venerdì 13 dicembre 2013

La diga di Renaissance in Etiopia preoccupa l'Egitto



Il nuovo accordo quadro di cooperazione del Nilo
Il 13 giugno scorso il parlamento etiope ha ratificato il trattato del New Nile Cooperative Framework Agreement (il nuovo accordo quadro di cooperazione del Nilo), osteggiato dall’Egitto. Il successivo 20 giugno, anche il Sudan del sud ha firmato il trattato, portando a sette i membri dell’accordo. Oltre ai due paesi già menzionati, gli altri firmatari sono il Burundi, il Kenya, l’Uganda, il Ruanda e la Tanzania. Sono tutti paesi rivieraschi, posti a monte del corso del Nilo. All’appello mancano l’Egitto e il Sudan: i due Stati a valle.
Il presidente egiziano in carica al momento della ratifica del parlamento etiope, Mohammed Morsi, aveva tuonato nei confronti dell’Etiopia e aveva reso noto che l’Egitto stava prendendo in considerazione tutte le opzioni possibili. Il Cairo vede il nuovo trattato come il primo passo verso una ridefinizione degli accordi sulla spartizione delle acque del Nilo. L’ultimo accordo preso in tal senso risale al 1959 tra i soli Egitto e Sudan. Era stato calcolato che la portata annua del Nilo fosse di 84 miliardi di metri cubi (bmc) e l’accordo prevedeva che all’Egitto spettassero 55,5 bmc, mentre al Sudan 18,5 bmc. I restanti 10 bmc corrispondono all’evaporazione dell’acqua del lago Nasser, creato con la costruzione della diga di Assuan (ma gli studi odierni parlano di 19 bmc persi attraverso l’evaporazione).
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