sabato 16 aprile 2016

NAVIGARE IL MEDITERRANEO. (Parte terza)

"All'alba del terzo millennio il Mediterraneo riesce ancora a darci
- nonostante il fosco scenario attuale - delle buone ragioni di speranza, invitandoci ad adottare e condividere un'arte comune del vivere - l'appartenenza, se non proprio una comune identità mediterranea -



Noi cittadini e parlamentari di tutti i paesi del Mediterraneo intendiamo rivendicare inequivocabilmente la nostra eredità e la nostra partecipazione all'avvenire, proclamando a voce alta le nostre convinzioni e le nostre idee attraverso la presente dichiarazione.
Il Mediterraneo e' un mare interno che bagna le coste di tre continenti. Al centro tra Europa, Maghreb e Mashrek, questo mare è riuscito a trasmettere a tutti dei valori stabili, accendendo una interminabile curiosità per il proprio miglioramento e conoscenza.
Le tradizioni complesse, che ancora resistono e prosperano su entrambe le rive, ci hanno insegnato a non denigrare mai la grandezza dell'uomo. Parlando di noi, ci dicono chi siamo e arricchiscono il nostro ambiente, ci donano una identità e le libertà di cui essere fieri, e ci consentono soprattutto di essere fieri dei nostri vicini.
Il Mediterraneo ci ha insegnato a dare e a ricevere, a lottare per il successo, ad interrogarci senza pregiudizi, e a guardare ad universi mentali differenti all'interno di un mondo intricato fin dai tempi di Omero e Virgilio. Le sue leggi, il suo sapere, le sue credenze, le religioni monoteiste, il rispetto per la natura e la bellezza, per il sacro e la ragione, sono andati oltre le sue sponde, contribuendo alla esperienza totale dell'intero genere umano..."

Dalla "Carta del Mediterraneo", adottata all'unanimità, in occasione della 3^ Sessione Plenaria Principato di Monaco, il 13-15 novembre 2008, date in cui si è riunita l' Assemblea Parlamentare Mediterranea (APM) dei Paesi rivieraschi.

di Gianni Fabbri

"Navigare necesse est, vivere non necesse!"

"Egli dunque col timone guidava destramente
Seduto: ne' il sonno gli cadeva sugli occhi
Guardando le Pleiadi, Boote che tardi tramonta
E l'Orsa che chiamano anche col nome di Carro
Che ruota in un punto e spia Orione:
È la sola esclusa dai lavacri di Oceano
Già aveva ingiunto Calipso, chiara tra le Dee,
Di far rotta avendola a manca..."
("Odissea" - Libro V -)


Seguendo l'insegnamento dato dalla ninfa Calipso ad Ulisse, avendo cura di tenere la Stella Polare sempre "a manca", e lasciare Orione "a dritta", si fa rotta a Levante e... alle prime luci dell'alba,
"Aurora, di bianco vestita..."
DALMACIJA... Ancora e sempre Dalmacija

"Ci sono pochi posti come l'Adriatico in cui, anche a una prima occhiata, si capisce di essere su un confine - sul "limes" - Lo vedete anche da qui, navigando: una costa occidentale piatta, monotona e sabbiosa con pochi approdi; mentre a oriente, da Trieste all'Albania, una costa rocciosa, piena di isolette, scogli e insenature. C'è di tutto in questo mare: il mondo balcanico, l'estrema propaggine dell'Europa Centrale, un po' d'Italia, è un inestricabile intreccio di varie culture, croate, albanesi, slovene, bosniache e montenegrine..."
("Quando guidavano le stelle". - Alessandro Vanoli -)

Nella navigazione precedente (Navigare il Mediterraneo, Parte seconda), avevamo lasciato a poppa l'isola di Vrgada (Vergada), l'ultima isola dell'Arcipelago di Zara, mettendo la prua su Murter, la prima delle isole dell'Arcipelago di Sebenico.
Stiamo già solcando le acque del "Murtersko More" (Mare di Murter), mare interno che lambisce le spiagge e le coste, tutte, della Isola da cui prende il nome, mare interno che permette di navigare tra le isole e gli scogli che formano:

L'ARCIPELAGO DI SEBENICO
Di fronte al fiordo attraverso il quale il fiume Krka (Cherca) si apre la via del mare, si estende un piccolo ma alquanto pittoresco Arcipelago, comprendente una quarantina tra isole e isolotti, con le loro "corone" di scogli, dal nome antico di "Celadussae".
Proprio all'imboccatura del fiordo, sulla riva meridionale, si trova, incastonata come una gemma, la città di Sebenico, che diede i natali a Niccolò Tommaseo.
L'Arcipelago si estende dalla località di Pirovac, piccolo e antico borgo di pescatori sul "continente", all'interno di Murter, fino a Punta Planka, 30 Km. più a Sud, dopo Sebenico.
L'Arcipelago inizia dall'isola di Murter (Morter), che praticamente fa da anello di congiunzione con l'Arcipelago di Zara, che ci siamo appena lasciati alle spalle. Molti considerano Murter più che un'isola terraferma, essendo unita al "continente" da un ponte che nell'antichità era levatoio per difendersi dai "barbari" che a ondate successive valicavano il Velebit. Proprio in prossimità dell'istmo, sorge il borgo marinaro di Tijesno (Stretto): la "porta" di Murter.

