giovedì 29 agosto 2013

Quale alternativa ? ( parte 3 )


L' UNITA' che ha caratterizzato il Mediterraneo antico e medievale sino agli albori della modernità europea sembra dunque accertata da una autorevole storiografia. UNITA' non significa uniformità culturale o monoteismo. Significa, al contrario, l'inclusione a pieno titolo, entro il "pluriverso" culturale mediterraneo, della civiltà arabo-islamica del Maghreb (Mauritania-Marocco-Algeria-Libia-Tunisia) e del Mashreq (Egitto-Sudan-Palestina-Giordania-Libano-Siria-Yemen-Arabia-Emirati Arabi e Paesi del Golfo-Iraq). Si tratta di una inclusione a pieno titolo se e' vero che la tradizione coranica e la filosofia araba presentano connessioni "assiali" con l'antichità ebraica e greca, e con la cultura ellenistica, assai più dirette rispetto al mondo latino e all'Europa cristiana. Ed e' noto a tutti - anche se e' un "dettaglio" molto spesso rimosso e dimenticato - che sono stati degli studiosi arabi ad assimilare per primi l'eredità della filosofia e della scienza greca e persiana. E i testi della sapienza ellenica sono arrivati in Europa occidentale grazie alla mediazione di filosofi arabi come Al-Kindi, Al Farabi, Avicenna, Averroe'.

Sembra inoltre acquisita anche l'originalità antropologica e simbolica del Mediterraneo, grazie a un contesto ecologico che non ha uguali in alcun altro continente, per quanto si possano indicare altri "mediterranei" geografici, dai Caraibi al Giappone.

Il Mediterraneo e' sempre stato un "pluriverso" irriducibile di popoli, di lingue, di espressioni artistiche e di religioni che nessun impero, neppure quello romano, e' riuscito a soggiogare e controllare stabilmente. 
Venezia, la città che ha dominato il Mediterraneo Orientale per cinque secoli, e' stata la patria della tolleranza religiosa e ha offerto asilo alle idee liberali e all'emigrazione politica. E l'impero ottomano non e' mai stato quel regime oscurantista e oppressivo che veniva dipinto nell'Europa dello Ottocento: e' stato un sistema politico complesso e sofisticato, che in materia di tolleranza religiosa si e' mostrato più liberale di molti paesi europei.

A questo punto, confermata la legittimità dell'uso storiografico e antropologico di una nozione specifica di "Mediterraneo", si tratta di argomentare la tesi secondo la quale oggi - nel contesto dei fenomeni di trasformazione economica, politica e militare che i processi di globalizzazione comportano - il Mediterraneo può essere presentato come una possibile "ALTERNATIVA".

Come vedremo, l'alternativa qui discussa e' nello stesso tempo culturale, politica ed economica - in qualche modo "strategica" - e pretende di coinvolgere sia il futuro dell'Europa, sia quello del mondo occidentale nel suo insieme. E si tratta - questo e' il punto più delicato - di una ALTERNATIVA che ha una stretta connessione con il tema braudeliano della grandezza civile del Mediterraneo e, soprattutto, della "durata" nel lungo periodo della sua grandezza.

L'interrogativo centrale e': il "mare fra le terre" ha realmente vinto la sfida oceanica che gli e' stata lanciata, per usare la metafora braudeliana, da Cristoforo Colombo e da Vasco de Gama? Oppure e' realistico pensare che la crescente espansione ed egemonia dello spazio Atlantico e la dilatazione globale - "oceanica" - delle strategie delle grandi potenze occidentali, in primis degli Stati Uniti d'America, sono oggi temi cruciali della "QUESTIONE MEDITERRANEA"?

Sono i temi che sfidano non solo la grandezza civile ma la sopravvivenza del Mediterraneo e che molto probabilmente decideranno il suo destino assieme al destino della civiltà europea e del mondo arabo-islamico? 

..... E' difficile negare che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, l 'unita' del Mediterraneo era già stata compromessa dalle politiche coloniali dell'Inghilterra e della Francia -... Seguite a grande distanza dall'Italia... -
Ma sono state soprattutto le due guerre mondiali a frammentare e dividere il mondo arabo-islamico e, nello stesso tempo, ad aprire il Mediterraneo e il Medio Oriente all'influenza crescente degli Stati Uniti...
..... Nel quadro del crescente antagonismo fra gli Stati Uniti, sempre più presenti in Europa, e l'Unione Sovietica - oggi Russia - l'unità del Mediterraneo si lacera ulteriormente a causa della divisione dei paesi arabi: mentre la Turchia e i paesi del Golfo Persico si schierano con gli Stati Uniti, la maggioranza dei paesi arabo-islamici - in particolare la Siria, la Libia e l'Algeria - si affidano alla cooperazione economica, politica e militare del blocco comunista.

