sabato 7 febbraio 2015

Le nostre Banlieue e il Medio Oriente


Philip Golub - insegna Politiche Internazionali e Comparate all'American University di Parigi, collabora con Le Monde Diplomatique. vive a Parigi - foto www.afbologna.it
intervista a Philip Golub
realizzata da Barbara Bertoncin

Per capire quello che è successo a Parigi, tu sostieni che non basta guardare alla Francia, occorre guardare anche al Medio Oriente.
Io vedo un’interazione tra due fenomeni. Il primo, situato particolarmente nel Vicino e Medio Oriente. E cioè, un processo di crollo degli stati, di quegli stati-nazione post-coloniali rimasti unitari durante il periodo post-coloniale e la Guerra fredda grazie a regimi autoritari che però nei decenni successivi hanno cominciato a mostrare le prime crepe e segni di indebolimento, a causa di pressioni interne che, come abbiamo visto negli ultimi anni, non erano più contenibili. Pressioni sociali e politiche da parte di popolazioni rimaste in silenzio per un lungo periodo di tempo, assieme a istanze economiche di rivendicazione di una distribuzione più equa delle ricchezze. Questo è vero non solo per Siria e Iraq, ma anche per Egitto, Tunisia e altri paesi del mondo arabo. Accanto a tutto questo c’era anche una domanda di rappresentazione da parte di differenti gruppi etnici e confessionali. Questi stati post-coloniali erano stati costruiti sulla base dei confini istituiti dalle potenze coloniali, che vi avevano incorporato popoli diversi, come nel caso degli sciiti e dei sunniti in Iraq, o degli alawiti, sunniti, e sciiti in Siria; in ogni caso si trattava di regimi non rappresentativi e autoritari, come quello di Saddam Hussein e di Assad. Questi processi interni al mondo arabo sono esplosi durante le cosiddette "primavere arabe”, il cui esito purtroppo non è stato quello auspicato.

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