sabato 9 maggio 2015

POTERE E PATHOS (Parte Seconda)

il Partenone - Atene
di Gianni Fabbri

Lo splendore dell'Ellenismo: come l'arte greca regalò emozioni grazie alla scultura, all'arte decorativa, al Teatro. E che dire del suo immenso, febbrile laboratorio politico, amministrativo e culturale.
Le opere più belle, meglio conservate, sono quelle riemerse dal Mediterraneo e dal Mar Nero. Provate ad immaginare l'emozione di chi le ha trovate: devono essere apparse come fantastiche visioni, manifestazioni divine, avvolte nel liquido silenzio del verde-blu di "Thalassa", fuori da ogni spazio e da ogni tempo.
Tesori che rivelano l'insuperata maestria tecnico-espressiva, insieme alle stupefacenti conoscenze anatomiche plastiche di maestri insuperati, figli della cultura Ellenistica fra il IV e il II secolo a.C., quali Fidia, Lisippo, Dedalo e altri.
- Fidia, uno dei più importanti artisti dell'Antichità, visse nell'età d'oro della Storia di Atene, e ricevette da Pericle l'incarico di dirigere i lavori degli edifici sacri dell'Acropoli, in particolare il Partenone.

Autore di molte statue assai famose nell'Antichità, ma, ad eccezione della decorazione del Partenone, le sue opere sono andate quasi tutte perdute e, oggi, sono note solamente tramite copie tarde.
- Lisippo fu scultore e bronzista, ultimo fra i grandi maestri della scultura greca classica del IV sec. a.C. Al servizio del dominio sulla Grecia di Alessandro Magno, di cui fu lo scultore prediletto, fu ricordato come... "lo scultore che voleva ritrarre l'animo umano".
- Dedalo, meno noto dei precedenti come apprezzato scultore, originario di Atene, divenne famoso come personaggio "mitologico" per avere ricevuto l'incarico da Minosse, re di Creta, di costruire il celebrato "labirinto", in cui venne rinchiuso il "Minotauro".

Capolavori - quelli esposti nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze - a magnificare la gloria dell'arte ellenistica nei secoli, di cui né l'incuria del tempo, né l'insipienza, la dabbenaggine, se non addirittura la deliberata violenza vandalica, dell'uomo hanno potuto cancellare la memoria visiva.

Fra le opere esposte, il visitatore può ammirare:
- "L'Arringatore", bronzo del II sec.
- "Testa-Ritratto d'uomo" con la "kausia", il tipico cappello macedone,
rinvenuta nel Mar Egeo nel 1997
- "Figura maschile", ripescata nel 1992 da alcuni sub vicino a Brindisi
- "Discobolo" del IV-II sec a.C., rimasto nelle reti di un peschereccio vicino
l'isola Greca di Climno, nel 2004
- "Testa di Apollo", imponente, magnetica, che incanta e commuove il
visitatore. proveniente dal Museo di Salerno.
- "Alessandro Magno a cavallo", statuetta del I sec.a.C.
- "Erma di Dioniso", II sec. a.C.
- "Medaglione con busto di Atena" I-II sec.a.C.
- "Eros dormiente", archetipo del figlio di Afrodite e Ares, qui reso in un
ideale di dolce innocenza, tal quale putti e cherubini rinascimentali...
- "Statuetta di un artigiano", un vecchio brutto, calvo e zoppo, dalla povera
veste, che conferma come la profondità emotiva e dinamica dell'arte
greca avesse già superato la sofisticata statuaria arcaica e classica,
ampliando gesti e posture, per accogliere realismo e quotidiano, con i
suoi limiti e difetti.

Splendore dell'Ellenismo, che fu un periodo lungo e fausto, che Alessandro Magno fece decollare sulle ali del suo sogno di grandezza, volto ad unire le culture dell'Oriente con quella Greca, nel segno dell'insegnamento di Aristotele, suo maestro.
L'Ellenismo nella sua "Golden Age" riverberò la luce della sua Civiltà, della sua cultura, su tutto il Mediterraneo: dalla Penisola Anatolica all'Egitto dei Tolomei, con il "mitico Faro" della Biblioteca d'Alessandria,
dalle colonie greche della Dalmazia e delle coste del Nord-Africa, alla Magna Grecia della Penisola Italica Meridionale e della Sicilia in particolare.

