lunedì 14 dicembre 2015

Il "Mare Nostrum" delle REPUBBLICHE MARINARE parte 1


Stemma delle repubbliche marinare
di Gianni Fabbri

Nel ripercorrere la Storia del Mediterraneo si propone un altro capitolo, importante per la sua conoscenza: la Storia delle Repubbliche Marinare e, in particolare, la rivalità tra Genova e Venezia, le due maggiori potenze marittime tra i secoli XIII e XVesimo.
Si ribadisce altresì l'intenzione, la finalità di questo "excursus storico": ricostruire la memoria collettiva, la storia autentica delle Genti di Mediterraneo, delle culture, delle civiltà del "Mare Nostrum", per riandare alla comune IDENTITA' MEDITERRANEA fondata sul concetto di "Umanesimo Mediterraneo". Un umanesimo che abbraccia contemporaneamente la Grecia e l'Islam, Cartagine e la Giudea con i Latini; il Mediterraneo non è mai stato più esclusivamente latino di quanto sia stato semitico, non più cristiano che pagano, non più giudaico che saraceno, non più "occidentale" che "orientale". Il Mediterraneo è "plurale" e onnicomprensivo, dalle mitiche "Colonne d'Ercole" fino alle coste del Libano, alla penisola anatolica e oltre...
Un ritorno alle origini per riscoprire l'appartenenza e la comune identità mediterranea, un 'ritorno' volto a plasmare l'uomo nuovo del terzo millennio... un ritorno al futuro.
Per sapere chi siamo e dove stiamo andando, bisogna capire da dove veniamo, conoscere la nostra storia, riandare alla nostra memoria.

Le REPUBBLICHE MARINARE 
Col termine Repubbliche Marinare si fa riferimento alle quattro "Città-Stato" italiane che a partire dal Medioevo, soprattutto nei secoli XIII e XIV, godettero di autonomia politica-amministrativa, di prosperità economica, sociale e culturale, e ciò grazie alle loro attività marittime, commerciali e militari. Non vere repubbliche, ma assimilabili, poiché nessuna di esse si autoproclamò tale ufficialmente. Sono precisamente Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.
"... le celebri Città-Stato che con le loro gesta squarciarono le tenebre dei cosiddetti secoli bui" (Gino Benvenuti, "Le Repubbliche Marinare")
Va riconosciuto però che nel periodo storico che va dall'XI al XVI secolo tutto il Mediterraneo vede uno sviluppo enorme dei traffici, che pongono l'attività commerciale e quella economica in generale al di sopra di tutto; di conseguenza si affermano in tutto il suo bacino diverse città-stato, non solo le quattro famose Repubbliche Marinare
Si possono ricordare Ancona, Gaeta, Noli e... la Repubblica Dalmata di Ragusa (oggi Dubrovnik), per non sottacere Marsiglia, Barcellona, Cadice...
Alcune caratteristiche peculiari evidenziano la "Repubblica Marinara" e la fanno affermare come tale. Innanzitutto il suo essere una città-stato, una potenza capace di espandersi e dominare - Atene, Sparta, Corinto, Cartagine, Siracusa, Creta e, inizialmente, Roma, divenuta poi un vero impero, sono esempi di città-stato affermatesi nell'antichità -. Di conseguenza, l'indipendenza politico-amministrativa della città-stato, di diritto e/o di fatto, da uno stato sovrano.
Il possesso di una flotta, sia mercantile che da guerra, per garantire alla città-stato, porto di mare, la navigazione, lo sviluppo degli scambi di merci, dei traffici marittimi e, di concerto, la difesa dei medesimi dai pirati.
L'autonomia economica della città di mare, garantitale quasi esclusivamente dall'attività commerciale, basata appunto sulla navigazione e sui traffici marittimi.
Traffici marittimi che consentivano anche il commercio di opere d'arte, di prodotti d'artigianato, nonché relazioni e scambi culturali.
La Repubblica Marinara doveva costruirsi una rete commerciale, per cui nei porti mediterranei toccati dalle rotte del suo naviglio mercantile doveva costituire "fondachi", con relativi depositi di merci, distaccare "consoli e banchieri"che curassero le relazioni commerciali, gli affari, con annessi pagamenti e riscossioni.
Di contro, doveva preoccuparsi di avere nel proprio porto la presenza di "fondachi", consoli e banchieri di città e Paesi stranieri - a Venezia, famosi erano il "Fondaco de' Tedeschi" e il "Fondaco de' Turchi" -
Il governo della città doveva essere improntato al carattere "repubblicano".
La Repubblica Marinara doveva impegnarsi a mettere la propria flotta al servizio delle crociate e, qualora non fosse in corso una Crociata, metterla al servizio della repressione della pirateria o per combattere potenze nemiche (Turchi, Arabi, Saraceni...).
Battere moneta propria, che avesse corso legale e fosse riconosciuta in tutto il Mediterraneo, era fondamentale non solo per sostenere la propria attività commerciale, ma anche, e soprattutto, per essere riconosciuta come potenza marinara.
Da ultimo e non meno importante per la navigazione e il controllo dei traffici marittimi - rotte, porti, stallie... - era l'emanazione di leggi e regole marittime accettate in tutto il Mediterraneo - quello che oggi viene definito "Codice della Navigazione" -

