martedì 11 giugno 2013

La madre di tutte le battaglie


E' l'alba, il cielo e' terso, nello specchio di mare a Sud di Cefalonia, fra Zacinto e la costa continentale, si fronteggiano due muraglie di vele.
Sul mare e' sceso un tremendo silenzio, un silenzio di morte.

Le ammiraglie si salutano con un colpo di cannone. Poi, parte la mattanza: quasi 40.000 morti in quattro ore.
Per otto miglia l'acqua si copre di cadaveri e sangue... "Era torbido el mar e tutto sangue... Legni, remi, alberi e vele spezzate, corpi, teste mozzate, turbanti, coprono le acque e il vento disperde per miglia..." Le cronache dell'epoca cosi' riportano gli eventi, che sono storia documentata.
La flotta cristiana, che ha sostato a Cefalonia, e' già in navigazione: si e' mossa di notte. Forma una processione interminabile. Una terribile macchina da guerra messa insieme dalla "Santa Alleanza" (o Lega Santa)
Riunisce le forze navali della Repubblica di Venezia (l'Impero della Serenissima, che dominava il Mediterraneo), dell'Impero Spagnolo, con il Regno di Napoli e di Sicilia, dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Ducato di Urbino
e del Granducato di Toscana, sotto le insegne pontificie. Della Alleanza Cristiana fa parte anche la Repubblica di Lucca, che, pur non avendo navigli propri, concorre con denaro e materiali all'armamento della flotta genovese.
La flotta della "Lega Santa", coordinata dalla Serenissima, e' comandata da Don Giovanni d'Austria.
La flotta ottomana e' comandata da Muezzinzade Ali' Pascià, che perde la vita nello scontro.
La coalizione cristiana e' stata promossa alacremente da Papa Pio V per soccorrere la città veneziana di Famagosta sull'isola di Cipro, assediata dai Turchi ed strenuamente, ma invano, difesa dalla guarnigione locale il cui capitano Bragadin e' torturato e scorticato vivo.
Ma il contesto più generale e' quello di una guerra aperta e aspra per il controllo del Mediterraneo.

La flotta cristiana punta a Nord-Est, verso la terra ferma, fra l'isola di Kastos e le Curzolari. Le 'galere' vanno solo a remi, hanno il vento contro. Si mettono sotto costa per prendere il nemico di sorpresa, alla uscita del Golfo di Patrasso.
Anche i Turchi sono da tempo in mare. Sanno tutto della flotta avversaria. Una loro 'galea' dipinta di nero si e' infilata nottetempo, beffarda, nel porto di Messina per contare le navi della coalizione alla fonda... in attesa di prendere il largo.

La flotta ottomana sta uscendo dal Golfo di Corinto, sospinta da un vento in poppa molto fresco, che spira dal Parnaso (il mitico Monte di Apollo e delle Muse).
La flotta turca e' cosi' formata: 'galere' di Costantinopoli, 'Barbaresche',
'galere' siriane, 'greche' di Negroponte, 'galere' anatoliche, 'galere' bulgare
'galee' di Rodi, 'galee' di Gallipoli, 'galee' di Alessandria d'Egitto.
Il grosso dei rematori della flotta ottomana e' cristiano: prigionieri messi ai ferri e destinati ad andare a picco con le navi. Obbligati quindi a combattere per sopravvivere.

La battaglia... Dov'è la battaglia?
Difficile indicare il punto esatto, lo specchio di mare preciso.
Il nome (Lepanto) dello scontro non c'entra nulla col posto esatto dove avvenne. Lepanto e' molte miglia più a levante, oltre lo stretto di Corinto, e, come se non bastasse, ha cambiato nome: oggi si chiama Nafpaktos.
Vagamente, a Sud delle isolette Curzolari (Ehinades, in greco).
"... Tre scogli, non molto grandi, lontani da terra poco più di un miglio...
All' ingresso del Golfo di Patrasso...". Cosi', riportano le cronache dell'epoca.
Lepanto, perciò, 'mito', 'non luogo', 'Fata Morgana'... Ma forse e' giusto cosi'. Inutile pretendere di fissare... le coordinate della storia.

