domenica 22 giugno 2014

La Serenissima da Stato a Mito


Canaletto, entrata di Canal Grande

Il "mito" di Venezia non è legato solo alla caduta della Serenissima, ma esiste da sempre... Dalla sua nascita, coincidente col giorno della Annunciazione a Maria; da quando divenne luogo deputato a conservare le reliquie del corpo trafugato di San Marco; da quando, nella seconda metà del Quattrocento, con la caduta di Bisanzio, si proclama "Serenissima Repubblica di Venezia", e inizia la sua "Golden Age", che la porta, con la sua politica espansionistica, a dominare l'intero Mediterraneo.

Il mito di Venezia si afferma nel momento in cui riesce a far assumere alla propria "identità culturale" tratti peculiari visibili, riconoscibili, trasmissibili nel più ampio contesto della civiltà europea, non solo quindi mediterranea.
Non indifferente alla creazione del mito è la peculiarità del suo "paesaggio", di città lagunare, di "città sul mare", più che città di mare.

Città sul mare che genera quella magica sintonia tra natura e civiltà, tra segni dell'uomo e quelli che lo precedettero.


Anche il "Libro del Leone di San Marco", che è rimasto aperto sugli artisti: pittori, scultori, architetti, scrittori, intellettuali, che con le loro opere hanno esaltato i diversi aspetti della Serenissima, ne ha perpetuato il mito nei secoli.
Il "Leone di San Marco"... altro mito che rafforza il mito, è il simbolo che si ritrova su tutte le sponde del Mediterraneo, a testimonianza della grandezza assurta dalla Serenissima nella sua epoca d'oro.
La simbologia del Leone di San Marco deriva da un'antichissima tradizione delle Venezie, secondo la quale un "Angelo" in forma di leone alato avrebbe rivolto al Santo, naufrago nelle lagune, la frase: "Pax tibi, Marce, evangelista meus. Hic requiéscet corpus tuum" (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo)... E fu l'annuncio che in quelle terre... e in quella città, avrebbe trovato, in giorni futuri, riposo e venerazione il corpo di San Marco.







Il Libro su cui il Leone poggia la sua zampa, che non è il Vangelo, come spesso viene erroneamente creduto, ripropone proprio la scritta latina "Pax Tibi Marce, Evangelista Meus".






Il simbolo del leone esprimeva anche il significato araldico di maestà e potenza, mentre il libro riassumeva in modo esemplare i concetti di sapienza e di pace. L'aureola. con cui a volte veniva raffigurato il "Leone Marciano", conferiva un'immagine di pietà religiosa.






La spada, che spesso veniva associata al libro, significava forza, ma nel contempo anche simbolo di giustizia.






Il "Libro Aperto" era ritenuto popolarmente simbolo della condizione di Pace per la Serenissima.






Il "Libro Chiuso" e la spada impugnata - del Leone Marciano - significava - per la credenza popolare - simbolo della condizione di guerra per la Serenissima.














"... Leone di San Marco






Leone del Profeta






Ad Est di Creta corre il tuo Vangelo






Si taglia contro il cielo






Il tuo simbolo strano






La spada e non il libro hai nella mano..."














("Asia" di Francesco Guccini)














Francesco Petrarca, in una lettera inviata ad un suo amico di Bologna, nell'agosto del 1321, così descriveva la Serenissima Repubblica di Venezia:






"... quale città unico albergo ai giorni nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio dei buoni e solo porto a cui, sbattute per ogni dove dalla tirannia e dalla guerra, possono riparare a salvezza le navi degli uomini che cercano di condurre tranquilla la vita. Città ricca d'oro, ma più di nominanza, potente di forze, ma più di virtù; sopra saldi marmi fondata, ma sopra più solide basi di civile concordia ferma ed immobile e, meglio che dal mare onde è cinta, dalla prudente sapienza dei figli suoi munita è fatta sicura".














LO STATO






La nascita della Repubblica di San Marco, o Serenissima, viene fatta datare nel IX secolo, in quelli che erano i territori greco-bizantini dell'allora "Venetia Maritima"; territori che dipendevano politicamente dall'Esarcato






di Ravenna - nell'Impero Bizantino l'Esarca o Esarco designava i viceré, cioè i governatori di grandi raggruppamenti territoriali -, città, quest'ultima, conquistata dai Longobardi nel 751 d.C.