Per molti geografi il fiume Krka segna la linea di demarcazione tra la Dalmazia Settentrionale e quella Centrale che arriverebbe fino al fiume Nerevta (Narenta). Ma i "locali", soprattutto i vecchi marinai e pescatori, concordano nel situare la Riviera di Sebenico e il suo Arcipelago nella Dalmazia Settentrionale, soprattutto se si esamina questo tratto di costa e di isole sotto l'aspetto morfologico e naturale-geografico. Sul piano economico e politico, questa "microregione" gravita più su Split (Spalato) che su Zadar (Zara).
Siamo, comunque, sullo spartiacque tra l'una e l'altra Dalmacija.
Il microclima risente della penetrazione del fiume Krka tra le gole della catena del Velebit. Per cui, i venti sono più violenti d'inverno - si "incanalano" tra le gole... la bora soprattutto - e meno sostenuti d'estate. Gli inverni sono più rigidi e le estati più calde, e ciò rispetto alle zone immediatamente a Nord (Zara) e a Sud (Spalato).
Vegetazione e fauna non si discostano da quanto già esaminato nell'Arcipelago di Zara. Primeggiano i lecci e gli ulivi, ma vi si trova anche il pino di Aleppo, che svetta tra le macchie di pino marittimo.
Molte zone brulle sono state rigenerate negli ultimi cinquant'anni.
Zone brulle che non sempre erano il risultato del "disboscamento" operato dai Veneziani per costruire le loro galee o i palazzi che si affacciavano sulla laguna, ma spesso erano opera degli isolani per far campi da pascolo e da coltivare, se non addirittura legna da ardere...

Si dice spesso che la popolazione e' lo specchio della regione in cui risiede. Questo è ancor più vero per gli abitanti dell'Arcipelago di Sebenico. Il mare e la "salsedine" li hanno plasmati. Essi, più che Croati, sono Dalmati. Il Velebit, che domina a pochi chilometri di distanza, funge da... "spartiacque etnico": sulla costa e sulle isole sono Dalmati, valicato il Velebit, sono Croati. E i Dalmati sono più estroversi, aperti e franchi... La gente di mare e' da sempre avvezza a viaggiare, conoscere, aprirsi al mondo. I Dalmati, generosamente, ti offrono quello che hanno, e ti dicono, a viso aperto, quello che hanno da dire... Sull'architrave di una porta di Sebenico, inciso nella pietra, si legge il detto: "Fai del bene e non temere nessuno", detto che esprime esemplarmente la "filosofia" dalmata.

Il Turismo, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso e con una accelerazione in questi ultimi quindici anni, ha dato un forte impulso all'economia di tutta la Dalmazia e, di riflesso, alle località e isole dell'Arcipelago, frenando la "fuga" che si stava manifestando, soprattutto tra i giovani. Oltre a dedicarsi alle attività dell'economia turistica, la popolazione si dedica anche alla viticoltura, alla olivicoltura
alla pastorizia, sfruttando anche piccole proprietà situate sulla terra ferma o sulle isole Incoronate.

Facendo rotta per 120 gradi Est/SudEst, si arriva in vista dell'isolotto-faro che indica praticamente l'ingresso di Murter.
Bisogna quindi lasciare il faro a dritta e prendere una sorta di corridoio tra isolotti e scogli, con un passaggio abbastanza stretto dove la profondità massima dell'acqua non supera i due/tre metri, a seconda della marea, di conseguenza e' necessario procedere con molta cautela, fino a raggiungere il fanale, sempre sulla dritta, che indica l'entrata nell'ampia baia di Hramina. Proprio su questa baia si affaccia la località di Murter, che è il centro più importante dell'isola.
Ma Murter è un'isola o una penisola? In molti si pongono questa domanda. È Tijesno la soluzione del dilemma. È questa località, questo "Stretto", con relativo ponte a dividere l'isola di Murter dalla terraferma... Talche', senza istmo sarebbe una penisola.
L'isola, abitata fin da tempi remoti, viene menzionata già da Tolomeo, l'antico e famoso astronomo e geografo greco, che la chiama però "Scardon". L'attuale nome deriverebbe dalle radici illiriche "mor" (mare) e "tar" (torre), ma secondo alcune fonti, nei documenti antichi l'isola di Murter (Morter) era indicata come "Insula Mortarii": l'Isola dei Mortai; mortai nei quali si pestavano cereali, olive, erbe...
L'isola, con gli isolotti che le fanno corona, e' abbastanza estesa e ha località che sono diventate recentemente famosi e importanti centri turistici, come lo stesso Murter, Betina e Jezera.