Le origini delle Repubbliche Marinare vanno ricercate attorno all'anno Mille, ma già dal IX secolo si registra in Europa una certa ripresa economica che, unita all'insicurezza della rete commerciale rappresentata dalle vie di comunicazione terrestri - infestate da predoni, briganti, barbari e... compagnia bella -, fece sì che si tornasse a guardare al Mar Mediterraneo, alle sue coste e porti, come possibile alternativa per sviluppare una nuova rete di traffici marittimi.
Se a questo si aggiunge che con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e la conseguente crisi dei poteri centrali, alcune città portuali acquisirono, di contro, una sempre maggiore autonomia fino ad affermarsi come vere e proprie Città-Stato, in una nuova modernità, le origini delle potenze marinare vengono a delinearsi in un quadro geo-politico mutato e in nuovo assetto dell'intera area mediterranea e europea
Queste città marinare, prive di un autentica protezione da parte di poteri centrali ed esposte continuamente ad incursioni di pirati e corsari (Saraceni, Barbareschi, Anatolici e... via elencando), svilupparono via, via e in modo autonomo, la propria difesa, dotandosi di una flotta di navi da guerra e armando i propri porti con strutture difensive adeguate - forti, fortezze e mura difensive -. Accoppiarono quindi l'esercizio del commercio marittimo a quello della sua protezione armata.
Nei secoli X e XI passarono progressivamente a controllare, se non proprio a dominare, l'intera rete commerciale del Mediterraneo, collegandosi con l'Africa mediterranea e il Medio Oriente, e di qui, attraverso le "vie delle Indie" e la "via della seta", con la Persia, l'India, il Pakistan e la Cina.
Per un lungo periodo storico le Repubbliche Marinare furono importanti non solo per la ripresa degli scambi commerciali tra Europa, Africa e Asia, scambi che si erano quasi interrotti con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ma anche per garantire il nuovo assetto geo-politico dell'intera area mediterranea.

Il Mediterraneo per millenni è stato solcato da mercanti, avventurieri, flotte mercantili e militari, dalle coste della Siria-Libano a quelle della Provenza, dalle coste del Marocco a quelle dell'Illiria, sino al Bosforo e al contiguo Mar Nero. E' stato un "ponte" per i commerci, ma anche per la diffusione dei valori di civiltà e religioni, veicolo di conoscenza tra i popoli rivieraschi, occasione di "incontri" tra genti di etnie e culture diverse... un "ponte" tra l'Occidente cristiano e l'Oriente musulmano.
In particolare, il Mediterraneo è da sempre un sistema di vie e rotte commerciali, oggi chiamate "Corridoi". Dieci Corridoi paneuropei - "Ten-T": Trans-European Transport Network" - progettati per favorire il trasporto di merci e persone dall'Europa Orientale all'Europa Centrale e al Nord Europa. Il "Corridoio Otto" comprende, infatti, il Mediterraneo e le sue rotte, che, unitamente al "Corridoio Adriatico-Baltico" e al "Corridoio Cinque" - Pianura Padana-Brennero-Centro e Nord Europa- collega i porti dell'Adriatico e del Mediterraneo con il Medio Oriente e l'Asia Minore. Già l'antica "Egnatia", oggi "Via Ignazia", fu percorsa per secoli dai Crociati... "sulla via di Bisanzio, fino a Gerusalemme". Costruita nel 146 a.C. da Gaio Ignazio, Proconsole Romano in Macedonia, per unire la parte Orientale dell'Impero a quella Occidentale, partiva da Durazzo, porto albanese dell'Adriatico, attraversava l'Albania e arrivava sulla costa greca, dove oggi si trova Igoumenitsa, porto greco del Mediterraneo, e di lì attraverso l'Epiro, la Macedonia, la Tracia, arrivava a Costantinopoli-Bisanzio. Oggigiorno, la stessa strada è l'asse principale del "Corridoio Otto", collega l'Asia Minore e il Medio Oriente al Mediterraneo e, attraverso il "Corridoio Adriatico-Baltico" - collega 19 regioni e sei stati membri UE, mette in rete i porti adriatici di Trieste, Venezia, Ravenna, Koper (Slovenia), Rijeka (Croazia), con i porti baltici di Gdansk-Gdynia (Danzica, Polonia), Szczecin (Stettino, Polonia), 10 porti e trenta terminal merci - e poi il "Corridoio Cinque"- Pianura Padana. Brennero, Austria, Germania -, arriva fino al Centro e Nord Europa. E' percorsa quotidianamente da centinaia di camionisti greci, bulgari, turchi, iraniani, iracheni... ed è una delle reti commerciali più importanti per il collegamento Asia-Europa.

"Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un 'sistema di circolazione'. E' attraverso tale sistema che possiamo arrivare a comprendere fino in fondo il Mediterraneo, che si può definire, nella totale pienezza del termine, uno spazio-movimento"
(Fernand Braudel, "Il Mediterraneo")

E' il Mediterraneo il fulcro propulsore di tutti i traffici e i collegamenti tra Occidente e Oriente.
E' figlio di Mediterraneo Marco Polo che apre per i suoi contemporanei e conterranei la "Via della Seta" verso la lontanissima Cina.
Come è figlio di Mediterraneo Cristoforo Colombo che... "Buscar el Levante por el Ponente", nonostante l'errore (!), con determinazione e caparbietà apre la porta atlantica verso il "Nuovo Mondo", nuove conquiste e nuovi traffici.
E sempre figlio di Mediterraneo è Vasco de Gama, che volgendo lo sguardo all'Oceano mare... circumnavigando l'Africa, scopre nuove rotte sulla "Via delle Indie".
Un Mediterraneo sempre più vasto, che si riverbera ben oltre le mitiche "Colonne d'Ercole", a Occidente, e ben oltre le vie delle Crociate, fino all'estremo Oriente, sconfinato e misterioso.

La Toscana è da secoli - e nei secoli - la più bella campagna del mondo. I suoi vigneti, i suoi uliveti avevano bisogno di uno sbocco al mare - Pisa - per essere conosciuti e apprezzati in Turchia e nel Medio Oriente.
La Repubblica di Pisa nacque nel secolo XI, sfruttando il porto alla foce dell'Arno. In quel tempo la Città-Stato si affacciava quasi completamente sul mare (!).
Alleata con Genova, riuscì a sconfiggere i pirati saraceni e ad acquisire, sempre con Genova, il controllo pressoché totale del mare Tirreno. 
Sempre insieme, le due Repubbliche Marinare, volsero lo sguardo e il loro interesse a Occidente, penetrando prima commercialmente e poi politicamente sia in Corsica che in Sardegna. Un secolo dopo, rafforzatesi come potenze marinare, volsero di nuovo lo sguardo ancora più a Occidente, verso le isole Baleari, che, dopo la dissoluzione del Califfato di Cordoba - al-Andalus -, erano diventate una "Taifa" musulmana, un piccolo stato indipendente. Sconfitti gli Arabi, presero possesso delle isole.
Ma l'alleanza tra Pisa e Genova non poteva durare in eterno.
Nel XIII secolo, i contrasti e i dissidi si acuirono e... sfociarono nella "Battaglia della Meloria" - correva l'anno 1284 - combattuta davanti al Porto di Pisa, e che ne vide la sconfitta nonché l'inizio del declino. Fu infatti costretta a cedere alla rivale Genova i possedimenti in Corsica e in Sardegna.
Nel periodo del suo massimo splendore, Pisa sviluppò traffici e relazioni commerciali in tutto il Tirreno e parte del Mediterraneo, dislocando propri consoli e banchieri, aprendo fattorie commerciali e fondachi in molte località marittime: Gaeta, Napoli, Salerno, Messina, Palermo, Trapani, persino Tunisi, Alessandria d'Egitto, località della 
Penisola anatolica e presenze significative nel Levante, nell'Impero di Bisanzio e negli Stati Crociati della Palestina.


Dal secolo XIV al secolo XVI la Serenissima Repubblica di Venezia è la Città-Stato più ricca e potente d'Italia, e fors'anche d'Europa.
Ma della sua storia e del suo splendore si è già scritto ("La Serenissima: da Stato a Mito").

Amalfi, fondata dai Romani, divenne "Castrum" importante nel periodo della guerra tra Bizantini e i Longobardi di Alboino.
Per la sua posizione strategica, tra le montagne e il mare, e la sua vicinanza a Napoli, sviluppò le sue attività sul mare, divenendo ben presto una potenza marinara al pari di Pisa, Genova e Venezia.
La Repubblica di Amalfi, poi Ducato di Amalfi, fu governata tra il IX e il XII secolo da una serie di duchi o "dogi" - come Venezia - che la portarono ad essere, per due secoli, una delle più potenti Città-Stato del Mediterraneo.
I commerci condotti da Amalfi interessavano molti territori dell'Italia meridionale, la Sicilia, e toccavano anche porti dell'Africa Mediterranea. L'espansione degli scambi commerciali e delle relazioni indusse gli Amalfitani a volgere il loro naviglio sulle rotte verso il vicino Oriente, dove dislocarono i loro consoli-banchieri, i loro mercanti, aprendo fattorie commerciali e dando vita a vere e proprie "colonie".
Colonie di amalfitani sorsero a Tunisi, Alessandria d'Egitto, Cipro, Bisanzio, addirittura nelle lontane Indie...
Il più antico e celebre 'Statuto marittimo' del Medioevo sono le "Tavole Amalfitane", punto di riferimento per tutta la marineria mediterranea fino all'inizio dell'epoca moderna. Una sorta di "Codice della navigazione" ante litteram. 
Amalfi batteva anche una propria moneta, il "Tarì" di Amalfi, per secoli unità monetaria ufficiale del Ducato, che all'apice della sua espansione commerciale era diffusa e riconosciuta in tutto il Mediterraneo. 

