sabato 17 maggio 2014

Il Mediterraneo tra mito, storia e leggenda (parte 2)



IL FARO DEL MEDITERRANEO 

( 350 - 100 a.C. ) Da "Il Grande Mare" di David Abulafia 

Introduzione -  Il faro marino è una struttura, in genere una torre, dotata alla sommità di un sistema in grado di emettere potenti fasci luminosi di riferimento per la navigazione costiera notturna; ciò per rendere meno rischioso l'atterraggio in porti situati in luoghi pericolosi per l'esistenza di secche o di scogliere, più o meno affioranti. Il faro marino ha, quindi, lo scopo di aumentare la sicurezza della navigazione sotto costa (notturna) e in particolare del traffico in entrata e in uscita da un porto. Il faro consente infatti di segnalare l'esatta posizione di un porto e della bocca di porto rispetto alle secche litoranee, cordoni dunali e scogliere. Il Faro di Alessandria d'Egitto, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico,
fu costruito sull'isola di Pharos, di fronte al porto di Alessandria, negli anni compresi tra il 300 a.C. e il 280 a.C.Rimase in funzione fino al XIV secolo, quando venne distrutto da due terremoti e mai più ricostruito; niente è rimasto a testimonianza di questa imponente opera dell'antichità: traccia alcuna, neppure scritta e/o riportata da un documento. L'isola di Pharos, menzionata già da Omero come terra protetta dal nume Proteo (antico Dio marino approdato in terra egiziana), era unita alla costa da un molo a arcate lungo circa 1.500 metri, noto come 'Eptastadio', una sorta di diga frangiflutti, che aveva la duplice funzione di frenare la corrente del mare e di creare due porti separati: a Est il porto Grande; a Ovest l'Eunosto, con un bacino artificiale noto come Kibotos. L'erezione del Faro, il cui progetto è da attribuirsi a un mercante-architetto greco, Sostrato di Cnido, fu avviata da Tolomeo I Sotere, all'inizio del suo regno, e completata dal di lui figlio Tolomeo II Filadelfo, con inaugurazione tra l'anno 280 e il 279 a.C.Il Faro consentiva di segnalare esattamente la posizione del porto e della bocca di porto tra i banchi di sabbia nel tratto di mare immediatamente a Sud e a Nord, banchi non rilevati per l'assenza di rilievi orografici. Di qui la pericolosità per i naviganti dell'atterraggio nel porto di Alessandria.  



Il Faro ebbe altissima risonanza nel mondo antico, come descritto dagli storici Diodoro Siculo, Strabone, Plinio il Vecchio e anche da storici arabi del IX e XIV secolo. Rendeva più sicura la navigazione e, in particolare, l'entrata e l'uscita dal porto; consentiva infatti di segnalare la giusta rotta, di giorno, mediante degli specchi di bronzo lucidato raffiguranti tritoni marini nell'atto di soffiare dentro delle conchiglie e collocati ai quattro angoli della sommità della torre, specchi che riflettevano la luce del sole fino al largo, mentre di notte venivano accesi dei fuochi. L'altezza della torre, stimata più di 100 metri, e la curvatura della superficie terrestre consentivano di avvistarlo fin da una distanza di 40 chilometri circa, almeno secondo la testimonianza dello storico Flavio Tito Giuseppe.La torre era inizialmente sormontata da una statua di Zeus (Giove) - ma c'è chi sostiene fosse di Alessandro Magno -, successivamente sostituita con una di Poseidone (Nettuno, dio del mare), e anni più tardi da quella, definitiva, di Helios (dio dell'Astro Solare). Il Faro di Alessandria fu consacrato a favore dei navigatori e degli Dei salvatori: l'epigrafe con dedica, in bronzo dorato, scritta in caratteri enormi, ben visibili, poteva essere letta distintamente dai naviganti in entrata e in uscita dal porto. " Ai naviganti  Fuori di ogni porto Da sempre in alto mare Sempre in ascolto Di un vento o di un segnale Di un suono un po' speciale Che arriva fin laggiù Naviganti Contro tutte le correnti Negli oceani trasparenti  Verso nuovi mondi Naviganti Un po' eroi e un po' perdenti Europei e un po' migranti Un po' come noi... "("Ai Naviganti In Asolto" - Eugenio