei sovrani cristiani.
Riconquista che culminò il 2 gennaio 1492, quando Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, "Los Reyes Catolicos" ("I Reali Cattolici"), espulsero dalla Penisola Iberica i Musulmani, e insieme a loro anche gli Ebrei Sefarditi.
In particolare "Isabelita" la Cattolica - quella "buona", la stessa che sostenne e finanzio' l'avventura "americana" di Cristoforo Colombo (!) -, fu particolarmente dura e determinata nel restaurare l'ordine cattolico, istituendo anche la "Santa Inquisizione", con il Grande Inquisitore Torquemada.
Oggigiorno, in molte località del Mediterraneo per ricordare quel periodo, si tengono dei Festival di "Moros y Cristianos" ("Mori e Cristiani"), dove vengono ricreate le più famose battaglie combattute tra Cristiani e Musulmani infedeli, con tanto di figuranti in costume e... fuochi d'artificio (!)

Riflessione: c'è stato un tempo in cui il Mediterraneo fu già scenario di tragedie simili a quelle attuali: accadde esattamente all'epoca in cui la formazione delle grandi monarchie nazionali moderne - moderne, nel senso istituzionale, quando si affermarono la nozione di 'Stato', di 'Nazione', di 'identità e unità nazionale', un sentimento collettivo di appartenenza ad una comunità -,
avvenne al prezzo dell'intolleranza religiosa, dell'intolleranza etnica,
del disprezzo verso lo "straniero", il "diverso", l' "altro"...
La vicenda, come è stato scritto sopra, si può far cominciare dal 1492, con la "migrazione forzata" di centinaia di migliaia di Ebrei Sefarditi dalla Spagna, dove l'unificazione di popolazioni di culture, lingue e religioni diverse sotto un unico sovrano - "Los Reyes Catolicos" - avvenne al prezzo dell'espulsione delle minoranze religiose.
Erano detti Sefarditi (dall'ebraico Sefarad, "Spagna"), gli Ebrei abitanti la Penisola Iberica.
Il "Decreto dell'Alhambra", noto anche come "Editto di Granada", fu emanato il 31 marzo 1492, dai Reali Cattolici di Spagna Ferdinando e Isabella, per rendere obbligatoria l'espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti, a datare dal 31 luglio di quello stesso anno.
L'editto obbligava la conversione degli ebrei alla religione cattolica, pena l'espulsione.
Inizio' così la diaspora: "l'ebreo errante", una migrazione forzata di massa che andò ad incrementare le comunità ebraiche già presenti nel Maghreb (Marocco e Algeria soprattuto), presenti nell'Impero Ottomano, in località come Costantinopoli (Turchia), Tessalonicco/Salonicco (Grecia), Sarajevo (Montenegro), Ragusa/Dubrovnik (Dalmazia), e nelle regioni meridionali dell'Europa
Italia compresa, in città come Venezia, Ferrara, Senigallia, Ancona, Roma...
Il Decreto interesso' successivamente anche i "Moriscos", i Mori, gli Arabi, che tra il 1607 e il 1614 furono espulsi in massa, nonostante che si fossero piegati al battesimo (!).
Fra queste due date (1492-1607), la frattura religiosa dell'unità cristiana - la Riforma Protestante di Martin Lutero in Germania, 1520, seguita da quella Calvinista in Svizzera, lo Scisma Anglicano con Enrico VIII in Inghilterra, 1527... - aveva intanto obbligato numerose comunità europee a spostarsi, a "migrare", verso stati dove fosse possibile praticare la loro religione, diventata un'eresia in patria, nel luogo cioè dove erano nati e abitavano.
La "Pace di Augusta", del 25 settembre 1555, tra l'Imperatore Carlo V e i Principi Tedeschi, che sanciva la "pacificazione religiosa"
pose fine alle trentennali guerre di religione in Germania. Cerco' in qualche modo di dare una prospettiva, di offrire una via d'uscita dai laceranti conflitti religiosi tra le ortodossie in lotta.
Sancì il diritto dei Principi a scegliere secondo coscienza la propria religione, con l'obbligo dei loro sudditi di abbracciare la stessa confessione religiosa.
Lo studio di quel che accadde allora nel Mediterraneo e in Europa, ha evidenziato scenari tragici, simili a quelli odierni.
Nel caso degli ebrei Sefarditi come in quello dei "Moriscos", gli Arabi, ritroviamo molti aspetti delle tragedie attuali: navi, barche di fortuna, affondate nel Mediterraneo o respinte dai porti cristiani, con un carico umano esposto alla sete, alla fame e, allora, alla peste; uomini, donne e, soprattutto, bambini abbandonati su coste ostili e molti cadaveri spiaggiati - par proprio di vedere le immagini televisive dei tragici naufragi e sbarchi odierni (!) -. Una umanità esposta a finire, ieri come oggi, nelle mani dei "trafficanti di uomini" per essere portati, nella migliore delle ipotesi, sui mercati del lavoro schiavizzato o della prostituzione (!).
Il numero delle vittime fu altissimo, anche allora. Quantificarlo e' difficile, ancor più di quanto lo sia oggi quello degli annegati nel Mediterraneo.
Bisogna però riconoscere che fra il 1500 e il 1600 molte furono le città che trassero vantaggio dall'aprire le loro porte ai "migranti" che erano costretti a fuggire dal loro Paese o dal quale venivano espulsi.
Ci furono casi emblematici in cui città e le loro genti, aprirono ai migranti la possibilità di una 'accoglienza' e di un 'insediamento'.
Molti Sefarditi furono accolti a Ferrara da Duca Ercole I d'Este, che apri' loro le porte del suo Ducato e li tutelo' dall'intolleranza religiosa seminata nel popolo dalla Chiesa: ne ricavo' così vantaggi economici e regalo' alla città e al suo stato un grande arricchimento civile e culturale (!).
Ne fa fede una 'epigrafe' che si può ancora leggere all'interno dell'antico "Ghetto", epigrafe che ricorda l'accoglienza allora offerta dalla città ai "migranti" Sefarditi.
Anche il Granducato di Toscana apri agli Ebrei Portoghesi in fuga, sempre per motivi religiosi, la possibilità di insediarsi nell'area di Livorno: le leggi "Livornine" (1593) ne garantirono la sicurezza.
La Città ne ricavo' uno sviluppo economico e culturale, che la rese il porto maggiore del Mediterraneo: una vera capitale culturale del Rinascimento, aperta alle idee di tolleranza dell'Illuminismo prossimo futuro.
Quanto ai "migranti Moriscos", le ricerche storiche hanno individuato alcuni, seppur rari, casi di apertura, accanto al prevalente sfruttamento selvaggio di "merce umana" unito a violenza. Una duplice violenza e persecuzione fu perpetrata ai danni dei Mori di Spagna, che, in quanto battezzati, venivano rigettati dagli stati cristiani e perseguitati come 'apostata' da quelli islamici.
Non mancarono, infatti, tentativi di accoglierli per ripopolare aree da bonificare e mettere a coltura o per rilanciare attività commerciali.
Ci furono forme di insediamento diffuso in molte aree costiere mediterranee e un caso esemplare, quello della città di Napoli che apri' loro le sue porte, i suoi quartieri e li accolse pacificamente tra la sua gente - Quartieri Spagnoli, Rione Sanità, Borgo S.Maria... -.

