sabato 4 ottobre 2014

Barbaro


Jacques Le  Goff
Uno dei primi importanti avvenimenti che, tra il III e il IV secolo, segnò il passaggio dall’Impero romano al Medioevo fu l’insediamento in Europa dei popoli che i greci antichi chiamavano “barbari”. Essi si insediarono dentro ai confini della cristianità, che nel frattempo si era affermata come la prima realtà geopolitica dell’Europa.
Bisogna sottolineare che questo processo è stato lungo e meno sanguinoso di quanto una certa tradizione storiografica ci abbia fatto credere per lungo tempo. Per questo l’espressione tradizionale “le invasioni barbariche” è stata oggi sostituita da “migrazioni barbariche”.
Non tanto il brigantaggio o la brama depredatoria di un tempo furono le cause della “romanizzazione” dei barbari - e quindi della loro “europeizzazione” - ma l’attrattiva sia materiale che spirituale esercitata dalla cultura romana nei loro confronti.
L’atteggiamento dell’Europa nei riguardi dei barbari è stato certamente improntato alla difesa da loro eventuali attacchi, ma anche e soprattutto dall’intento di civilizzarli e di farli entrare in uno spazio civilizzato. L’Europa è portatrice di civiltà, e sebbene molti secoli dopo - con la colonizzazione - lo sia stata in modo assai contestabile, in questa fase storica il suo intento era quello di rendere i “barbari” dei simili.
Del resto, come è stato mostrato da alcuni studiosi di primo piano, tra cui il polacco Karol Modzelewski, l’integrazione dei “barbari” in Europa è avvenuta più per via giuridica che per via militare. Sotto l’influenza dei Romani, grande popolo di giuristi, i “barbari” elaborarono infatti delle leggi - le “leggi saliche” - che favorirono moltissimo la loro integrazione e la loro civilizzazione.