venerdì 30 agosto 2013

Quale alternativa ? (parte 4 ultima)


IL MEDITERRANEO E L'EUROPA.

A partire dagli anni Settanta del Novecento la "questione mediterranea" diviene sempre più una questione europea, di una Europa avviata sempre più verso l'integrazione regionale.

Alcuni paesi europei decidono di stabilire nuovi rapporti con le loro ex colonie mediterranee e dichiarano di volerli fondare sul dialogo e la cooperazione e non più sull'oppressione e lo sfruttamento.

L'iniziativa e' presa dalla Francia e dalla Spagna che si fanno paladine di una politica mediterranea europea concentrata sul versante occidentale del bacino.
parte 1 quale alternativa parte 1
parte 2 quale alternativa parte 2
parte 3 quale-alternativa parte 3

Sono due gli obiettivi prioritari: anzitutto l'avvio di un dialogo politico con i paesi del Maghreb che stabilizzi i loro rapporti reciproci e favorisca un processo di integrazione regionale. Almeno formalmente questo obiettivo viene raggiunto nel 1989 con l'istituzione dell' Unione del Maghreb Arabo (UMA), cui partecipano Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

In secondo luogo, si progetta una cooperazione politica ed economica fra la Comunità europea e i "paesi terzi" mediterranei, che promuova lo sviluppo e la sicurezza nella regione.

A Marsiglia nel 1988, a Tangeri nel 1989 e a Roma nel 1990 si riunisce il Forum del dialogo, detto "5+5", al quale partecipano la Spagna, il Portogallo, la Francia, l'Italia e Malta, da una parte, la Mauritania, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e la Libia dall'altra.

Dopo l'ingresso nella Comunità Europea di Spagna e Portogallo (1986) i paesi del sud europeo rilanciano con maggiore energia la "dimensione mediterranea"...

..... A questo punto i tempi sono maturi perché la Francia, che Mel primo semestre del 1995 presiede il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea, lanci il progetto di una conferenza euromediterranea in grado di promuovere una politica mediterranea globale. La Spagna, alla presidenza del Consiglio europeo nel semestre successivo, porta a termine l'iniziativa, cosicché il 27 e il 28 novembre del 1995 si riunisce a Barcellona la prima Conferenza Euromediterranea. Vi partecipano e sottoscrivono la Dichiarazione finale i Ministri degli Esteri di ventisette paesi: quindici in rappresentanza della Comunità Europea e dodici in rappresentanza di paesi dell'area mediterranea: Marocco, Algeria, Tunisia, Malta, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Siria, Turchia, Cipro e la Autorità Nazionale Palestinese, rappresentata dal suo presidente Yasser Arafat... ..... Sono presenti altresì paesi molto lontani dal Mediterraneo e dalla sua cultura, come l'Irlanda, la Danimarca, la Svezia e la Finlandia...

..... La grave asimmetria fra le due parti - da un lato una potente organizzazione regionale, l'Unione Europea, e dall'altro singoli Stati identificati sulla base della loro posizione geografica - lasceranno un segno nel "processo di Barcellona" e saranno cause non secondarie della sua crisi. Non si può tuttavia negare, come ha scritto Paul Balta, che la Dichiarazione di Barcellona merita di essere considerata' l'acte fondateur de l Mediterranee du XXIe siècle '.

Si tratta infatti del primo accordo multilaterale firmato dai paesi arabi del Mediterraneo con l'Unione Europea, anche se il documento non e' vincolante dal punto del diritto internazionale.

E l"accordo riguarda il progetto di un "partenariato globale" di lungo periodo, che fra l'altro intende attribuire particolare rilievo alle "società civili" e alla dimensione culturale, anziché privilegiare le burocrazie amministrative e gli aspetti economico-finanziari. Il suo fallimento segnerebbe molto probabilmente il tramonto della "questione mediterranea".

Le finalità enunciate dalla Dichiarazione di Barcellona riguardano temi di ampio respiro - la politica, la pace, la sicurezza, l'economia, la finanza, la cultura, lo Stato di diritto, la democrazia, i diritti umani -, per la prima volta concentrati in un documento che intende promuovere una 'global Mediterranean policy'.

Tre sono gli obiettivi specifici che si vorrebbero realizzare attraverso tre distinti "partenariati".

1) Grazie a un "regolare dialogo politico" il Mediterraneo dovrebbe diventare un luogo di scambi e di cooperazione che ne garantisca la pace, la stabilità' e la sicurezza. A questo fine si richiama in modo esplicito la necessità di combattere il terrorismo, di resistere alla pressione dell'immigrazione clandestina, di reprimere la criminalità internazionale e il traffico di droga...

..... Si sostiene la necessità di una " soluzione pacifica, giusta, globale e durevole, basata sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" e ispirata al principio "terra in cambio di pace", con tutto ciò che questo comporta. Si allude chiaramente a una possibile pacificazione dei rapporti fra lo Stato israeliano e il popolo palestinese sulla base della cessazione dell'occupazione militare e della restituzione ai palestinesi dei territori occupati nel 1967... Documento 'impegnativo', firmato allora oltre che da Yasser Arafat, da Ehud Barak, allora ministro degli Esteri di Israele...

2) La costruzione graduale, entro il 2010 (!), di una "Zona di libero scambio" (ZLS) tra l'Unione Europea e i paesi mediterranei, che dovrebbe dar luogo (avrebbe dovuto! n.d.r.) a una vasta area di "prosperità condivisa" (shared prosperity), accelerando lo sviluppo, migliorando le condizioni di vita delle popolazioni mediterranee, aumentando l'occupazione e incoraggiando l'integrazione regionale...

..... L'introduzione della Zona di libero scambio (ZLS) comporterà l'eliminazione di ogni barriera doganale, tariffaria e non tariffaria, ma con regimi differenziati fra i prodotti agricoli e i manufatti industriali...

..... Sui "principi dell'economia di mercato" [...]

3) La promozione del dialogo fra le diverse culture e religioni come strumento per il riavvicinamento fra i popoli del Mediterraneo, sulla base di una maggiore conoscenza e di una maggiore comprensione reciproca (IDENTITÀ MEDITERRANEA ! n.d.r.).

A questo fine si auspicano iniziative di scambio culturale e di incontro tra i rappresentanti delle "società civili", come fattore essenziale per lo sviluppo del Partenariato euromediterraneo. [...]

