sabato 15 febbraio 2014

Bosnia Erzegovina, lo spettro di un futuro perduto




pol sifter-flickr
Nel centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, Sarajevo è nuovamente al centro dell'attenzione internazionale. La celebrazione dell'anniversario di un disastro, quello della Grande Guerra, è stata bruscamente anticipata da un gruppo di operai e disoccupati di Tuzla, un tempo polo industriale, oggi deserto industriale della Bosnia Erzegovina.
La loro protesta si è propagata come un incendio. La denuncia del saccheggio dei beni pubblici, attraverso il fallimentare processo di privatizzazioni, si è estesa alla messa in stato di accusa di un'intera classe politica. Il sistema che li ha mantenuti al potere per 20 anni, quello di Dayton, non regge più. La divisione etnica impedisce lo sviluppo del paese, allontana la Bosnia dall'Europa.
Nel timore del cambiamento, media, politici locali e comunità internazionale distribuiscono la paura a piene mani. La minaccia è quella di un possibile ritorno degli anni '90, coperchio che finora ha tenuto a freno una situazione sociale esplosiva. Ora il coperchio è saltato. Ma ancora una volta, l'Europa rischia di accorgersene troppo tardi. A Sarajevo si precipitano gli emissari delle grandi potenze o dei paesi vicini, per perorare la propria causa. Come 100 anni fa.

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Dado Ruvic, Reuters/Contrasto
Il racconto della rabbia e dell'indignazione dei cittadini bosniaci. Le possibilità di un nuovo soggetto politico collettivo e un appello accorato a non disperdere questo prezioso patrimonio di energia. Il commento di Larisa Kurtović.Nel mare di articoli e commenti da cui siamo stati investiti nei giorni scorsi, uno dei temi su cui si è concentrata gran parte dell'attenzione, soprattutto a Sarajevo, è stato se le proteste in corso, le più radicali che la Bosnia Erzegovina ricordi, siano state orchestrate e prodotte dalla manipolazione politica.

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Il 7 febbraio a Tuzla, una città nel nord del paese, la sede del governo locale è stata presa d’assalto da migliaia di manifestanti che hanno rotto vetri e provato a incendiarla. A Sarajevo ci sono stati scontri tra forze dell’ordine e i manifestanti: la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i cortei. Ci sono stati disordini in almeno 20 città.