Fatta manovra, per ammainare la 'randa' e avvolgere il 'genova', si procede a motore. Si potrebbe dar fondo in rada, essendo ben protetta da tutti i venti; diverse imbarcazioni sono già all'ancora.
In passato, per stare più tranquilli, si andava all'ormeggio nel Marina Hramina, anche per usufruire dei servizi - cessi e docce - e/o per piccole riparazioni, essendo ben organizzato, dotato di cantiere con relative officine. Negli ultimissimi anni il Marina e' diventato una 'base' per imbarcazioni 'charter', per cui i posti-barca liberi sono più limitati.
Ultimamente, quindi, preferiamo portare il "SUF IV" all'ormeggio nel vecchio porticciolo peschereccio - anche se la manovra presenta qualche difficoltà -, usufruendo del posto-barca dell'amico Milan, già capitano di lungo corso su navi che battevano rotte oceaniche, e attualmente pescatore tra i più determinati ed esperti.
Ormeggiata la barca "all'inglese" nel moletto interno, assicurate bene sia la cima a prua che la cima a poppa alle rispettive 'bitte', e, per maggior sicurezza, fatto anche uno 'spring' - una ulteriore cima, ben tesa, da metà barca, a prua e a poppa -, l'equipaggio scende a terra e, fattI pochi passi... "approda" sulla "piazzetta", il cuore di Murter, la meta d'obbligo... dei mille ricordi che si rincorrono, si intrecciano, si confondono... e si aprono sull'immagine della "gostionica Jadran"
per noi, locanda "Da Alfonso", il ritrovo abituale dei carissimi amici di allora: autentici "personaggi" che hanno segnato un po' la storia di Murter. Come Jelico, un vecchio partigiano Titino, stimato e riconosciuto da tutti come un "capopopolo". Peijo, bella figura di dalmata sanguigno, marinaio provetto - per noi era "Capitan America"-, con la sua "Dalmacijnca", una lancia di 10 metri circa, portava turisti in escursione alle "Kornati" (Isole Incoronate). Tito, il vecchio pescatore delle "Kornati", dal volto antico, incartapecorito dal sole e dalla salsedine, espertissimo nella pesca delle aragoste e dei grilli di mare con le apposite "nasse" - gabbie di rete o di metallo - che andava a 'calare' in mare aperto - nell'Adriatico mare - nella parte di ponente di Dugi Otok (Isola Lunga), poco distante dall'alta falesia.
Alfonso stesso, "l'oste della malora!", che apriva le porte della sua locanda agli amici, a qualsiasi ora del giorno e della notte - soprattutto! -, sia d'estate, sia d'inverno, e... ti proponeva "piccoli pesci fritti", bagnati da "bjelo vino" (vino bianco) e "rakija" (grappa), per... cantare, ricordare, ridere... della vita e per la vita.
Personaggi, tutti, della "Murter che fu..." Si definivano Serbi-Croati. Rifiutarono di capire le ragioni della "guerra fratricida" che lascio'
strascichi d'odio e lacerazioni insanabili. Personaggi, oggi, quasi completamente dimenticati, o ricordati con "sufficienza" da coloro come Milan che, avendo combattuto la guerra, sono tornati intrisi di nazionalismo esasperato, carichi d'odio, livore e risentimento verso i Serbi.
Sulla "piazzetta", nell'ora della "vasca", dello "spasigio", al tramonto, c'è tanta gente, tanti turisti... "bora o non bora". Ritorna alla mente la "filastrocca" cara a Jelico, che ripeteva ad ogni incontro, ad ogni occasione: "Poco di bura, molto spasigio... Molto di bura, poco spasigio" (Se soffia molto la bora, la gente non passeggia... Se soffia poco la bora, la gente che passeggia sulla piazzetta e' molta).
Tanti turisti a Murter. Anche qui, come ovunque in Dalmazia, negli ultimi anni si registra un "boom turistico".
"Apartmani" (Appartamenti da affittare), si legge ovunque, ma anche i campeggi sono pieni. Poi, anche il 'turismo nautico', con gli innumerevoli 'Marina' cresciuti come funghi sulle isole e lungo la costa, ha registrato incrementi da primato. In particolare il Marina Hramina, con la sua 'base' di charter, facilmente raggiungibile in auto dalla terraferma, lavora tantissimo. Così pure il Marina di Betina, con relativa 'cantieristica', e quello di Jezera, sul versante Sud dell'isola, registrano un discreto movimento.
È bene ricordare che Murter è da sempre la "porta delle Kornati". Quotidianamente, decine di motonavi e barche a vela cariche di turisti mettono la prua su "Opat", che è l'ingresso meridionale dell'Arcipelago delle Incoronate.
Ad ovest di Murter, si trova la baia di Slanica, dove, immerso in una bellissima pineta che si affaccia sul mare con vista sulle Kornati, si trova l'auto campeggio "Jazina", praticamente sempre pieno da giugno a settembre.
Sull'isolotto Ravni Zakan c'è un ristorante è un campeggio "K K", esclusivo per naturisti e nudisti; l'isolotto e' dotato di un molo per l'ormeggio, che da' sul proseguimento della baia di Slanica. Vi si può accedere anche dal mare, aggirando l'isolotto-faro.
Essendo la baia dotata di spiaggia di sabbia finissima e di un' acqua color smeraldo, e' una delle mete preferite dall'equipaggio del "SUF IV" per reiterare il rito di "Sapore di Sale": bagni di mare e bagni di sole... fino ad esaurimento (!)
Nella costa sud-occidentale, generalmente più ripida, si trova la piccola e graziosa insenatura di Kosirina dove, al riparo di un isolotto e dalla bora, e' possibile l'ancoraggio in un fondale poco profondo e sabbioso, all'insegna sempre di... "Sapore di Sale". La presenza in loco di un campeggio, fa si' che, nonostante il posto sia isolato e non facilmente accessibile, sia molto conosciuto e frequentato.
Sul colle Vrsina, il punto più alto dell'isola, si trova la chiesetta, tutta bianca di calce, di San Rocco, che funge un po' da "punto cospicuo" per la navigazione nelle acque dell'isola.
Nonostante anni di ripetuti approdi all'isola di Murter, Betina non è mai stata una meta del "SUF IV". Si trova proseguendo oltre baia Hramina, in una zona interna, all'imboccatura del canale di Murter, prospiciente la terra ferma, di conseguenza, anche il paesaggio non è dei migliori.