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla Dichiarazione di Barcellona. Per commemorare la ricorrenza decennale, il 2005 e' stato dichiarato l' "anno del Mediterraneo" e in novembre la Conferenza Euromediterranea dei ministri degli Esteri si e' tenuta di proposito a Barcellona.

Alla Conferenza, presieduta da Tony Blair [...] e' stato adottato un "Programma di lavoro quinquennale", concentrato sui temi della mobilita' migratoria, della giustizia e della sicurezza. Ed e' stato soprattutto adottato un " Codice di condotta per la lotta al terrorismo"...

..... Nel corso del 2005, nei paesi della sponda Nord sono state numerose le celebrazioni che si sono richiamate con enfasi all'anniversario in nome dell' "importanza strategica del Mediterraneo", idea che era stata alla base della Dichiarazione...

..... Dieci anni sono un arco di tempo sufficiente per tentare una prima valutazione dei risultati ottenuti dal "processo di Barcellona"...

..... Si tratta dunque di chiedersi se l'esperienza di questi anni ha in qualche modo risposto alle aspettative dei paesi europei e soprattutto di quelli arabo-islamici. Gli incontri a livello ministeriale e a livello tecnico, gli interventi economico-finanziari, l'Assemblea parlamentare Euromediterranea, la rete EuroMeSCo e i numerosi 'networks' a livello si società civile hanno inciso, e in che misura, sui temi della pace, dello sviluppo e del dialogo culturale fra le "società civili" ?

Ma sarà ancora più importante, nella cornice degli "assiomi" che sopra abbiamo enunciato, domandarsi se i risultati raggiunti vanno nella direzione di un recupero della UNITA', della ORIGINALITÀ, e della GRANDEZZA CIVILE del PLURIVERSO MEDITERRANEO. O se vanno, invece, nel senso di una sua ulteriore disgregazione ed emarginazione sotto la spinta delle forze che abbiamo metaforicamente chiamato "oceaniche"...

P.S.

In breve sintesi.
L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA che viene qui proposta - dagli autori Cassano e Zolo - prefigura il Mediterraneo come un "Grande Spazio", crocevia di civiltà' e possibile luogo di incontro e di dialogo tra Occidente e mondo islamico, incontro basato sul rispetto e la conoscenza reciproca. Il Mediterraneo come "risorsa strategica" in alternativa alle spinte "oceanocentriche" proposte - o imposte ?!? - dalla globalizzazione.


ALTERNATIVA... RISORSA STRATEGICA... Perché è ancora qui che si gioca la partita per il futuro - di pace e di sviluppo - dell'intero pianeta.

Dall'annoso e incancrenito conflitto israeliano-palestinese... dalle scosse telluriche devastanti che scuotono nel profondo e in modo epocale - istituzioni, tessuto sociale, situazione economico-finanziaria - l'intero universo arabo-islamico - Egitto, Siria, Tunisia, Turchia, Libia, Libano, Jemen, Iraq, Afghanistan, Pachistan, Iran... - facendo precipitare le "Primavere Arabe" - forse troppo caricate di speranze e aspettative ? - in una sorta di rinnovato - e definitivo ? - "scontro di civiltà" dagli esiti incerti e la cui posta in gioco è la "modernità" e conseguente possibilità di coniugare Islam e Democrazia, in alternativa (!) al ritorno al "passato" e ai fondamentalismi, in perenne "guerra civile" tra loro.

E' qui, nel Mediterraneo, che è nato lo "scontro di civiltà", nell'anno Mille con le Crociate, ed è solo qui che può essere definitivamente superato. una condizione perché questo possa accadere è quella di ripensare il rapporto tra il processo di unificazione dell'Europa, la sua appartenenza all'emisfero occidentale, le sue radici mediterranee e la sua relazione con il mondo islamico.

Un'Europa che riscoprisse le sue radici Mediterranee potrebbe profilarsi come uno spazio di mediazione e neutralizzazione degli opposti fondamentalismi.

L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA è un primo consapevole passo in questa direzione.

giovedì 29 agosto 2013

Nel laboratorio dell'intercultura


Ogni viaggio a Qom è una sorpresa, anche per Ibrahim Mahmmoudi che da oltre 30 anni accompagna i visitatori nella città santa dello sciismo, il misterioso laboratorio ideologico della repubblica islamica. «Un giorno nel 1979 condussi qui Sadegh Ghotbzadeh, allora ministro degli Esteri, a visitare l'Imam Khomeini. La sera prima lo avevo portato a una cena e si era presentato con abiti eleganti ma quando veniva dal l'Imam indossava vestiti umili, quasi da mendicante. Poco tempo dopo fu scoperto un complotto e Ghotbzadeh venne fucilato per tradimento». Questa volta Ibrahim ha saputo che a Qom si trova un ayatollah «italiano» ma prima di incontrarlo è in programma una visita alla moschea di Fatima detta Masumeh, l'Innocente.


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Quale alternativa ? ( parte 3 )


L' UNITA' che ha caratterizzato il Mediterraneo antico e medievale sino agli albori della modernità europea sembra dunque accertata da una autorevole storiografia. UNITA' non significa uniformità culturale o monoteismo. Significa, al contrario, l'inclusione a pieno titolo, entro il "pluriverso" culturale mediterraneo, della civiltà arabo-islamica del Maghreb (Mauritania-Marocco-Algeria-Libia-Tunisia) e del Mashreq (Egitto-Sudan-Palestina-Giordania-Libano-Siria-Yemen-Arabia-Emirati Arabi e Paesi del Golfo-Iraq). Si tratta di una inclusione a pieno titolo se e' vero che la tradizione coranica e la filosofia araba presentano connessioni "assiali" con l'antichità ebraica e greca, e con la cultura ellenistica, assai più dirette rispetto al mondo latino e all'Europa cristiana. Ed e' noto a tutti - anche se e' un "dettaglio" molto spesso rimosso e dimenticato - che sono stati degli studiosi arabi ad assimilare per primi l'eredità della filosofia e della scienza greca e persiana. E i testi della sapienza ellenica sono arrivati in Europa occidentale grazie alla mediazione di filosofi arabi come Al-Kindi, Al Farabi, Avicenna, Averroe'.

Sembra inoltre acquisita anche l'originalità antropologica e simbolica del Mediterraneo, grazie a un contesto ecologico che non ha uguali in alcun altro continente, per quanto si possano indicare altri "mediterranei" geografici, dai Caraibi al Giappone.

