domenica 8 giugno 2014

L'altra Troia di Darete Frigio



immagine - Venerdì di Repubblica
Tutto ebbe inizio ben prima che Paride, con il favore di Afrodite, seducesse Elena, e Menelao, tradito e offeso, chiamasse a raccolta gli altri comandanti dell’Ellade perché seguissero lui e suo fratello Agamennone contro Troia. Si deve risalire agli Argonauti, a Giasone e Eracle, a una loro sosta in Frigia, sulla rotta verso la Colchide alla conquista del vello d’oro, e a Laomedonte, allora re di Troia, che li scacció malamente dalle proprie terre. È la versione di un sacerdote troiano nominato di sfuggita da Omero, tal Darete Frigio, che prese parte alla decennale guerra e poté raccontarne le verità meno gloriose. Un testimone eccezionale e molto prosaico di vicende che la poesia avrebbe reso immortali. 

Ma la finzione letteraria in questo caso si reduplica: dietro Darete si nasconde uno scrittore di epoca molto più tarda, che forse rielabora materiale antico e che certo a noi giunge anonimamente con una lettera prefatoria che chiama in causa Cornelio Nepote e Sallustio. Il gioco letterario latino, che possiamo adesso rileggere nella traduzione di Luca Canali e con il commento di Nicoletta Canzio, Storia della distruzione di Troia(Castelvecchi, pp. 141, euro 17,50), intrappola il lettore di oggi in una rete di rimandi metaletterari.

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