domenica 22 giugno 2014

La Serenissima da Stato a Mito


Canaletto, entrata di Canal Grande

Il "mito" di Venezia non è legato solo alla caduta della Serenissima, ma esiste da sempre... Dalla sua nascita, coincidente col giorno della Annunciazione a Maria; da quando divenne luogo deputato a conservare le reliquie del corpo trafugato di San Marco; da quando, nella seconda metà del Quattrocento, con la caduta di Bisanzio, si proclama "Serenissima Repubblica di Venezia", e inizia la sua "Golden Age", che la porta, con la sua politica espansionistica, a dominare l'intero Mediterraneo.

Il mito di Venezia si afferma nel momento in cui riesce a far assumere alla propria "identità culturale" tratti peculiari visibili, riconoscibili, trasmissibili nel più ampio contesto della civiltà europea, non solo quindi mediterranea.
Non indifferente alla creazione del mito è la peculiarità del suo "paesaggio", di città lagunare, di "città sul mare", più che città di mare.

Città sul mare che genera quella magica sintonia tra natura e civiltà, tra segni dell'uomo e quelli che lo precedettero.


Anche il "Libro del Leone di San Marco", che è rimasto aperto sugli artisti: pittori, scultori, architetti, scrittori, intellettuali, che con le loro opere hanno esaltato i diversi aspetti della Serenissima, ne ha perpetuato il mito nei secoli.
Il "Leone di San Marco"... altro mito che rafforza il mito, è il simbolo che si ritrova su tutte le sponde del Mediterraneo, a testimonianza della grandezza assurta dalla Serenissima nella sua epoca d'oro.
La simbologia del Leone di San Marco deriva da un'antichissima tradizione delle Venezie, secondo la quale un "Angelo" in forma di leone alato avrebbe rivolto al Santo, naufrago nelle lagune, la frase: "Pax tibi, Marce, evangelista meus. Hic requiéscet corpus tuum" (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo)... E fu l'annuncio che in quelle terre... e in quella città, avrebbe trovato, in giorni futuri, riposo e venerazione il corpo di San Marco.

sabato 21 giugno 2014

Di sponda in sponda


Enrica Morolli per - Incontri del Mediterraneo -
Il mare come un ponte, una larga strada per l'incontro tra genti, un andare e venire che ha segnato la storia degli uomini nei secoli. Così il Mediterraneo vedrà sempre una migrazione di popoli che la curiosità o la povertà o la guerra spinge altrove, verso nuovi orizzonti, verso la libertà, la sicurezza, la diversità, in un intreccio di culture, lingue, religioni. Così è stato sempre, tanto da non sapere di quali padri sono i figli e da quale terra è la nostra origine. Perchè allora, oggi, davanti alla migrazione prevale la paura, la difesa, l'insicurezza e si grida alla identità, alla territorialità, alla proprietà gravemente minacciate? Forse se ci lasciamo contaminare da altre identità, territorialità, proprietà . ....       possiamo ritrovare  nei pensieri, nelle tradizioni, nelle narrazioni, più somiglianze che contrasti tanto da sbalordire e confermare i profondi e irrinunciabili valori dell'uomo . Valori presenti ovunque e riconoscibili nelle culture dei vari popoli, culture che non si trovano solo nei libri, ma nelle parole, nei gesti, nelle mani sapienti, nei cibi, nelle musiche, in occhi, gambe, braccia tese per dare e per ricevere. Ogni popolo ha una civiltà, una storia , una vita da offrire agli altri e in cui ci si può ritrovare per intrecciare quel mare di fili che si confondono nelle acque blu del nostro Mediterraneo.