Il Mediterraneo e' sempre stato un "pluriverso" irriducibile di popoli, di lingue, di espressioni artistiche e di religioni che nessun impero, neppure quello romano, e' riuscito a soggiogare e controllare stabilmente. 
Venezia, la città che ha dominato il Mediterraneo Orientale per cinque secoli, e' stata la patria della tolleranza religiosa e ha offerto asilo alle idee liberali e all'emigrazione politica. E l'impero ottomano non e' mai stato quel regime oscurantista e oppressivo che veniva dipinto nell'Europa dello Ottocento: e' stato un sistema politico complesso e sofisticato, che in materia di tolleranza religiosa si e' mostrato più liberale di molti paesi europei.

A questo punto, confermata la legittimità dell'uso storiografico e antropologico di una nozione specifica di "Mediterraneo", si tratta di argomentare la tesi secondo la quale oggi - nel contesto dei fenomeni di trasformazione economica, politica e militare che i processi di globalizzazione comportano - il Mediterraneo può essere presentato come una possibile "ALTERNATIVA".

Come vedremo, l'alternativa qui discussa e' nello stesso tempo culturale, politica ed economica - in qualche modo "strategica" - e pretende di coinvolgere sia il futuro dell'Europa, sia quello del mondo occidentale nel suo insieme. E si tratta - questo e' il punto più delicato - di una ALTERNATIVA che ha una stretta connessione con il tema braudeliano della grandezza civile del Mediterraneo e, soprattutto, della "durata" nel lungo periodo della sua grandezza.

L'interrogativo centrale e': il "mare fra le terre" ha realmente vinto la sfida oceanica che gli e' stata lanciata, per usare la metafora braudeliana, da Cristoforo Colombo e da Vasco de Gama? Oppure e' realistico pensare che la crescente espansione ed egemonia dello spazio Atlantico e la dilatazione globale - "oceanica" - delle strategie delle grandi potenze occidentali, in primis degli Stati Uniti d'America, sono oggi temi cruciali della "QUESTIONE MEDITERRANEA"?

Sono i temi che sfidano non solo la grandezza civile ma la sopravvivenza del Mediterraneo e che molto probabilmente decideranno il suo destino assieme al destino della civiltà europea e del mondo arabo-islamico? 

..... E' difficile negare che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, l 'unita' del Mediterraneo era già stata compromessa dalle politiche coloniali dell'Inghilterra e della Francia -... Seguite a grande distanza dall'Italia... -
Ma sono state soprattutto le due guerre mondiali a frammentare e dividere il mondo arabo-islamico e, nello stesso tempo, ad aprire il Mediterraneo e il Medio Oriente all'influenza crescente degli Stati Uniti...
..... Nel quadro del crescente antagonismo fra gli Stati Uniti, sempre più presenti in Europa, e l'Unione Sovietica - oggi Russia - l'unità del Mediterraneo si lacera ulteriormente a causa della divisione dei paesi arabi: mentre la Turchia e i paesi del Golfo Persico si schierano con gli Stati Uniti, la maggioranza dei paesi arabo-islamici - in particolare la Siria, la Libia e l'Algeria - si affidano alla cooperazione economica, politica e militare del blocco comunista.

Nella seconda metà del Novecento anche la rete delle nicchie ecologiche fra terra e mare viene alterata. Il coinvolgimento di attori pubblici e privati in attività industriali, interventi edilizi, politiche agricole, trasporti navali, condotte sottomarine di materiali combustibili, basi e strutture militari, ha un notevole impatto ambientale, non solo sulla sponda settentrionale.

Oggi il 28% del traffico mondiale del petrolio si concentra nel Mediterraneo e ogni giorno lo attraversano trecento petroliere. L'esito generale, oltre all'inquinamento delle sorgenti, dei fiumi e del mare, e' il 'gap' economico e tecnologico che divide sempre più i paesi euromediterranei da quelli della sponda sud e sud-orientale.
Il termine "Mediterraneo" finisce per essere usato come un 'escamotage' ideologico-politico per celare l'asimmetria e la discriminazione post coloniale tra le due sponde.

E serve a ignorare le ragioni del crescente flusso di migranti irregolari dalla sponda sud-orientale alla sponda nord, ciò che tende a trasformare le coste europee, in particolare quelle italiane, in un cimitero marino.

A partire dal 1948, anno dell'auto proclamazione dello Stato di Israele, il processo di disintegrazione dell'unità mediterranea viene accelerato dall'esplosione del conflitto arabo-israeliano e dall'incancrenirsi della questione palestinese. Nell'arco dell'ultimo ventennio, dopo il crollo dell'impero sovietico e la fine dell'ordine bipolare del mondo, e' sopraggiunta una serie di "nuove guerre", dai Balcani all'Afghanistan, all'Iraq, al Libano, scatenate o sostenute da potenze occidentali, con la diretta o indiretta complicità delle nazioni euromediterranee, in particolare della Spagna e dell'Italia. Come vedremo, la crescente tensione ideologica e politica fra il mondo arabo-islamico e l'Occidente ha finito per trasformare il bacino mediterraneo e il Medio Oriente in una delle aree più conflittuali e insicure del pianeta, sino a farne la culla del cosiddetto 'global terrorism'.

L'unità, l'originalità e la grandezza civile del "pluriverso" mediterraneo sono dunque un patrimonio storico e politico che oggi rischia di essere cancellato, sopraffatto com'è da strategie "oceaniche" - universalistiche e "monoteistiche" - che minacciano non solo la convivenza fra i popoli mediterranei, ma anche l'ordine e la pace internazionale.

Per "ALTERNATIVA MEDITERRANEA" si può dunque intendere il tentativo di resistere (resistere... resistere... resistere!) facendo leva su un recupero della tradizione e dei valori mediterranei (IDENTITÀ MEDITERRANEA! n.d.r.), alla deriva universalistica e "monoteistica" che viene dall'Occidente estremo - gli Stati Uniti d'America - e si abbatte con violenza sul vecchio mondo.

L' ALTERNATIVA e' denunciare e contrastare il fondamentalismo neoimperiale - aggressivo e bellicista - che si propone di recidere ogni rapporto fra le due rive del Mediterraneo, subordinando l'Europa allo spazio atlantico e sottoponendo il mondo arabo-islamico a una crescente pressione politica, economica e militare.