"... Abitavano i migliori navigatori del tempo... e in cui giungevano mercanti provenienti da tutte le parti del mondo allora conosciuto..."
(Guglielmo di Puglia - fine XI secolo)

Gli Amalfitani, esperti navigatori, avevano intessuto una rete di rotte commerciali che si estendeva su gran parte del Mediterraneo, lambendo le coste del Medio Oriente e dell'Asia Minore.
Il "limone di Amalfi", la "carta di Amalfi", erano considerati merce pregiata, ma anche il legname, di cui erano allora ricchissime le montagne costiere, costituiva una preziosissima merce di scambio, soprattutto con i paesi arabi dell'Africa Mediterranea. 
I mercanti di Amalfi scambiavano la loro merce con l'oro proveniente dalle miniere del Centro Africa, oro che veniva a sua volta scambiato, sulle coste Siriane e dell'Asia Minore, con pietre preziose, avorio, spezie e sete, che successivamente smerciavano sui mercati di Roma, Napoli, Ravenna e altre città italiane.
La crisi e decadenza del piccolo Ducato di Amalfi iniziò alla fine del secolo XI, quando venne coinvolto nelle lotte tra i Capi Normanni e la Chiesa di Roma che determinarono continui rivolgimenti nei Principati Campani. Le sorti di Amalfi precipitarono a seguito della rottura con Pisa che, alleata con Napoli e la Santa Sede e forte del loro appoggio, nell'agosto del 1135, la cinse d'assedio, sia dal mare che da terra, e la saccheggiò. Amalfi perse per sempre libertà e indipendenza, ne riuscì a mantenere i livelli di prosperità acquisiti, anche perché, nel 1343, un devastante terremoto le diede il colpo di grazia, decretandone la definitiva decadenza. 
Gran parte della città andò distrutta, in particolare gli arsenali nei quali si costruivano le galee, grazie alle quali si era consolidata quella potenza marittima che l'aveva resa padrona dei mari.

La Repubblica Marinara di Genova iniziò ad affermarsi come potenza navale e commerciale a partire dalla fine dell'XI secolo - quando comincia la decadenza di Amalfi (!) -
Nota come "La Superba", "La Dominante dei Mari", "La Repubblica dei Magnifici", la Città-Stato di Genova governa, fin dal 1096, un territorio esteso, comprendente l'intera Liguria attuale, fino ai confini con la Gallia, allora, oggi Francia.
Divenuta nel 1580 "Serenissima Repubblica di Genova", continuerà ad essere una potenza marinara e svolgere un ruolo di preminenza negli scambi commerciali e nei traffici marittimi del Mediterraneo fino al 1815, quando sarà annessa al Regno di Sardegna di Casa Savoia.
Eterna rivale di Venezia, alla quale contenderà sempre il predominio nel Mediterraneo, si scontrò vittoriosamente con la Repubblica di Pisa - dopo un lungo periodo di alleanza - nella "Battaglia della Meloria", nel 1284, per il controllo sul Mar Tirreno.
Inizialmente chiamata "Compagna Communis" - la denominazione "Repubblica" si ebbe solo nel 1528 per iniziativa dell' Ammiraglio Andrea Doria -, Genova fu rallentata nelle sue mire espansionistiche da lotte intestine tra le più influenti famiglie cittadine.
Solamente nel XIV secolo, con i primi "Dogi" eletti a vita, cominciò ad affermarsi come Stato e come potenza. Fu però l'Ammiraglio Andrea Doria a darle una svolta politica e storica, con un radicale cambiamento nella sua struttura istituzionale, conferendole un assetto di vera Città-Stato, con l'istituzione del "Maggiore e Minore Consiglio della Repubblica" - un 'Parlamento' bicamerale ante litteram (!) - e l'ingresso in esso di nuove casate genovesi, gli "Alberghi Nobiliari".
Al Maggior Consiglio, noto anche come "Gran Consiglio", spettava l'elezione del nuovo Doge, con un mandato non più perpetuo, ma biennale.
I possedimenti della Repubblica Marinara di Genova furono soprattutto 'colonie commerciali', veri e propri settori, quartieri di città marinare abitate da mercanti e banchieri genovesi; colonie amministrate da un 'Console' o da un rappresentante della madre patria. Oltre che a Gerusalemme, Giaffa, Acri, i Genovesi fondarono proprie colonie a Tripoli, Tiro, Sidone e altre città della Siria e del Libano (di oggi).
Dopo il 1261, sempre Genova fondò i quartieri di Pera e Galata a Costantinopoli, da dove estese i suoi possedimenti in tutto il mar Nero
Anche le colonie di Cipro, Chio e Caffa in Gazaria - l'attuale Penisola di Crimea - costituirono per la Repubblica altre basi per l'espansione commerciale nell'intero bacino del Mediterraneo e oltre.
Solo dopo la caduta di Costantinopoli-Bisanzio per mano dei Turchi-Ottomani, nel 1453, la Serenissima Repubblica di Genova perse progressivamente le sue colonie in Medio Oriente, nel Mar Nero, nel Mar Egeo e nell'Africa Mediterranea.
L'antica Bisanzio greca e romana, poi Costantinopoli, da Costantino, primo Imperatore Romano d'Oriente, che la riedificò e rifondò come nuova sede del potere imperiale chiamandola "Nuova Roma", nota anche come "Città d'Oro", fu per secoli la meta d'obbligo di mercanti, pellegrini, crociati, avventurieri e viaggiatori di ogni risma.
Crocevia di tutti i traffici e gli scambi commerciali del bacino del Mediterraneo, era considerata la "porta dell'Oriente": un vero ponte naturale tra l'Occidente cristiano e l'Oriente musulmano. 
- Anche oggigiorno, nella Istambul moderna, i ponti sul Bosforo collegano la parte Europea della metropoli con quella Asiatica -