venerdì 20 giugno 2014

Giornata mondiale del rifugiato

Le recenti violenze in Iraq hanno costretto mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie case. Si tratta di persone che si aggiungono ai 45,2 milioni di sfollati in tutto il mondo, secondo i dati dell'anno scorso dell'Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati (l'ultimo rapporto è atteso per domani). Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, è come se tutta la popolazione della Spagna fosse costretta, per ragioni di sicurezza, a lasciare il paese. Milioni di persone che per vivere hanno dovuto lasciare ogni cosa: casa, parenti, amici, ricordi. E tutto solo per inseguire il diritto più elementare del mondo: quello di vivere. A lanciare il grido di allarme, insieme all’Unhcr, sono diverse organizzazioni non governative per cui la Giornata Mondiale del Rifugiato (che si celebra domani, venerdì 20 giugno) non è che un’occasione per richiamare l’attenzione su un dramma che, purtroppo, resta maledettamente reale, giorno dopo giorno.
"Il mondo sta già affrontando tre crisi di proporzioni devastanti che hanno trasformato milioni di studenti, agricoltori e commercianti in rifugiati", spiega il direttore esecutivo del World Food Program, che da poco ha visitato il campo rifugiati di Zaatari, in Giordania. "Con la ripresa delle violenze in Iraq, il mondo deve ricordare che conflitti come quelli in Iraq, Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana non solo distruggono la vita di coloro che fuggono, ma gravano anche sulle risorse, spesso limitate, delle comunità che li accolgono. La giornata del rifugiato ci offre un'altra occasione per ricordare al mondo queste sfide".


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domenica 15 giugno 2014

Festival Antropologia



La quinta edizione di Pistoia - Dialoghi sull'uomo, dedicata al tema “Condividere il mondo. Per un’ecologia dei beni comuni”, si è conclusa con un grande successo di pubblico.

noi abbiamo selezionato per voi alcuni video con gli interventi dei relatori in particolare :
intervista a Alain Calléhttps://www.youtube.com/watch?v=pcVpOTn_viQ
intervista a Serge Latouchehttp://www.youtube.com/watch?v=tWneQ_5X_rs

e ancora Remo Bodei, Chiara Saraceno, Gustavo Zagrelbesky e tanti altri guarda tutti gli altri video : 

http://www.dialoghisulluomo.it/it/eventi/2014/?video=on

Why we need a social Europe


eutopiamagazine
Mario Draghi’s remark that "The European social model has already gone" has joined Margaret Thatcher’s "There is no such thing as society", and Angela Merkel’s demand that democracy be "marktkonform" as statements that their authors’ critics distort by ripping them from their contexts, but which nevertheless tell us something important about the authors’ mind-set – though usually not what either they or the critics had in mind.

Draghi, the president of the European Central Bank, made his remark in February 2012 in the course of an interview with the Wall Street Journal about the southern European debt crisis. He had been criticising the way in which labour laws and working practices in some European countries seemed to protect a minority of the workforce while creating unemployment for the young. The WSJ interviewer, interpreting this as meaning a desire by Draghi to strip away social policy in Europe, then asked: "Do you think Europe will become less of the social model that has defined it?" Draghi responded: "The European social model has already gone when we see the youth unemployment rates prevailing in some countries."

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sabato 14 giugno 2014

Cittadinanza interculturale euromediterranea


Alessandria d'Egitto vista dal mare
(di Rodolfo Calo') (ANSAmed) - ALESSANDRIA D'EGITTO, 10 GIU - Un manuale non per studenti ma per insegnanti ed educatori che vogliono indirizzare i giovani al rispetto della diversita' culturale e ad essere attivi nella societa'. Un'opera, ancora abbozzata, che nei prossimi mesi subira' modifiche per renderla piu' "profonda" e atta allo scopo. Ma anche un volano di future iniziative come un portale internet e corsi di formazione.

E questo e molto altro e' la bozza di "Manuale di educazione alla cittadinanza interculturale nella regione EuroMediterranea" che oltre 30 specialisti di educazione e formazione culturale selezionati in 24 paesi hanno esaminato per due giorni nella "Terza convenzione educativa di Alessandria d'Egitto", proponendo modifiche e miglioramenti al testo. L'"Handbook on Intercultural Citizenship Education in the EuroMed region" viene redatto da otto esperti al lavoro da due anni su impulso delle due precedenti "Convenzioni di Alessandria", svoltesi sempre nella citta' portuale egiziana, simbolico faro di cultura mediterranea. L'iniziativa e' organizzata dalla Anna Lindh Foundation (Alf), l'istituzione intergovernativa di 42 paesi che riunisce esponenti della societa' civile del Mediterraneo col fine di creare fiducia e comprensione reciproche. Il testo punta a guidare gli educatori nella formazione di giovani attivi nelle loro comunita' (la "cittadinanza") nel rispetto e comprensione delle persone di diversa cultura ("interculturale").

Si tratta di "uno strumento di educazione non-formale", quindi impartita da associazioni e altri enti non-scolastici, il quale pero' "puo' essere usato" da operatori "formali", come quelli della scuola, e' stato sottolineato durante i lavori.

venerdì 13 giugno 2014

L'UE e i Balcani 11 anni dopo


https://www.flickr.com/photos/much0/
11 anni fa, a Salonicco, l'Ue dichiarava che il futuro dei Balcani era nell'integrazione. E si faceva informalmente una data: quella del 2014. Da allora solo Slovenia e Croazia sono divenuti membri a pieno titolo dell'Unione.