Ripercorsa la scontata "Via Crucis" di visite ad amici e conoscenti, perpetuato il rito del "San Pietro" - inteso come "ribe" (pesce) -, oppure della "scarpina" (scorfano rosa) e/o "scarpun" (scorfano marrone), nella ricetta d'obbligo del momento, sulla terrazza del Ristorante "Tic-Tac", uno dei più vecchi e famosi di Murter, l'equipaggio... fa rientro a bordo, per l'auspicato... "Riposo del guerriero" - musica, in sottofondo, di Michel Magne, dalla colonna sonora del celebre film, interpretato da Brigitte Bardot, musica da sempre accuratamente preparata dall'Augusto... inteso come Tammaro! -. Il giusto relax a coronamento di una giornata vissuta (!) intensamente...
È l'alba! Dopo le abluzioni: un su' e giù...diretto nel mare... "Cagata con bede'", come dice lo "Zio", e dopo la colazione con i "bomboloni", acquistati con amorevole tempestività dallo "Zio" - la "donnina" di barca -... si mollano gli ormeggi.
Prossima meta: Jezera... Sempre più a Sud!
Si tratta, tranquillamente, di circumnavigare l'isola... lasciandosi cullare docilmente e dolcemente dalla brezza di terra - il "burino", come lo chiamano i locali -. La visione del profilo delle Kornati che sfuma tra le brume mattutine, e che si lasciano 'sulla dritta', non è da disprezzare...
All'interno di un'ampia insenatura lungo la parte più meridionale dell'isola, si trova Jezera. Letteralmente: laghi, il nome e' strettamente legato alla configurazione del terreno, che formando una sorta di 'doline', durante la stagione delle piogge primaverili e autunnali, venivano riempite d'acqua piovana, dando l'impressione di tanti piccoli laghetti.
L'ingresso e l'ormeggio nel porto-Marina, non presentano difficoltà alcuna: i posti-barca liberi sono diversi. Ben protetto dalla Bora e dal Maestrale e un po' aperto allo Jugo - lo Scirocco di Sud-Est -, Jezera e' un antico borgo di pescatori, oggi importante centro turistico, dotato anche di una bella spiaggia.
Gli abitanti sono famosi per il loro carattere allegro, lo spirito arguto e caustico, anche auto ironico. Qualità che ben si conciliano col "Turismo dell'accoglienza". Il quadro, positivo, e' completato dalla presenza di alcune "Konoba", dalla buona cucina e dai prezzi modici, lungo la Riva... come dice lo "Zio": "a pelo d'acqua"(!)

"Dans mon ile
Ah comme on est bien
Dans mon ile
On n'fait jamais rien

On se dore au soleil qui nous caresse
Et l'on paresse
Sans soucier a' demain

Dans mon ile
Ah comme il fait doux
Bien tranquille
Pres de ma doudou
.....
Car mon ile
C'est le Paradis..."

("Dans Mon Ile" - H. Salvador -)

In nessun altro luogo del Pianeta come nel Mediterraneo, e sulle sue rive, il mondo di oggi è simile a quello di ieri. Le imbarcazioni vi navigano; le onde ripetono la loro canzone; i pescatori tirano le reti sulla coperta della barca; i 'maestri d'ascia' costruiscono barche, uguali oggi a quelle di ieri... e, guardandole, ci ritroviamo fuori del tempo.

Lasciamo l'isola, uscendo da Jezera con la prua rivolta a Est/SudEst... Sempre più a Sud!
La navigazione procede lungo costa e, lasciando a dritta un isolotto, poco più di uno scoglio, si entra nella piccola insenatura di Slovije. In baia, diversi 'gavitelli' con barche locali e un moletto per imbarcazioni con poco pescaggio: profondità dell'acqua 1,5/2 metri.
Perché Slovije? C'è un piccolo cantiere, dotato di 'travelift', specializzato in costruzioni e riparazioni di barche da pesca, rigorosamente in legno; e' il cantiere dove, a suo tempo, il "SUF IV" ha 'fatto carena' e alcune piccole riparazioni.
Giusto il tempo per un... "Sapore di Sale" - sono le ore 11,30 (!) - e per prendere accordi col 'maestro d'ascia' sui prossimi lavori da fare alla coperta, poi si salpa l'ancora e... prua sulla prossima meta.
Tribunj (Trebocconi), bel villaggio di pescatori su un'isoletta; e' raggiungibile però anche via terra... dal "continente". Dotato di due banchine con 25 'corpi morti' per l'ormeggio. Una delle due si trova proprio sul 'lungomare', in zona... Konoba (!) Per cui, fatto l'ormeggio, scendi dalla passerella e... ti trovi già seduto al Ristorante... a pelo d'acqua - come ripete lo "Zio" -
Recentemente hanno costruito un moderno Marina, molto ben organizzato, con tutti i servizi, che può ospitare yachts fino a 27 metri e a 80 tonnellate - quelli che noi, velisti, chiamiamo "ferri da stiro", con una punta di disprezzo (!) -. Nonostante i 260 posti barca di cui è dotato, non vi si trova mai posto... Ha portato via tutta la "clientela" al Marina di Vodice, poco distante, un tempo meta d'obbligo, quasi "storica".
Il nome italiano dell'amena località, Trebocconi, e' tutto un programma. Infatti, i nostri eroi - intesi come equipaggio - si danno da fare... a tre 'ganasce'... in una lotta dura, all'ultimo... spiedino (!)
Vodice (Vodizze), famosa località turistica, con alberghi, spiaggia e tutto quanto serve per la gioia del turista... Appartenente alla regione di Sebenico, situata lungo la costa, si affaccia su una baia molto ampia. Col nome di "Arausa", era già nota al tempo dei Romani. Ma il suo nome attuale deriva dalla presenza di un'abbondante sorgente d'acqua potabile - "voda", in croato -. È rinomata anche per la sua vita notturna.
Per i velisti era una meta d'obbligo, "storica", sia per l'ormeggio sicuro, sia per... "Il Turco", inteso come ristoratore, famoso per il...
taglio, non della testa - quella era la specialità dell'Ottomano! -, ma del quarto di bue. Vi si poteva gustare il miglior "filetto" di tutta la Dalmazia. Oggi? Anche "Il Turco" e' rimasto vittima del... Turismo di massa (!)

