sabato 27 settembre 2014

Visti della Santa Sede per i profughi e richiedenti asilo (appello a Papa Francesco)



Papa Francesco durante la visita a Lampedusa nel 2013
I visti della Santa Sede potrebbero salvare migliaia di profughi in fuga verso l’Europa. È l’appello lanciato a papa Francesco perché si faccia concretamente qualcosa contro i naufragi e le stragi in mare: più di 700 morti annegati negli ultimi giorni (tra cui oltre 100 bambini), 2.500 dall’inizio del 2014, quasi 3.200 negli ultimi undici mesi. Di fronte all’immobilismo dei governi dell’Unione Europea, il pontefice potrebbe sostenere un’alternativa umana alla mafia dei trafficanti ponendosi al centro dell’azione diplomatica. Durante la sua visita a Lampedusa, l’8 luglio 2013, papa Francesco aveva detto tra gli applausi: «Ho sentito che dovevo venire qui, oggi, a pregare».

Le nunziature apostoliche, cioè le missioni diplomatiche che rappresentano la Santa Sede nel mondo, potrebbero fare ciò che le ambasciate degli Stati europei negano: rilasciare visti di ingresso perché le famiglie, i bambini, le donne, gli uomini possano raggiungere l’Europa su mezzi di trasporto legali e sicuri, invece di essere costretti a pagare gli scafisti e morire a migliaia sui barconi.

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http://gatti.blogautore.espresso.repubblica.it

Cantando il Sabir lingua mediterranea

Stefano Saletti (www.stefanosaletti.it)
Lui l'ha incontrata per caso, studiando le contaminazioni musicali delle culture del Mediterraneo. Poi se ne è innamorato, non l'ha più lasciata e questa è diventata cadine del suo lavoro. Stefano Saletti è un musicista cantautore e l'oggetto della sua scoperta è stata la lingua Sabir: una lingua antica in cui canta e scrive, molto semplice, ma ormai non più praticata.


Saletti parteciperà al Festival Sabir per diffondere le culture del Mediterraneo in programma a Lampedusa dal primo al 5 ottobre. "È stato il simbolo di unità, di comprensione e integrazione tra i popoli del Mediterraneo per secoli - spiega - e proprio per il messaggio particolare che questa lingua veicola l'isola siciliana ha deciso di intitolargli una manifestazione che sarà densa di incontri, dibattiti, concerti ed eventi teatrali e lettarari. Il Sabir - continua Saletti - rappresenta proprio l'antica cultura mediterranea, colma di influenze di popoli, non solo musicali, ma anche linguistiche e di tradizioni: è la lingua dell'incontro".

Guarda e ascolta il video :  www.rainews.it

Sabir festival 1-5 ottobre - Lampedusa


Ascanio Celestini e Fiorella Mannoia insieme per presentare "Sabir", il primo Festival diffuso delle culture mediterranee, che si terrà dal 1° al 5 ottobre a Lampedusa. Un evento promosso da Arci, Comitato 3 ottobre e Comune di Lampedusa, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Rai.
L'obiettivo del Festival è restituire all’isola un’immagine diversa da quella che è stata costruita in questi anni. Ma anche affrontare il tema della gestione delle frontiere" spiega Filippo Miraglia, vicepresidente dell'Arci. "Sabir" era la lingua franca parlata nei porti del Mediterraneo dal Medioevo fino al XIX secolo. Un titolo che, dunque, allude alla vocazione storica dell'isola come luogo d'incontro e di scambio tra culture diverse. "Noi pensiamo che il Mediterraneo debba essere uno spazio aperto dove non si muore, ma dove si dialoga e si costruisce insieme il futuro dei popoli che si affacciano su questo mare" spiega Miraglia.
vai al sito : 
http://www.festivalsabirlampedusa.it