Nella seconda metà del Novecento anche la rete delle nicchie ecologiche fra terra e mare viene alterata. Il coinvolgimento di attori pubblici e privati in attività industriali, interventi edilizi, politiche agricole, trasporti navali, condotte sottomarine di materiali combustibili, basi e strutture militari, ha un notevole impatto ambientale, non solo sulla sponda settentrionale.

Oggi il 28% del traffico mondiale del petrolio si concentra nel Mediterraneo e ogni giorno lo attraversano trecento petroliere. L'esito generale, oltre all'inquinamento delle sorgenti, dei fiumi e del mare, e' il 'gap' economico e tecnologico che divide sempre più i paesi euromediterranei da quelli della sponda sud e sud-orientale.
Il termine "Mediterraneo" finisce per essere usato come un 'escamotage' ideologico-politico per celare l'asimmetria e la discriminazione post coloniale tra le due sponde.

E serve a ignorare le ragioni del crescente flusso di migranti irregolari dalla sponda sud-orientale alla sponda nord, ciò che tende a trasformare le coste europee, in particolare quelle italiane, in un cimitero marino.

A partire dal 1948, anno dell'auto proclamazione dello Stato di Israele, il processo di disintegrazione dell'unità mediterranea viene accelerato dall'esplosione del conflitto arabo-israeliano e dall'incancrenirsi della questione palestinese. Nell'arco dell'ultimo ventennio, dopo il crollo dell'impero sovietico e la fine dell'ordine bipolare del mondo, e' sopraggiunta una serie di "nuove guerre", dai Balcani all'Afghanistan, all'Iraq, al Libano, scatenate o sostenute da potenze occidentali, con la diretta o indiretta complicità delle nazioni euromediterranee, in particolare della Spagna e dell'Italia. Come vedremo, la crescente tensione ideologica e politica fra il mondo arabo-islamico e l'Occidente ha finito per trasformare il bacino mediterraneo e il Medio Oriente in una delle aree più conflittuali e insicure del pianeta, sino a farne la culla del cosiddetto 'global terrorism'.

L'unità, l'originalità e la grandezza civile del "pluriverso" mediterraneo sono dunque un patrimonio storico e politico che oggi rischia di essere cancellato, sopraffatto com'è da strategie "oceaniche" - universalistiche e "monoteistiche" - che minacciano non solo la convivenza fra i popoli mediterranei, ma anche l'ordine e la pace internazionale.

Per "ALTERNATIVA MEDITERRANEA" si può dunque intendere il tentativo di resistere (resistere... resistere... resistere!) facendo leva su un recupero della tradizione e dei valori mediterranei (IDENTITÀ MEDITERRANEA! n.d.r.), alla deriva universalistica e "monoteistica" che viene dall'Occidente estremo - gli Stati Uniti d'America - e si abbatte con violenza sul vecchio mondo.

L' ALTERNATIVA e' denunciare e contrastare il fondamentalismo neoimperiale - aggressivo e bellicista - che si propone di recidere ogni rapporto fra le due rive del Mediterraneo, subordinando l'Europa allo spazio atlantico e sottoponendo il mondo arabo-islamico a una crescente pressione politica, economica e militare.

E' il caso di aggiungere che l'idea di una "ALTERNATIVA MEDITERRANEA" che qui e' stata tratteggiata si ispira alla Scuola di Algeri e alla lezione braudeliana non solo per il rifiuto di ogni riferimento unilaterale e apologetico alla tradizione romana e cristiano-cattolica, ma anche per la diffidenza "realista" verso una visione nostalgica o romantica del Mediterraneo. La mitologia dell'età dell'oro greco-romana - come del resto la retorica del sole, della vite e dell'ulivo - finisce per applicare il paradigma "orientalista" al Mediterraneo stesso, facendone un prezioso fossile della protostoria occidentale, senza prospettive se non quelle del piccolo cabotaggio turistico-commerciale.

Predrag Matvejevic non ha torto quando insiste nel denunciare il passatismo retrospettivo di molta letteratura mediterranea, che sembra riferirsi agli antichi splendori imperiali - o alla dolcezza del clima, o ai paesaggi pittoreschi - come alle sole possibili fonti della propria legittimazione intellettuale, e non ha energie per concepire un progetto innovativo.

L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA che viene qui proposta vorrebbe valorizzare, piuttosto, la cultura del 'limes', dei molti dei, delle molte lingue e delle molte civiltà, del "mare fra le terre" estraneo alla dimensione monista, cosmopolitica e "umanitaria" delle potenze oceaniche.


Segue…( di Gianni Fabbri )