Le due muraglie di vele sono li' che si fronteggiano. I nemici si guardano con i cannocchiali... Si scrutano, si studiano, come giocatori di scacchi... Studiano le mosse vincenti.
Sono le dieci del mattino. Sul mare e' sceso un silenzio tremendo, un silenzio di morte. L'ammiraglia spiega gli stendardi. Sulle navi veneziane
comandate dall'ammiraglio Stiano Venier, viene ammainato il 'leone col libro aperto' e issato il 'leone col libro chiuso', simbolo di scontro.
Tutti si inginocchiano e pregano. Ai galeotti viene chiusa la bocca con un bavaglio: non si devono sentire le loro grida di paura. In battaglia si devono sentire solo gli ordini secchi, perentori, degli ufficiali.

Parla Don Juan, l'ammiraglio in capo della flotta cristiana: "Senores,
ya non es hora de deliberar, sino de combatir..."
Le due ammiraglie si salutano con un colpo di cannone, seguendo il codice cavalleresco militare, e, solo allora, per la baia si leva un clamore immenso. Trombe, tamburi, pifferi, nacchere, grida, bestemmie, insulti...
Un frastuono rituale che serve ad impaurire, da un lato, e/o a sfogare la paura, dall'altro.

Le sei 'galeazze' veneziane, piene di cannoni, sono rimorchiate in prima fila, e questa risulterà la mossa vincente! Le 'galeazze' sono giganti lentissimi, ma isole di fuoco con una potenza balistica spaventosa.
La flotta turca avanza. Si trova a circa un miglio e mezzo, ma non ha più il vento a favore e deve manovrare di soli remi.
Sono le undici, poco più poco meno, quando le 'galeazze' accendono le polveri. Una pioggia tremenda di proiettili, palle, schegge, ferro e fuoco, coglie di sorpresa gli Ottomani, seminando distruzione e morte.

"... E tanto maggiore fu l'esterminio e il dissipamento dell'armata turchesca, quanto dovendo l'ordinanza trapassare quelle sei galeazze per venire ad investire l'armata cristiana, ricevevano maggior danno per lo vento contrario..."

Quando le galee dei due schieramenti vengono a contatto, sono nubi di frecce e fumo d'artiglierie che oscurano il sole.
Segue l'arembaggio, il più cruento della storia della marineria da guerra. I remi si incastrano fra loro. Non c'è scampo: "... Le armate si' spaventevoli si scontrano... Gli elmi e i luminosi corsaletti, gli scudi d'acciaio come specchi, le altre armi lucenti abbagliano gli occhi dei nemici... Pauroso il fragore di trombe, cannonate, archibugi, tamburi... Grida, rumore, strepito horribile, l'aere oscuro per il gran fumo dei fuochi artificiati... Ormai si combatte corpo a corpo... Turchi e Christiani combattendo insieme ristretti a battaglia dell'arme curte, dalla quale pochi restarono in vita, e infinita era la mortalità ch'usciva da i spadoni, spade,
scimitarre, mazze di ferro, manarini, frecce, archibugi e fuochi artificiati, oltra quelli, che per diversi accidenti spenti, ritirandosi e da lor gettandosi, s'affogavano in mare, il quale era spesso e rosso di sangue..."

Nessuna pietà, il mare e'coperto di feriti che i cristiani finiscono a colpi di balestra dalle murate delle 'galere'. Fra Ottomani e Cristiani e' una gara di crudeltà.
La crudeltà nei confronti del nemico e' una componente consueta degli scontri. Lepanto e' la spietata risposta cristiana a quanto verificatosi sei anni prima durante la guerra di Malta, quando i Turchi spogliarono delle corazze i cristiani morti e feriti, strapparono loro il cuore, mozzarono loro la testa issandola sulla picca e, come marchio, sul petto denudato, incisero una croce... Poi, bisognava vendicare anche il comandante Bragadin.

Gli ammiragli di Venezia combattono in prima linea. Il vecchio Venier lavora di balestra, a capo scoperto, dalla prua della sua 'galera'.
Agostino Barbarigo muore trafitto da una freccia in un occhio dopo aver combattuto, come diranno ammirati gli spagnoli: "... Tan valorosamente
que de ello abra' con razon perpetua memoria..."

Le due ammiraglie si avvistano, si cercano in quel labirinto di navi, remi, rottami. Vogliono lo scontro diretto.
Ali' Pasha', comandante in capo della flotta turca, promette la libertà ai suoi galeotti in caso di vittoria.
Don Juan galvanizza la ciurma esibendosi sul ponte della 'galera real' in un danza erotica, un "gagliarda", assieme a due gentiluomini, i quali:
"... Mossi da giovanile ardore, iniziano a ballare sulla piattaforma dei cannoni al suono dei pifferi... Per liberare gli uomini dalle paure..."