E' il caso di aggiungere che l'idea di una "ALTERNATIVA MEDITERRANEA" che qui e' stata tratteggiata si ispira alla Scuola di Algeri e alla lezione braudeliana non solo per il rifiuto di ogni riferimento unilaterale e apologetico alla tradizione romana e cristiano-cattolica, ma anche per la diffidenza "realista" verso una visione nostalgica o romantica del Mediterraneo. La mitologia dell'età dell'oro greco-romana - come del resto la retorica del sole, della vite e dell'ulivo - finisce per applicare il paradigma "orientalista" al Mediterraneo stesso, facendone un prezioso fossile della protostoria occidentale, senza prospettive se non quelle del piccolo cabotaggio turistico-commerciale.

Predrag Matvejevic non ha torto quando insiste nel denunciare il passatismo retrospettivo di molta letteratura mediterranea, che sembra riferirsi agli antichi splendori imperiali - o alla dolcezza del clima, o ai paesaggi pittoreschi - come alle sole possibili fonti della propria legittimazione intellettuale, e non ha energie per concepire un progetto innovativo.

L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA che viene qui proposta vorrebbe valorizzare, piuttosto, la cultura del 'limes', dei molti dei, delle molte lingue e delle molte civiltà, del "mare fra le terre" estraneo alla dimensione monista, cosmopolitica e "umanitaria" delle potenze oceaniche.


Segue…( di Gianni Fabbri )

domenica 25 agosto 2013

Grecia: al concerto pagando in cibo



Cultura e solidarietà: ad un recital del musicista cretese Ilias Paliudakis si è pagato il biglietto con alimentari anziché moneta, per redistribuire il cibo a famiglie in difficoltà. Nel frattempo i neonazisti di Alba Dorata cavalcano la crisi distribuendo cibo ai soli greci

Al posto del biglietto d’ingresso al concerto, tre chili di riso. O due bottiglie d’olio extravergine, una scorta di caffè macinato, un sacco di farina. Ognuno faceva la fila con il suo sacchetto pieno di cibi a lunga conservazione, per assistere lo scorso 10 agosto al recital di musica cretese di Ilias Paliudakis, alle nove di sera al teatro all’aperto di Chania, nell’isola di Creta
continua a leggere clicca su : www.balcanicaucaso.org




Attraversamenti: il festival delle terre al di là del mare


Il primo week end di settembre, Ostuni sarà protagonista della cultura contemporanea, ospitando la prima edizione del festival internazionale “Attraversamenti”, manifestazione ideata e curata dall’associazione presente continuo

“Attraversamenti” è un festival culturale dedicato all’incontro fra l’Italia e i Balcani. Le attività del festival si svolgono su tutto il tessuto del centro storico di Ostuni per 3 giorni, durante il primo fine settimana di settembre, dal 6 all’8.

I nodi concettuali attorno ai quali si aggrega la manifestazione sono: la questione geo-politica posta dalla frontiera Adriatica, la mobilità e l’ibridazione come fenomeni alla base di nuove mappe culturali e il binomio fra identità e nomadismo.
I protagonisti degli eventi hanno ‘cittadinanza’ transnazionale e le tematiche sono affrontate con una prospettiva trasversale.

“Attraversamenti” è un festival che supera il concetto di confine per veicolare una contemporanea e aperta visione di scambio tra identità culturali diverse. “Attraversamenti” non è solo un festival in senso stretto ma ambisce a rappresentare una piattaforma permanente dedicata alla costruzione di progetti e relazioni culturali tra l’Italia, in particolare la regione Puglia, e i Paesi Balcanici.

La spinta che muove questo nuovo distretto culturale è quella di creare le basi per una brain circulation dell’Adriatico. Non più fuga dei cervelli, insomma, ma circolazione del pensiero e delle opportunità.

Il festival si propone di raggiungere tali, alti, obiettivi attraverso alcune aree tematiche che saranno sviluppate nei tre giorni di attività.

Le macroaree di interesse sono: arte, cinema, food, musica, incontri e storia. Ogni sezione ha un curatore di eccellenza.

La sezione dedicata all’enogastronomia prevede tra l’altro dei punti Slow Food installati per tutto il centro storico. Nella serata finale si terrà in piazza un’esibizione di Show Cooking, uno spettacolo live che vedrà protagonisti gli chef stellati del territorio.

L’arte sarà un altro dei punti di forza di “Attraversamenti” con la mostra “Identità nomade” che raccoglie opere dei maggiori artisti contemporanei che si sono interessati al concetto di confine e identità, tra cui Elizabeth Aro, Ursula Biemann, Johanna Billing, Marcella Vanzo, Bianco Valente, Toki Tanaka.

Un programma denso di appuntamenti sta germogliando in quel di Ostuni. La pianta che ne nascerà potrà essere quel ponte che ancora manca tra l’Italia e i Balcani: così vicini eppure, ancora, così lontani.

UN PROGETTO DI: presente continuo

ORGANIZZATORI: presentecontinuo e Gal Alto Salento

CON IL PATROCINIO DI: Ministero per i beni e le attività culturali,Regione Puglia, Comune di Ostuni, Forum AIC

CON IL CONTRIBUTO DI: Camera di Commercio di Brindisi, Fondazione Nando Peretti, Paolo e Noemia
D’Amico

Info: www.attraversamentifest.it

presentecontinuo: 3384997742

ufficio stampa: 3474920555

Quale alternativa ? (parte 2)

FERNAND BRAUDEL

" La Mediterranee et le Monde mediterraneen a l'epoque de Philippe II "

Un contributo di notevole rilievo teorico al dibattito sulla questione mediterranea e' stato offerto nel corso del Novecento dalle ricerche di storici ed etnografi... In particolare dall'opera storiografica di Fernand Braudel ...con l'imponente opera sul Mediterraneo, a tutt'oggi insuperata per rigore, originalità e ricchezza tematica.
La passione intellettuale per il tema mediterraneo nasce in Braudel grazie all'incontro con il pensiero di Henri Pirenne. Ma e' soprattutto l'UMANESIMO MEDITERRANEO di Paul Valery, con la sua apertura al mondo islamico, che lo attrae e lo riempie di ammirazione...