Il primo Doge della nascente Repubblica, Paulicio Anafesto, fu eletto nel 697, dai Venetici, o antichi Veneti - popolazione indoeuropea che si stanziò nell'Italia Nord Orientale, l'attuale Veneto, dopo la metà del Secondo Millennio a.C., e diede vita ad una civiltà originale, con caratteristiche proprie, "la Cultura Veneta", nel corso del Millennio successivo -.






E' corretto, tuttavia, far risalire la nascita del Ducato di Venezia alle scelte di Bisanzio, in particolare del suo imperatore Maurizio Tiberio, di fare delle Provincie Venete - nel quadro della riforma delle Provincie Italiane - un baluardo contro l'invasione longobarda. Baluardo che aveva come capo un "Dux bizantino", divenuto poi, nei secoli, "Doge".






La prima capitale del nuovo Ducato Veneto venne indicata nella città di Eracliana - Heraclia, in greco-bizantino, anticamente Melidissa, e successivamente Eraclea - città che si affacciava sul Golfo di Venezia, situata tra l'ultimo tratto del fiume Piave e il territorio del fiume Livenza.






Nel 751 d.C. si registra la definitiva perdita di Ravenna da parte di Bisanzio, e, pochi anni dopo, nel 774 d.C., la conquista del Regno longobardo da parte di Carlo Magno e i suoi cavalieri franchi, con conseguente istituzione del "Sacro Romano Impero".






E' la notte di Natale del 800 d.C., quando cambiano gli equilibri nelle provincie italiche; in particolare, il Ducato di Venezia è oggetto di contese tra Franchi - popolo germanico occidentale che occupava i territori attualmente situati tra la Germania occidentale e la Francia - e Bizantini.






Nel 809 d. C., in risposta alle aggressioni condotte dai Bizantini su Comacchio, l'esercito Franco comandato da Pipino invase la "Venetia" assediando Metamauco, divenuta capitale del Ducato quando, nel 805 d.C., il Doge Obelerio Antenoreo rase al suolo Eracliana e fece deportare la popolazione nella nuova sede, Metamauco appunto.






I Franchi costrinsero il Dux - il Doge - ad abbandonare Metamauco - che corrispondeva, circa, all'attuale Malamocco, forse localizzata in posizione più foranea, sulla riva adriatica - e a rifugiarsi sulle isole interne della laguna.






Il conflitto ebbe termine nell'anno 810 d.C., quando la flotta veneziana riuscì ad intrappolare e distruggere la flotta franca nelle secche tra Metamauco e Popilia - antico nome di Poveglia, isola della laguna situata di fronte a Malamocco -.






La vittoria portò al definitivo trasferimento della capitale del Ducato sulle isole interne della laguna - a Rivoalto, l'attuale Rialto - decretando, così, la nascita di Venezia.






Ed è proprio la flotta veneziana, e il suo Arsenale, una delle chiavi di interpretazione per spiegare la potenza espansiva in tutto il Mediterraneo, nei secoli successivi, della Serenissima.






Grazie alla sua flotta Venezia, a partire dall'anno 1000, divenne ricca e potente, sfruttando i commerci con il Levante, commerci di cui aveva il controllo, prima nel mare Adriatico, successivamente nel Mediterraneo.






Questa fase di espansione ebbe inizio quando nel suo Arsenale si cominciarono a costruire imponenti imbarcazioni, inizialmente da guerra, le "galee" e le grandi "galeazze", per contrastare - proprio nell'anno 1000 - i Pirati Narentani, popolo di origine Slava stanziati in un territorio compreso tra la foce del fiume Narenta (oggi Nerevta) e le isole che si trovano di fronte, Brac (Brazza), Hvar (Lesina), Korcula (Curzola), Lastovo (Lagosta), Mljet (Meleda), che formavano, allora, la cosiddetta Pagania.






La flotta della Serenissima, comandata dal famoso Doge Pietro II Orseolo, sconfisse i Pirati Narentani, che minacciavano Venezia, e il Doge, quale riconoscimento della vittoria, ottenne dall'Imperatore di Bisanzio la sottomissione delle città costiere istriane e dalmate e la carica ufficiale di "Dux Venetiae et Dalmatiae".






La potente flotta venne, nei secoli a seguire, impiegata sia per contrastare i turchi nel mare Egeo, che per conquistare le nuove rotte per i traffici con l'Europa Atlantica del Nord.