La MAGNA GRECIA è l'area geo-politica dell'Italia Meridionale che nell'antichità fu occupata dai Greci, che ne fecero una loro "colonia", e ciò a datare dal VII secolo a.C..
Della Magna Grecia faceva parte anche - soprattutto ! - la Sicilia, che però ebbe una storia e uno sviluppo distitno e del tutto particolare, tant'è che è più giusto parlare di Sicilia Greca.
Anche se il termine "Megàle Hellàs" - Magna Grecia - lo si legge per la prima volta in un'opera dello Storico Greco Polibio, easattamente nel II sec. a.C., - relativamente più tardi - in effetti l'apogeo della Storia della Magna Grecia, dal punto di vista geo-politico, economico e, soprattutto, artistico-culturale, può essere fatto datare dal VI sec. a.C. a seguire...
Dopo la colonizzazione dell'intero Mare Egeo, tra l'VIII e il VII sec. a.C. i Greci volsero la loro attenzione e il loro interesse verso le sponde Sud e Nord del Mediterraneo. Flussi migratori - Sì, proprio 'flussi migratori' ! Perché il Mediterraneo da sempre ha registrato flussi migratori... a ondate nei diversi periodi storici - di popolazioni della Grecia, provenienti da diverse città e isole, arrivarono via mare - con barche! ...non con gommoni (!) - sulle coste della Penisola Meridionale: Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, e vi fondarono alcune città, quali Kyme (Cuma in Campania), Metapontion (Metaponto in Basilicata), Taras (Taranto in Puglia), Rhegion (Reggio in Calabria). Erano mercanti, marinai-pescatori, contadini, allevatori, artigiani...
Questo periodo coincise col massimo splendore nell'evoluzione dell'Ellenismo, nelle Lettere, nella Filosofia e, soprattutto nelle Arti e nel
Teatro. Ma anche sotto il profilo economico-sociale. Uno sviluppo enorme di traffici che portò grandi ricchezze alle genti di "Hellàs".
Come conseguenza, anche le zone 'colonizzate' della "Megàle Hellàs" beneficiarono, di riflesso, di questa influenza particolarmente felice.
Ne sono una esemplare testimonianza i "Bronzi di Riace", ancorché non esposti - naturalmente, per le note vicende e polemiche ! - nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze, ma visibili al visitatore nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria.
Statue bronzee di provenienza greca o 'magno greca' o Siceliota. Capolavori di straordinaria fattura e finezza stilistica, databili tra il IV e il V sec.a.C, le statue sono state rinvenute dai sub, nel 1972, nel mare Ionio
nei pressi di Riace - Reggio Calabria -
Sono considerate due 'tesori' tra i più significativi dell'Arte Greca. Due testimonianze straordinarie dell'arte dei grandi maestri della scultura classica. Pur essendo, ancora oggi, incerte sia la datazione, sia la identità dei personaggi, sia la provenienza degli artefici dei due 'bronzi' - c'è chi sostiene essere opera di Fidia, per la perfezione delle linee anatomiche, oppure della sua Scuola -, indubbia ne è l'origine ellenica: un altro esempio della grandezza e dello splendore dell'Ellenismo.

Anche la "Trinacria" - Sicilia - vide sorgere diverse 'colonie' greche, come Zankles (Messina), Naxos, Selinus (Selinunte), Akragas(Agrigento), Ghelas (Gela) e Siraka o Syrakousai (Siracusa).
La presenza ellenica sull'isola ne segnò il suo periodo aureo, come si può verificare visitando i siti archeologici. nei monumenti di inarrivabile grandezza che vi si trovano. Non solo, ma l'eredità dell'Ellenismo la si può ritrovare anche in alcune tradizioni e nei 'costumi' popolari.
La prima 'colonia' che fondarono fu Naxos - nei pressi di Taormina -, nel 724 a.C., che segnò l'alba di un periodo durato quasi quattro secoli in cui la Sicilia raggiunse vette di inimitabile splendore.
Dotati di ricchezze immense che provenivano dai traffici, soprattutto dal commercio del grano, i Greci di Trinacria esaltarono lussi, piaceri e bellezza. Come scrisse Platone: "Una vita tutta impegnata in banchetti, a riempirsi il ventre due volte al giorno e la notte non dormire mai da soli..."
Ma non solo edonismo, opulenza e effimero... Anche e soprattutto creazioni di opere architettoniche e artistiche di straordinaria bellezza e raffinatezza, veri e propri gioielli.
Generazioni di artisti - scultori, pittori, ceramisti, architetti...-, poeti, scrittori, filosofi, retori, comici, teatranti, ma anche legislatori, economisti, astronomi, uomini di scienze e cultura, nacquero qui, sulla "Megàle Hellàs di Trinacria", dove una grande apertura allo 'straniero' e un diffuso mecenatismo fecero il resto.