Era il 2003 quando, durante la presidenza greca del Consiglio UE, l’Unione europea confermava il suo progetto di integrazione politica dei Balcani occidentali, dichiarando ufficialmente a Salonicco che “il futuro dei Balcani è nell’Unione europea”.

Era un momento di euro-entusiasmo: la moneta unica era stata messa in circolazione da poco più di un anno e il trattato di Atene firmato nello stesso periodo concludeva il processo di pre-adesione dei 10 stati d’Europa centro-orientale e mediterranea che nel 2004 sarebbero entrati a far parte dell’UE con il suo allargamento ad est. Ci si augurava che entro il 2014, centenario della Grande guerra, tutti i paesi dei Balcani occidentali avrebbero potuto compiere lo stesso passo.

Undici anni dopo, la situazione è meno ottimistica. La Grecia è di nuovo per un semestre al timone del Consiglio UE, dopo aver attraversato le conseguenze più forti della crisi finanziaria abbattutasi sull’Europa dal 2008 in poi. Ma tra le sue priorità di presidenza non rientra il dossier allargamento, e la conferenza ministeriale UE/Balcani occidentali tenutasi a Salonicco l’8 maggio si è conclusa senza risultati rilevanti.

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domenica 8 giugno 2014

Colori del Mediterraneo


Dal 27 Maggio 2014 al 24 Giugno 2014

MILANO

LUOGO: Spazio Museale Sabrina Falzone

CURATORI: Sabrina Falzone

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 4406347



COMUNICATO STAMPA: Colori del Mediterraneo. Esposizione d’Arte Contemporanea 

L’inaugurazione del 27 maggio nelle sale dello Spazio Museale Sabrina Falzone di Milano vedrà l’esposizione in contemporanea di due progetti espositivi, "Colori del Mediterraneo" e "Arte Itinerante", per i quali sono stati selezionati artisti d’eccellenza sul panorama artistico contemporaneo. La suggestiva cornice del palazzo novecentesco della sede lombarda sarà teatro di un evento espositivo dedicato all’espressione creativa con particolare attenzione alle qualità cromatiche della pittura contemporanea nel percorso artistico intitolato “Colori del Mediterraneo”. Attraverso di esso, sarà possibile ammirare la luminosità delle opere eseguite da una ristretta selezione di artisti ispirati e collocate nelle sale Guttuso e Mirò. 
La curatrice dell'evento, Sabrina Falzone, osserva Non si possono, infine, dimenticare le carismatiche opere di Georgeta Stefanescu realizzate interamente in plastica e la poesia luministica nei caldi quadri di Bruno Carati.>> (Sabrina Falzone)

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L'altra Troia di Darete Frigio



immagine - Venerdì di Repubblica
Tutto ebbe inizio ben prima che Paride, con il favore di Afrodite, seducesse Elena, e Menelao, tradito e offeso, chiamasse a raccolta gli altri comandanti dell’Ellade perché seguissero lui e suo fratello Agamennone contro Troia. Si deve risalire agli Argonauti, a Giasone e Eracle, a una loro sosta in Frigia, sulla rotta verso la Colchide alla conquista del vello d’oro, e a Laomedonte, allora re di Troia, che li scacció malamente dalle proprie terre. È la versione di un sacerdote troiano nominato di sfuggita da Omero, tal Darete Frigio, che prese parte alla decennale guerra e poté raccontarne le verità meno gloriose. Un testimone eccezionale e molto prosaico di vicende che la poesia avrebbe reso immortali. 

Ma la finzione letteraria in questo caso si reduplica: dietro Darete si nasconde uno scrittore di epoca molto più tarda, che forse rielabora materiale antico e che certo a noi giunge anonimamente con una lettera prefatoria che chiama in causa Cornelio Nepote e Sallustio. Il gioco letterario latino, che possiamo adesso rileggere nella traduzione di Luca Canali e con il commento di Nicoletta Canzio, Storia della distruzione di Troia(Castelvecchi, pp. 141, euro 17,50), intrappola il lettore di oggi in una rete di rimandi metaletterari.

