venerdì 23 maggio 2014

Se anche in Germania aumentano i poveri



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Le banlieue di Parigi. I riots di Londra. Le violenze in Grecia. Tutta Europa ha vissuto e vive profonde tensioni sociali, come in ogni epoca di crisi. E in Germania, non succede nulla? No, perché è felix, risponde il senso comune, e ribadiscono i report di macroeconomia. No, “perché c’è un problema di carattere culturale”, sostiene Patricia Szarvas, giornalista economico-finanziaria, nata a Vienna, ora trasferitasi a Francoforte, dopo un lungo periodo come anchorwoman a Cnbc (e un’esperienza in Rai).
Patricia ha scritto un libro dal titolo provocatorio (o forse no): Ricca Germania, poveri tedeschi pubblicato dall’Università Bocconi. 
Ha condotto un’indagine sul campo, studiando gli effetti della cosiddetta Agenda 2010, il programma di riforme, dal welfare al mercato del lavoro, attuato dall’ex cancelliere Gerhard Schroeder, con cui il leader socialdemocratico sfidò i sindacati e la base progressista del partito, e ha individuato “il lato oscuro del benessere”.

«In Germania le persone non protestano, quasi se ne vergognassero. Per questo motivo nessuno è sceso in piazza. Eppure tutte le ragioni per lamentarsi ci sarebbero».

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