"Giungemmo a una città di bellezza inenarrabile. Le mura erano costruite di dodici filari, ciascuno era di una diversa pietra preziosa; le porte erano d'oro e d'argento. Entro le mura trovammo dorato il terreno, dorate le case, dorate le ville. La città era piena di una luce ignota e d'un soave profumo..."
(dal manoscritto di Cosma I, Vescovo di Costantinopoli nel X secolo).

Come divenne potenza marinara la Serenissima Repubblica di Genova si trovò a contendere l'egemonia sul mare a Pisa e, soprattutto, a Venezia. Il conflitto con Pisa incentrato sull'occupazione e controllo di territori in Corsica, Sardegna e Sicilia, si protrasse, con alterne vicende, fino alla battaglia navale della Meloria (1284), che decretò, per l'appunto, la definitiva supremazia della Repubblica genovese in tutto il mar Tirreno.
Il conflitto con Venezia, invece, si protrasse sino al XIV secolo.

I NORMANNI: il "Quinto incomodo"

Quelle di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia non erano le uniche flotte che solcavano le acque del Mediterraneo e dei mari italiani. Nel 1091, Ruggero I, il Gran Conte, completava la conquista della Sicilia. E sotto il dominio normanno l'isola fiorì. 
Messina era un porto importante, al quale attraccavano mercantili latini, perché fungeva da scalo per le rotte commerciali che collegavano Genova e Pisa ad Acri, ad Alessandria e agli altri porti del Medio Oriente e dell'Africa Mediterranea.
La storia della Sicilia Normanna ha origine con la conquista dell'isola iniziata a partire dal 1061con lo sbarco a Messina al tempo in cui era dominata da potentati e governatori islamici, e si concluderà con l'ultima discendente degli Altavilla di Sicilia, Costanza, nel 1198.
Nel 1130, Ruggero II d'Altavilla istituisce il Regno di Sicilia fondendo la "Contea di Sicilia" con il "Ducato di Puglia e Calabria".
Regno che, con alterne vicende, dura fino al XIX secolo e che vede nel "Parlamento di Palermo" l'istituzione più rappresentativa, al punto di essere considerato da molti studiosi il prototipo del moderno "Stato Europeo".
Conclusa la conquista dell'isola, nel 1097 venne convocata da Ruggero I di Sicilia, a Mazara del Vallo, la prima seduta di quello che sarà annoverato tra i parlamenti più antichi del mondo. Ma, come detto sopra, sarà Ruggero II, a Palermo nel "Palazzo dei Normanni", a proclamare ufficialmente il Regno di Sicilia.
Secondo alcuni storici la nascita del Regno di Sicilia è la conseguenza della vicenda che vide coinvolti il Papa Innocenzo II e il suo "antiPapa" Anacleto II, entrambi (!) successori di Onorio II. 
Secondo questa ipotesi, nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 1130 moriva il Papa Onorio II e immediatamente all'interno del Collegio cardinalizio si riaccese la lotta per la successione fra due fazioni contrapposte. Sedici porporati elessero il Cardinale Gregorio Papareschi, che assunse il nome di Innocenzo II. Gli altri quattordici porporati elessero il Cardinale Pietro Pierleoni, che assunse il nome di Anacleto II. Anche se, successivamente, il Pierleoni riuscì a far convergere su di sé il consenso della maggioranza dei voti del Collegio
Innocenzo II non fu disposto a rinunciare alla "Tiara" papale e si aprì lo "scisma" all'interno della Chiesa di Roma, che finì per coinvolgere alcuni grandi Stati d'Europa, come Inghilterra, Francia e Germania, che si schierarono a favore di Innocenzo II. Anacleto II, bersagliato anche per le sue origini ebraiche, e quasi completamente isolato, chiese l'appoggio dei Normanni guidati dall'allora Duca Ruggero II, al quale, in cambio, offrì la corona Regia. Il Duca approfittò per costituire ufficialmente il "Regno di Sicilia" - era esattamente il 27 Settembre 1130 -, il cui territorio arrivava a lambire Roma e lo Stato Pontificio.

"Anacletus concedit Rogerio universas terras, quas predece scores Roberto Guiscardo et Rogerio filio eius dederant"

Questa la "Bolla" che riconosceva al Duca di Sicilia la potestà sulle terre conquistate dai predecessori.

