sabato 24 maggio 2014

Europa, uno sguardo al Codice Mediterraneo




Caduta dell'impero romano d'Occidente


Con l'espressione Europa unita bisogna intendere una Unione politica federale di stati aventi lo stesso progetto strategico e le stesse ambizioni politiche.

Poiché il futuro dell'Europa dipende da quello dell'Africa e dell'Asia, e fondamentale tener conto di questi tre continenti ed consolidarne i rapporti. È quindi necessario promuovere una unione mediterranea. La Turchia dovrebbe essere una protagonista di primo piano dell'unione euro mediterranea, ma sarà opportuno guardare anche al Nord Africa per ridefinire una unità mediterranea storica”[1].
L’imperium Romanum, fu un impero mediterraneo composto da tutte le terre bagnate da quel mare e aveva il suo centro politico e culturale in Roma. Persino dopo Roma, attraverso la prosecuzione dell’Impero a Oriente l’unità del Mediterraneo era rappresentata dalla civiltà romana.

“E’ triste, perché per tanti secoli il Nord Africa era stato parte integrante dell’impero romano e ne era culturalmente indistinguibile. Non era solo il granaio della città imperiale : era stato luogo di nascita di una serie di imperatori, oltre che un notevole centro intellettuale. Fra i grandi romani africani vi sono l’imperatore Settimio Severo[2], lo scrittore Apuleio[3], il teologo Tertulliano[4], il poeta Claudiano[5], e lo stesso Agostino[6], padre della chiesa cristiana”[7].

Anche George Orwell[8] nel 1947 auspicava “affinché gli Stati Uniti d’Europa siano autosufficienti e capaci di tener testa alla Russia e all’America, includano anche l’Africa e il Medio Oriente”[9].




L’Europa oggi è la periferia sud-orientale dello spazio atlantico, e non solo per politici neoconservatori repubblicani americani, il cuore dell’Occidente e dell’Impero è Washington. “L’Europa unita possiede una popolazione due volte quella degli Usa e quattro volte quella di Giappone. È la prima potenza commerciale del mondo ed il suo prodotto interno lordo è pari ad un quarto di quello mondiale”[10]. Eppure nonostante questi numeri, a livello politico e militare essa è pressoché inesistente. “Christian Saint Etiennne immagina una Europa composta da un nucleo federale ristretto di paesi, formato principalmente da Francia, Germania e paesi del Benelux, che fanno da guida agli altri che aderiscono in una sorta di adesione di secondo livello. Lo scopo è di fornire una modalità decisionale più efficiente ed efficace alla linea politica europea”[11].
“All'interno di questa Europa che concentra il potere decisionale in pochi paesi, bisogna promuovere l'allargamento del progetto europeo e promuoverlo lanciando l'idea di una Unione euromediterranea che avrebbe l'obiettivo di lanciare tutti i paesi democratici nel continente europeo e del bacino del Mediterraneo, naturalmente tutti i quei paesi che rispondono ai criteri politici fissati a Copenhagen 1993[12]. Solo l'unione euromediterranea ha un futuro win-win”[13].
 “L’idea di Occidente prende forma tra il Settecento e l’Ottocento come proiezione ed espansione di uno spazio politico che era un tempo esclusivamente europeo ed ora divenuto a baricentro americano”[14]. Il nuovo mondo che porta a compimento la modernità europea e ne universalizza i valori, sintesi pragmatica di una tradizione che include ebraismo, la filosofia greca, il diritto romano, il cattolicesimo, la Riforma. “La nozione di emisfero occidentale, fu data per la prima volta dal Presidente americano James Monroe, con l’intenzione di separare il “nuovo mondo” dalla “vecchia Europa””[15]. Dopo la seconda guerra mondiale il primato dell’Europa è perso, non è più il centro del mondo, continua a farne parte, ma in una posizione periferica rispetto in particolare agli USA.