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La Turchia è ostaggio di Erdogan


rightsreporter.org
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan l'aveva annunciato e ha mantenuto le promesse. “Chi manifesterà verrà arrestato”. Il riferimento era diretto a coloro che avevano espresso l'intenzione di celebrare l'anniversario delle rivolte di piazza Taksim, il 31 maggio. Nel suo discorso Erdogan ha poi fatto riferimento alle disposizioni date alla polizia e all'esercito, minacciando anche l'uso di elicotteri e altri mezzi militari, se fosse stato necessario.

Erdogan è ancora una risorsa per la Turchia? O piuttosto ha esaurito la sua capacità di guida e si sta avvitando sulla propria posizione di potere, tenendo in ostaggio il futuro del paese?

Piazza Taksim

Un anno fa la difesa del parco Gezi a Istanbul, vicino a piazza Taksim, da parte di alcuni manifestanti, si trasformò nella più estesa dimostrazione antigovernativa nella Turchia dell'era Erdogan, al governo dal 2002. Quasi due milioni di persone scesero in piazza e vi rimasero per quasi un mese. Quest’anno, alla decisione dei manifestanti di ricordare e rinnovare quelle proteste, la risposta del primo ministro è stata senza appello. La manifestazione non era consentita e chi avesse manifestato avrebbe infranto la legge. Rinforzi di mezzi e uomini della polizia sono stati fatti arrivare a Istanbul da altre 11 province. Nonostante il bando sulle manifestazioni, anche il 31 maggio di quest'anno per la Turchia è stato un giorno di guerriglia urbana e 62 persone sono state arrestate solo a Istanbul. Ma le proteste e le repressioni della polizia si sono estese anche ad altre città, come Ankara e Adana.

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www.altd.it

Perchè la nostra Europa ha sbagliato tutto (video)

repubblica delle idee 2014 - Federico Rampini e Lucio Caracciolo
L'ipocrisia dell'Europa. Alternati in un dialogo teatrale "stile Feydeau", Rampini e Caracciolo hanno discusso a lungo dei mali dell'Europa. Il giornalista di Repubblica ha cominciato a raccontarli dall'ultimissimo G7, quello che, teoricamente, ha escluso Putin dai "grandi, ma che in realtà ha partorito situazioni e atteggiamenti molto controversi: "Tutti erano contro Putin, ricordate? Poi però, finito il vertice, ognuno è corso ad incontrarlo, Putin. Il premier britannico Cameron nella saletta dell'aeroporto parigino di Charles de Gaulle. Il presidente francese Hollande invece si è concesso una cena con il leader del Cremlino, al quale nel frattempo sta vendendo due navi da guerra Mistral oltre a formare migliaia di soldati in Francia. L'Europa ancora si illude di occupare un ruolo da media o piccola potenza", ha denunciato Rampini, "mentre ognuno pensa ai propri interessi nazionali: del resto, Cameron ha gli oligarchi russi in casa nella 'City', la Germania è dipendente dal gas russo come noi e l'ex cancelliere Schroeder siede nel cda della russa Gazprom. Non è un bello spettacolo". 

sabato 7 giugno 2014

Più democrazia in Europa


Un gruppo di intellettuali di diversi Paesi europei ha promosso l’appello “L’ora della democrazia europea” per chiedere al Consiglio Europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’Unione, di rispettare i risultati delle elezioni.

Per la prima volta alla recente consultazione i partiti hanno presentato propri candidati alla presidenza della Commissione, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona. Questi candidati hanno dato vita a dibattiti politici europei in vari Paesi, uno dei quali trasmesso in diretta in tutti i Paesi dell’Unione. E per la prima volta la partecipazione alle elezioni europee è salita rispetto alle elezioni precedenti.

Così, personalità della cultura come Bauman, Beck, Habermas, De Grauwe, Giddens, Offe, Simitis, e in Italia Bini Smaghi, Pasquino, Urbinati, oltre a molti altri accademici e direttori di think tank hanno risposto all’iniziativa promossa da Stefan Collignon, economista tedesco che insegna alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Simon Hix, politologo inglese della London School of Economics, e Roberto Castaldi, filosofo politico all’Università Ecampus, e direttore delle ricerche del CesUE.

