sabato 9 gennaio 2016

Sciiti e Sunniti Lo scontro secolare che incendia il Medio Oriente


Mordechai Kedar, sciiti e sunniti


Riprendiamo un titolo di un articolo importante, apparso su "La Repubblica" di Domenica 3 Gennaio 2016, a firma di Renzo Guolo, docente di Sociologia della Religione presso le Università di Padova e Trieste, autore del testo "L'Islam e' compatibile con la democrazia ?", e che sarà gradito ospite alla XIV Edizione degli "Incontri del Mediterraneo" nei giorni 17-18-19 Marzo 2016 - Riccione, Palazzo del Turismo - 


Articolo importante perché consente di fare chiarezza sulla complicata "geografia" del Pianeta Islam, e permette di saperne di più sul terremoto che sta sconvolgendo il Medio Oriente.


In sintesi: 
- Lo Scenario. L'esecuzione dello sceicco sciita Al Nimr e di altri
oppositori rischia di far esplodere le tensioni tra le due confessioni
musulmane dei Sciiti e dei Sunniti e tra Arabia Saudita e Iran, 
potenze che negli ultimi trent'anni si sono combattute in lunghe 
guerre per procura miranti al predominio sull'intero mondo islamico.

- I numeri. I musulmani nel mondo sono 1.599.700.000, pari al 23,2%
della popolazione mondiale.
L'87-90% dei musulmani e' costituito da Sunniti che includono i 
seguaci delle diverse scuole giuridiche e dottrine (malikiti, hanafiti,
shafiti, hanbaliti), wahabiti, salafiti.
Il 10-13% dei musulmani e' costituito da Sciiti che includono imamiti, 
ismailiti, zayditi, alevi, alawiti.

- Differenze. Sunniti e Sciiti discordano su chi sia e che ruolo debba
avere il "Khalifa", il Califfo, ossia il successore di Maometto. 
Per gli Sciiti e' Ali', cugino e genero di Maometto;
Per i Sunniti e' Abu Bakr, uno dei primi compagni di Maometto.
Il nome "sciita" viene da Shiat Ali', "Partito di Ali'";
Il nome "sunnita" viene da "sunna", che è la tradizione dei detti
(ahadith) di Maometto.
I Sunniti costituiscono la maggioranza della popolazione dei Paesi
Arabi del Golfo, dell'Afghanistan, del Pakistan, della Turchia e di 
parte dell'India.
Gli Sciiti sono maggioritari in Iran (90-95%), in Iraq (65-70%), nel 
Libano (45-55%), nel Bahrein (65-75%), nell'Azerbajan (65-75%)
I principali leader religiosi sono:
- Ali' Khamenei, Guida Suprema dell'Iran, e' la figura di riferimento 
dello sciismo rivoluzionario.
- Al Sheikh, e' il Gran Mufti dell'Arabia Saudita, la più alta autorità 
giuridica sunnita wahabita.
- Ali' Sistani, principale leader religioso iracheno, e' il custode del
tradizionalismo sciita.

L'articolo (i passi principali)
"" L'esecuzione dello sceicco sciita Nimr Al Nimr, uno dei leader religiosi e politici del movimento di protesta esploso nel 2011 - noto come "Le Primavere Arabe", n.d.r. - nella ricca provincia orientale saudita che reclamava maggiori diritti per la più grande minoranza religiosa del Paese, rischia di far deflagrare un duplice scontro, politico e religioso, nella regione. Tra Sunniti e Sciiti. E tra le potenze confessionali, Arabia Saudita e Iran, che si sono erette, rispettivamente, protettrici di quelle stesse comunità.
Il contrasto tra Arabia Saudita e Iran ha una storia lunga. Si nutre dell'avversione religiosa che il movimento wahabita, egemone dottrinalmente nella penisola arabica, ha nei confronti degli Sciiti, considerati non tanto musulmani - che sbagliano - quanto veri e propri apostati. Per aver contestato, sin dagli albori dell'Islam, la linea di successione profetica che i Sunniti, in maggioranza nel mondo islamico, hanno legato al consenso dei compagni e dei primi seguaci del Profeta, mentre gli Sciiti invocavano la qualificazione carismatica della stirpe, ritenendo legittima solo la leadership che traeva origine dalla famiglia di Ali', cugino e genero di Maometto. Una differenza che nel tempo si è accentuata. (...)
Gli Sciiti hanno elaborato una particolare dottrina: la teologia della
Occultazione. E dato vita, contrariamente al sunnismo, a un vero e proprio clero stratificato per sapere religioso. Un ceto di specialisti che, tra l'altro, deve interpretare il significato nascosto del messaggio coranico, considerato testo che ha anche una dimensione esoterica e non solo, come per i Sunniti, essoterica o letterale.
I Wahabiti, fautori di un intransigente monoteismo e ostili ad "associare" figure come i Dodici Imam a qualsiasi forma di adorazione divina, hanno sempre considerato gli Sciiti idolatri da reprimere o condannare alla marginalità. Questa frattura religiosa non si è mai colmata... E ha assunto un peso ancora più rilevante nel 1979, quando lo sciismo Khomeinista ha preso il potere in Iran. Facendosi paladino non solo della Rivoluzione islamica - ..... - ma anche delle minoranze sciite "oppresse" nel mondo della Mezzaluna: dal Golfo al Libano, dall'Iraq all'Afghanistan.
Lo sciismo rivoluzionario rappresenta una minaccia per i Sauditi perché mette in discussione sia il loro ruolo di "custodi dei luoghi santi" - La Mecca e Medina - sia la loro dottrina, quella wahabita, ritenuta ferrea depositaria della tradizione religiosa... (...)
L'Arabia Saudita e', dal 1945, un alleato, anche se poco limpido e oggi relativamente autonomizzato, di quell'America che, dal sequestro degli ostaggi nell'ambasciata di Teheran sino alla lunga e tormentata partita sul nucleare, e' stata agli occhi degli Iraniani il "Grande Satana".
Mandando a morte Al Nimr i Sauditi inviano al mondo un messaggio che definisce una precisa tassonomia del Nemico... Non solo i simpatizzanti sunniti di Al Qaeda, ma anche gli oppositori Sciiti, giustiziati insieme ai primi. Un discorso rivolto brutalmente anche all'Iran perché comprenda che non verrà tollerata nessuna "interferenza", statuale e confessionale...
Un messaggio che secondo il Ministro degli Esteri iraniano, costerà caro alla dinastia saudita, qualificata "criminale" - al pari dell'ISIS -
Le proteste esplose nel mondo sciita, dal Bahrein al Libano, come nel Kashmir e in gran parte del mondo islamico, sono solo una avvisaglia delle nuove tensioni che l'esecuzione di Al Nimr può innescare... Sia per auto-attribuirsi il rango di potenza confessionale leader dell'universo musulmano, sia la battaglia senza esclusione di colpi per conquistare il ruolo di potenza regionale dominante, mandano oggettivamente in rotta di collisione strategica Teheran e Riad. Alimentando il conflitto settario. Anche in contesti dove, di fatto, Sauditi e Iraniani - anche se obtorto collo - sono membri di uno schieramento come quello fondato sulla "doppia coalizione" che ha lo stesso nemico: l'IS.
Fino a quando la duplice frattura, religiosa e di predominio, alimenterà la sfida tra le due potenze giganti, il vero nodo politico 'gordiano' dell'intero Medio Oriente, non sarà possibile stabilizzare l'area. ""