L'assetto geo-politico dell'Isola, nei secoli V-IV-III a.C., era piuttosto articolato, complesso.
Come è stato già scritto altrove sul Blog - "Carthago Delenda Est" -, nel 407 a.C., i Cartaginesi misero 120.000 uomini a bordo di 120 triremi - un vero esercito per una vera invasione ! - e invasero la Sicilia Occidentale.
Ma insediamenti Cartaginesi sull'Isola iniziarono tre secoli prima.
Nel 734 a.C., avevano fondato Mabbonath, l'odierna Palermo, cui fece seguito Solunto, nei pressi di Palermo. Precedente è la fondazione di Mozia, su un'isola vicino a Marsala. Queste tre città rivestirono un ruolo molto importante per i traffici e i nuovi insediamenti dei Fenici di Cartagine in terra di Trinacria.
Per converso, , Segesta, pur trovandosi nella Sicilia Nord-Occidentale, non troppo lontana da Palermo, era da considerare una sorta di 'enclave' greca in un territorio dominato dai Cartaginesi. Secondo lo storico Tucidide, sarebbe stata fondata da "profughi Troiani" che, dopo aver attraversato il Mediterraneo, erano approdati sul suolo Siculo... In seguito divenne, insieme a Erice, il principale insediamento degli Elimi, una popolazione indigena dalle oscure origini, quelli che i Greci di Sicilia chiamavano "Sicilioti", poi Siculi.
Nella loro spedizione-invasione del 407 a.C. i "Punici" conquistarono anche Selinus (Selinunte) e Akragas (Agrigento) e le spogliarono delle loro pregiate opere d'arte. L'acquisizione di questi tesori, convertì i Cartaginesi agli stili artistici greci, al punto che, nel III sec.a.C., l'arte e l'architettura greca, avrebbero conquistato anche Cartagine.
Selinus (Selinunte), era la più occidentale delle città della Magna Grecia , a diretto contatto con l'area occupata dai "Punici", sulla costa di Sud-Ovest. Città, che fondò a sua volta Heraclea Minoa, in perenne guerra con Segesta per dispute territoriali, nonostante la comune origine greca - ma allora, le Città-Stato erano spesso in lotta tra di loro, valga per tutti l'esempio di Sparta contro Atene - Nel 415 a.C., Segesta chiese addirittura aiuto ad Atene contro Selinunte e il suo alleato Siracusa.
Dopo aver conquistato Akragas (Agrigento), i Cartaginesi cominciarono a rivolgere lo sguardo a Est, verso Ghelas (Gela) che avrebbe potuto aprire loro l'accesso a Siracusa. Gli abitanti di Ghelas si diedero alla fuga, e, vedendo le città greche cadere una dopo l'altra, i Siracusani si affrettarono a negoziare la pace con i Cartaginesi.
I Greci fondarono le loro città in Trinacria sul mare, evitando quasi rigorosamente di vivere nell'entroterra, lasciato ai "Sicilioti", alle popolazioni locali con le quali imbastirono complicati rapporti di ostilità e alleanze.
Lo straniero, il forestiero, lo "xenos", veniva accolto con squisita ospitalità e si stabiliva una relazione, una vera e propria 'istituzione, la "xenia", che ancora oggi si è conservata - la proverbiale ospitalità dei Siciliani -
Le 'colonie' greche hanno conservato tesori che sarebbero sopravvissuti nella loro magnificenza fino ai nostri giorni. I visitatori dell'Ottocento, quelli del "Grand Tour", restavano a bocca aperta e dedicarono alle antiche città poesie e canti.

Le stesse emozioni potrà cogliere il visitatore delle sale di Palazzo Strozzi, a Firenze, al cospetto di tanti tesori lì concentrati, tesori che riflettono la storia aurea di una delle più grandi civiltà del Mediterraneo.


G.

Fonti infomative:
- "Il Grande Mare" - David Abulafia - Edizioni Mondadori -
- "Potere e Pathos" - Articolo di Paolo Russo - La Repubblica del 21/03/15
- "In Viaggio sulle tracce dei Greci di Trinacria" - di Matteo Nucci - art.
apparso su "Il Venerdi" de' La Repubblica del 15/08/2014