" Vuelvo al Sur
Como se vuelve siempre al amor
Vuelvo al Sur
Al tiempo abierto y su despues
Quiero al Sur
Su buena gente, su dignidad
Stento al Sur
...
Te Quiero Sur
Te Quiero Sur... "

("Vuelvo al Sur" - Mercedes Sosa -)

Vuelvo al Sur... E la nave va... con la prua dritta sull'isola di Prvic (Provicchio). Si presenta con una profonda baia, nella quale si riflettono i tetti delle vecchie case di Prvic Luka, il porticciolo. L'isola è abitata da poche anime, sopravvissute allo "stillicidio" delle migrazioni
del secolo scorso. L'altra baia, quella di Sepurine, sulla costa occidentale, offre un ottimo riparo dalla Bora, ma è aperta allo Jugo, lo Scirocco che soffia da Sud-Est e alza l'onda.
Nelle zone coltivabili dell'isola prosperano la vite, gli olivi e, naturalmente, i fichi, dai quali gli isolani, in proprio, ricavano la grappa: la "rakija". Ma si tratta, pur sempre, di piccoli campi. Le scarse risorse economiche della piccola isola costrinsero in passato molti abitanti a dedicarsi alla navigazione e/o emigrare oltre oceano, negli USA, in Canada e nell'America Latina.
Ma... se come contadini gli isolani non avevano futuro, come pescatori, quelli di Prvic, sono da sempre considerati tra i più attivi, esperti, dell'Arcipelago di Sebenico. Alla pesca del pesce azzurro, del tonno e delle aragoste, fin dal XVI secolo, hanno aggiunto quella delle spugne, per la quale sono rinomati.
E poi, oggi, c'è il Turismo!
Perché migrare se, come sostiene il poeta Anton Tresic-Pavicic...

"In una baia da favola sorge un pittoresco paese: Prvic-Luka. Si direbbe che a costruirlo siano state le ninfe marine. È meraviglioso ammirarlo dal mare sul far della sera, quando le nuvole che lo sovrastano sono indorate dal sole al tramonto: sembra che nasca dal mare come una Fata Morgana, come qualcosa di soprannaturale, una immagine uscita dalla fantasia, un miracolo"

L'isola attigua di Tijat, disabitata e utilizzata per il pascolo delle pecore, ha una baia molto profonda, baia di Tijascica, nascosta e riparata da tutti i venti, con acque splendide che... scolorano assumendo tutte le sfumature che vanno dal blu cobalto al turchese e al verde smeraldo, con fondo sabbioso dove è possibile l'ancoraggio in circa 7 metri di profondità. È un piccolo angolo di Paradiso, isolato, che pochi conoscono o hanno scoperto: il posto ideale per perpetuare il rito di... "Sapore di Sale"

"Sapore di Sale sapore di mare
Che hai sulla pelle, che hai sulle labbra
Quando esci dall'acqua e ti vieni a sdraiare
Vicino a me vicino a me
Sapore di Sale sapore di mare..."

("Sapore di Sale" - Gino Paoli -)

Prossima meta: la risalita del "fiordo" formato dal fiume Krka fino a Skradin (Scardona) e alle cascate.
Procedendo a velocità limitata, il limite è di cinque nodi, a "vela e motore", si entra praticamente nella foce-estuario del fiume, in quello che è noto come Kanal Sveti Ante e che conduce a Sebenico, al suo Porto, alla sua Riva...
Per proseguire, bisogna virare... 'a manca', lasciando la Città 'a dritta'. Si percorre, quindi, un lungo canalone dalle pareti alte e bianche di roccia calcarea. Ci si inoltra nel Parco Nazionale del Krka, fiume che sorge ai piedi del Monte Dinara, nei pressi di Knin - località teatro di una strage perpetrata dai Croati ai danni dell'enclave Serba, nella guerra fratricida di cui si è' già detto -. Lungo il suo corso, il fiume, forma sette cascate, le ultime poco distanti da Skradin. È possibile raggiungere questa località anche in barca a vela, essendo il fiume navigabile.
Risalendo la corrente in un susseguirsi di bellezze naturali quasi incontaminate, si passa sotto ad un primo ponte, il vecchio, su cui passa la "Jadranska Magistrala", strada litoranea che costeggia buona parte della costa dalmata. Successivamente, si passa anche sotto il nuovo ponte dall'autostrada, e, finito il "fiordo", la vista si apre al... Prokijansko Jezero, il lago interno formato dal fiume. Attraversato il lago e continuando a risalire il Krka si arriva a Skradin.
Antico paese di origine romana, a lungo conteso tra Veneziani e Turchi per la sua posizione strategica, e' oggi località turistica molto frequentata, anche dai velisti. Si può ormeggiare nell'ACI-Marina Yacht dotato di 220 posti barca. Nel caso in cui il Marina fosse pieno - e solo in questo caso -, e' possibile andare all'ancora di fronte al Paese.
Alle cascate di Skradinski Bul, l'ultima delle sette cascate, sicuramente la più nota per la sua affascinante bellezza, si arriva con dei battelli-taxi per turisti. Un tempo era consentito arrivarvi anche con il 'tender' (gommone) di bordo. Giunti che si è al laghetto formato dall'ultimo 'salto' della cascata, si percorre a piedi, sia a salire che a scendere, un sentiero nella macchia lungo i 17 gradini-salti che formano uno scenario di grande suggestione e fascino. Nella parte alta, si possono visitare gli antichi mulini, usati anche come 'lavatrice primordiale'.
Proseguendo, sempre a piedi, lungo una strada, si può arrivare al lago superiore, il lago Visoval, che si trova tra le cascate di Roski Slap e quelle di Skradinski Bul. Nel mezzo del lago c'è un isolotto sul quale sorge un convento di frati francescani, con chiesa e annesso museo.
Sbarcati che si è a Skradin, non si può non far visita a "Mate", vecchio gestore della bettola "storica" del posto, un po' osteria e un po' locanda, dove si riunivano i vecchi pescatori locali, per bere, mangiare, ridere e cantare. Vi si accede da un'unica porta, aperta sotto un pergolato di vite americana. L'interno e' buio come la pece, con le pareti nere affumicate, tappezzate di vecchie fotografie ingiallite di personaggi più o meno famosi. Nella parte più interna del locale, dove non ci sono i tavoli per gli avventori, si trovano, allineate, una decina di botti, grandi, vecchie e nere, che forse un tempo contenevano vino... Oggi fanno solo "scenografia".
Vi si può ancora mangiare il miglior prosciutto di tutta la Dalmazia, leggermente affumicato, e bere il miglior vino "resinato".

