lunedì 30 dicembre 2013

Un Impero latino contro il dominio tedesco ? Intervista a Giorgio Agamben

Intervista uscita in tedesco il 24 maggio 2013 sul Frankfurter Allgemeine Zeitung e poi pubblicata in inglese dalla casa editrice Verso il 4 giugno 2013. La traduzione è di Nicola Perugini
Professor Agamben, quando lo scorso marzo ha proposto l’idea di un “impero latino” contro il dominio tedesco in Europa, s’immaginava che questa idea avrebbe avuto una tale risonanza? Nel frattempo il suo saggio è stato tradotto in molte lingue e discusso appassionatamente in mezzo continente…
Giorgio Agamben: No, non me lo aspettavo. Ma credo nella forza delle parole, quando sono pronunciate al momento giusto.
La frattura dentro l’Unione Europea è davvero una frattura tra economie e modi di vita “germanico” del nord e “latino” del sud?
G.A.: Vorrei chiarire il fatto che la mia tesi è stata esagerata dai giornalisti e quindi fraintesa. Il titolo del mio articolo, “L’impero latino al contrattacco!”[1], è stato scelto dalla redazione di Libération ed è stato ripreso dai media tedeschi. Non ho mai utilizzato quella frase. Come potrei contrapporre la cultura latina a quella tedesca, quando qualsiasi europeo dotato d’intelligenza sa che la cultura italiana del Rinascimento o della Grecia classica sono oggi parte integrante della cultura tedesca, la quale le ha riformulate e se n’è appropriata!
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lunedì 23 dicembre 2013

Nella piana di Persepoli emerge un’antica torre costruita da Ciro il Grande


All’inizio era soltanto un muro, anche se fin da subito alcuni dettagli erano sembrati insoliti. Poi, quel muro si è rivelato essere molto spesso, ben dieci metri. Ma è stato con la successiva scoperta di un ingresso e l’emergere di specifici motivi ornamentali che è diventato chiaro a tutti come quei resti appartenessero a un edificio del tutto particolare.
Giunta al terzo anno di scavi nella zona di Tol-e Ajori, a pochi chilometri dalla Cittadella imperiale di Persepoli, in Iran, la missione archeologica congiunta irano-italiana, portata avanti dall’Università di Bologna, dall’Università di Shiraz e dal Centro Iraniano per le Ricerche Archeologiche con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano, ha ormai raccolto abbastanza elementi per poter tracciare le prime conclusioni sul suo lavoro e avanzare ipotesi sui resti venuti alla luce.
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giovedì 19 dicembre 2013

I lemmi “italiani” della lingua albanese



Italianismi nella lingua albanese" di Brunilda Dashi è un lemmario italo-albanese. Non è un libro solo per specialisti, è la storia di un'antica relazione tra l'Italia e l'Albania attraverso le parole e il loro "prestito". Recensione
Si scrive con una doppia erre iniziale, rruga e la pronuncia è la stessa in albanese come in italiano, con l'unica differenza che nella prima le erre si leggono arrotandole.
Rruga significa in albanese strada, ruga è invece il termine che significa strada nel dialetto veneziano, da cui la prima origina. E nell'italiano standard, per relazione analogica e slittamento di senso, le rughe sono i segni del tempo sul volto, i piccoli solchi che segnalano gli umori, i pensieri ineffabili della gente.
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mercoledì 18 dicembre 2013

L'Onu celebra i migranti


Ha un valore maggiore a pochi giorni dalle crude immagini girate nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, la Giornata Internazionale dei Migranti dell'Onu. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 4 dicembre del 2000, il Migration day celebra l’adozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie.

martedì 17 dicembre 2013

L'Orientale università degli studi di Napoli


STRATEGIE EUROMEDITERRANEE: COOPERAZIONE, DECENTRAMENTO, SUSSIDIARIETÀ
Napoli, 20/12/2013
In uno scenario mediterraneo segnato da profonde trasformazioni del tessuto sociale, del quadro geopolitico e delle relazioni economiche, assumono una crescente rilevanza le iniziative per lo sviluppo promosse dalle autorità locali e dalle realtà associazionistiche diretta espressione del territorio e della società civile.
Il terzo seminario “Strategie Euromediterranee: Cooperazione Decentramento, Sussidiarietà”, con la partecipazione del Prof. Sergio Ventriglia, riprendendo uno studio realizzato da Roberto Giuliani e Paolo Carotenuto in occasione della Call for paper realizzata da Osservatorio Banche Imprese nell’ambito del Sorrento Meeting 2013, mira a stimolare una riflessione sulle prospettive di sviluppo, a livello produttivo ed occupazionale, dell’area euro mediterranea , alla luce delle opportunità delineate dalla programmazione europea e dalle risorse stanziate dalla Politica Europea di Vicinato.
L’analisi dei nuovi strumenti di cooperazione decentrata evidenzia la potenziale spinta propulsiva delle autorità regionali nella creazione di condizioni di attrattività degli investimenti nei “Mezzogiorni” attraverso la valorizzazione delle peculiarità locali, l’ effettiva rappresentatività delle istanze provenienti dal territorio, e la concreta attuazione di un concetto cardine del processo di costruzione europea: il principio di Sussidiarietà, inteso sia nell’accezione orizzontale che in quella verticale.
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lunedì 16 dicembre 2013