L'anno 1071, l'aspra "lotta delle investiture" tra il Papato, nella persona di Gregorio VII - Riforma Gregoriana - e l' Impero, nella persona dell' Imperatore di Germania Enrico IV, vide Venezia assumere una posizione di equilibrio, di equidistanza tra le grandi potenze.






Ma quando i Normanni, stanziati nel Sud d'Italia, rivolsero il loro interesse verso l'Adriatico, occupando Durazzo e Corfù, i Veneziani intervennero in armi, aiutati dagli alleati Bizantini, con operazioni navali e terrestri. Inizialmente, gli scontri non furono favorevoli alla Serenissima, ma con la morte del condottiero Normanno Roberto D'Altavilla, detto il Guiscardo, si disperdeva il suo esercito, che abbandonava le posizioni conquistate per ritornare in Puglia.






Venezia riuscì ad ottenere, in quell'occasione, da Costantinopoli la "Crisobolla", o "Bolla Aurea" - correva l'anno 1802, il mese di maggio - con la quale concedeva ai mercanti di San Marco enormi privilegi ed esenzioni fiscali per i traffici nel Mediterraneo.






La potenza militare, economica e politica della Serenissima crebbe, nel tempo, al punto di arrivare in... rotta di collisione con la stessa Bisanzio e ciò favorì, soprattutto con il succedersi delle guerre degli anni 1122 - 1126 e degli anni 1171 - 1175, la penetrazione commerciale dei rivali Genovesi nel Levante.














Le prime due Crociate - anno 1000, anno 1100 - non videro un grande impegno della Serenissima e della sua flotta a sostegno dello schieramento Cristiano. Solo nella Terza Crociata, Venezia inviò una flotta che procurò notevoli vantaggi sia al Gonfalone di San Marco che alle città rivali Pisa e Genova - le nascenti Repubbliche Marinare -.






Ma fu con il famoso Doge Enrico Dandolo e la partecipazione diretta alla Quarta Crociata che la potenza della Repubblica di San Marco crebbe ulteriormente e i suoi forzieri si riempirono d'oro...






Le vittorie conseguite con la "presa di Zara" - anno 1202 - e nel "Sacco di Costantinopoli" - anno 1204 - portarono alla città lagunare immensi tesori. Questa Crociata segnò, praticamente, la fine dell'Impero Bizantino e diede origine all' Impero Latino d'Oriente, in forma istituzionale.






Con la spartizione dei territori dell'Impero Bizantino la Serenissima guadagnò molte località del mare Egeo, tra cui le isole di Candia (Creta), di Eubea - Negroponte per i veneziani - e numerosi porti del Peloponneso






La conquista di Candia, in particolare, impegnò intensamente la Repubblica in operazioni militari e diplomatiche, che si prolungarono per quasi cinquant'anni, dall'anno 1200 all'anno 1250.






La "Guerra di San Saba" impegnò duramente Venezia contro Genova, dal 1255 al 1270, per il controllo delle rotte e il predominio dei traffici verso il Levante.






Nei secoli successivi il Leone di San Marco, come segno di dominio, fu collocato in molte isole e porti dell'Adriatico - allora denominato "Golfo di Venezia" - e del Mediterraneo. Sulla costa Orientale dell'Adriatico, dall'Istria fino a Ragusa - oggi Dubrovnik - e, poi, giù fino a Durazzo (Albania) e Corfù... Ma anche Cipro e parte del Bosforo andarono a formare lo "Stato da Mar", lo "Stato Marittimo", che unitamente allo "Stato da Tera", ai "Domini di Terraferma" costituivano "l' Impero" della Serenissima Repubblica di Venezia, in quello che può essere considerata la sua massima espansione e l'apice del suo splendore.






La Veneta Serenissima Repubblica risultava, perciò, suddivisa in:






- "Stato da Tera", che aveva il suo centro a Venezia e comprendeva il






Dogato, cioè la terraferma di Venezia, e i Domini di Terraferma, vale a






dire le Provincie Venete e la Semi-indipendente Patria del Friuli;






- "Stato da Mar", con centro Zara e comprendente la Dalmazia, dall'Istria






a Ragusa e Durazzo, il "Riparto del Golfo", cioè tutte le isole del Golfo di






Venezia e le Bocche di Cattaro - oggi Montenegro -, il "Levante", con le






isole ioniche - Corfù, Cefalonia, Itaca, Zacinto - Candia e la Morea (il






Peloponneso).






