venerdì 30 agosto 2013

Quale alternativa ? (parte 4 ultima)


IL MEDITERRANEO E L'EUROPA.

A partire dagli anni Settanta del Novecento la "questione mediterranea" diviene sempre più una questione europea, di una Europa avviata sempre più verso l'integrazione regionale.

Alcuni paesi europei decidono di stabilire nuovi rapporti con le loro ex colonie mediterranee e dichiarano di volerli fondare sul dialogo e la cooperazione e non più sull'oppressione e lo sfruttamento.

L'iniziativa e' presa dalla Francia e dalla Spagna che si fanno paladine di una politica mediterranea europea concentrata sul versante occidentale del bacino.
parte 1 quale alternativa parte 1
parte 2 quale alternativa parte 2
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Sono due gli obiettivi prioritari: anzitutto l'avvio di un dialogo politico con i paesi del Maghreb che stabilizzi i loro rapporti reciproci e favorisca un processo di integrazione regionale. Almeno formalmente questo obiettivo viene raggiunto nel 1989 con l'istituzione dell' Unione del Maghreb Arabo (UMA), cui partecipano Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

In secondo luogo, si progetta una cooperazione politica ed economica fra la Comunità europea e i "paesi terzi" mediterranei, che promuova lo sviluppo e la sicurezza nella regione.

A Marsiglia nel 1988, a Tangeri nel 1989 e a Roma nel 1990 si riunisce il Forum del dialogo, detto "5+5", al quale partecipano la Spagna, il Portogallo, la Francia, l'Italia e Malta, da una parte, la Mauritania, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e la Libia dall'altra.

Dopo l'ingresso nella Comunità Europea di Spagna e Portogallo (1986) i paesi del sud europeo rilanciano con maggiore energia la "dimensione mediterranea"...

..... A questo punto i tempi sono maturi perché la Francia, che Mel primo semestre del 1995 presiede il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea, lanci il progetto di una conferenza euromediterranea in grado di promuovere una politica mediterranea globale. La Spagna, alla presidenza del Consiglio europeo nel semestre successivo, porta a termine l'iniziativa, cosicché il 27 e il 28 novembre del 1995 si riunisce a Barcellona la prima Conferenza Euromediterranea. Vi partecipano e sottoscrivono la Dichiarazione finale i Ministri degli Esteri di ventisette paesi: quindici in rappresentanza della Comunità Europea e dodici in rappresentanza di paesi dell'area mediterranea: Marocco, Algeria, Tunisia, Malta, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Siria, Turchia, Cipro e la Autorità Nazionale Palestinese, rappresentata dal suo presidente Yasser Arafat... ..... Sono presenti altresì paesi molto lontani dal Mediterraneo e dalla sua cultura, come l'Irlanda, la Danimarca, la Svezia e la Finlandia...

..... La grave asimmetria fra le due parti - da un lato una potente organizzazione regionale, l'Unione Europea, e dall'altro singoli Stati identificati sulla base della loro posizione geografica - lasceranno un segno nel "processo di Barcellona" e saranno cause non secondarie della sua crisi. Non si può tuttavia negare, come ha scritto Paul Balta, che la Dichiarazione di Barcellona merita di essere considerata' l'acte fondateur de l Mediterranee du XXIe siècle '.

Si tratta infatti del primo accordo multilaterale firmato dai paesi arabi del Mediterraneo con l'Unione Europea, anche se il documento non e' vincolante dal punto del diritto internazionale.

E l"accordo riguarda il progetto di un "partenariato globale" di lungo periodo, che fra l'altro intende attribuire particolare rilievo alle "società civili" e alla dimensione culturale, anziché privilegiare le burocrazie amministrative e gli aspetti economico-finanziari. Il suo fallimento segnerebbe molto probabilmente il tramonto della "questione mediterranea".

Le finalità enunciate dalla Dichiarazione di Barcellona riguardano temi di ampio respiro - la politica, la pace, la sicurezza, l'economia, la finanza, la cultura, lo Stato di diritto, la democrazia, i diritti umani -, per la prima volta concentrati in un documento che intende promuovere una 'global Mediterranean policy'.

Tre sono gli obiettivi specifici che si vorrebbero realizzare attraverso tre distinti "partenariati".

1) Grazie a un "regolare dialogo politico" il Mediterraneo dovrebbe diventare un luogo di scambi e di cooperazione che ne garantisca la pace, la stabilità' e la sicurezza. A questo fine si richiama in modo esplicito la necessità di combattere il terrorismo, di resistere alla pressione dell'immigrazione clandestina, di reprimere la criminalità internazionale e il traffico di droga...

..... Si sostiene la necessità di una " soluzione pacifica, giusta, globale e durevole, basata sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" e ispirata al principio "terra in cambio di pace", con tutto ciò che questo comporta. Si allude chiaramente a una possibile pacificazione dei rapporti fra lo Stato israeliano e il popolo palestinese sulla base della cessazione dell'occupazione militare e della restituzione ai palestinesi dei territori occupati nel 1967... Documento 'impegnativo', firmato allora oltre che da Yasser Arafat, da Ehud Barak, allora ministro degli Esteri di Israele...