Dopo aver lasciato a poppa la Cattedrale di San Giacomo, che si affaccia sull'acqua, salutando per l'ennesima volta la cara e bella Sebenico, il "SUF IV" percorre l'ultimo tratto del Kanal Sveti Ante (Canale di S. Antonio) e torna a navigare in mare, facendo rotta su Zlarin (Slarino), la prima grande isola fuori del "fiordo".
Chiamata dai Romani "Insula Auri", l'isola d'oro, per il suo paesaggio idilliaco, e' separata dalla terra ferma dal Canale di Sebenico, la cui larghezza non supera i 1.500 metri.
Scavi, effettuati a suo tempo, hanno portato alla luce reperti del neolitico e dell'epoca romana. Durante l'Impero Ottomano, l'isola accolse a più riprese numerosi fuggiaschi dalla terraferma.
Georgius Sisgoreus Sibenicensis, poeta latinista, definì Slarino "Insula piscosas", correva l'anno 1477.
Due profonde insenature caratterizzano il perimetro dell'isola.
La prima, un vero e proprio golfo, sulla sponda occidentale, sulla quale si affaccia Zlarinka Luka (Porto di Zlarin); la seconda, la baia di Magarna, sulla sponda orientale.
Un tempo, gli abitanti di Zlarin, erano famosi per essere i più esperti pescatori di coralli del Mediterraneo. Erano in competizione con gli italiani di Torre del Greco. Ma oggi? Ci sono ancora i coralli? Domanda lecita, dato che questo prezioso 'invertebrato' un tempo diffusissimo in tutto il Mediterraneo, sensibilissimo alla ben che minima alterazione dell'ecosistema, e' pressoché scomparso.
Nell'Adriatico mare vivevano colonie di coralli rossi, soprattutto nella Dalmazia centro-settentrionale, e le acque di Zlarin ne erano particolarmente ricche. Di qui la tradizione della pesca del corallo che si tramandava di padre in figlio... Ma ora, "l'oro rosso" per cui era famosa: finito! Per cui, anche Zlarin sopravvive di Turismo.
Le case di Zlarin, antiche, ingiallite, annerite, in parte disabitate, al tramonto, si colorano di rosso... "Sembra che non i raggi radenti del sole calante, ma i coralli gettino la loro luce sulle case dei corallari, sul volto delle loro donne... di corallo, sui loro arcolai e fusi di corallo..."
Nei versi del poeta, si perpetua il mito di Zlarin, "isola dell'oro rosso".
Ad ogni buon conto, si può visitare il "Museo dei coralli".

L'isola di Kakan, quasi disabitata e priva di approdi, è poco frequentata. Anche perché, a causa della composizione calcare del suolo, e' completamente priva di corsi d'acqua e/o sorgenti. Di conseguenza, poco adatta all'attività agricola. Gli abitanti della vicina isola di Kaprije, vi piantarono un tempo olivi e viti e continuano a portare, di quando in quando, capre e pecore al pascolo...
È però meta di velisti, perché tra le baie di Nadprisluga e Potkucina, nella parte di Nord-Est dell'isola, sorgono due isolotti: il grande e il piccolo Borovnjak (da "bor", pino marittimo) che proteggono la baia di Potkucina dai venti e dalle onde, e vi si può trovare quella che i velisti hanno denominato "Blu Lagoon": un piccolo lembo caraibico, con acqua limpida, trasparente, che vira dal turchese intenso alle diverse tonalità del verde smeraldo. La baia ha anche diversi gavitelli con annessi corpi morti, dove andare all'ormeggio in tutta tranquillità. Il posto ideale per... abbandonarsi al rito di "Sapore di Sale"... Bagni di mare, bagni di sole e... ancora, bagni di mare, bagni di sole... Di mare... di sole...

