sabato 19 luglio 2014

Cipro: 40 anni fa il fallito golpe che divise l'isola



(di Furio Morroni) (ANSAmed) - NICOSIA, 15 LUG - Una ferita lunga quattro decenni e che ancora non si è rimarginata: è questo il tragico sentimento che oggi, 15 luglio, è riaffiorato nei cuori di 800mila greco-ciprioti che ricordano il 40.mo anniversario del colpo di stato compiuto (ma presto fallito) da un gruppo di loro connazionali quello stesso giorno del 1974. Golpe che avrebbe portato alla successiva invasione militare da parte delle truppe di Ankara e alla divisione dell'isola tuttora in atto e della sua capitale, Nicosia, ancora divisa come una piccola, dimenticata Berlino in mezzo al Mediterraneo.
Anche stamani, com'è ormai tradizione, il lugubre ululato delle sirene dell'allarme anti-aereo è risuonato alle 08:20 in punto (le 07:20 in Italia) in tutta Cipro, l'ora precisa in cui, 40 anni fa, venne esplosa la prima salva di cannonate contro il palazzo presidenziale di Nicosia. Quel boato fu l'inizio di un colpo di Stato militare, sostenuto dalla giunta dei colonnelli allora al potere ad Atene, che depose Sua Beatitudine l'arcivescovo ortodosso Makarios III dalla carica di presidente della Repubblica, costringendolo all'esilio. Il golpe, che fallì pochi giorni dopo, offrì però alla Turchia la tanto attesa occasione di invadere Cipro il 20 luglio successivo e di occupare con 40.000 soldati il 38% del territorio nel Nord dell'isola. I devastanti combattimenti che seguirono (gli aerei turchi sganciarono anche bombe al napalm) provocarono la morte di circa 7.000 persone (per tre quarti greco-ciprioti), l'esodo forzato verso Sud di 200.000 greco-ciprioti e verso Nord di migliaia di turco-ciprioti nonché la 'scomparsa' di 1.619 tra militari e civili - per lo più donne, vecchi e bambini - catturati dalle truppe turche e mai più tornati alle loro case. Quel 15 luglio 1974 era cominciato a Cipro come una qualsiasi calma giornata estiva con decine di migliaia di bagnanti, locali e stranieri, pronti ad affollare le spiagge per sfuggire all'afa. Ma alle 8:20 esatte una salva esplosa dai carri armati T-34 della Guardia Nazionale cipriota – agli ordini di ufficiali dell'esercito greco - dette il via al bombardamento del palazzo presidenziale di Nicosia, residenza di Makarios III. Fu il segnale d'inizio del sanguinoso golpe filo-greco orchestrato dall'agonizzante giunta dei colonnelli al potere ad Atene con l'appoggio della Cia che dette ad Ankara il pretesto per invadere militarmente l'isola cinque giorni dopo "per proteggere" la minoranza turca, il 18% della popolazione dell'isola, che riteneva minacciata.

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