...Braudel valorizza il pluralismo delle fonti culturali che danno vita alla civiltà mediterranea. La tradizione greca e quella latina interagiscono con la cultura ebraica e il mondo arabo-islamico, grazie, fra l'altro, alla feconda mediazione degli ebrei spagnoli e dei 'moriscos' (i Mori, i musulmani di al-Andalus) rifugiati in massa (dopo l'espulsione dalla Spagna a partire dal 1942) nel Maghreb nel corso del Cinquecento.
Contro gli stereotipi dell'egemonia greco-latina, dell'orientalismo e del razzismo coloniale, Braudel tende a rivalutare la cultura araba: il suo immaginario artistico, la grande tradizione speculativa, medica e matematica. In questa chiave il Mediterraneo acquista una legittimità retrospettiva poiché viene costruito come una entità storica "globale" che merita di essere studiata in quanto tale. Il Mediterraneo diventa una sorta di "personaggio storico" che si impone come un protagonista nel mondo delle discipline storiche, antropologiche e politiche, non solo in Francia e non solo in Europa. E la "QUESTIONE MEDITERRANEA" assume uno statuto scientifico indiscusso e irreversibile.

Nella scia della lezione di Braudel si e' sviluppata nella seconda meta' del secolo scorso una ricca storiografia mediterranea entro la quale spicca la monumentale ricerca di Peregrine Horden e Nicholas Purcell, "The Corrupting Sea: A Study of Mediterranean History".
E' un lavoro di largo respiro in cui il Mediterraneo antico viene studiato come uno spazio unitario e in una prospettiva di lungo periodo.

Secondo Horden e Purcell c'è un elemento che dal punto di vista storico-ecologico unifica il Mediterraneo e lo distingue da ogni altra area geografica: e' la rara coesistenza fra un ambiente naturale nel quale le comunicazioni umane si sono agevolmente sviluppate lungo le sponde marine e una topografia costituita da nuclei sociali di ridotte dimensioni, dislocati e frammentati lungo le coste e nelle isole...
"Unita'", "coerenza", "medesimo destino", "grandezza" del Mediterraneo, non sono assunti ideologici o politici, o almeno non intendono esserlo. Braudel e la sua Scuola fondano queste "verità" attenendosi ai canoni della storiografia positiva delle 'Annales' (Scuola francese di storiografia). La ricostruzione storica si avvale dei risultati delle scienze sociali: dall'antropologia alla sociologia, alla geografia umana, alla demografia, all'ecologia storica.
Alla luce della letteratura e della storiografia che abbiamo sin qui passato in rassegna, e' possibile tentare una risposta ragionevole all'interrogativo sopra formulato: quale significato non banale o non puramente intuitivo e' possibile attribuire al termine "MEDITERRANEO" ?
Ciò che oggi sembra legittimo sottoscrivere - e assumere come eventuale presupposto di una "ALTERNATIVA MEDITERRANEA" - sono alcuni assiomi molto generali, più o meno direttamente ispirati al mediterraneismo catalano, alla lezione della Scuola di Algeri e alla storiografia mediterranea fondata da Braudel. Eccoli:
Il Mediterraneo, in quanto spazio geografico, demografico e culturale
può essere considerato un oggetto legittimo di analisi e di valutazione
storica "olistica", o "globale", perché si tratta di una realtà che può vantare, come poche altre aree del pianeta, una struttura omogenea, coerente e originale.
La singolarità orografica, il clima temperato e una vegetazione particolare
- la vite, l'ulivo, gli agrumi - hanno fatto del Mediterraneo uno spazio
ecologico che per millenni ha favorito, lungo tutte le sue sponde, la
formazione e la stabilizzazione di strutture abitative, di colture rurali e di
Sistemi commerciali spazialmente dislocati e frammentati, ma nello
stesso tempo in stretta comunicazione fra loro.
La intensità delle relazioni comunicative, dei travasi culturali, dei
rapporti commerciali, degli incroci demografici e degli scambi piu'
diversi, inclusi i conflitti, le guerre, le Crociate, le scorrerie piratesche,
hanno contribuito a forgiare una solida 'koinè' culturale e civile.
Essa ha radici non solo nella tradizione ebraica e nella filosofia greca e nella loro assimilazione entro il mondo latino e cristiano, ma anche nell'universo culturale, artistico e religioso arabo-islamico. Lo sviluppo della cultura europea, a cominciare dalla eccezionale esperienza di Al-Andalus (Sull'esperienza andalusa e il suo valore di anello di congiunzione fra il mondo arabo e la cultura europea si veda: J. Berque, "Andalousies" - J. Zozaya Stabel-Hansen, "Al-Andalus y el Mediterraneo") si è intrecciata con la tradizione coranica. Finora, queste radici comuni non sono state divelte neppure dai più' aspri antagonismi e hanno prodotto frutti ricchissimi. Basti pensare che l'area mediterranea vanta la più grande concentrazione artistica del mondo.
La "grandezza" del Mediterraneo, sostiene Braudel, e' durata molto
oltre l'epoca di Colombo e di Vasco de Gama. E' una tesi che si
oppone all'opinione diffusa secondo la quale la crisi della grandezza e
della unita' mediterranea si profila già con la "reconquista", la caduta
di Granada nel 1942 e la fine della grande esperienza andalusa.
Secondo questa opinione la decadenza dell'Impero Ottomano e il declino della civiltà arabo-musulmana iniziano quando le potenze cattoliche della Spagna e del Portogallo si proiettano nella dimensione oceanica. (dopo la battaglia di Lepanto -n.d.r.-).
Ma ciò che Braudel sembra qui sostenere e' piuttosto che la durevole "grandezza" del Mediterraneo sta nella longevità del suo "pluriverso" culturale (IDENTITÀ MEDITERRANEA -n.d.r.-) che a rigore si e' articolato, come egli scrive, non entro "un mare", ma entro un "complesso di mari". E si e' trattato di mari "ingombri di isole, tagliati da penisole, circondati da coste frastagliate [...] la cui vita si e' mescolata alla terra e non e' separabile dal mondo terrestre che l'avvolge".
In questo senso il Mediterraneo ha preservato la sua grandezza civile in quanto "mare fra le terre", resistendo nel lungo periodo alla sfida proveniente dai grandi spazi oceanici e continentali scoperti dai navigatori spagnoli e portoghesi.
Si potrebbe dire, attualizzando, che le "civiltà mediterranee"(IDENTITÀ MEDITERRANEA) sono sopravvissute in particolare all' "atlantismo" americano ( e che il Mediterraneo e' di nuovo "strategico" sullo scacchiere geo-politico internazionale... Nonostante la "globalizzazione" -n.d.r.-).

segue ( di Gianni Fabbri )

giovedì 22 agosto 2013

Quale alternativa ? ( parte 1 )


Per continuare l'approfondimento sul Mediterraneo iniziato con le considerazioni sull' "IDENTITÀ MEDITERRANEA" e successivi contributi sulla Storia del Mediterraneo, si propongono alcuni stralci del Saggio "L'Alternativa Mediterranea" di Franco Cassano e Danilo Zolo, Edizioni Feltrinelli (Campi del Sapere), proposto come lettura interessante all'attenzione di chi segue il Blog.