E i Greci? Che fanno? Stanno a guardare ...la spettacolare battaglia dalle loro rive?
No! I Greci combattono! Chi sulle navi cristiane, chi, la maggior parte, su quelle turchesche. Non e' solo per obbedienza... Si sentono bizantini e
per loro il Sultano e' ...l'erede di Bisanzio-Costantinopoli.

Ma ecco... Il vessillo cristiano sale sul pennone più alto dell'ammiraglia turca; la 'galera' di Ali' Pascià e' presa. E' il segnale che galvanizza la Santa Alleanza. Molto, a quel punto, si decide ai banchi dei rematori.
I galeotti sulle navi cristiane, all'idea della libertà e del bottino, raddoppiano gli sforzi. Quelli sulle 'galee' ottomane, che sono in gran parte schiavi cristiani, si ammutinano...: "... Spezzate, schiavate e tagliate le catene con l'armi de' propri turchi tenevano nelle mani, e si vendicavano di tante crudeltà fateli... Si vedea per le grandi cortelate...
sol busti, e gambe, e brazze, e teste tagliate... E molti eran smembrati dalle crude cannonate..."

Nessuno trattiene più la furia dei vincitori. Molti Turchi sono massacrati dopo essersi arresi... Il che convince gli altri a combattere fino alla morte.
Una mattanza: "... Per otto miglia il mare e' coperto non tanto di arbori, antenne, remi od altra tale cosa spezzata, quanto di una quantità innumerabile di corpi che il rendean tutto sanguinoso.
Il vento porta lontano lamenti e puzzo di macelleria... Poi il fuoco vince lo scuro della notte..."

Tutto si e' consumato a velocità impressionante. Quasi quarantamila morti in poco più di quattro ore. Si leva un vento di Maestrale, "il Maistro", e' finita... Il bollettino della vittoria, "una Santa carneficina":
"... Turchi morti quarantamille... Turchi prigionieri cinquemille... Schiavi cristiani ricuperati quindicimille... Galere tra prese e buttate a fondo cento iottanta... Di quarenta 'fano' ', cioè 'galee capitanie', prese... Preso il Gran Bassa vivo... Tutti li altri capi presi o morti... Eccetto Occhiali, che per non si trovar vivo ne morto, si stima esser fuggito..."

Le perdite in campo cristiano:
"... Galere cristiane affondate cinque... Alquanti gentiluomini e soldati, de quali ancor non e' dato di saver lo numero... Fra i quali si noverano li clarissimi Signori (segue lungo elenco) ...Che il buon Dio non poteva presentarli più Santa ne più honorata occasione di spendere il sangue e la vita che per il sostentamento della sue Santa Fede..."

La battaglia e' finita... Tante le bandiere listate a lutto. Oltre ai Turchi e ai Veneziani, qui' morirono anche Spagnoli, Greci, Anatoli, Genovesi, Sardi, Algerini, Egiziani... Mori' il Mediterraneo! Mori' l'identità mediterranea...

Come già la 'battaglia di Poitiers', e prima ancora la 'battaglia di Roncisvalle', la 'battaglia di Lepanto' ebbe un profondo significato religioso. Il pontefice Pio V (in seguito santificato!), prima della partenza, benedendo lo stendardo raffigurante, su sfondo rosso, il crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano "In Hoc Signo Vinces", lo consegna al duca Marcantonio Colonna di Palliano. Simbolo che verra' issato sulla 'ammiraglia Real' al comando del principe Don Giovanni d'Austria.
La vittoria della Santa Alleanza verra' da Papa Pio V attribuita alla
Intercessione della Vergine Maria, tanto che il Papa nel 1572 istituì la... Festa di Santa Maria della Vittoria.