Kaprije, la Capri della Dalmazia, presenta lungo le sue coste molto frastagliate diverse insenature e baie che offrono rifugi sicuri per le imbarcazioni di passaggio. Il porto di Kaprije, sulla costa sud-occidentale, e' ben protetto dalla Bora e dallo Jugo (Scirocco).
Il canale che separa Kaprije da Kakan e' lungo circa 5 miglia, e lo si può percorrere in meno di un'ora. Arrivati che si è al porto, si può ormeggiare alla banchina dove, in orari prestabiliti, attracca il traghetto
Un marinaio incaricato da' le debite istruzioni: ormeggiare in banchina "all'inglese", oppure, nella parte interna del molo, "cagare" l'ancora a 30-20 metri dalla banchina e, a marcia indietro, andare all'ormeggio di poppa.
Fino al XIV secolo, l'isola appartenne a famiglie patrizie di Sebenico. Poi, con l'arrivo degli Ottomani, vi trovarono rifugio numerosi abitanti della terraferma.
Le prime famiglie di slavi che 'colonizzarono' Kaprije, per dedicarsi alla pastorizia, rispondevano ai nomi di Radovcici, Lakosi e Jelovici, cognomi ancora diffusi tra le poche decine di famiglie stanziali. Tra queste, anche quella del mitico "Partigiano", una delle ragioni per una tappa sull'isola.
Un tempo, anche Kaprije era una meta d'obbligo. Faceva parte della "Rotta della busara": una rotta ideale tracciata dall'equipaggio del "SUF IV" sulla carta nautica, rotta che collegava tutte le località ritenute meritevoli di una... visita, per una Konoba, una Gostionica o un Ristorante, che sul 'menù' riportasse un piatto particolare, una specialità locale... del tipo "scampi alla busara", piatto gustoso di scampi in 'guazzetto' di pomodoro, con del pane gratuggiato nel sugo, per renderlo meno 'brodoso'.
L'artefice della specialità di Kaprije, era per l'appunto il "Partigiano"
Non importava se fosse stato o meno un partigiano Titino... Così lui la raccontava. Quel che contava... era il suo "brodetto con polenta", il migliore di tutta la Dalmazia.
Il "Partigiano" e' volato in cielo... o in qualsiasi altrove... Non ci è dato di entrare nelle segrete cose (!). Il suo locale? Altra vittima del... Turismo di massa.

La più foranea delle isole dell'Arcipelaco e' Zirije (Zuri). Vi si può arrivare da Kakan, puntando ad Ovest. Ma, il più delle volte vi si arriva dalle Kornati, o uscendo da Opat, la "porta" meridionale, o lasciando sulla poppa l'isola di Smokvica, l'ultima perla della "corona".
Al tempo della ex Jugoslavia era vietata al turista perché base militare. Dopo Murter, e' l'isola più grande dell'arcipelago ed essendo molto esterna e' esposta a tutti i venti. Queste le ragioni per cui è poco abitata. L'unica località di una certa importanza e' proprio Zirije-Zuri, che si trova all'interno, in una conca, lungo la dorsale che porta sulla costa settentrionale.
Sul colle che sovrasta Vela Stupica, l'insenatura più meridionale, sono ben visibili i resti di un antico castelliere illirico, che poi divenne fortificazione romana e, nel Medioevo servi' per difendersi dai... Saraceni e dai pirati Barbareschi - "lo nero periglio che vien dallo mare ad ogni inizio di Primavera" (!) -.
Le acque di Zirije sono molto pescose e note ai pescatori per la presenza di aragoste e di colonie di coralli.
Le baie dove le imbarcazioni possono ripararsi e ormeggiare sono: Mikavica a Nord-Est, dove ci si può ancorare in 8-12 metri di profondità, Muna, a Est, dove si trova un piccolo centro abitato, dotato di porto e banchina frangiflutti per l'ormeggio, la già citata Stupica, a Sud, dove si trovano gavitelli e corpi morti, infine, Tratinska, ad Ovest, la preferita dall' equipaggio del "SUF IV", con molti gavitelli, provvisti anche di cime d'ormeggio, posizionati, per i turisti, dai gestori di due ristoranti poco distanti - non più di 100 metri (!?!) -
Sull 'isola, ben visibili, si trovano ancora la vecchia caserma militare e diverse casematte, in posizioni strategiche.
Raccontano i marinai del posto che, durante l'ultimo conflitto, la guarnigione serba, presente sull'isola e addetta alla stazione radar e alle comunicazioni tele-radiofoniche, non abbia sparato un sol colpo e si sia arresa alle forze croate dopo pochi giorni che erano iniziate le ostilità - costituiva una piccola "enclave" in territorio nemico (!) -.