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Elezioni europee sotto la lente della stampa turca


Istanbul ( flickr/Hajer Ben Charrada )
Gli articoli e le analisi dei giornalisti turchi ci raccontano come, sebbene non chiamata al voto per le europee, la Turchia sia un paese pienamente coinvolto nel dibattito sull'Europa.Non c’erano ovviamente né seggi né urne ad Istanbul e Ankara, ma le recenti elezioni parlamentari europee hanno scatenato commenti come se si fossero tenute direttamente in casa. Gli editorialisti in Turchia hanno un ruolo di opinion making di tutto rispetto e in molti hanno speso tempo e parole per scandagliare i risultati elettorali, alla ricerca di chiavi di lettura e prospettive future, tra visioni disincantate e inevitabili collegamenti con la politica interna. E un pizzico di divertito cinismo, specialmente tra chi, negli ultimi tempi, ha vissuto l’Europa come una dispensatrice di sprezzanti giudizi e si compiace ora nel trovare agili spiragli di aspra critica.

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venerdì 6 giugno 2014

70% della popolazione mondiale senza rete di protezione


www.ilo.org
GINEVRA (ILO News) — Oltre il 70 per cento della popolazione mondiale non è coperto da una adeguata protezione sociale: è quanto afferma un nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

Secondo il World Social Protection Report 2014/15: Building economic recovery (Rapporto mondiale sulla sicurezza sociale nel mondo 2014-15: costruire la ripresa economica), solo il 27 per cento della popolazione mondiale beneficia di una sicurezza sociale completa.

Sandra Polaski, Direttore Generale Aggiunto dell’ILO ha ricordato che, «nel 1948, la comunità internazionale ha convenuto che la sicurezza sociale e le cure sanitarie sono un diritto umano universale per i bambini, per le persone in età lavorativa, o in una situazione di disoccupazione o di infortunio, come pure per le persone anziane». «Ma nel 2014 la promessa di un protezione sociale universale non è ancora diventata realtà per una grande maggioranza della popolazione mondiale».

La protezione sociale è uno strumento chiave delle politiche per la riduzione della povertà e delle disuguaglianze, mentre serve a stimolare una crescita inclusiva, migliorando la salute e le possibilità dei componenti più vulnerabili della società. Essa serve anche ad aumentare la produttività, a sostenere la domanda interna e a facilitare la trasformazione strutturale delle economie nazionali.

«La questione della protezione sociale è diventata ancora più urgente in questi tempi di incertezza economica, di bassa crescita e di aumento delle disuguaglianze. La comunità internazionale dovrebbe anche farsi carico di questo problema attraverso l’Agenda di sviluppo post-2015». 

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martedì 3 giugno 2014

Festival di fotografia del Mediterraneo


Denis Dailleux, El Quiser, 2003. Un homme regardent le mer Rouge
In fin dei conti, lo chiamavano Mare Nostrum. E dunque come stupirsi che il festival di fotografia del Mediterraneo, organizzato nel cuore della Provenza, abbia dedicato la sua quarta edizione proprio all’Italia. Il Paese più legato al Mediterraneo, geograficamente, ma anche sentimentalmente. La ricca rassegna francese aprirà i battenti il 22 maggio a Sanary-sur-Mer, all'isola di Bandol e a Tolone, e si chiuderà il 15 giugno.La “figura guida” dell’esposizione sarà il grande fotografo napoletano, vero e proprio maestro del bianco e nero, Mimmo Jodice, impegnato proprio in una ricerca sulle origini della civilizzazione nei paesi mediterranei, riscoprendo antichi legami tra i popoli e i segni nell’archeologia di un passato glorioso, mitico, legato a un tempo indefinito.
Silvia Camporesi. After Zabrinskie

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Leila Alaoui. Les marocains

Festival di fotografia del Mediterraneo link : www.festivalphotomed.com/


Massimo Siragusa. Veduta dall'alto della galleria Vittorio Emanuele II
Milano, 2010










Fine della primavera araba ?


Bashar Al Assad - sole24ore.com
C'è un Bashar per tutte le stagioni, in abito da statista, in alta uniforme da comandante supremo, vestito da sera, da uomo d'affari, con espressioni sorridenti o pensose, a seconda delle occasioni: davanti alla polizia militare - è questo è un dettaglio davvero sorprendente - fa bella mostra una gigantografia del presidente sponsorizzata con il logo e la firma di un sarto dal nome italiano, Mario Zegnoti. I suoi ritratti appaiono ovunque nella capitale ma anche nella città distrutta di Homs e persino all'ingresso di Yarmouk, tra le rovine del campo profughi palestinese, dove i lealisti combattono ferocemente contro la guerriglia islamica.



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