domenica 13 ottobre 2013

Bosnia, il censimento che riapre le ferite della guerra


Dal 1° al 15 ottobre si tiene il primo censimento nella storia della Bosnia Erzegovina indipendente. L’ultimo, infatti, risale al 1991, quando c’era ancora la Jugoslavia. La posta in gioco è alta: per la prima volta, infatti, verranno rese pubbliche le dimensioni reali della pulizia etnica compiuta durante la guerra degli anni Novanta. In un paese dominato dal concetto di equilibrio tra le tre ‘nazioni costituenti’ (bosgnacchi, serbi e croati) contare la popolazione significa inevitabilmente riaprire i capitoli chiusi con l’accordo di pace di Dayton, nel 1995.

L’ultima volta era il marzo 1991. La Bosnia Erzegovina si chiamava ancora Repubblica Socialista di Bosnia Erzegovina e faceva parte della Jugoslavia, che da lì a pochi mesi avrebbe iniziato a disfarsi. Esistevano ancora, gli ‘jugoslavi’ – molti nati da matrimoni misti – rappresentanti circa il 5 per cento della popolazione. Ma più di loro erano i Bosgnacchi (43%) i Serbi (31%) e i Croati (17%). Queste cifre avrebbero trascritto, per l’ultima volta, l’estrema complessità del tessuto sociale bosniaco, prima che venisse stravolto dalla guerra iniziata nell’aprile del 1992. Un conflitto tra i più sanguinosi della storia recente, che secondo stime Onu costò la vita a più di duecentomila persone, e che costrinse altre 2.200.000 (circa un abitante su due) a lasciare casa.

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