Bennato -)  Il Faro è comunque manifestazione di luce che fende il ...buio della notte, illumina la giusta rotta; dà sicurezza, tranquillità e serenità al navigante... in ispecie nel mare procelloso. Può essere letto come la metafora dell' Illuminismo. La parola stessa illuminismo rimanda alla luce, ai lumi... L' Illuminismo come movimento di pensiero è proprio questo, l'età dei lumi, dei lumi della ragione che sconfiggono le tenebre dei dogmi. Il Faro di Alessandria d'Egitto può essere considerato in un'accezione più ampia la metafora dell' "Illuminismo ante litteram", con riferimento alla civiltà ellenistica, al mondo greco antico, al pensiero dei Sofisti, autori di una critica corrosiva alle presunte leggi di origine divina.Movimento di pensiero che per la prima volta afferma il primato della ragione. Ugualmente "Illuministi ante litteram" possono essere annoverati Democrito e gli atomisti (primi filosofi del materialismo: alla base dell'ontologia di Democrito c'erano i due concetti di 'atomo' e 'vuoto', e proprio atomi più sottili e lisci ...dall'anima pervadono tutto il corpo e gli danno vita e questa capacità vivificante rende l'uomo essere pensante e non solo creatura di origine divina... Ateismo e anticonformismo di Democrito). Pure gli Scettici, gli Stoici e, soprattutto, Epicuro e gli epicurei, che volevano liberare l'uomo dalla paura indotta dal culto degli Dei e della morte, in una dalla religione, sono da iscrivere tra gli "Illuministi ante litteram". Il vero Faro di Alessandria, il Faro del Mediterraneo, quello della luce e dei... lumi che illuminavano la rotta dell'uomo tra i marosi della vita oppressa dall'idea di morte, quindi dalla presenza incombente degli Dei e dalle angosce delle religioni, fu la Civiltà ellenistica dei Tolomei... il Faro culturale della Biblioteca d'Alessandria: la più grande e ricca biblioteca del mondo antico, uno dei principali poli culturali ellenistici... La cui luce si riverberò su tutto il Mediterraneo. Costruita intorno al III secolo a.C., durante il regno di Tolomeo II Filadelfo, ebbe un ruolo di grande influenza culturale sulla civiltà mediterranea dell'epoca, e non solo. Gestita con autorità da un sovrintendente, nominato direttamente dal re, a capo di una squadra di preparatissimi letterati, grammatici e filologici che avevano il compito non solo di catalogare i testi e le opere, ma di fare annotazioni e correzioni, redigendo delle vere e proprie edizioni critiche che riportate su appositi "rotoli", venivano poi conservate all'interno della Biblioteca. I ricercatori suppongono che al tempo di Tolomeo Filadelfo i "rotoli" conservati fossero non meno di 490.000, senza sottacere che la biblioteca era in continua espansione. Andò distrutta, probabilmente in più tempi successivi, tra l'anno 48 a.C. e il 642 d.C., e come del Faro non ne rimase traccia alcuna. In suo ricordo è stata costruita la moderna "Bibliotheca Alexandrina", in funzione dal 2002.(il libro) "Nel 333 a.C. Alessandro III di Macedonia, la cui pretesa appartenenza al mondo greco era vista con un certo scetticismo ad Atene, si vendicò delle spaventose minacce recate alla Grecia dai re di Persia nei secoli passati sconfiggendo in battaglia a Isso, oltre le Porte della Cilicia - regione sulla costa sudorientale dell'Asia Minore, oggi Turchia - un gigantesco esercito persiano. Si astenne tuttavia dall'inseguire il sovrano nemico, Dario III, nell'entroterra.Aveva ben compreso la necessità di neutralizzare la forza persiana sulle coste del Mediterraneo e marciò a Sud, attraverso la Siria e la Palestina, dove si lanciò alla spietata conquista delle città fenicie che in passato avevano fornito navi alla Persia. Con sua grande rabbia, Tiro - città marittima situata attualmente lungo la costa del Libano, nello stesso posto dell'antica città fenicia, n.d.r. - riuscì a resistere sette mesi, nonostante egli avesse fatto costruire il grande molo - per farvi attraccare le navi, n.d.r. - che da allora collegò