L'Europa non deve dimenticare il Mediterraneo


Emma Bonino
Gli attuali scenari di crisi in Libia, Siria, Egitto, Iraq e Palestina preoccupano la comunità internazionale e l'Europa sotto diversi profili. La sicurezza, le oscillazioni dell'offerta di petrolio, l'immigrazione, non sono che una parte di queste preoccupazioni.
Il ruolo dell'Unione Europea nel Mediterraneo resta troppo debole, pertanto inadeguato a garantire la soluzione di queste sfide nell'immediato.
Viaggiando da un capo all'altro della regione - dal Marocco alla Turchia, inclusa l'Arabia Saudita - ho potuto osservare la situazione con estrema attenzione.
A poche centinaia di chilometri da casa nostra c'è un nuovo mondo, molto complesso e di cruciale importanza per l'Europa.
Nonostante la situazione di conflitto in cui è piombata l'Ucraina, ritengo fondamentale che l'attenzione dell'UE si focalizzi d'urgenza sulla sponda Sud del Mediterraneo.
Ciò di cui abbiamo bisogno, è una strategia totalmente nuova.
Credo sia arrivato il momento di prendere atto del fallimento della politica europea di vicinato rispetto a questa regione. Possiamo passare mesi a discutere se fosse giusta o sbagliata, ma non servirà a molto, e soprattutto non ci possiamo permettere il lusso di aspettare oltre.
Gli eventi, vecchi e nuovi, che stanno sconvolgendo il Sud Mediterraneo sono la prova di una strategia che non sta in piedi, e che del resto ha perso credibilità presso i nostri interlocutori. Ci vuole una politica a 360°.

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mercoledì 17 settembre 2014

Festival della letteratura Mediterranea - Lucera 17-21 settembre



“Sono convinto che mai come oggi, pur vivendo in contesti sempre più dilatati, nei quali i contatti sono velocissimi, per resistere non dobbiamo mai abbandonare le nostre radici. 


Per diventare internazionali, dobbiamo appartenere a un Paese. Quel Paese, per me, è il Mediterraneo, che è sterminato patrimonio di culture e di visioni”. 


Mimmo Paladino 


il video di presentazione : www.youtube.com/watch

il programma : www.mediterraneoecultura.it tema programma della xii edizione

Alcuni dei libri che verranno presentati al Festival :



Fuggire non serve quando non puoi dimenticare. E così Gadi e Hezi continuano ad amare Amalia la ribelle, indomabile da bambina come da adulta, testarda e sarcastica fino all’eccesso, l’unica ad essere rimasta nel quartiere che li ha visti crescere, quel quartiere abitato da sopravvissuti alla Shoah come i loro genitori, luogo di nostalgie, sofferenze rimosse e timorose speranze. Ora sono lontani e realizzati nel loro lavoro, ma anche a New York e Parigi il passato – intreccio di verità negate e questioni irrisolte – impedisce che la loro esperienza di felicità si avveri nel presente. In questo suo quinto libro Lizzie Doron costruisce un romanzo intenso e profondo che ruota attorno a un triangolo amoroso irrealizzabile in cui memoria, amore e psiche si mescolano senza possibilità di amalgamarsi; nello stile asciutto, a tratti ironico, a tratti struggente, che ha fatto amare i suoi libri a tanti lettori.

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Meriem è morta. Mary è atterrata a Tunisi per partecipare al funerale. È sconvolta e disorientata, ma sa che per raggiungere Kairouan, la città natale dell’amica, deve prendere un taxi. Così, sale sul primo che trova. Il tassista Hedi diventa per lei una sorta di Virgilio: con lui Mary attraversa un paese in equilibrio precario tra festa e rivoluzione, speranze e proteste, nel pieno degli sconvolgimenti politici successivi alla liberazione dalla dittatura. Durante il viaggio, irrompono nel presente i ricordi di Mary, momenti della vita a Roma con Meriem e della vacanza a Kairouan dove si è innamorata di Faruk... Rivelandosi gradualmente a se stessa, Mary prenderà coscienza dei propri limiti e attuerà la sua personale rivoluzione.
Con questa road novel dal finale a sorpresa, l’autrice racconta l’amicizia fra due donne che cercano e trovano, ognuna a suo modo, la propria identità e la propria affettività, facendo emergere aspetti insoliti di due culture diverse.

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Maria Salviati ha settantadue anni, un figlio, e un marito sparito nel nulla da piú di trent'anni. «La professoressa», cosí ancora la salutano i ragazzi che la incontrano per strada. Ma oggi Maria è una donna anziana, sola, e ossessionata dalla paura di dimenticare. E allora non le resta che ripetere la sua vita a voce alta con le parole che resistono, come «una piccola poesia imparata a memoria », anche se ogni giorno se ne va una strofa, una rima.
Finché una mattina qualcuno bussa inaspettatamente alla sua porta. Gabriele è un agente immobiliare, con un sorriso timido e un ciuffo ribelle sulla fronte. Spunta dal nulla, per comunicarle che la vecchia casa in campagna a un'ora scarsa da Roma ha trovato dei potenziali acquirenti. Senza pensarci troppo Maria prende la sua borsetta e lo segue. Ma le visite sono poche, e mai quelle giuste. Maria e Gabriele trascorrono intere giornate in attesa, su una panchina, e insieme ripercorrono la storia di quella vecchia casa in mattoni, perché «ogni casa è un labirinto e bisogna trovare la porta per uscire e rientrare». E cosí Maria, finalmente, può smettere di parlare da sola e recitare a qualcuno la piccola poesia della sua breve esistenza, dall'infanzia fino agli anni piú intensi di vita, quelli trascorsi con il marito Augusto, il giocoso e inconcludente mago Vapore, e l'amato figlio Pietro, sognatore e comunista. Maria avrebbe voluto proteggerli dalle loro piccole e grandi bugie, tenerli stretti dentro la lucidità del suo sguardo. Ma neanche l'amore può tanto.