LA QUESTIONE MEDITERRANEA " Di Danilo Zolo

1 Quale Mediterraneo ?
Il titolo di questa raccolta di saggi - L'Alternativa Mediterranea - può sorprendere e lasciare perplessi.
Che cosa si intende nelle pagine di questo libro per "Mediterraneo"?...
... In che senso può essere proposto come un'alternativa ? Un'alternativa a che cosa ? Per di più, oggi non manca chi parla di emarginazione, di collasso,di fine del Mediterraneo: nel contesto dei processi di globalizzazione "il mare fra le terre" sarebbe uno spazio residuale che si avvia a divenire un secondo Mar Morto.
Il dibattito contemporaneo sulla "QUESTIONE MEDITERRANEA" - e il tentativo di precisarne la dimensione culturale e le implicazioni politiche – ha avuto importanti precedenti sia in Europa, in particolare in Spagna e in Francia, sia nella cultura araba del Maghreb, specialmente in Algeria (la bibliografia sul Mediterraneo e' molto estesa... A partire da Fernand Braudel e Paul Valery... Senza dimenticare la produzione giovanile di Albert Camus... E il ruolo decisivo di "Mediteransky Brevijar" di Predrag Matvejevic...). Basti pensare ai Catalani... A Barcellona, dove ancora oggi esiste ed e' attivo un Institut Catala' de la Mediterrania, il tema mediterraneo e' stato elaborato, sin dagli ultimi decenni dell'Ottocento, in termini che andavano molto oltre il paradigma storico-geografico della tradizione greca e latina.
Il contenuto semantico del predicato "MEDITERRANEO" si e' arricchito sino a denotare lo STILE DI VITA, L'ESTETICA, LA VOCAZIONE COMUNITARIA E COOPERATIVA DELLE GENTI DEL MEDITERRANEO OCCIDENTALE, al di la' della eterogenea pluralità delle tradizioni culturali, politiche e religiose.
"Quiete, armonia e sensualità", scrive il catalano Luis Racionero Grau, sono le caratteristiche del paesaggio mediterraneo che si riverberano sull'antropologia dei suoi abitanti e si oppongono all'industrialismo e al modernismo tecnologico dei "barbari del Nord".
Il Mediterraneo e' la "riserva morale" dell'Occidente, il BACINO ECOLOGICO DEL SUO UMANESIMO...

In Francia e in Algeria, a partire dagli anni Trenta del Novecento, si e' affermata una letteratura mediterranea che si e' posta in diretta polemica con la tradizione coloniale francese...

... Tra Parigi, Marsiglia e Algeri emerge un'idea del Mediterraneo che e' incompatibile con la rappresentazione orientalista del mondo arabo: l'orientalismo esotico degli auropei ignora la civiltà islamica, nega i suoi valori e la pone ai margini della modernità...
Nello stesso tempo, per bocca di autori come Audisio e Camus, la "Scuola di Algeri" respinge il paradigma della mediterraneita' greco-latina che identifica il Mediterraneo con la tradizione romana. Per Camus il Mediterraneo e' la negazione stessa di Roma e del "genio latino", con il suo culto guerriero della grandezza, della forza e della supremazia militare.
L'incontro fra Occidente e Oriente e' realizzabile solo sulla base di un rapporto paritario fra le diverse culture mediterranee che si opponga a ogni egemonia imperiale e superi la frattura coloniale fra la sponda nord e la sponda sud-orientale.
A Camus fa eco Audisio, ammiratore della civiltà musulmana, fiducioso nella rinascita della cultura araba, fermamente antirazzista: per lui la "RAZZA MEDITERRANEA" e' una "RAZZA IMPURA", felicemente contaminata da un molteplice, secolare meticciato.
Audisio respinge la "esclusiva adorazione di Roma" e si dichiara CITTADINO DEL MEDITERRANEO a condizione di avere per CONCITTADINI TUTTI I POPOLI CHE ABITANO LE SUE SPONDE, COMPRESI GLI EBREI, GLI ARABI, I BERBERI E I NERI.
Segue…( di Gianni Fabbri )

martedì 20 agosto 2013

Avversari senza dialogo


L’Egitto ricade nel vortice della violenza. Quanti si oppongono al ritorno del deposto presidente islamista Mohammed Mursi sono la maggioranza, ma i suoi sostenitori sono pronti lottare fino alla morte.

La forza con la quale i militari vogliono disperdere gli islamisti è anacronistica e pericolosa; il pacifismo evocato dalla Fratellanza una maschera che non riesce a nascondere le armi utilizzate per scatenare l’altrettanta violenza che ha contribuito a incendiare il paese.

La polarizzazione e l’incapacità al compromesso che hanno caratterizzato la presidenza Mursi hanno portato a uno scontro frontale che danneggia in primis la popolazione, ma anche l’instaurazione di una democrazia liberale. 

Anche se fino ad ora è stato l’esercito a confrontarsi con i sostenitori del deposto presidente, gli assalti ai luoghi di culto cristiani e i costanti discorsi di chi spera di riuscire a “pulire” il paese dagli islamisti mostrano il rischio di una escalation di violenza civile.
Inclusione prima, democrazia poi

In un contesto di democrazia non consolidata, è sul concetto di inclusione che si devono concentrare quanti cercano un’uscita dalla crisi.

Anche se tutte le mediazioni tentate non hanno portato risultati, è essenziale che le parti, a partire dal nuovo governo, si sforzino sinceramente per negoziare una rapida cessazione della violenza che metta da parte i progetti propri di ciascuna fazione.

Anche se le vicende degli ultimi giorni non sembrano andare in questa direzione, l’esercito dovrebbe facilitare una transizione inclusiva che coinvolga tutte le parti in causa, sperando che le dinamiche dell’Egitto portino a un evoluzione simile a quella della Turchia di fine anni ‘90.