la città, situata su un'isola, alla terraferma.Ma quando anche Tiro capitolò, la maggior parte dei suoi abitanti furono uccisi, ridotti in schiavitù o crocifissi. Tralasciando Gerusalemme, Alessandro scelse la via di Gaza: in questa fase il suo vero obiettivo era l'Egitto, affidato a un satrapo persiano da quasi duecento anni (dai tempi di Cambise, figlio di Ciro il Grande).La conquista di quei territori non trasformò soltanto l'Egitto, ma l'intero Mediterraneo Orientale: l'Egitto, infatti, cessò di guardare verso l'interno, alla valle del Nilo, e si proiettò sul Mediterraneo. Nel 331 a.C. Alessandro decise di fondare una città all'estremo confine settentrionale del paese, su un promontorio di pietra calcarea che un lago d'acqua dolce separava dalla piana alluvionale; più che in Egitto la città era vicina all'Egitto, come ben esplicita il nome con cui verrà poi indicata nei documenti latini: "Alexandria ad Aegyptum", "Alessandria sulla via per l'Egitto" o "presso l'Egitto". L'idea che Alessandria fosse più una città mediterranea che un centro egiziano era destinata a sopravvivere per oltre due millenni, fino all'espulsione della sua comunità straniera, nel XX secolo. Per buona parte di quel periodo fu la più grande città del Mediterraneo. Tra i motivi che indussero Alessandro a fondarla c'è indubbiamente l'autoglorificazione. Era da poco stato incoronato faraone a Menfi, l'antica capitale del Basso Egitto, e dopo aver visitato il sito della futura Alessandria aveva chiesto un responso a Zeus Ammone. Da allora si compiacque del pensiero di essere il figlio del dio anziché del pur augusto re Filippo II di Macedonia, la cui conquista della Grecia aveva posto le basi per la creazione del suo impero.  Era ossessionato dalle opere di Omero e, secondo Plutarco, vide in sogno il grande poeta, che gli ricordò un passaggio dell'Odissea in cui si parla di un'isola di nome "Pharos", "Faro", situata vicino alla costa egiziana e dotata di un bel porto. Egli intuì la potenziale importanza di Alessandria come centro di commerci e - come riferiscono gli storici - ebbe parte diretta nel piano di costruzione. (...) ...Come per le altre città del mondo mediterraneo, le strade furono tracciate secondo un impianto ortogonale che in larga parte sopravvive tuttora, anche se i larghi viali dell'originaria Alessandria si sono notevolmente ristretti dell'antica città resta ben poco sopra il livello dell'acqua: nulla come essa appariva alla fine del IV secolo a.C.L'aspetto più singolare erano le sue dimensioni: 5 chilometri da Est a Ovest e circa 2,5 chilometri da Nord a Sud. Insomma, una città lunga e stretta, la cui forma, dicevano, ricordava un mantello greco, la 'clamide'. Grande spazio nel progetto fu assegnato ai porti, separato da un lungo molo che univa la nuova città all'omerica isola di Pharos. Ben presto Alessandro si lasciò alle spalle l'Egitto, iniziando una marcia trionfale attraverso la Persia in direzione dell'India, per poi morire, appena trentaduenne, a Babilonia otto anni dopo la fondazione di Alessandria. Il suo sogno di un impero ellenico-persiano, che riunisse in sé la straordinaria civiltà dei due grandi popoli, se ne andò con lui.I generali che si contesero la successione divisero infatti i suoi possedimenti in tre regni: Macedonia e Grecia, Siria e Oriente, ed Egitto.Fu la dinastia dei generali cui toccò quest'ultimo che portò a compimento l'idea di Alessandro di fondare una grande città al confine egiziano. Tolomeo I Soter (il Salvatore) governò come un vero faraone, fondendo la concezione ellenica del potere e quella egiziana. (...)