Questo, l'Arcipelago che prende il nome dal suo capoluogo:
Sibenik (Sebenico). Città situata sulla costa adriatica della Dalmazia centro-settentrionale, consta circa 50.000 abitanti, fu dominio ungherese fino al 1322. In seguito, fece parte una prima volta della Repubblica di Venezia, fino al 1357, per poi ritornare sotto il Regno d'Ungheria, e rimanervi fino al 1412. In quell'anno, passo' di nuovo sotto la Serenissima e vi rimase ininterrottamente fino alla sua caduta, nell'anno 1797. Entrata a far parte dell'Impero Austro-Ungarico, fu provincia dell'impero fino alla fine della prima guerra mondiale, il 1918, anno in cui venne integrata nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, prima, e poi, salvo una breve parentesi, negli anni 1941-1943, in cui con Zara venne annessa all'Italia, nella Repubblica Socialista di Jugoslavia.
Un giorno intero per scoprire le bellezze di Sibenik.
Come "quadri di una esposizione" (il celebre concerto per pianoforte e orchestra di Mussorgskij), si parano davanti agli occhi esterrefatti e meravigliati del turista, le "perle" della città vecchia, che si sgranano come in un rosario.
È l'unica delle celebri città della Dalmazia le cui origini non si perdono nella notte dei tempi. La prima menzione del suo nome risale al 1066: "Noster castrum Sibenici", nel documento del re croato Peter Kresemir IV, che fa menzione della "cittadella" (castrum): il forte a difesa del porto, fatto costruire dal re croato e che rimanda alla Storia... alla Serenissima, agli Ottomani... ai pirati Saraceni...
È questo, e' il primo "quadro".
I vicoli stretti e deserti, gli archi che si aprono ai larghi, alle piazze, gli androni e i cortili interni dei vecchi palazzi: la Sibenik della memoria e del... mistero...
Il secondo "quadro".
Centinaia di fedeli, di ogni età e censo, in lunga schiera con le torce accese: la processione del Venerdì Santo, suggestiva liturgia pregnante di fede e di trasporto religioso, dalla piazzetta antistante la Sede vescovile alla Cattedrale, in un susseguirsi di canti sommessi e preghiere, secondo canoni secolari.
Il terzo "quadro", quello dell'anima cristiano-cattolica croata.
La "Riva", come i croati chiamano, il centro storico lungo il porto canale. Un impatto notevole arrivando dal mare, con la Cattedrale di San Giacomo in bella evidenza. Fin dai tempi in cui era un porto strategico e inattaccabile della Serenissima Repubblica di Venezia, Sibenik ha avuto un'intensa vita artistica e culturale. Ne sono testimonianza le case gotiche, in stile architettonico tardo medioevale della sponda orientale e i palazzi che si susseguono, tra i quali meritano di essere menzionati il Palazzo Foscolo, la Casa di Giorgio Dalmata, il Palazzo Vescovile e il Palazzo comunale.
Quarto "quadro": arte architettonica sebenicense.
Ma è la Cattedrale di Sveti Jacov (San Giacomo) il "quadro", ultimo, più suggestivo, affascinante. Con il caratteristico "tetto a botte", segna il passaggio stilistico dal 'Gotico' al 'Rinascimento'.
La sua costruzione si protrasse per un secolo e mezzo.
Iniziata nell'anno 1431, su un edificio preesistente, ad opera dell'architetto veneziano Giorgio Orsini che, per l'edificazione uso' la tipica "pietra d'Istria", proveniente da diverse cave dell'Istria e della Dalmazia, fu terminata alla fine del 1500, grazie agli interventi di due altri architetti: Giorgio Dalmata, nello stile del gotico fiorito, costruendo la parti più belle, con l'ausilio delle mani di abili scalpellini, maestri d'arte e artigiani; infine, portata a compimento dall'artista rinascimentale Niccolò Fiorentino. Lo stile rinascimentale si è armoniosamente inserito nell'insieme, sposandosi allo stile gotico. Il risultato è un'opera di eccezionale bellezza e di una forza artistica che fa della cattedrale il monumento di architettura e di scultura - attorno alla cattedrale, esternamente alle 'absidi', corre un fregio raffigurante le teste scolpite di 71 personaggi importanti della città - più imponente e più bello della Dalmazia. Notevole, all'interno, la 'Fonte battesimale' sorretta da tre angeli, disegnati da Orsini stesso e realizzati dallo scultore Andrea Alessi.
Dall'anno 2000, la Cattedrale è entrata a far parte del 'Patrimonio dell'Umanita' dell'UNESCO'.
Prima di salutare Sibenik, merita ricordare che la città diede i natali anche a Niccolò Tommaseo, noto come Nicolò. Vi nacque il 9 ottobre 1802, ma visse prevalentemente in Italia, tra Firenze, Venezia eTorino.
Famoso linguista e scrittore, passo' alla storia come patriota italiano.

Tutto chiama al raccoglimento, al dolce estatico smarrimento dello spirito, semplice e puro come la natura intatta di questo luogo incantato, di questa ulteriore "perla" dalmata.

"... Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di la' da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quell'
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'e' dolce in questo mare."

("L'Infinito" - Giacomo Leopardi -)

Isole, coste, penisole che raccontano millenni di storia e che hanno fatto nascere la cultura europea, islamica e ebraica. Un unico bellissimo, piccolo grande mare da cui è nato tutto.
Il Mediterraneo... Bisogna navigarlo... per amarlo. Conoscere, amare le sue genti. Bisogna amarlo... per navigarlo.

"Nel paesaggio fisico come in quello umano, il Mediterraneo crocevia, il Mediterraneo eteroclito si presenta al nostro ricordo come immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un'unità originale. Come spiegarla? Come spiegare l'essenza profonda del Mediterraneo?".
("Il Mediterraneo" - Fernand Braudel -)

"... Propio per questo è necessario issare le vele e, con gli occhi alle stelle, raccontare semplicemente un viaggio"
(Alessandro Vanoli - "Viaggio Sentimentale nel Mediterraneo")

"Ma liberte' longtemps je t'ai gardee
comme une perle rare
Ma liberte' c'est toi qui m'a aide'
a' larguer les amarres (a mollare gli ormeggi)
Pour aller n'import ou'
Pour aller jusqu'au bout
Des chemins de fortune
Pour cuellir en revant
Une rose de vents
Sur un rayon de lune..."

("Ma Liberte'" - George Moustaki -)

Bibliografia
"Gli Arcipelaghi di Zara e Sebenico" - G. Scotti - Mursia Editore
"Dalmazia: Porti e Ancoraggi - 777 - Edizioni Magnamare
"Il Mediterraneo" - F. Braudel - Bompiani Editore
"Quando guidavano le stelle" - A. Vanoli - Edizioni Il Mulino