venerdì 13 giugno 2014

L'UE e i Balcani 11 anni dopo


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11 anni fa, a Salonicco, l'Ue dichiarava che il futuro dei Balcani era nell'integrazione. E si faceva informalmente una data: quella del 2014. Da allora solo Slovenia e Croazia sono divenuti membri a pieno titolo dell'Unione.

Era il 2003 quando, durante la presidenza greca del Consiglio UE, l’Unione europea confermava il suo progetto di integrazione politica dei Balcani occidentali, dichiarando ufficialmente a Salonicco che “il futuro dei Balcani è nell’Unione europea”.

Era un momento di euro-entusiasmo: la moneta unica era stata messa in circolazione da poco più di un anno e il trattato di Atene firmato nello stesso periodo concludeva il processo di pre-adesione dei 10 stati d’Europa centro-orientale e mediterranea che nel 2004 sarebbero entrati a far parte dell’UE con il suo allargamento ad est. Ci si augurava che entro il 2014, centenario della Grande guerra, tutti i paesi dei Balcani occidentali avrebbero potuto compiere lo stesso passo.

Undici anni dopo, la situazione è meno ottimistica. La Grecia è di nuovo per un semestre al timone del Consiglio UE, dopo aver attraversato le conseguenze più forti della crisi finanziaria abbattutasi sull’Europa dal 2008 in poi. Ma tra le sue priorità di presidenza non rientra il dossier allargamento, e la conferenza ministeriale UE/Balcani occidentali tenutasi a Salonicco l’8 maggio si è conclusa senza risultati rilevanti.

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