...Ma Alessandria divenne anche uno dei più fervidi centri della reviviscenza di cultura greca che si propagò per il Mediterraneo.Il tratto saiente di questa nuova stagione, la cultura "ellenistica", è che non restò appannaggio esclusivo dei greci. Gli stili dell'arte ellenistica raggiunsero Cartagine e l'Etruria, e il pensiero ellenistico ebbe un forte ascendente su ebrei, siriaci, egiziani. La cultura ellenistica è stata spesso liquidata come una volgarizzazione della cultura classica dell'antica Atene... Eppure fu proprio il mondo ellenistico, e in particolare quello alessandrino (più che quello strettamente ellenico), a partorire alcuni dei più celebri nomi della scienza e della cultura greca: il matematico Euclide,l'inventore Archimede, il commediografo Menandro, cui si possono aggiungere, in epoca romana, il filosofo ebreo Filone di Alessandria e il medico Galeno.Nella diffusione di questa nuova, aperta versione della cultura greca nel grande mare, Alessandria rivestì un'importanza fondamentale, diventando il... FARO DELLA CIVILTA' MEDITERRANEA. Di particolare interesse è la sintesi di innovazione e tradizione realizzata dalla politica religiosa dei Tolomei. I primi Tolomei erano uomini straordinariamente ambiziosi, energici e curiosi, aperti a molte culture e capaci di amministrare l'economia egiziana con grande lungimiranza. Ancora più di Alessandro Magno, furono loro a fare di Alessandria la vivace città che seppe diventare.Tolomeo I Soter (morto nel 283/282 a.C.) e Tolomeo II Filadelfo (morto nel 246 a.C.) attirarono in città una popolazione mista di greci, siriaci, egiziani ed ebrei......Gli ebrei, come è noto, avevano la loro religione, e i Tolomei non fecero nulla per contrastarla. Un importante quartiere orientale di Alessandria, conosciuto come Delta, divenne il centro dei traffici (!) ebraici, ospitando il primo grande insediamento giudaico sulle rive del Mediterraneo. (...)...Gli ebrei non avevano ancora avuto un ruolo di rilievo nella storia del Mediterraneo. Ma con la fondazione di Alessandria, la religione e la cultura ebraica presero lentamente a insinuarsi nell'intero bacino del grande mare. (...) Tra gli ebrei di Alessandria il greco era assai più diffuso dell'aramaico...Nei primi due secoli di vita della città, inoltre, greci ed ebrei di Alessandria vissero in armonia gli uni accanto agli altri. (...)...I greci non consideravano i propri Dei come divinità esclusivamente elleniche e accettavano senza difficoltà l'idea che a popoli diversi potessero manifestarsi in forme differenti. (...) La seconda importante novità introdotta da Tolomeo I e Tolomeo II fu la costruzione di una grande torre per segnalazioni luminose: il Faro, sull'isola di Pharos. La parola "faro" è sopravvissuta in greco, in latino e nelle lingue romanze proprio con il significato di torre per segnalazioni luminose. L'opera fu immediatamente classificata come una delle più grandi meraviglie del mondo, insieme al Colosso di Rodi......La costruzione del Faro, prevista già nei piani originari di Alessandria, ...almeno in parte, fu dettata da questioni di necessità: il fondale in prossimità della riva era caratterizzato da secche, invisibili di no invisibili di notte e insidiose anche di giorno; se Alessandria voleva diventare un centro mercantile di respiro mediterraneo - anche allora il Mediterraneo era un "corridoio" strategico per il traffico mercantile tra Oriente e Occidente n.d.r.) - bisognava rendere più sicuro l'accesso via mare alla città.L'immane edificio commissionato dai Tolomei torreggiava sulle onde a un'altezza di 135 metri. Era una struttura a tre livelli: la parte più bassa era costituita da un basamento a pianta quadrangolare...; al di sopra di esso si ergeva una torre ottagonale, a sua volta sormontata da un corpo cilindrico cinto da un colonnato; una colossale statua di Zeus coronava la cima. Un sistema di giganteschi specchi proiettava una luce verso il mare, a parecchie miglia......L'esatta forma e l'esatto meccanismo del Faro restano un enigma. (...)...Alcuni osservatori notavano che la ricchezza della città di Alessandria derivava dall'entroterra egiziano non meno che dal Mediterraneo......Aperta su due versanti, la città metteva in comunicazione l'Egitto e il Mediterraneo come mai era accaduto in precedenza. (...)