"Concediamo dunque, doniamo e consentiamo, a te, a tuo figlio Ruggero, agli altri tuoi figli che secondo le tue disposizioni dovranno succedere nel regno, ed ai tuoi discendenti, la corona del Regno di Sicilia, di Calabria e di Puglia e di tutta la terra che noi e i nostri predecessori donammo e concedemmo ai tuoi predecessori, Duchi di Puglia, i ricordati Roberto Guiscardo e Ruggero suo figlio; e concediamo che tu tenga il Regno e l'intera dignità regia ed i diritti regali a titolo perpetuo, sicché tu li tenga e signoreggi in perpetuo, e istituiamo la Sicilia a capo del Regno".

Questa la "Bolla" di Papa Anacleto II - o meglio l'antiPapa (!) -
Dopo di che, nella notte di Natale del 1130, nella Cattedrale di Palermo, ci fu l'incoronazione ufficiale di Ruggero II, Re di Sicilia, Calabria e Puglia.
Innocenzo II, però, ritenendosi legittimo pontefice, promulgò la scomunica di Anacleto II e dichiarò nulli tutti i suoi atti.
Poiché lo scisma tra i "due Papi" si dimostrava insanabile, si aprì un periodo lungo di conflitti e guerre che coinvolsero non solo la penisola italiana ma parte dell'Europa. 
Lo scisma avrà termine solo nel Maggio 1138 quando, morto Anacleto II, la legittimazione di Innocenzo II sarà riconosciuta anche dai cardinali fedeli alla famiglia Pierleoni.
Ruggero II fece del Regno di Sicilia uno degli stati d'Europa più potenti e meglio organizzati, dandogli una legittimazione legislativa con le sedute del Parlamento del Regno.
Originari della Normandia, Tancredi di Altavilla e i figli di questi tra cui Roberto, detto il "Guiscardo" (l'Astuto), e Ruggero, furono gli artefici della conquista del Meridione d'Italia, con l'avallo dell'allora Papa Nicola II (1059).
Dal 1054 era già in atto il grande sisma tra la Chiesa Cristiana d'Oriente, con sede in Bisanzio-Costantinopoli, e la Chiesa Cristiana d'Occidente, con sede in Roma.
I Normanni accettarono l'investitura feudale da parte della Chiesa di Roma, disconoscendo implicitamente l'autorità del Vescovo di Costantinopoli. La conquista della Sicilia da parte dei Normanni fu facilitata da un momento di crisi in seno al mondo Arabo-Siculo.
Lotte intestine travagliavano infatti da tempo i rapporti tra i diversi Emirati indipendenti di Marzara, Girgenti (Agrigento) e Siracusa.

Da "Il Grande Mare" di David Abulafia 

"... Messina attraeva mercanti latini, fungendo da scalo per le rotte commerciali che collegavano Genova e Pisa col Medio Oriente...
Ibn Jubayr (vedi "Navigare il Mediterraneo - "Viaggi per Mare" - Parte Prima) chiama Messina 'la piazza dei mercanti infedeli', meta di navi da tutto il mondo, non senza spiegare che era anche il grande arsenale in cui si costruiva la flotta siciliana. Il sovrano dell'isola riservava a sé... il monopolio delle materie prime necessarie per la fabbricazione delle navi... Ruggero II, l'implacabile e talentuoso figlio di Ruggero I, acquisì il controllo delle ampie regioni dell'Italia Meridionale governate dai suoi cugini e, cosa non meno importante, nel 1130 ottenne la corona di Sicilia, appena istituita dall'antipapa Anacleto II.
Aveva ambizioni mediterranee e concepiva se stesso come successore dei tiranni greci - di Siracusa -, negando di essere un usurpatore e dichiarandosi invece restauratore di un antico regno.
In pubblico indossava l'abito imperiale bizantino o una veste da emiro arabo (!). Fece decorare la cappella del suo palazzo con mosaici greci di raffinatissima fattura, nonché con uno splendido soffitto ligneo, opera di maestranze arabe. Commissionò a Idrisi, un principe fuggito da Ceuta (Marocco), una geografia universale, così da essere in grado di esaminare minuziosamente (con l'aiuto della mappa allegata) il Mediterraneo e il resto del mondo.
...Tra il 1147 e il 1148, durante la seconda crociata, rivolse le sue attenzioni all'impero bizantino. La crociata era stata bandita dal Papa nel 1145, in seguito alla conquista musulmana del principato cristiano di Edessa, nella Siria settentrionale - anche allora il "Califfato Nero" occupa territori della Siria ai confini con la Turchia... la Storia si ripete!-
Ruggero mise a disposizione la sua flotta, ma su pressioni del re tedesco Corrado III, suo nemico, l'offerta fu rifiutata.
Per le sue navi il sovrano normanno trovò un altro impiego. Nel 1148, approfittando del fatto che l'imperatore Manuele Commeno era distratto dal passaggio degli eserciti crociati sulle terre di Bisanzio, con la flotta occupò Corfù, per poi attaccare Corinto e Atene - città facenti parte dell'impero bizantino -. Nel frattempo le sue truppe di terra si erano spinte all'interno e a Tebe avevano sequestrato decine di tessitori di seta ebrei, in seguito messi a lavorare negli opifici palatini - Sì, perché al fondo di ogni operazione marittima, di ogni conquista, ci sono sempre scopi e obiettivi economici (!) -

"Chi avesse visto le triremi siciliane cariche di oggetti preziosi al punto da restare sommerse fino ai remi, non avrebbe certo pensato che si trattasse di navi pirata, bensì di mercantili che portavano beni di ogni sorta."