L’attuale politica atlantica è figlia della logica imperiale che vede una subordinazione politica e militare dell’Europa agli Stati Uniti, la sicurezza europea è appaltata al più forte alleato Occidentale, gli Stati Uniti d’America. Tutti i passi successivi alla fine della Guerra Fredda, hanno prodotto da parte della Nato una grande politica espansiva inglobando molti paesi dell’est Europa una volta appartenenti all’Unione Sovietica, inoltre la Nato ha coinvolto l’Europa nella guerra dei Balcani e in Afghanistan, con la conseguenza di bloccare qualsiasi tentativo di dotarsi di una propria forza militare di intervento a struttura autonoma. Infine la Nato permette agli Usa, attraverso le sua basi militari, delle quali la più importante a Napoli, di controllare e presidiare politicamente e militarmente l’area mediterranea, di fatto escludendone l’Europa. Gli Usa intendono controllare tutta l’area che va dal Mauritania e dal Marocco, all’Afghanistan e Pakistan, passando per il Medio Oriente ed i paesi del golfo. Israele è vissuto come l’architrave di questa strategia “atlantica” e antimediterranea.
“Nell’eterna translatio imperii della storia, il trasferimento, o successione, di imperi, gli Usa sono i nuovi eredi di Roma[16]”.

Per questi motivi la politica europea di cooperazione euro mediterranea viene ostacolata e osteggiata dal alcune forze contrarie, perché possono produrre fastidi a chi a interesse a tenere l’Europa fuori dai giochi mediterranei. In nome di quali valori e quali interessi comuni l’Europa dovrebbe continuare a far parte dell’Occidente ? Non si capisce perché dovrebbe contribuire allo sviluppo dell’atlantismo se questo produce disvalore per gli europei.

“Le differenze culturali tra le due sponde dell’Atlantico non sono poi così poco significative: la forma religiosa, l’approccio alla pena di morte, il rapporto con la tutela dell’ambiente mondiale, il modello sociale legato alla sicurezza sociale, il modello capitalista “renano” per l’Europa che privilegia la coesione sociale, la stabilità, la formazione dei lavoratori, l’investimento tecnologico a lungo termine, contro il modello liberale anglosassone, che esalta il profitto, la flessibilità del lavoro e del capitale, il breve termine.

L’Europa espande la sua influenza con strumenti di pace, attraverso il soft power, gli Usa attraverso la propria potenza militare il cosidetto Hard Power. Esistono dunque due visioni diverse del mondo tra Europa e Stati Uniti ? Pare di si. E se l’Europa tornasse a svolgere quel ruolo di tessitrice di relazioni estendendo la sua tela anche ai paesi arabi del Nord Africa, alla Turchia, alla Russia, ai Balcani tornando ad unificare il Mediterraneo e trasformandolo in un tavolo di incontri a cui tutti i paesi si siedono con pari dignità per decidere il proprio destino senza che questo venga demandato a Washington; quale sarebbe il suo futuro ?”[18].

La via alla pace nel Mediterraneo, può passare dalla “vecchia Europa”, se questa recupera i suoi valori originari e riafferma il principio del diritto internazionale alla cooperazione con le altre culture e al dialogo con le altre civiltà, a partire magari dal mondo islamico. L’Europa potrebbe assumere quel ruolo di baricentro strategico per calmierare l’unilateralismo imperiale degli Usa e promuovere un assetto policentrico della politica internazionale. Con un Europa più europea, ovvero meno atlantica, un nuovo ordine mondiale è possibile. Per recuperare la sua credibilità dovrebbe decostruire la sua ambigua identità in quanto parte dell’Occidente. In fondo l’Europa è un prodotto della Storia, non ha uno spazio geografico ben preciso e naturale, essa è innanzitutto un fenomeno culturale formatosi carpendo il meglio fuori da sé e proiettandolo come suo. Elementi germanici, classici e soprattutto romani ne costituiscono le sue fondamenta unitamente alla cultura cristiana. Per l’Europa un recupero della dimensione mediterranea, rispetto al ruolo subalterno dell’impero atlantico, si propone come una possibile alternativa, e non solo sul piano geopolitico. Un Europa che ritorni a guardare nel Mediterraneo ritroverebbe se stessa e potrebbe porsi in uno spazio di mediazione tra Occidente e mondo islamico.