Per secoli, quindi, la Serenissima fu cerniera di raccordo tra Occidente e Oriente, ponte tra Europa e Asia, tra Cristianità e il vasto mondo musulmano affacciato sul Mediterraneo. Tutto ciò fu possibile in primis - come evidenzia anche il Petrarca nella sua lettera, citata sopra - per l'elevato grado di civiltà attinto dalla Serenissima, per la cultura e... la sapienza dei figli suoi... Ma anche per aver dominato incontrastata i mari, e di conseguenza i commerci, a Levante e a Occidente, ponendo il simbolo del Leone di San Marco in ogni isola, in ogni porto.














" Leone di Venezia






Leone di San Marco






L'arma cristiana è al varco dell'Oriente






Ai porti di Ponente






Il mare ti ha portato






I carichi di avorio e di broccato














Le vesti dei mercanti






Trasudano di ori






Tesori immani portano le stive






Si affiancano alla rive






Le colorate vele






Fragranti di garofano e di pepe.














Trasudano le schiene






Schiantate dal lavoro






Son per la terra mirra, l'oro e l'incenso






Sembra che sia nel vento






Su fra la palma somma






Il grido del sudore e della gomma














Fra i fiori tropicali






Fra grida di dolcezza






La lenta, lieve brezza scivolava






E piano poi portava






Fischiando fra la rete






L'odore delle sete e della spezia














Leone di San Marco






Leone del Profeta






Ad Est di Creta corre il tuo Vangelo






Si taglia contro il cielo






Il tuo simbolo strano






La spada e non il libro hai nella mano














E quel profumo intenso






E' rotta di gabbiani






Segno di vani simboli divini






E gli uccelli marini






Additano col volo






La strada del Katai per Marco Polo ".














("Asia" - Francesco Guccini)














Ma per dominare incontrastata i mari, la condizione era di possedere una flotta imponente e ben armata. Per possedere una flotta imponente, bisognava dotarsi di un "Arsenale" ben attrezzato... E sì! L' Arsenale, storia, mito e leggenda !














"Quale nell'Arzanà de Viniziani






Bolle l'inverno la tenace pece






A rimpalmare i legni lor non sani






Ché navigar non ponno - in quella vece






Chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa






Le coste a quel che più viaggi fece;






Chi ribatte da proda e chi da poppa;






Altri fa remi e altri volge sarte;






Chi terzeruolo e artimon rintoppa - (*)






Tal non per foco ma per divin arte






Bollia là giuso una pegola spessa






Che 'nviscava la ripa d'ogne parte."














(*) artimon: vela antica, tipo vela aurica.






(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXI)














Mirabile descrizione, da profondo conoscitore, della frenetica attività dell'Arsenale, noto e mitizzato in tutto il Mediterraneo.






Per tre secoli, circondato da un alone di segretezza e mistero, l'Arsenale produsse le "Galee", le grandi "Galeazze" da guerra e altre imbarcazioni, diventando il fulcro dello sviluppo veneziano e alimentando il... mito nel mito.






Il termine arsenale è di origine araba: daras-sina'ah, significa, infatti, "casa d'industria". Termine recepito dai mercanti veneziani, nei loro viaggi e frequenti contatti commerciali con l'Oriente, prima tradotto nel veneziano "darzanà", poi corretto, nel tempo, nella forma "arzanà" - come citato da Dante -, quindi "arzanàl", "arsenàl" e, nella forma definitiva, "arsenale".










Le "Fonderie", le "Officine dei remi", le "Corderie della Tana", le "Torri" che affiancano la "Porta ad acqua" e che servivano per issare gli enormi alberi delle navi, il "Portale d'ingresso da terra", costruito sulla base degli "archi di trionfo romani", l'architettura straordinaria dello "Squero delle Gagiandre" - opera di Jacopo Sansovino - ... Tutte opere che si possono ancora vedere, entrando nell'Arsenale; opere che sono ancora lì a testimoniare la grandezza della Serenissima e quale livello di cultura, nel suo significato più ampio, avessero acquisito i veneziani.