Questo il commento sul viaggio di ritorno delle galee siciliane di un cronista bizantino.

Come prevedibile, la reazione non si fece attendere. I veneziani, allarmati per il fatto che ora Ruggero controllava - da Corfù - l'uscita dall'Adriatico, inviarono aiuti navali a Manuele Commeno, il quale non poté far altro che rinnovare loro i privilegi commerciali già ritenuti eccessivi. (...)
Ruggero aveva costretto, involontariamente, bizantini e veneziani al confronto-scontro, a rendersi conto di quanto poco si stessero simpatici. 
Se nei suoi attacchi in Grecia non andò oltre l'incursione lampo, il sovrano normanno provò tuttavia a crearsi un durevole impero d'oltremare in Nordafrica. Per farlo, sfruttò abilmente un momento di caos politico ed economico prodottosi in quelle regioni: in un periodo di grave carestia, si servì del grano siciliano per farsi via via riconoscere come signore dai vari emiri africani, e nel 1146 inviò le sue navi contro Tripoli, conquistandola senza difficoltà. Due anni dopo, quando al-Hasan, emiro di Mahdia - Tunisia - si dimostrò infedele, mandò contro di lui una flotta al comando dell'ammiraglio Giorgio d'Antiochia, un dinamicissimo e abilissimo cristiano greco...
... Al-Hasan quando, all'alba del 22 giugno 1148, vide le navi siciliane profilarsi all'orizzonte, restò atterrito. Fuggito al-Hasan, la città fu conquistata senza difficoltà...
... Poi l'ammiraglio estese ai mahdiani la protezione del re, arrivando persino a offrire prestiti ai mercanti locali, in modo che le loro attività potessero riprendere al più presto. - "business is business !" -... 
E con l'arrivo dei mercanti stranieri, tornò anche il benessere.
Nelle intenzioni di Ruggero, tutte queste conquiste dovevano essere solo il primo passo nella creazione di un "Regno d'Africa" almeno in parte restituito alla cristianità, perciò procedette ad insediare un gruppo di cristiani a Mahdia... - l'uso dei coloni per conquistare territori è tutt'ora praticato in CisGiordania (o West Bank) da parte di Israele, che usa i coloni ultra-ortodossi per conquistare territori dei Palestinesi, e... la storia si ripete! -.
Ma il sovrano normanno aveva anche un piano strategico di più ampio respiro: quello di acquisire il controllo dei mari che circondavano il suo regno. Nel 1127 aveva già rioccupato Malta (che suo padre aveva già conquistato una prima volta nel 1090), e ora ambiva ad estendere la sua influenza sulle isole Ionie.
Ponendo questi territori sotto il suo dominio sarebbe stato in grado di cingere il regno con un "cordone sanitario" navale, scongiurando qualsiasi tentativo di invasione da perte delle flotte nemiche, si trattasse di quella veneziana al servizio di Bisanzio o di quella pisana al servizio dell'imperatore tedesco. Cominciò a pianificare campagne navali al largo delle coste spagnole, e al momento della sua morte, nel 1154, era sul punto di creare una grande talassocrazia.
Ruggero non guidava la sua flotta in prima persona, ma si affidava al suo luogotenente, Giorgio d'Antiochia, ora insignito del titolo di "emiro degli emiri" - emiro, o 'amiratus', da questa specifica accezione marinara deriverà il termine "ammiraglio", che sarà d'uso in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in altri paesi - ... a sancire la supremazia acquisita dalla marina siciliana nel Mediterraneo centrale nel corso del XII secolo.
Dopo il 1154 fu la volta del figlio di Ruggero, Guglielmo I il Malo, che faticò assai più del padre a tenere unita la compagine del regno.
Quando Bisanzio, con l'appoggio della flotta veneziana, invase la Puglia, Guglielmo arrivò alla conclusione, probabilmente saggia, che conservare i possedimenti africani era impossibile. (...)
Nel 1159, fu il califfo almohade del Marocco in persona a guidare l'assalto a Mahdia, e nel gennaio 1160 gli Almohadi riuscirono a far breccia nelle mura, imponendo ai cristiani e agli ebrei della città di scegliere tra l'Islam e la morte. (...)
Guglielmo mostrò una certa capacità nel gestire le relazioni internazionali (forse grazie ai suoi consiglieri). Fermato il tentativo di invasione bizantino, trattò con Manuele Commeno, e per la prima volta un imperatore d'Oriente riconobbe, sia pure 'obtorto collo', la legittimità del regno normanno.
Quando genovesi, pisani e veneziani assunsero il controllo delle lunghe rotte su cui viaggiavano merci e pellegrini tra Occidente e Oriente, i siciliani acquisirono quello dei cruciali punti di transito che collegavano il Tirreno e l'Adriatico all'Oriente. La supremazia navale siciliana in queste acque pose gli italiani del Nord di fronte a un dilemma. Se non volevano lasciare le loro navi alla mercé della marina siciliana, dovevano stringere amicizia con la corte di Palermo. (...)
Nel 1156 i genovesi siglarono con re Guglielmo I un trattato, del quale il cronista cittadino scriveva:
"Per molto tempo gli uomini assennati di tutto il mondo andarono dicendo che i genovesi avevano ottenuto molto di più di quanto avessero dato".
Re Guglielmo chiese ai genovesi l'impegno a non mettere le loro navi a disposizione dei nemici intenzionati ad invadere il suo regno. In cambio Genova ebbe dazi agevolati sui mercantili che da Alessandria e dalla Terra Santa facevano scalo a Messina: l'obiettivo del trattato - per Genova -, infatti, non era solo quello di garantire la sicurezza delle rotte di collegamento con l'Oriente, ma anche quello di mettere le mani su certi prodotti siciliani di cui i genovesi avevano disperato bisogno... il grano di Sicilia era più abbondante e più pregiato di quello sardo, che i genovesi dovevano, tra l'altro, contendersi con i pisani.
In base al trattato i genovesi potevano acquistare frumento, carne suina sotto sale... lana, pelle d'agnello e cotone... Per secoli essi dipenderanno dal grano siciliano, che potranno comprare a buon mercato e trasportare a basso costo nella loro città... per alimentare la sua espansione. Portando grandi quantità di cotone grezzo dalla Sicilia all'Italia Settentrionale, inoltre, Genova porrà le basi di una industria cotoniera che si svilupperà per l'intero arco del Medioevo.
Parte del cotone della migliore qualità veniva da Malta, all'epoca sotto il dominio del re di Sicilia, e del cotone maltese troviamo traccia nei documenti genovesi già a partire dal 1164.
A poco a poco il commercio siciliano mutò orientamento, e ai tradizionali, fitti legami con l'Africa settentrionale sostituì quelli con l'Italia Settentrionale - e di lì, col centro e nord Europa -.
Insomma, sotto la dominazione normanna la Sicilia fece il suo ingresso nella rete economica europea, pur restando, almeno per qualche tempo, una terra esotica in cui, oltre al grano, i mercanti potevano trovare lo zucchero e l'indaco, tradizionali prodotti del Mediterraneo islamico che, dopo il 1200, con la diminuzione degli agricoltori musulmani, cadranno in disuso...
Quando i genovesi, per potere pagare il grano, il cotone e gli altri prodotti, portarono nell'isola quantitativi sempre più consistenti di lana italiana, e persino fiamminga, i legami fra Nord e Sud si rafforzarono, e tra l'Italia settentrionale e l'Italia meridionale cominciò a svilupparsi un rapporto di complementarietà per cui la Sicilia forniva materie prime e derrate alimentari e riceveva dal Nord prodotti finiti - dando vita a quella rete commerciale e istituendo quei "corridoi" che sono, oggi, alla base dell'economia moderna e della "globalizzazione" (!) -.