Per conservare il sostegno della maggioranza della popolazione, i militari devono evitare atti di violenza come quelli degli ultimi giorni che iniziano a portare defezioni all’interno del fronte dei suoi sostenitori. 

A Mohammed El-Baradei, da luglio vice premier del nuovo governo, è stato affidato il compito di spiegare al mondo intero che quello in Egitto non è stato un golpe, ma semplici dimissioni di un premier. 
Ancora una volta, dopo aver eliminato il nemico comune, il fronte che ha portato al rovesciamento del governo Mursi rischia quindi di spaccarsi. In questo fronte confluiscono liberali, giovani, copti ed ex mubarakiani con idee diverse circa il ruolo che spetta ai militari.

Difficilmente il sostegno di cui gode ora l’esercito sarà illimitato. A mostrarlo è anche la ricomposizione del vecchio fronte di opposizione al regime militare, nel quale inizia a confluire l’anima giovanile del Tamarrod, la campagna che ha organizzato la prima manifestazione per la deposizione di Mursi.

Rischio scenario algerino

Anche se l’Islam politico sembra più compatto, è comunque un attore variegato e molto dipenderà dall’evoluzione delle sue dinamiche interne. I salafiti, islamisti su posizioni più conservatrici, hanno da subito accettato il piano dei militari e anche se adesso condannano la violenza, difficilmente faranno passi indietro, visto l’aumento del loro peso politico.

Anche senza un ritorno di Mursi, l’islam politico sarà una componente rilevante dello spettro politico egiziano ed è difficile pensare che accetti un ritorno alla clandestinità.

Tanto i sondaggi condotti nelle ultime settimane che la mappa delle recenti manifestazioni mostrano che gli islamisti sono contestati anche nelle loro roccaforti. Le immagini di violenza contro i loro affiliati potrebbero far guadagnare qualche voto, ma per recuperare i consensi persi nell’ultimo anno sarà necessaria una riflessione interna che coinvolga l’ala più riformista e quella giovanile che chiedono di essere incluse nelle dinamiche politiche.

I rischi derivanti da un’eventuale uscita della Fratellanza dal percorso democratico sono elevati. Le posizioni più estremiste potrebbero prendere il posto di quelle più moderate, riproponendo uno scenario simile a quello algerino degli anni’90.

Dalle piazze ai palazzi

Tra questi due fronti che lottano per il potere, si trova la maggioranza della popolazione, favorevole a un compromesso, ma incapace di influenzare significativamente il corso degli eventi. 
Le manifestazioni con le quali milioni di cittadini hanno chiesto l’uscita di scena di Mursi hanno confermato che il popolo è pronto a mobilitarsi e che tale mobilitazione sta diventando uno strumento di legittimità per quanti vogliono gestire le dinamiche del paese.

La vera sfida è quella di riuscire a convertire le manifestazioni di strada in una pratica politica che accetti e consolidi le regole del gioco democratico, anche quando portano a risultati sgraditi, rifiutando pericolose scorciatoie che implicano l’aiuto di chi si serve della legittimazione popolare per realizzare i propri progetti.
La nuova fase della transizione egiziana non sarà né breve, né priva di conflitti. Sbagliato però pensare che l’Egitto sia al punto di partenza. Se i militari non mantenessero le loro promesse, dovrebbero affrontare le folle pronte e abituate a scendere in strada.
Per garantire sicurezza, mettendo fine al caos che governa le città egiziane, l’esercitò dovrebbe capire che il paese non si stabilizza premendo il grilletto delle pistole.
Entrambe le parti devono comprendere che non possono andare avanti da sole e che aprire il fuoco sull’avversario non è il modo per arrivare a elezioni realmente democratiche.
Per fare uscire l’Egitto dal vortice di violenza sempre più profondo, gli attori in campo devono unire le energie e focalizzarsi sugli interessi della popolazione ignorati prima dal vecchio regime e poi da quanti l’hanno sostituito alla guida del paese.

Azzurra Meringolo per Affari Internazionali

19/08/2013

Azzurra Meringolo è dottoressa in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna. È autrice di "I Ragazzi di piazza Tharir" e vincitrice del premio giornalistico Ivan Bonfanti 2012. Ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI), è coordinatrice scientifica di Arab Media Report.

venerdì 9 agosto 2013

La nostra identità meticcia nel melting pot mediterraneo


Chiese e Moschee, crociati e pellegrini, migranti e mercanti : la nostra identità meticcia nel melting pot mediterraneo.

Cosa ci insegna la storia dell'arte circa temi urgenti e cruciali come l'integrazione tra culture e religioni diverse, la tolleranza, la convivenza civile in società complesse e tendenzialmente multietniche ? La risposta di Antonio Pinelli, professore dell'Università di Firenze, è una riflessione attualissima, che permette di capire il rapporto tra arte e dimensione del sacro, ambiguamente sospeso tra esclusione integralista e tolleranza.

Clicca sul link e guarda la lectio magistralis :
www.raiscuola.rai.it

giovedì 8 agosto 2013

Una Ferita che sanguina, Maram Al-Masri


La poetessa siriana Maram al Masri ha partecipato alla serata sulle donne del Festival di Massenzio Letterature 2013. In questa occasione ha letto versi della sua raccolta inedita "Cammina nuda la libertà" dedicati al martoriato paese, preceduta e seguita dalla musica di Women in Quartet.

Maram al Masri è nata nel 1962 a Lattakia (Siria). Vive a Parigi dal 1982. Dopo un primo libro pubblicato nel 1984 a Damasco dal titolo "Ti minaccio con una colomba bianca", ritorna alla poesia con "Ciliegia rossa su piastrelle bianche". Molte sue poesie sono state tradotte e pubblicate in riviste, in spagnolo, francese, inglese, tedesco,italiano, corso e turco. Il suo terzo libro "Ti Guardo" è pubblicato in Libano, Francia e Spagna.

Ascoltiamo pochi minuti dalla sua splendida voce, la musicalità delle parole di alcune delle sue poesie
clicca sul link:
Rai letteratura



lunedì 5 agosto 2013

L'immaginario mediterraneo in un museo


Marsiglia
Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo, inaugurato a giugno, cerca di valorizzare la cultura di una regione la cui identità culturale e politica non è sempre facile da definire.

di Joseph Hanimann Suddeutsche Zeitung

È come in barca a vela, se non si sfrutta ogni minimo soffio di vento, non si va avanti. Iniziato 13 anni fa, il progetto di un museo sulle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo si era rapidamente arenato a causa dell’indecisione su dove collocarne la sede, se a Parigi o a Marsiglia.