LE VIE DELLE SPEZIE E DELLA SETA






Gli scambi commerciali della Serenissima Repubblica di Venezia, nei secoli XIV, XV e XVI, i suoi traffici dal respiro internazionale sulle rotte Mediterranee verso il Levante e sulle rotte atlantiche verso l'Europa e le coste baltiche del Nord, trovano fondamento sia nella sua imponente flotta - come già detto -, sia nella sua cosmopolita e intraprendente popolazione.


I commerci di Venezia con l'Europa, nel XIV e XV secolo, si svolgevano principalmente attraverso due canali. "Trafici da Tera", collegamenti terrestri, che si diramavano dal suo punto focale, localizzato nel centro della città e costituito dal Fondaco dei Tedeschi, un imponente edificio situato ai piedi del ponte di Rialto. Due volte distrutto dal fuoco e due volte ricostruito con maggiore splendore, il Fondaco serviva al tempo stesso da deposito di merci e da albergo per la maggior parte dei mercanti dell'Europa Centrale e Orientale che confluivano a Venezia.


Quelli che venivano definiti dai veneziani "mercanti de Alemania" erano in realtà per la maggior parte tedeschi veri e propri, ma potevano essere altresì austriaci, boemi, ungheresi, polacchi... Lo Stato della Serenissima controllava rigidamente i loro traffici, vietando loro i "Trafici da Mar", il commercio marittimo, obbligandoli a scambiare le loro merci solo con i cittadini veneziani e a reinvestire interamente a Venezia il frutto dei loro scambi.


"Trafici da Mar" era il secondo canale, un flusso di esportazioni da Venezia verso l'Europa e l'Oriente, che seguiva rotte marittime con l'impiego di flottiglie di galee da trasporto, organizzate direttamente dallo Stato Veneto. La rotta più antica e più importante verso l'Europa era quella delle Fiandre. Uscite dal Golfo (Adriatico) le galee, dopo aver fatto scalo in Sicilia, volgevano la prua verso l'isola di Maiorca, dove facevano un altro scalo; indi prua verso Sud Ovest per... varcare le mitiche "Colonne D'Ercole", lo stretto di Gibilterra, per toccare poi Cadice Spagna), indi Lisbona (Portogallo) e guadagnare, infine, il porto di Bruges, nelle Fiandre. La città fiamminga era il principale emporio dei Paesi Bassi, ma anche punto di incontro-scambio tra i mercanti di Venezia e i trafficanti tedeschi e della Lega delle Città Anseatiche.


A partire dalla fine del XIV secolo una parte delle galee di Fiandra si staccava dal convoglio nel canale della Manica per volgere la prua su Southampton, indi Londra.


Durante il XV secolo la flotta delle galee di Fiandra fu affiancata da altre due piccole flottiglie, di due o tre galee ciascuna; la prima faceva rotta su Marsiglia, Sud della Francia e destinazione Aigues- Mortes, in Camargue, per mollare poi gli ormeggi, facendo rotta Sud Ovest verso i porti spagnoli di Barcellona e Valencia; la seconda puntava sulla Barberia, sulla costa nord africana che va dai confini occidentali dell'Egitto fino alla costa atlantica, toccando alcuni porti tunisini, libici, algerini e marocchini, per poi volgere la prua verso la penisola iberica e toccare alcuni porti spagnoli.


- Viene spontanea una considerazione. Vale a dire... Le rotte dei traffici della Serenissima verso l'Europa e le Fiandre non erano molto dissimili dagli attuali "corridoi" che collegano Adriatico-Mediterraneo con l'Atlantico L'Europa del Mare del Nord e i Paesi baltici. -


Durante questi secoli di traffici intensi, i mercanti veneziani smerciavano nelle Fiandre e a Londra merci pregiate, quali uve passe e vini dolci della Grecia, tappeti e tessuti pregiati dell'Asia Minore, zaffiri e rubini dalla Persia e, soprattutto, spezie - pepe, cannella, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata - erbe officinali ed essenze, della Siria, dell'Egitto e dei Mercanti Arabi.


Le spezie erano tra le merci più ricercate dai mercanti tedeschi del Fondaco. Lo testimoniano i registri contabili e i massicci acquisti compiuti a Rialto dai mercanti di Augusta, Norimberga, Ulm e altre città tedesche, nonostante il divieto imposto dall'imperatore tedesco di commerciare con i veneziani.