...I Tolomei sapevano bene come garantire la floridità dell'economia alessandrina ed egiziana. Avevano ben chiaro che il controllo delle rotte marittime non dipendeva soltanto da Alessandria, e quindi fecero di tutto per estendere il loro dominio sulle città della Fenicia, a costo di scontrarsi con i rivali Seleucidi - dinastia di origine macedone che regnò sulla Siria e sulle regioni contigue, n.d.r. - (...)...Uno dei mercati del Mediterraneo più interessanti per il commercio delle merci era Cartagine - città della costa nord africana collocata vicino a Tunisi in Tunisia, fiorente in età antica, n.d.r. - che coniava le proprie monete con l'unità di peso tolemaica. Cartagine era preziosa per i Tolomei perché vi confluivano l'argento spagnolo e quello sardo.Un altro luogo con cui Alessandria intratteneva strette relazioni era Rodi, che nel III secolo a.C. era uno scalo mercantile non meno importante della metropoli egiziana. Alessandria si era dunque imposta come uno dei principali centri d'affari dell'intero Mediterraneo... (...) Le attività commerciali erano oggetto di un'accurata e scrupolosa tassazione. I Tolomei ereditarono dai faraoni un rigido sistema di controllo degli scambi e si guardarono bene dal modificarlo. Quando le navi giungevano ai porti di destinazione, il carico veniva minuziosamente ispezionato. L'antico sistema di tassazione che veniva applicato alle merci rimarrà in vigore anche durante le dominazioni romana, bizantina e araba....Gli abitanti di Alessandria, inoltre, sapevano sfruttare in modo mirabile il proprio ruolo di intermediari nei collegamenti commerciali tra Oceano Indiano e Mediterraneo......Sulla rotta del Mar Rosso viaggiavano merci preziose, come l'oro, lamirra e l'incenso. Nel 270/269 a.C. Tolomeo II Filadelfo aprì un canale che collegava il delta del Nilo con i laghi ovest del Sinai (oggi attraversato dal canale di Suez), creando un raccordo navigabile con il mar Rosso. (!) Ad Alessandria i prodotti indiani diventarono di casa, e i Tolomei approfittarono dell'accesso all'India e all'Africa per procurare al proprio esercito diversi elefanti......Era nato il grande commercio mediterraneo delle spezie, e Alessandria rimarrà il suo centro principale anche dopo che i portoghesi, alla fine del XV secolo, avranno aperto la rotta delle Indie via Capo di Buona Speranza. (...)...Così facendo, i Tolomei - approfittando anche delle risorse agricole delle terre lungo il Nilo - posero le fondamenta di una nuova prosperità, destinata a durare fino all'epoca bizantina. (...)...Alessandria era una città viva, e i suoi edifici più cospicui erano, ovviamente, quelli adiacenti all'imponente complesso del palazzo, nella zona Nord. Là i Tolomei diedero vita a due istituzioni, reciprocamente collegate, che certificassero il loro profondo interesse per gli studi e la cultura e nel contempo la loro determinazione a realizzare ogni cosa nel modo più grandioso e perfetto: il Museo, o "Mouseìon" e la Biblioteca di Alessandria, dove i papiri egiziani furono usati per creare la più grande collezione di opere letterarie che il mondo avesse mai visto.L'idea del Museo, un tempio dedicato alle Muse, non era una novità (Atene ospitava celebri esempi cui ispirarsi, e Tolomeo si avvalse dei consigli di un colto ateniese, Demetrio Falereo)......Non si trattò di un semplice centro di culto consacrato alla dilettevole pratica della musica, della filosofia e delle arti, ma di un istituto di studi superiori, un'accademia di altissimo profilo, dove studiosi potevano dedicarsi interamente alla letteratura, alla scienza e al sapere filosofico......L'istituzione beneficiava di sovvenzioni, e un sacerdote nominato dal re sovrintendeva alla vita della comunità. La seconda grande istituzione scientifica, la Biblioteca, è anch'essa piuttosto misteriosa. Non si trattava di una biblioteca pubblica, anche se gli studiosi di un certo livello avevano l'accesso assicurato e potevano contare su spazi in cui discutere e lavorare fianco a fianco.Le sue origini risalgono