sabato 14 febbraio 2015

La Grecia e il fallimento della Troika

Alexis Tsipras al Parlamento greco
di Primo Silvestri 

I passati Governi greci hanno tante colpe (corruzione, evasione fiscale, conti truccati, ipertrofia dell’apparato pubblico, elevata spesa militare…con armi comprate a Germania e Francia, eccesso di spesa pubblica, ecc.) che non possono certo essere addossate agli altri. Per lungo tempo gli elettori hanno votato chi gli consentiva un “facile” benessere senza probabilmente avere la possibilità, per pigrizia o mancanza di trasparenza, di controllare bene i conti (cosa comunque non facile per un cittadino normale). Così sono andati avanti fino a quando i nodi, cioè i conti, sono arrivati al pettine. Questo, molti della Commissione Europea lo sapevano (la Grecia è entrata nell’euro nel 2001), ma hanno fatto finta di niente. Perché fu, giustamente, una decisione politica. 


Arrivati vicini al fallimento i passati governi (conservatori) greci hanno dovuto chiedere soccorso alla Commissione Europea, alla Banca Centrale Europea (Bce) e al Fondo Monetario Internazionale (Fmi), la cosiddetta troika, i quali hanno concesso aiuti finanziari, ma a dure condizioni. Di fatto hanno commissariato un Paese, in spregio a qualsiasi processo democratico (vedi nuove elezioni greche). Perché serve a poco andare a votare se poi le decisioni sono prese altrove, trincerandosi dietro il rispetto degli accordi, senza curarsi degli esiti nefasti degli stessi e dei fallimenti accumulati. 

Perché il risultato è che oggi la Grecia è esposta con l’estero per 315 miliardi di euro (187 miliardi prestati da paesi europei, con l’Italia che ci ha messo 36,8 miliardi, 32 miliardi dal FMI, 26 miliardi dalla Bce e 69 miliardi da altri), più di quanto la crisi è cominciata. In pratica non c’è stato nessun miglioramento.

Che un creditore voglia garanzie dal debitore per la restituzione del prestito è più che ragionevole. Ma il problema è proprio questo. Sono state le ricette imposte dalla troika adeguate a consentire alla Grecia di ripagare il debito ? Intendendo per adeguate misure che consentissero al Paese di aggiustare i conti, ma anche di rimettersi su un sentiero di ripresa e crescita economica. Visti i risultati, con la Grecia di nuovo sull’orlo del fallimento, non si direbbe. In altri termini, oramai ci sono prove più che sufficienti per dire che le ricette della troika sono state un sonoro fallimento. 

Le ragioni sono perfino banali e bisogna essere veramente ciechi per non vedere che se si uccide, con misure draconiane sbagliate, il malato (la Grecia), il debito non lo ripagherà nessuno. Qualche numero a conferma del fallimento delle ricette della troika: dal 2008 il Pil greco ha perso il 25%, il reddito delle famiglie si è ridotto del 30-40%, ci sono un milioni di poveri in più, per giunta senza nessuna copertura sanitaria, la disoccupazione è al 27%, la mortalità infantile nei primi mesi di vita è aumentata del 43%, e come se non bastasse il debito pubblico, che si voleva ridurre, è aumentato dal 148% del Pil del 2010 al 176% del Pil nel 2014.

Con risultati di questo tipo i primi ad esser licenziati in tronco, per manifesta incapacità, dovrebbero essere proprio i contabili della troika e i loro sostenitori politici, che invece continuano a dare lezioni sbagliate con la stessa tracotante arroganza. In un momento di sincerità lo aveva ammesso anche l’economista danese del FMI Paul Thomsen, nel 2014: “Scusate, disse in una conferenza stampa, i nostri calcoli erano sbagliati. Abbiamo usato moltiplicatori scorretti. Non avevamo previsto che l’austerità avrebbe abbattuto i consumi e mandato a picco il pil”(La Repubblica del 4 febbraio 2015). Al FMI non lo avevano previsto, per chiusura ideologica e non certo per mancanza di mezzi, ma altri si (Krugman, Stiglitz, ecc.). 

Ammettere di aver sbagliato (è di questi giorni la notizia che negli USA, che ha adottato politiche economiche diverse, nel mese di gennaio 2015 sono stati creati altri 257 mila posti di lavoro, mentre in Europa cresce solo la disoccupazione) dovrebbero essere il primo passo per un approccio diverso. 

La Grecia deve mettere in ordine i suoi conti ma la sua economia deve essere anche messa in condizione di diventare più efficiente e competitiva, facendo gli investimenti, pubblici e privati, che sono necessari. Questo vuol dire investire risorse per l’innovazione, la formazione, le infrastrutture, il sostegno a nuove imprese, la valorizzazione dell’enorme patrimonio storico-monumentale e turistico, ecc.. Solo così l’economia di rianimerà e il debito, certo con gradualità, potrà essere ri-pagato. 

Perché di soli tagli e austerità si muore. Il nuovo governo dovrebbe presentare un piano che vada in questa direzione. E se la troika è così convinta, nonostante le prove contrarie, della bontà della sua politica allora deve accettare la sfida di legare il pagamento del debito greco alla ripresa della sua economia. Più cresce più ripaga, e il contrario. Sarebbe una prova, oltre che di buon senso, anche di onestà intellettuale.