Le Vie delle Spezie e della Seta, indiana e cinese, erano garantite dalle rotte mediterranee verso il Levante, l'Asia Minore e di lì, a seguire, con le carovaniere, verso l'Estremo Oriente.






"Buscar a Occidente por llegar a Oriente"


Forte di questo convincimento, il 3 agosto 1492, Cristoforo Colombo salpa da Porto Palos de la Frontera con le tre caravelle, finanziate da Isabella di Castiglia, regina di Spagna, e fa rotta prima sulle Canarie per poi fare il grande balzo verso le "Indie"-Americhe. Probabilmente navigando per conto dei portoghesi e degli spagnoli, Colombo si era convinto della esistenza degli alisei, venti costanti che spirano - in certi periodi dell'anno - sempre da Est verso Ovest, cioè dalle Canarie verso...






Il portoghese Vasco da Gama - "de Gama", erroneamente in spagnolo - con il doppiaggio del Capo di Buona Speranza e la circumnavigazione dell'Africa, fu il primo europeo a navigare direttamente fino in India.


Era l'8 di luglio 1497, quando mollò gli ormeggi dal porto di Lisbona sulla nave "Sào Gabriel".


L'impresa del navigatore-esploratore portoghese, più di ogni altra, decretò la fine del predominio della Serenissima nel traffico delle spezie.


Le Indie erano più facilmente raggiungibili circumnavigando l'Africa.


Di lì a poco entrò in crisi anche la tradizionale linea delle galee di Fiandra, già colpita duramente dai sempre più frequenti atti di pirateria di inglesi e francesi in Atlantico - cominciava allora anche la "Guerra di Corsa", che vedrà protagoniste soprattutto le marinerie britanniche e francesi e che si protrarrà fino agli inizi del 1800 e interesserà anche il Mediterraneo -.


Un segnale della crisi in atto nella rotta per le Fiandre è anche il cambiamento della meta. Col declino del porto di Bruges, la nuova destinazione del traffico mercantile è Anversa, dove i portoghesi avevano concentrato i loro commerci.






Le nuove rotte atlantiche, le scoperte geografiche nel Pacifico e nell'Oceano Indiano, di conseguenza una mutata mappa dei traffici, e la comparsa sullo scenario del pianeta di nuovi e più agguerriti concorrenti - Inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, olandesi... -, misero in crisi la secolare preminenza della Serenissima e della sua marina mercantile sui "trafici da Mar". Ciò provocò una modifica radicale della struttura economica veneziana, nella quale il tradizionale commercio di intermediazione tra Oriente e Occidente lasciò sempre maggior spazio allo smercio della produzione industriale cittadina.


La "fabbrica" era diventata anche per Venezia il settore trainante della economia.


La lavorazione del cuoio, delle ceramiche, del rame, l'orificeria, la raffinazione dello zucchero e della cera, la stampa introdotta dai tedeschi nel 1469, per non parlare del vetro di Murano, resero Venezia un colosso manifatturiero a datare dal 1500. Il mercato di sbocco dei nuovi "trafici da tera" era, naturalmente, l'Europa.


L'attività industriale per secoli più diffusa tra la popolazione veneziana era comunque legata alla preparazione di manufatti tessili, utilizzando le materie prime che provenivano, copiose, dal Levante.


I telai veneziani sfornavano tessuti di cotone, di lana, di fustagno - molto richiesti -, di lino e... naturalmente di seta. Prodotti di alta qualità che venivano venduti presso le corti - e non solo - dell'Europa Centrale e Nordica.


Dopo i tessuti, venivano gli orologi, le argenterie, gli specchi, il legno e l'avorio lavorati ad intarsio.






"Tariffa di Mercanti,


Di faper quanto importa ogni quantità di feta (seta - f = s)


da Onze una fino à lire mille, cominciando da


Lire fei la Lira, fino à Lire dodici foldi otto,


Et puo feruire ad ogni altra forte di


Mercantia, come chiaramente


fi puo vedere "






(Antica tariffa per il commercio della seta - e non solo - applicata rigorosamente sul mercato veneziano)






Nel 1500, dunque, gli scambi commerciali tra le Venezie - "Stato da Tera" - e l'Europa furono caratterizzati soprattutto dalla seta, divenuto il principale articolo di esportazione, paragonabile a quello che erano stati, per Venezia, prima il sale - prezioso fin dall'antichità, perché utilizzato per la conservazione degli alimenti (in appendice, le Saline di Cervia e la Rotta del Sale) - e poi il pepe.