alla decisione di Tolomeo di "riunire nella biblioteca tutte le opere degne di seria considerazione realizzate fino allora da ogni popolo". Se il Museo, come sostengono alcuni, concentrava la sua attività sulla cultura greca, la Biblioteca estendeva certamente i suoi interessi ben al di là del mondo ellenico, anche se è probabile che, prima di trovarvi posto, la maggioranza dei testi non greci - le cronache dei faraoni egiziani, la Bibbia ebraica, i racconti indiani - venissero tradotti....Museo e Biblioteca ebbero dunque fondamentale importanza per la creazione di un canone dei grandi scrittori classici e per la consacrazione della Grecia arcaica e classica come età d'oro della produzione letteraria, a spese della stessa Alessandria ellenistica. Sottovalutare la produzione letteraria dell'Alessandria tolemaica sarebbe però un errore. Callimaco di Cirene e Apollonio Rodio prestarono entrambi servizio presso la Biblioteca, e fu Callimaco a ideare un sistema di catalogazione per le opere che vi erano custodite......Callimaco divenne famoso soprattutto per i suoi 'epigrammi', mentre il grande contributo di Apollonio fu un poema epico di stampo omerico, le "Argonautiche", in cui si raccontano le avventure di Giasone alla ricerca del Vello d'oro e la sua storia d'amore con Medea.Le "Argonautiche", però, non erano una mera imitazione dello stile di Omero......La descrizione delle acque mediterranee solcate da Giasone, nonché il sistema fluviale europeo al di là di esse, tradisce l'influenza dei geogrfi e degli etnografi alessandrini dell'epoca, ancorché sia evidente il retaggio della geografia omerica e dei suoi errori (ciò che susciterà l'ilarità dei commentatori romani). Se per dimensioni e completezza la Biblioteca di Alessandria era unica i rivali non mancavano. Anche i re di Pergamo, sulla costa dell'Asia Minore - l'attuale Turchia, n.d.r. -, realizzarono la propria Biblioteca.Si racconta che, nel tentativo di impedirne la crescita - della Biblioteca di Pergamo - Tolomeo II arrivò a mettere sotto embargo le esportazioni di papiro verso Pergamo, ma i suoi bibliotecari riuscirono a trovare una soluzione: l'uso di pelle di animale (la "pergamena") come supporto per la scrittura. ...Dopo aver conosciuto un rapido sviluppo, la raccolta di Alessandria andò incontro a un lento declino. L'usura del tempo, l'asportazione illecita dei testi (il prestito era proibito) e i periodi di relativa trascuratezza fecero sì che quando Giulio Cesare appiccò le fiamme a un deposito di libri presso il molo di Alessandria - forse un magazzino esterno dell'istituzione - la Biblioteca aveva ormai superato l'apogeo. Tradizionalmente la sua distruzione è associata all'invasione araba del 642 d.C., ma è opinione condivisa che a quell'epoca c'era ormai ben poco da distruggere, e a noi, purtroppo, non è giunto un solo documento originale di quella vastissima collezione. (...)...Le scoperte e le invenzioni dei grandi studiosi greci legati ad Alessandria - dal matematico Euclide, al geografo Eratostene che, nel III secolo, calcolò con notevole precisione il diametro della Terra, all'astrofisico Aristarco, il quale giunse alla conclusione che è la Terra a girare attorno al Sole, e non viceversa, essendo allora dominante la teoria Tolemaica in cui la Terra veniva ricollocata al centro dell'Universo - ebbero durevole importanza, a riprova della straordinaria vitalità della cultura ellenistica di cui Alessandria fu la vera capitale e che si riverberò sulla cultura dell'intero Mediterraneo contribuendo in modo decisivo alla sua storia. (...)...Anche la già citata Biblioteca di Pergamo fu uno dei più grandi centri di cultura greca dell'età ellenistica. (...)