2) La costruzione graduale, entro il 2010 (!), di una "Zona di libero scambio" (ZLS) tra l'Unione Europea e i paesi mediterranei, che dovrebbe dar luogo (avrebbe dovuto! n.d.r.) a una vasta area di "prosperità condivisa" (shared prosperity), accelerando lo sviluppo, migliorando le condizioni di vita delle popolazioni mediterranee, aumentando l'occupazione e incoraggiando l'integrazione regionale...

..... L'introduzione della Zona di libero scambio (ZLS) comporterà l'eliminazione di ogni barriera doganale, tariffaria e non tariffaria, ma con regimi differenziati fra i prodotti agricoli e i manufatti industriali...

..... Sui "principi dell'economia di mercato" [...]

3) La promozione del dialogo fra le diverse culture e religioni come strumento per il riavvicinamento fra i popoli del Mediterraneo, sulla base di una maggiore conoscenza e di una maggiore comprensione reciproca (IDENTITÀ MEDITERRANEA ! n.d.r.).

A questo fine si auspicano iniziative di scambio culturale e di incontro tra i rappresentanti delle "società civili", come fattore essenziale per lo sviluppo del Partenariato euromediterraneo. [...]

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla Dichiarazione di Barcellona. Per commemorare la ricorrenza decennale, il 2005 e' stato dichiarato l' "anno del Mediterraneo" e in novembre la Conferenza Euromediterranea dei ministri degli Esteri si e' tenuta di proposito a Barcellona.

Alla Conferenza, presieduta da Tony Blair [...] e' stato adottato un "Programma di lavoro quinquennale", concentrato sui temi della mobilita' migratoria, della giustizia e della sicurezza. Ed e' stato soprattutto adottato un " Codice di condotta per la lotta al terrorismo"...

..... Nel corso del 2005, nei paesi della sponda Nord sono state numerose le celebrazioni che si sono richiamate con enfasi all'anniversario in nome dell' "importanza strategica del Mediterraneo", idea che era stata alla base della Dichiarazione...

..... Dieci anni sono un arco di tempo sufficiente per tentare una prima valutazione dei risultati ottenuti dal "processo di Barcellona"...

..... Si tratta dunque di chiedersi se l'esperienza di questi anni ha in qualche modo risposto alle aspettative dei paesi europei e soprattutto di quelli arabo-islamici. Gli incontri a livello ministeriale e a livello tecnico, gli interventi economico-finanziari, l'Assemblea parlamentare Euromediterranea, la rete EuroMeSCo e i numerosi 'networks' a livello si società civile hanno inciso, e in che misura, sui temi della pace, dello sviluppo e del dialogo culturale fra le "società civili" ?

Ma sarà ancora più importante, nella cornice degli "assiomi" che sopra abbiamo enunciato, domandarsi se i risultati raggiunti vanno nella direzione di un recupero della UNITA', della ORIGINALITÀ, e della GRANDEZZA CIVILE del PLURIVERSO MEDITERRANEO. O se vanno, invece, nel senso di una sua ulteriore disgregazione ed emarginazione sotto la spinta delle forze che abbiamo metaforicamente chiamato "oceaniche"...

P.S.

In breve sintesi.
L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA che viene qui proposta - dagli autori Cassano e Zolo - prefigura il Mediterraneo come un "Grande Spazio", crocevia di civiltà' e possibile luogo di incontro e di dialogo tra Occidente e mondo islamico, incontro basato sul rispetto e la conoscenza reciproca. Il Mediterraneo come "risorsa strategica" in alternativa alle spinte "oceanocentriche" proposte - o imposte ?!? - dalla globalizzazione.


ALTERNATIVA... RISORSA STRATEGICA... Perché è ancora qui che si gioca la partita per il futuro - di pace e di sviluppo - dell'intero pianeta.

Dall'annoso e incancrenito conflitto israeliano-palestinese... dalle scosse telluriche devastanti che scuotono nel profondo e in modo epocale - istituzioni, tessuto sociale, situazione economico-finanziaria - l'intero universo arabo-islamico - Egitto, Siria, Tunisia, Turchia, Libia, Libano, Jemen, Iraq, Afghanistan, Pachistan, Iran... - facendo precipitare le "Primavere Arabe" - forse troppo caricate di speranze e aspettative ? - in una sorta di rinnovato - e definitivo ? - "scontro di civiltà" dagli esiti incerti e la cui posta in gioco è la "modernità" e conseguente possibilità di coniugare Islam e Democrazia, in alternativa (!) al ritorno al "passato" e ai fondamentalismi, in perenne "guerra civile" tra loro.

E' qui, nel Mediterraneo, che è nato lo "scontro di civiltà", nell'anno Mille con le Crociate, ed è solo qui che può essere definitivamente superato. una condizione perché questo possa accadere è quella di ripensare il rapporto tra il processo di unificazione dell'Europa, la sua appartenenza all'emisfero occidentale, le sue radici mediterranee e la sua relazione con il mondo islamico.

Un'Europa che riscoprisse le sue radici Mediterranee potrebbe profilarsi come uno spazio di mediazione e neutralizzazione degli opposti fondamentalismi.

L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA è un primo consapevole passo in questa direzione.