giovedì 19 febbraio 2015

ricordando Michele Pulici


Michele Pulici durante una manifestazione a favore della Pace
di Gianni Fabbri

Muore nella notte tra Domenica e Lunedì 19 febbraio 2007. 
Ma chi era, cosa faceva, come pensava... 
Era il motore e il nume ispiratore. 

pensieri in libertà.....

Le "Primavere Arabe" ? Non sarebbero state per Lui una sorpresa! 
Credeva veramente, puntigliosamente, che si potesse 'coniugare' Islam e Democrazia. Per questo, aveva fortemente voluto gli "Incontri del Mediterraneo". Per questo li sosteneva con tutte le sue energie, fisiche, intellettuali, finanziarie. 
Durante i lavori degli "Incontri", aveva seguito con passione, attenzione e intelligenza le letture e interpretazioni corrette del Corano fatte da Khaled Fouad Allam - docente universitario, uno dei massimi esperti di religioni orientali -, da Soheib Bencheikh, Mufti di Marsiglia - algerino di origine, propugnatore di una lettura modernista del Corano -, da Muhammad Arkoun - Professore emerito di Storia del Pensiero Islamico alla Sorbona di Parigi e presso varie Università arabe, europee e americane -, nonché le loro analisi sull'universo complesso chiamato "Islam" e sul tema - oggi ancor più strategico! - "La Democrazia è compatibile con la concezione dell'Islam?". 
Ha caparbiamente e con convinzione voluto tenere sempre aperta questa 'finestra' sul Mediterraneo. Aperta al dialogo, al confronto, alla conoscenza delle e tra le genti che vivono sulle sue sponde all'insegna della comune IDENTITA' MEDITERRANEA. 
Il "Califfato Nero"? Questo sì! Lo avrebbe sicuramente spiazzato e disorientato non poco. Come, allora fu spiazzato e disorientato dall'involuzione teocratica-autoritaria della "Rivoluzione Khomeinista" - Iran 1979 -, allorché Lotta Continua inneggiò a e salutò l'avvento della "Repubblica Islamica" come "liberazione delle masse iraniane dal tallone repressivo a stelle e strisce dello Shah Mohammad Reza Pahlavi". 

Lunedì 19 febbraio 2007, l'inverno più duro... più freddo. 
Ti sei spento all'alba di un giorno di pioggia. 
Te ne sei andato in punta di piedi. 
Con Te muore la nostra Primavera. 

Ciao Michele. 

Gianni

sabato 14 febbraio 2015

Economic Historian: 'Germany Was Biggest Debt Transgressor of 20th Century'

Former German Chancellor Konrad Adenauer (left) during a meeting with the High Commission of the Allies in 1951: Eschewing of reparations demands "a life-saving gesture"
Dal Spiegelonline International 

Think Greece's current economic malaise is the worst ever experienced in Europe? Think again. Germany, economic historian Albrecht Ritschl argues in a SPIEGEL ONLINE interview, has been the worst debtor nation of the past century. He warns the country should take a more chaste approach in the euro crisis or it could face renewed demands for World War II reparations.SPIEGEL ONLINE: Mr. Ritschl, Germany is coming across like a know-it-all in the debate over aid for Greece. Berlin is intransigent and is demanding obedience from Athens. Is this attitude justified?

Ritschl: No, there is no basis for it.

SPIEGEL ONLINE: Most Germans would likely disagree.

Ritschl: That may be, but during the 20th century, Germany was responsible for what were the biggest national bankruptcies in recent history. It is only thanks to the United States, which sacrificed vast amounts of money after both World War I and World War II, that Germany is financially stable today and holds the status of Europe's headmaster. That fact, unfortunately, often seems to be forgotten.

SPIEGEL ONLINE: What happened back then exactly?

Ritschl: From 1924 to 1929, the Weimar Republic lived on credit and even borrowed the money it needed for its World War I reparations payments from America. This credit pyramid collapsed during the economic crisis of 1931. The money was gone, the damage to the United States enormous, the effect on the global economy devastating.

La Grecia e il fallimento della Troika

Alexis Tsipras al Parlamento greco
di Primo Silvestri 

I passati Governi greci hanno tante colpe (corruzione, evasione fiscale, conti truccati, ipertrofia dell’apparato pubblico, elevata spesa militare…con armi comprate a Germania e Francia, eccesso di spesa pubblica, ecc.) che non possono certo essere addossate agli altri. Per lungo tempo gli elettori hanno votato chi gli consentiva un “facile” benessere senza probabilmente avere la possibilità, per pigrizia o mancanza di trasparenza, di controllare bene i conti (cosa comunque non facile per un cittadino normale). Così sono andati avanti fino a quando i nodi, cioè i conti, sono arrivati al pettine. Questo, molti della Commissione Europea lo sapevano (la Grecia è entrata nell’euro nel 2001), ma hanno fatto finta di niente. Perché fu, giustamente, una decisione politica. 

sabato 7 febbraio 2015

Le nostre Banlieue e il Medio Oriente


Philip Golub - insegna Politiche Internazionali e Comparate all'American University di Parigi, collabora con Le Monde Diplomatique. vive a Parigi - foto www.afbologna.it
intervista a Philip Golub
realizzata da Barbara Bertoncin

Per capire quello che è successo a Parigi, tu sostieni che non basta guardare alla Francia, occorre guardare anche al Medio Oriente.
Io vedo un’interazione tra due fenomeni. Il primo, situato particolarmente nel Vicino e Medio Oriente. E cioè, un processo di crollo degli stati, di quegli stati-nazione post-coloniali rimasti unitari durante il periodo post-coloniale e la Guerra fredda grazie a regimi autoritari che però nei decenni successivi hanno cominciato a mostrare le prime crepe e segni di indebolimento, a causa di pressioni interne che, come abbiamo visto negli ultimi anni, non erano più contenibili. Pressioni sociali e politiche da parte di popolazioni rimaste in silenzio per un lungo periodo di tempo, assieme a istanze economiche di rivendicazione di una distribuzione più equa delle ricchezze. Questo è vero non solo per Siria e Iraq, ma anche per Egitto, Tunisia e altri paesi del mondo arabo. Accanto a tutto questo c’era anche una domanda di rappresentazione da parte di differenti gruppi etnici e confessionali. Questi stati post-coloniali erano stati costruiti sulla base dei confini istituiti dalle potenze coloniali, che vi avevano incorporato popoli diversi, come nel caso degli sciiti e dei sunniti in Iraq, o degli alawiti, sunniti, e sciiti in Siria; in ogni caso si trattava di regimi non rappresentativi e autoritari, come quello di Saddam Hussein e di Assad. Questi processi interni al mondo arabo sono esplosi durante le cosiddette "primavere arabe”, il cui esito purtroppo non è stato quello auspicato.

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