...Alessandria non va però concepita come una realtà isolata. Il suo successo commerciale dipendeva dai rapporti che intratteneva con il Mediterraneo Orientale e, a Ovest, con Cartagine. A colmare il vuoto lasciato dal tramonto di Atene come grande potenza marittima e commerciale contribuì, però, anche un altro luogo: l'isola di Rodi, la cui aristocrazia di origine greca riuscì a conservare la propria indipendenza......Gli abitanti di Rodi seppero opporsi con successo al tentativo di conquista della loro isola compiuto dal futuro sovrano macedone Demetrio I nel 305 a.C. Sceso dalla Siria alla testa di 40.000, Demetrio attaccò ripetutamente Rodi per un anno, ma la determinazione dei rodii lo costrinse a ritirarsi......La vittoria fu celebrata con la costruzione di una colossale statua del dio del sole Elios, che torreggiava a gambe divaricate sul porto dell'isola, il famoso Colosso di Rodi, completato intorno al 280 a.C.I rodii arrivarono persino a crearsi un proprio dominio territoriale nelle isole orientali del mar Egeo e sulla costa dell'Asia minore......Tra il 206 e il 203 a.C. i rodii profusero grandi energie nella repressione dei pirati di Creta... E ciò senza bisogno di costruire navi spropositatamente grandi come quelle che tanto piacevano ai Tolomei e ai Seleucidi......Anche se i Tolomei avevano costruito una flotta da guerra di proporzioni gigantesche, a dominare i traffici commerciali di Alessandria erano le navi di Rodi - in particolare le "triemiolie", versatili varianti delle trireme -, capaci di raggiungere l'Egitto in soli tre o quattro giorni, quando il vento era favorevole, e di garantire la navigazione persino durante l'inverno......Altro importante centro finanziario e commerciale del mondo ellenistico era Delo, in un primo momento utilizzata dai rodii come camera di compensazione per i loro scambi nella regione. (...)...In epoca romana Delo verrà definita "il più grande emporio del mondo".Anche se in una certa misura la sua fortuna - oltre alla solida reputazione del suo santuario - fu costruita a spese di Rodi, il successo di Delo è l'ennesima prova che durante il III e il II secolo a.C. le reti mercantili del Mediterraneo orientale andarono sempre più integrandosi in un sistema coerente e ben amministrato, prima sotto la guida di Rodi, poi sotto quella di Delo... E ciò fino alle soglie del I secolo a.C. quando gli abitanti della remota città di Roma arrivarono a dominare le acque greche. "RIFLESSIONE Alessandria, il suo Faro, il suo Museo, la sua Biblioteca, la cultura e la civiltà ellenistica, "l'illuminismo ante litteram", per secoli illuminarono il Mediterraneo, l'intero mondo antico. Ed ora... si vorrebbe spegnere questo "Faro"... in nome di una Europa delle monete e dei bilanci (!), disconoscendo quale tributo l'umanità intera, il vivere civile e democratico delle società moderne, debbono alla civiltà ellenistica, alla Grecia di ieri e di oggi. Un altro "Faro" è stato riacceso...Dopo più di vent'anni dalla sua distruzione è rinata la Nacionalna I Univerzitetska Biblioteka Bosne I Hercegovine, la Biblioteca Nazionale e Universitaria della Bosnia ed Erzegovina di Saraievo.Ieri, venerdì 9 maggio 2014, è stato inaugurato l'edificio ristrutturato della Vijecnica, uno dei simboli della città. L'antico municipio austro-ungarico che ospitava la Biblioteca fu incendiato e distrutto nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992, durante l'assedio di Sarajevo.Pochi giorni dopo la distruzione, una foto del musicista Vedran Smajlovic che suonava il violoncello tra i ruderi fece il giro del mondo. Monito e insegnamento: la cultura sconfigge anche la barbarie, sancendo il suo primato nella storia dell'umanità ! L'auspicio: il "Faro" riacceso di Saraievo e... gli altri "Fari" del Mediterraneo si riverberino sull'Europa intera, illuminino il suo futuro, in modo che Paesi, in passato, lacerati e divisi dall'odio e dalla violenza, comunque mascherati, si ritrovino uniti nella "Comune Casa Europea".Perché ciò di cui l'umanità intera oggi ha bisogno è di... PIU' EUROPA, politica, economica, civile, sociale e culturale, per DIALOGARE con vecchi e nuovi interlocutori, colossi del mondo globalizzato. 

 (continua) Lettura, trascrizione e commento a cura di Gianni Fabbri