Dopo Sorella e Italia, Marco Lodoli ci regala un'altra figura femminile memorabile, e l'affresco commovente di una famiglia non convenzionale, vaporosa e dura, che nasconde un drammatico segreto. 

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Di nuovo sulle sue montagne ma anche a Tripoli e a Beirut, Jabbour Douaihy abbandona la struttura polifonica di Pioggia di giugno e, con II libanese errante, narra la storia di Nizam, nato in una famiglia sunnita di Tripoli, seconda città del Libano, e allevato in un paesino di villeggiatura montana, Haoura, da un'abbiente famiglia maronita che gli darà il proprio nome e la propria religione. Ventenne, a Beirut, frequenterà la gioventù rivoluzionaria sessantottina. E qui che lo sorprenderà lo scoppio della guerra civile. Ed è qui che dovrà affrontare la sua duplice appartenenza, di cui lui non si è mai crucciato ma che nessuno, nelle due comunità, ha mai accettato. Nell'epilogo, tragico e al contempo demenziale, Nizam diventa metafora di un paese diviso dalla follia identitaria dei suoi abitanti. La storia di un uomo nato musulmano e cresciuto cristiano, indifferente alle proprie radici, libero da costrizioni comunitarie in un mondo dove queste libertà non sono contemplate.

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Zobar e Basa sono costretti a lasciare la propria casa, il luogo dove sono cresciuti. Il lettore avverte il dolore di questa scelta obbligata, ma in men che non si dica si trova catapultato in un universo del tutto differente. Un romanzo fatto di brevi narrazioni apparentemente slegate che si susseguono velocissime una dopo l’altra, come fotogrammi su una pellicola. Folgoranti flash di vita quotidiana, violenze, storie strane e inquietanti, storie fantastiche. Ilhan entra nella mente di chiunque, bambini, embrioni, cani, cigni, fantasmi, Pippa Bacca, una ragazza uccisa dai fratelli e poi il fratello che l’ha uccisa, vittime e carnefici. La storia sociale degli anni più recenti e di anni più lontani fa da sfondo o si fa protagonista nelle narrazioni, e a ogni racconto si delinea l’immagine complessiva di un universo fatto di potere e sopraffazione, ma anche di amore e dedizione. Un mondo che ci appare inizialmente lontano e poi a ogni storia più vicino. I personaggi, che inizialmente sembrano lontani, somigliano pagina dopo pagina a quelle persone incontrate per caso, di sfuggita, per strada o sui luoghi di lavoro. La condizione di donne e bambini, la violenza, l’ipocrisia, si rivelano gradualmente parte del tessuto sociale e non eventi eccezionali. In questo testo magnificamente perturbante, la narrazione, che unisce singolarmente monologo interiore e cronaca
giornalistica, lascia senza fiato. Uno stile ibrido che evidenzia e declina la situazione di deterritorializzazione di Zobar e Basa – con la loro partenza danno al lettore lo slancio per la lettura – e che intreccia tutte le storie in un finale saggio e misurato che riconcilia il lettore con la speranza della bellezza.