Sfruttando la disponibilità di una flotta grande e potente, re Guglielmo II il Buono (1166-1189) perseguì una politica mediterranea di ampio respiro (!). Estese la propria autorità nell'Adriatico, ponendo sotto la sua protezione la città dalmata di Ragusa (oggi Dubrovnik), che si avviava a diventare un importante centro portuale.
Ma non mancò di guardare anche oltre l'Adriatico: nel 1174 attaccò in forze Alessandria d'Egitto; nel 1182 fece vela alla volta di Maiorca, anche se poi la sua flotta non approdò a nulla; tre anni dopo prese di mira Bisanzio; e la morte lo colse mentre stava organizzando l'invio di aiuti agli Stati Crociati in difficoltà. Guglielmo si sentiva un guerriero al servizio di Cristo contro i musulmani e contro i Greci. (...) 
Pur toccando tutto il Mediterraneo - nel 1185 aveva conquistato anche Durazzo (Albania) e Tessalonica (Grecia) -, le ambizioni di Guglielmo non furono sostanziate da un successo durevole. I questo gli italiani del Nord - Genovesi e Veneziani - seppero fare molto meglio.".-


"Che Il Mediterraneo sia
Quella nave che va da sempre 
Navigando tra Nord e Sud 
Tra l'Oriente e l'Occidente
E nel mare delle invenzioni 
Quella bussola per navigare 
E il coraggio di quei marinai
E quel viaggio che non smette mai 
Che il Mediterraneo sia..."

("Che il Mediterraneo sia" - Eugenio Bennato) 

Bibliografia
"Il Mediterraneo", Fernand Braudel - Bompiani Edizioni -
"Il Grande Mare", David Abulafia - A. Mondadori Editore -