"Li Sarracini adorano lu sole
Et li Turchi la luna con le stelle
Et io adoro chesti trezze belle
Li marinare quanno hanno fortuna
Chiamano per aiuto qualche Santo
Tutti li schiavi cercano fuggire
Et vurriano spezzare li catene
Et io invece 'cchiu' me schiavo a tene."
("Li Sarracini adorano lu sole", Nuova Compagnia di Canto Popolare)

Riflessione:
Il "caos" mediterraneo attuale, in buona sostanza, ha precedenti storici che affondano radici nella notte dei tempi.
Nello studio di altre migrazioni di popoli accadute nel passato, emergono constatazioni che possono avere un qualche interesse per le discussioni attuali, per far luce e chiarezza... Per ritrovare la "bussola", l'orientamento!
Quando i MIGRANTI erano portatori di RICCHEZZA, ARTE, CULTURA E CIVILTÀ.

"Gli arcobaleni d'altri mondi
Hanno colori che non so.
Lungo i ruscelli d'altri mondi
Nascono fiori che non ho."
(Fabrizio De Andre')

Una "Stele" sul Lungomare di Barcellona - come l'antica "Epigrafe di Ferrara" - riporta"

"NO ES SOLO UN NUMERO.
SON PERSONAS.
El Mediterraneo, punto de encuentro de culturas
y civilizaciones, se ha convertido, hoy, en una
enorme fosa comun para miles de personas
sin refugio que buscaban protection.
No conoscemos sus nombres
ni su historia personal.
Pero si cuantas son, queremos contarlas
para redirles homenaje y porque
no las podemos olvidar.
Barcelona non se cansara' de exigir
un pasaje legal y seguro de lugada a Europa
y un cambio de rumbo de las politicas de asilo.
SOMOS Y SEREMOS CIUDAD REFUGIO"

(Continua)

G.

Bibliografia
Publio, Gaio, Cornelio Tacito, "De Origine et Situ Gemanorum"
Henry Charles, "A History of The Inquisition of Spain"
Baer/Yitzmak, "The Jews of Spain: from settlement to expulsion"
Adriano Prosperi, "Quando i Migranti erano portatori di ricchezza"
Ludovico Ariosto, "Orlando Furioso"