Romanzo vincitore del Premio Letterario dell'Unione Europea 2011.

sabato 13 settembre 2014

Quando la sicurezza vale più della vita umana


foto: Reuters
Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo sui Rifugiati e gli Esuli (ECRE), solo nel 2014 circa 2 mila persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo nonostante gli sforzi intrapresi dal Governo italiano attraverso l'operazione "Mare Nostrum". Il numero di richiedenti asilo e di sfollati è aumentato esponenzialmente a causa del clima di instabilità che sta caratterizzando l'area del Nord-Africa e del Medio Oriente. Nel report presentato nel 2013 da UNHCR si legge che il numero di richiedenti asilo e sfollati interni ha superato quota 50 milioni; si tratta del valore più elevato mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.


leggi anche : Perché gli immigrati continuano a preferire le coste italiane?

leggi anche : Immigrazione Francia: Calais tra ultra-destra e minacce internazionali

Giornalisti del Mediterraneo



OTRANTO (Le) - Le antiche mura della Città otrantina ospiteranno anche quest’anno il Premio Internazionale “Giornalisti del Mediterraneo”. La vincitrice della 6° edizione è Tamara Ferrari del settimanale Vanity Fair. L’appuntamento è promosso dall’associazione “Terra del Mediterraneo”, in partnership con il Comune di Otranto ed Europuglia, portale di promozione delle attività e dei progetti del Servizio Mediterraneo della Regione Puglia.

La premiazione si svolgerà sabato 13 settembre, alle ore 18.00, in Largo Porta Alfonsina, nel borgo medioevale di Otranto.

I vincitori delle due sezioni, invece, sono: Michele Sasso de L’Espresso, sezione “Primavera Araba” e Daniele Bellocchio del periodico Nigrizia, sezione “Minori nei conflitti di guerra”.

Il Premio Giuria è andato, invece, a Vincenzo Mattei (Al Jazeera). La Medaglia di Bronzo del Presidente del Senato è stata attribuita a Kami Fares, (Repubblica.it); mentre la Medaglia di Bronzo del Presidente della Camera è andata a Paola Nurnberg (Radio Televisione Svizzera).


domenica 7 settembre 2014

Grecia meravigliosa



Un inno d'amore alla Grecia e un invito a non sperperare le sue enormi ricchezze e potenzialità. La natura, gli uomini, la questione del debito

(Articolo pubblicato originariamente dal magazine on-line The Press Project il 25 luglio 2014)

Sono abbastanza giovane, ho una laurea e sono perfettamente bilingue (a dire il vero l'inglese è la mia prima lingua). Potrei vivere in un qualsiasi paese sviluppato con servizi sociali funzionanti, salari decenti, disoccupazione sotto la doppia cifra e uffici pubblici efficienti.

Nonostante tutto questo, ho scelto di vivere in Grecia, perché penso sia un paese ricco. E mi rifiuto di abbandonarlo al suo destino.

Potrebbe sembrare assurdo affermare che la Grecia è benestante, dato il suo debito esorbitante e il baratro in cui è sprofondata la sua economia negli ultimi anni. I parametri economici però sono solo uno dei modi per misurare la ricchezza e sono fuorvianti in un sistema che si basa su un debito che è impossibile ripagare. Un sistema dove i ricchi riescono a ottenere addirittura ulteriori benefici solo per il fatto di avere denaro, mentre ai poveri viene detto che tutto viene fatto nel loro interesse.

sabato 6 settembre 2014

Malmstrom, Frontex+ non sostituirà Mare Nostrum


mare nostrum in azione
BRUXELLES - Il programma europeo Frontex Plus ''non potrà sostituire Mare Nostrum'' perché avrà risorse ''più limitate'' e non avrà la capacità dell'operazione avviata nell'ottobre 2013 dalle autorità italiane e che ha già salvato centomila persone nel Mediterraneo. E' quanto ha affermato il commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, rispondendo oggi a Bruxelles alle domande degli eurodeputati della commissione per le Libertà civili del Parlamento Ue.

legge tutto l'articolo : www.ansa.it/europa/notizie

Libri : Oltre il confine


La vera storia di Euglent, un adolescente che dall'Albania approda in Italia. Il racconto di viaggi illegali per raggiungere l’Europa e altre migliaia di storie cui il protagonista darà voce.