Tutta questa enorme produzione "industriale" mette in evidenza l'esistenza di un enorme patrimonio di conoscenze imprenditoriali da parte degli operatori veneziani e veneti; un livello culturale talmente alto e radicato che avrebbe continuato a produrre frutti anche nel corso del "tempestoso" Seicento, quando fecero la loro apparizione le avvisaglie dell'inesorabile declino della Serenissima Repubblica di Venezia.


Moriva lo Stato... Nasceva il Mito










Appendice


Le Saline di Cervia e la Rotta del Sale






Il sale, conosciuto e usato fin dall'antichità, ha legato la Serenissima Repubblica di Venezia alle Saline di Cervia - che facevano parte del patrimonio dello Stato - fin dal 1200.


Dal 1400, ai tempi di Pietro Barbo, il Vescovo di Cervia poi divenuto Papa, - si deve al Vescovo l'introduzione dell'antica festa della "Sensa", oggi "Sposalizio del Mare" -, gli abitanti di Cervia, grazie alle saline, avevano contatti continui con la Serenissima.


Venezia, per discutere i problemi inerenti la produzione e la commercializzazione del sale con i cervesi, aveva aperto l'Hospitium dei cervesi, presso il Convento della Santa Carità, oggi Accademia delle Belle Arti, non lontano dai Magazzini del Sale.


I Magazzini del Sale , o Emporio dei Sali, sono allocati in un imponente palazzo di Venezia, ubicato lungo le Fondamenta delle Zattere sul Canale della Giudecca: uno dei principali approdi delle "zattere" e imbarcazioni che portavano le merci, ovviamente anche il sale, alla Serenissima.


Poco lontano c'è la Punta della Dogana, punto di divisione tra il Canale della Giudecca e il Canal Grande, prospiciente il Bacino di San Marco.


E, proprio sulla Punta era localizzata la "Dogana da Mar", per le merci in arrivo e in partenza.


A ricordo di quel passato e degli eventi ad esso collegati, da dieci anni circa è stata ripristinata la "Rotta del Sale", una delle più antiche rotte del Mediterraneo, rotta che collegava Cervia e le sue saline con Chioggia e Venezia.


La flotta delle "barche da pesca e da lavoro della Mariegola delle Romagne", che riunisce tutte le barche "storiche" delle "Tenze" - porti e marinerie - del medio e alto Adriatico, quando dalle "Camillone" - saline dove ancora oggi si produce il sale secondo l'antica tradizione cervese - esce il primo raccolto - nel mese di luglio -, fa rotta verso Nord-Nord/Ovest, entrando prima nel porto di Chioggia, poi percorrendo l'antico Canale Romano - un capolavoro di ingegneria idraulica... da far impallidire le moderne tecnologie del Mose (!) - arriva a Venezia, ormeggia lungo le Fondamenta delle Zattere, scaricando, come un tempo, un carico di sale.


Quando davanti agli occhi degli equipaggi che, provenienti da Malamocco, entrano attraverso San Giorgio nel Canale della Giudecca, per poi virare la Boa di San Marco, si presenta lo spettacolo meraviglioso, sublime, unico... del Bacino di San Marco, con tutti i Palazzi che fan da corona: dai Magazzini del Sale alla Punta della Dogana, dal Palazzo Ducale a San Marco e alla Riva degli Schiavoni... è fuor di dubbio che si ripresenta il MITO in tutta la sua leggendaria grandezza.


Chi scrive ne è testimone perché fa parte di uno degli equipaggi, esattamente dell'equipaggio dell'imbarcazione "Saviolina" - un vecchio "lancione" del 1928, con due alberi, armato con "vele al terzo" -, barca di rappresentanza del Comune di Riccione, decretata dal Ministero dei Beni Artistici, Storici e Culturali "Patrmonio Nazionale" e perciò sottoposto a tutela - unico caso in Italia insieme all'imbarcazione "Assunta" di Cervia -.






IL MITO CONTINUA....






Gianni Fabbri






Bibliografia essenziale:


"L'Europa e le Venezie" - Le vie delle spezie e della seta - Luca Mola' -


Banca Antoniana Popolare Veneta - Biblos Edizioni -