La battaglia di Lepanto fu la prima grande vittoria di un'armata o flotta cristiana occidentale contro l'impero ottomano.
L'impero di Spagna, l'impero della Serenissima vittoriosi sull'impero ottomano ('la battaglia dei tre imperi')... che fino a quel momento era stato per decenni il dominatore del Mediterraneo, in piena espansione territoriale e aveva vinto tutte le principali guerre contro i cristiani d'Oriente

Paradossalmente, la storica, esaltante vittoria... "... Sul Turco barbaro et incivilo..." segno' l'inizio ...della fine della Serenissima.
Duro' solo poche ore l'euforia dei vincitori... La scarsa loro coesione impedì alla "Lega Santa" di sfruttare appieno la vittoria per ottenere una completa e duratura supremazia sulle forze turchesche.
Neppure l'isola di Cipro fu riconquistata.
A causa di Filippo II di Spagna, che non voleva che i Veneziani ( che nel Mediterraneo avevano costruito un impero) acquisissero troppi vantaggi dalla vittoria, la Serenissima non ebbe il bottino che le spettava, e la Spagna, più vicina al Papa, si porto' via il grosso, pur avendo schierato molto meno navi.

Scoppiarono liti, si riaccesero le discordie della vigilia con ancor più acredine. Venezia sputtano' i Genovesi, che con una mossa sbagliata dell'ammiraglio Gianandrea Doria, ...lascio' scoperto il fianco destro della flotta di Don Juan, aveva rischiato di compromettere l'esito dello scontro.

Gli spagnoli lasciarono la Serenissima a se stessa... e a quel che restava del Mediterraneo, e... si ributtarono sugli Oceani alla ricerca dell'oro.
A San Marco, come a Costantinopoli, inizio' una lunga 'splendida' decadenza... Come in tutto il Mediterraneo.
Venezia, nel 1573, fu costretta a firmare un trattato di pace con i Turchi a condizioni poco favorevoli. Il Gran Visir Sokollu, in quella occasione, disse ai Veneziani che avrebbero potuto fidarsi più degli Ottomani che degli alleati europei (... La storia si ripete!)
Ci furono processioni a San Marco, si levarono cori e incensi, ma... La Serenissima non riebbe le isole perdute ( la fine dell'impero!?!). Si era sfiancata in spese non più sostenibili...

Quanto sangue in questo mare... Non fiori sui quarantamila morti di Lepanto! Ma sulla fine del Mediterraneo... Da allora e' stato un ...mare altrui. I velieri oceanici spagnoli, portoghesi francesi e del Nord (olandesi, britannici, tedeschi...) più veloci e meno costosi delle 'galee', vinsero la ...guerra dei trasporti e delle nuove vie di comunicazione. Ebbero il dominio sui grandi traffici, fondarono sullo sterminio e il genocidio colonie oltreoceano. E, mentre noi italici gridavamo ancora "...mamma li turchi!", altri, i francesi, i britannici, sequestravano il "Mare nostrum"... Presero Gibilterra, Malta, Cipro e... Il Canale di Suez.

Perché Venezia si ostino' a... "buscar a Levante", invece di... "buscar a Ponente"... Perché, dopo Lepanto, si sveno' per riprendersi il Peloponneso, nonostante che il baricentro geo-politico si fosse irreversibilmente spostato dal Mediterraneo all'Atlantico?
Perché Venezia, che aveva dato, con i suoi traffici, inizio e sviluppo alla "via della seta" e aveva scoperto la Cina... Venezia, nata sul mare, non ebbe un grande navigatore e esploratore come Colombo, Caboto o Vasco de Gama?

Non e' cambiato niente! Lo 'scontro di civiltà' e' sempre esistito.
E' lo scontro 'storico', religioso-culturale, tra Occidente e Oriente...
La grande cultura e le civiltà del... "Mare di Mezzo" (il Medi-terraneo), crogiolo dei tre monoteismi, da sempre a confronto-scontro nel nome e nel segno dello stesso Dio, riportano ancora una volta qui il... Baricentro della Storia... E' qui, nel Mediterraneo, che si gioca la partita!
E' d'obbligo l'auspicio che a prevalere sia... L'IDENTITÀ MEDITERRANEA COMUNE.


" Allez. Allez. A' la meme fete
Allez. Allez. Il n'y a pas des barriere
Nous sommes Tous enfants de la meme mer
Il n'y a pas de pirate Il n'y a pas d'emigrant
Nous sommes Tous des navigants

Naviganti. Contro tutte le correnti
Negli Oceani trasparenti
Verso nuovi mondi
Naviganti. Un po' eroi. Un po' perdenti
Europei e un po' 'migranti'
Un po' come noi...
E quell'onda che non smette mai...
Che il MEDITERRANEO sia...!"

("Che il Mediterraneo sia". - Eugenio Bennato -)
di Gianni Fabbri