leggi tutto il pezzo : www.balcanicaucaso.org

mercoledì 3 settembre 2014

Festival Adriatico Mediterraneo 2014



confini si intrecciano in questa edizione del festival: i confini territoriali, i confini culturali, i confini di generi sono il tema portante intorno a cui ruota il programma delle iniziative. Per il 2014 Adriatico Mediterraneo viaggia insieme alla Macroregione Adriatico Ionica, seguendone l’evoluzione e interrogandosi sui temi portanti di un’Europa che guarda a sud e ad est, ponendosi domande e cercando risposte ai mutamenti di un’area che non si ferma mai. Intellettuali, musicisti, registi, artisti animeranno per l’ottavo anno i luoghi più significativi di Ancona, da sempre porta d’Oriente, e per la prima volta anche di Senigallia, da secoli luogo di connessione tra culture. Uno sguardo particolare sarà dedicato alla Bosnia Erzegovina, mentre, come sempre, si approfondiranno i temi legati ai rapporti tra le diverse sponde del Mediterraneo. Adriatico Mediterraneo Festival 2014 è eventi culturali, musica, teatro, incontri, esposizioni, cinema, in un territorio che vuole sempre più riscoprire la propria vocazione allo scambio e al confronto tra popoli e culture. Un festival che vuole essere uno stimolo alla riflessione su questioni centrali della contemporaneità. Con Adriatico Mediterraneo 2014 procede e cresce quindi il processo di condivisione di temi e problemi fondamentali per il futuro dell’area. L’obiettivo è sviluppare un comune sentire sulle questioni che accomunano le culture e i popoli del mare, per contribuire a rendere il progetto della Macroregione Adriatico Ionica un disegno sentito davvero dal basso, oltre che un piano di sviluppo per la cooperazione economica e la governance comune. Oltre manifestazione artistica, dunque, il festival Adriatico Mediterraneo si conferma strumento di comprensione e di inclusione sociale, all’interno di una dinamica tra culture diverse che naturalmente, da secoli, si fondono all’interno del territorio marchigiano, dei suoi porti e delle sue sponde.

Giovanni Seneca


Grande guerra nel M.O. il medioevo saudita il Califfo tribale


Re Abdullah - Arabia Saudita - 
Di quanto sta accadendo di sconvolgente nel vicino mondo arabo e musulmano non capiamo nulla perché sbagliamo l’approccio in partenza. Arroganti nell’attribuire al resto del mondo il modello europeo dei diritti individuali regolati all’interno degli ‘Stati-nazione’. Modello culturale esportato assieme alla egemonia militar-culturale sul pianeta. Ora qualcuno in occidente s’accorge dell’errore. Eppure, da tempo, dotti studiosi ci dicevano che per gli arabi, l’unità fondamentale della società è la famiglia e non l’individuo. Le famiglie poi appartengono al clan, e il clan alle tribù, e poi basta. Le ‘nazioni’ sono concetto importato. Gli europei usano l’idea di stato-nazione per esprimere identità e le divisioni tra ‘noi’ e ‘loro’, su cui si inseriscono i distinguo religiosi o razziali. Per gli arabi, il solo ‘noi’ riconosciuto e sensato è nella identità religiosa e tribale. Ecco quindi che lo ‘Stato-nazione’ da noi imposto, per loro è soltanto una regione abitata e spesso contesa tra più clan concorrenti.

link a sito continua a leggere : www.remocontro.it

Io, musulmana, dico: l'ISIS è dentro di noi


soldati dell'esercito Isis - www.lanuovabq.it
Elham Manea è una delle voci più coraggiose e brillanti dell’islam contemporaneo. Da anni si batte per una riforma dell’islam dall’interno che trova come punto di partenza una profonda riforma dell’islam politico a favore di un islam del singolo e dell’essere umano.
Elham Manea ha la doppia cittadinanza, yemenita e svizzera. È politologa, scrittrice e attivista per i diritti umani. Attualmente è professore associato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Zurigo e consulente del governo svizzero e di organizzazioni internazionali per i diritti umani.
È una delle principali sostenitrici della causa del giovane blogger saudita Raif Badawi, condannato a dieci anni di carcere e a mille frustate per avere fondato un sito di intellettuali liberali nel proprio paese.


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THALASSA - Le Acque del Mediterraneo" II parte


Di Fabio Fiori - Mursia Editore -

(Seconda Parte)

prima parte : www.incontridelmediterraneo.it - thalassa le acque del Mediterraneo

VELA
 "Quando la vela chiama i venti, i marinai s'affrettano sulla riva..." "Tu l'auras, ton bateau blanc L'avrai, la tua vela bianca C'est le bateau de ceux Qui restent des enfants E' la barca di quelli Che restano fanciulli Le bateau de tes quinze ans La barca dei tuoi quindici anni Te sauvera de ce monde Arrangé par les grands Ti salverà da questo mondo Arrangiato dai grandi Il est là, ton bateau blanc E' là, la tua vela bianca Moi, je le vois quitter le port Io, la vedo lasciare il porto Prendre le vent Prendere il vento T'emporter tout droit devant Portarti dritto di prua laggiù L'ile au tresor est là-bas Tout au bout qui l'attend Laggiù, dove l'isola del tesoro