In realtà la ragione pratica che giustificava la creazione di questo museo era piuttosto artificiosa. Infatti il Museo nazionale delle arti e delle tradizioni popolari, vecchio e polveroso istituto creato nel 1936 a Parigi, doveva chiudere e trasmettere la sua considerevole collezione a Marsiglia. Alla fine è stata scelta la sua posizione, sul porto davanti al vecchio forte Saint-Jean, e il concorso è stato vinto dall’architetto del sud della Francia Rudy Ricciotti.
Marsiglia aveva però ben altri problemi, come le tensioni sociali fra i quartieri nord e sud, e il progressivo impoverimento della sua popolazione, il 15 per cento della quale vive al di sotto della soglia di povertà. Di conseguenza il progetto del museo è stato accantonato fino a quando, cinque anni fa, Marsiglia è stata scelta come Capitale europea della cultura 2013. Questa scelta ha dato nuovo slancio al progetto e ha segnato l’inizio di una vera e propria frenesia immobiliare.

Così di fronte alla Marsiglia del 
traffico di stupefacenti, delle mafie e dell’economia parallela, si è affermata un’altra Marsiglia, quella dei progetti culturali, del rinnovamento urbano e del conseguente imborghesimento.

Terra di accoglienza del Nordafrica e unica grande città francese a non emarginare la sua popolazione più povera nelle periferie, Marsiglia sta scoprendo che la cultura può essere un motore dell’economia. Il palazzo Longchamp e il museo Borély sono stati rinnovati e trasformati in musei di belle arti, il Vecchio porto è stato ristrutturato da Norman Foster e il Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo (MuCem), inaugurato all’inizio di giugno, è stato affiancato, su iniziativa della Regione, dalla “Villa Mediterranea”.

Avvolto in una rete di cemento nero, l’imponente parallelepipedo di Rudy Ricciotti è accessibile dal tetto attraverso due passerelle o dal pianoterra lungo le banchine. In entrambi i casi l’edificio trasmette un’impressione di qualità. Si tratta probabilmente di uno dei musei più riusciti di questi ultimi anni in Europa.

Con una superficie espositiva di quasi quattromila metri quadrati e il suo collegamento al Forte Saint-Jean e alla vecchia villa attraverso queste passerelle vertiginose, l’edificio è al tempo stesso un museo, un’attrazione e un nuovo simbolo per la città.

Tuttavia le collezioni in suo possesso non facilitano il compito del MuCem. Infatti il museo etnografico è un concetto ormai superato che risale al diciannovesimo secolo. Il MuCem vuole creare un museo delle civiltà di nuovo genere. Resta da capire come potrà riuscire in questa impresa viste le collezioni che ha ereditato – mezzo milione di strumenti, di oggetti rituali, di mobili, di costumi, di manifesti e di foto – e l’immensità del perimetro geografico coinvolto.

Una cosa è certa: si metterà l’accento soprattutto sui legami che uniscono il Mediterraneo e l’Europa. Evitiamo di contrapporre l’Europa del nord e quella del sud, esorta Thierry Fabre, responsabile della programmazione del MuCem, per il quale la visione di un “impero latino” – così come stata definita dal filosofo 
Giorgio Agamben – è stata erroneamente interpretata dal nord come una dichiarazione di guerra. Per Fabre l’Europa prova per il Mediterraneo un’inclinazione naturale, che però si è andata sclerotizzando dopo Goethe, la campagna d’Egitto di Napoleone e la moda per l’orientalismo.
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Un nuovo orizzonte culturale

Fabre prova un vero e proprio orrore per i “discorsi retorici sul Mediterraneo, culla della civiltà”. Il ritorno di attualità per questa inclinazione naturale non è diretta contro il nord – si tratta soprattutto di affermare una specificità troppo spesso trascurata. Per lui il Mediterraneo possiede una forte “identità narrativa”, ricca di storie e di un immaginario condiviso. Per Fabre non esiste alcun immaginario paragonabile, né atlantico né baltico, con l’esclusione forse dei Caraibi.

Per il responsabile della programmazione del MuCem, il 
sussulto democratico che si è avuto nei paesi del Nordafrica e l’instabilità politica che lo accompagna sono la conferma che il vento soffia ormai da sud. Dai primi sogni mediterranei dei pionieri del socialismo con Saint-Simon all’attrazione di Nietzsche per Carmen passando per le odi al sole di Picasso, si tratta di un nuovo orizzonte culturale che si sta delineando nell’Europa meridionale, come afferma il MuCem attraverso scelte un po’ arbitrarie.

Un orizzonte culturale le cui lacune saranno ormai colmate – anche da un punto di vista politico – dal sud. A questo proposito il contributo del MuCem dipenderà dalla capacità di superare il suo scopo iniziale, piuttosto vago. Infatti, anche se la grande affluenza fatta registrare dall’inaugurazione (350mila persone) è un segno di successo, questo non basta. Posti lungo una sorta di confine europeo, Marsiglia e il suo museo intravedono comunque la possibilità di un futuro di cui non sono gli unici depositari.

venerdì 2 agosto 2013

LETTURE : La felicità araba

Ibrahim, Mohamed e Shady Hamadi: tre generazioni di una famiglia siriana che ha vissuto sulla pelle i dolori della dittatura. Poi ci sono Abo Imad, Eva Zidan, Rami Jarrah e molti altri ragazzi che hanno raccontato al mondo la grande rivolta siriana, eroi che lottano per la libertà di un paese schiavo della propria infelicità. Nelle pagine di Shady Hamadi si incrociano i racconti di una stagione di lotte e di speranze che l'Occidente, distratto e colpevole, ha guardato troppo poco. Hamadi raccoglie testimonianze di sacrifici, di sofferenza, di dolore ma anche di coraggio e di aspettative portate avanti con orgoglio. Il libro è un manifesto per il popolo siriano che sta vivendo la sua primavera nelle piazze e nella rete. "La felicità araba" ci racconta quello che per troppo tempo non abbiamo voluto vedere. Prefazione di Dario Fo.