“Un giorno, se faremo la scelta giusta sulla Turchia, potremmo ricostituire quell’antica e armoniosa unione intorno al Mediterraneo, la ricca e libera diffusione di prodotti descritta da Henri Pirenne, dallo Stretto di Gibilterra a quello del Bosforo, da Tunisi a Lione. Potremmo riparare la frattura creata dalle invasioni musulmane. Potremmo ricostituire la comunità economica romana intorno al Mare Nostrum. Con il tempo sarà anche necessario rinnovare e approfondire il rapporto fra l’UE e i paesi maghrebini del Nordafrica, sulla base dell’antica idea romana di tolleranza”[19].



La cultura mediterranea sempre ispirata al pluriversalismo tollerante ed inclusivo, aperta alla modernità, ma lontana da ogni modernismo iconoclasta, potrebbe fornire una soluzione, come il mare fra le terre, unito, originale e grande come lo abbiamo sempre pensato.

Se gli europei vogliono ripensare il proprio futuro, il primo passo da fare è quello di smettere di affiancare l’impero atlantico in una sorta di divide et impera. Una politica centrata sul Mediterraneo potrebbe agevolare questo processo, una politica che porti i paesi europei a condividere progetti politici di sviluppo insieme agli altri paesi che si affacciano sulle rive del Mediterraneo. Per pensare al Mediterraneo come alternativa occorre andare oltre le cartoline turistiche, la poesia, gli ulivi, la grammatica dei gesti, la musicalità, tutti tratti comuni molto belli e importanti, ma non sufficienti. E’ necessario guardare in un'altra direzione, quello di uno scontro continuo ed ininterrotto tra conflitto e mediazione, tra la forza delle ragioni divergenti e contrapposte e la saggezza della misura, una mediazione contenuta nel nome di questo mare medi-terraneo. Quindi Mediterraneo significa decostruire la prospettiva dello scontro di civiltà, significa stare tra le terre senza appartenere a nessuna, un mare comune contro tutti i fondamentalismi.

Il Mediterraneo ha le caratteristiche per tornare ad essere un luogo di incontro tra diverse culture e tradizioni. Nella storia questo mare ha sempre rappresentato uno “spazio di dialogo”.

Massimo Magnani - Incontri del Mediterraneo - breve estratto da Tesi di Laurea Magistrale in Diritti Umani e Storia del Diritto Internazionale


[1] Christian Saint-Etienne, L’Europa forte,Cit, p.165
[2] Lucio Settimio Severo, fu un generale che divenne imperatore romano dal 193 alla sua morte.
[3] Lucio Apuleio scrittore e filosofo romano di scuola platonica.
[4] Quinto Settimio Fiorente Tertulliano scrittore romano e apologeta cristiano 15-230 d.C
[5] Claudio Claudiano poeta romano 370-404 d.C. sostenitore del Generale Stilicone
[6] Aurelio Agostino d’Ippona, meglio conosciuto come Sant’Agostino, il massimo pensatore cristiano del primo millenio.
[7] Boris Johnson, Il sogno di Roma, Cit. p.255
[8] Romanziere, giornalista, scrittore britannico, il cui vero nome era Eric Arthur Blair.
[9] George Orwell, Nel ventre della balena e altri saggi,Cit. p.189
[10] Christian Saint-Etienne, L’Europa forte,Cit,p.59.
[11] Ivi Cit, p.11
[12] A Copenaghen vennero definiti i criteri che uno stato candidato deve possedere per l’adesione all’Unione Europea.
[13] Christian Saint-Etienne, L’Europa forte,Cit, p.71
[14] Franco Cassano, Danilo Zolo, a cura di, L’alternativa mediterranea, pp 13-64 :59
[15] Ivi, p.60.
[16] Boris Johnson, Il sogno di Roma, Cit. p. 54
[17] John Hobson, 1858-1940 economista inglese molto popolare per le sue critiche all’imperialismo.
[18] Emmanuel Todd, Dopo l’Impero, Cit. p.160
[19] Boris Johnson, Il sogno di Roma, Cit. p.274