Il pentagono e le sue basi militari in Italia


In Italia ci sono 59 basi militari americane. Si tratta del quinto avamposto statunitense nel mondo per numero d’installazioni militari, dopo Germania, con 179 basi, Giappone con 103, Afghanistan con 100 e Corea del Sud con 89. E se la fine della Guerra Fredda ha imposto un graduale disimpegno delle forze americane impegnate in Europa, negli ultimi vent’anni il Pentagono ha invece continuato ad investire sulle basi italiane, divenute negli anni vere e proprie rampe di lancio per operazioni in Africa e Medio Oriente. Mentre in Germania il numero di truppe americane è sceso dai 250.000 del 1989 ai 50.000 di oggi, in Italia il numero è rimasto invariato – 13.000 il personale militare – ma sono cambiate le proporzioni. Tradotto, se durante la prima Guerra del Golfo del 1991 la percentuale delle truppe americane era del 5% di quelle di stanza in tutta Europa, oggi è tre volte tanto, il 15%.
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I Bronzi di Riace tornano in piedi a Palazzo Piacentini, a Reggio Calabria



Dopo anni di posizionamento orizzontale, distesi su un supporto al Palazzo Campanella, i due Bronzi di Riace sono tornati in piedi. Le operazioni si sono concluse nelle scorse ore a palazzo Piacentini, sede del Museo nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria dove le due celebri statue hanno hanno fatto ritorno dopo il restauro della sede. Le due sculture bronzee vennero ritrovate nel 1972 sui fondali di Riace.
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mutui bancari e finanza islamica


Nella finanza islamica assume un ruolo fondamentale il divieto di Ribà, corrispondente al nostro “interesse”. L’interesse su finanziamento, dovuto a prescindere dai risultati economici derivanti dall’impiego del denaro prestato, viene visto, dall’Islam, come un ingiustificato arricchimento.
La Shariah, però, ammette il principio del profit and loss sharing, la condivisione cioè del rischio (e dei relativi profitti) tra detentore di capitali (a carico del quale restano comunque le perdite) ed imprenditore.

Nella finanza islamica il capitale di rischio (e quindi la partecipazione azionaria) viene sempre preferito rispetto al capitale di debito. Nell’ottica del divieto di (ingiustificato) arricchimento sul prestito finanziario, quindi, anche il mutuo diventa un contratto gratuito e il mutuatario dovrà restituire il solo capitale prestato senza interessi.
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domenica 15 dicembre 2013

Il tempio di Rimini

Il tempio malatestiano, sorto sull’area di una chiesa francescana, fu voluto da Sigismondo Maletesta, ricco e colto signore di Rimini, iniziato ai misteri ermetici. I lavori ebbero inizio nel 1449, con il rifacimento dell’interno dell’antica chiesa. Nel 1450 la progettazione dell’esterno fu affidata a Leon Battista Alberti (Genova 1406 - Roma 1472).

In questa unità il tempio malatestiano è oggetto di analisi da parte dell’architetto Gae Aulenti, che ne ripercorre la storia, individuando le istanze estetiche che ispirarono Leon Battista Alberti nella realizzazione del progetto. Del grande architetto, che fu anche letterato, archeologo, matematico, scienziato e musicista, l’opera rivela meglio di altre “la solennità di studioso e sapiente”, ed essa stessa costituisce una mirabile sintesi di tradizione del mondo antico e, al tempo stesso, annuncio del mondo rinascimentale e moderno.
Alle parole di Gae Aulenti fanno da sfondo le riprese dell’esterno e dell’interno del tempio, con le sue bellissime sei cappelle, ricche di bassorilievi e di affreschi. L’unità comprende inoltre delle sequenze tratte dal film Leon Battista Alberti e Sigismondo Malatesta di Roberto Rossellini e la lettura di un brano tratto da Le vite del Vasari.
www.raiscuola.rai.it il tempio malatestiano

venerdì 13 dicembre 2013

Il miglior passaporto del mondo


 
Il piano di Malta per offrire la cittadinanza a 650mila dollari non è una idea nuova. Cipro offre un passaporto a tre milioni di dollari e il Regno Unito fa lo stesso quando qualcuno decide di investire più di un milione di sterline, qualificandosi così per restare a tempo indeterminato. Altri paesi dell’Ue hanno altre procedure ancora per dare la cittadinanza alle persone che vogliono attirare.
Ma la legge annunciata il mese scorso dal nuovo governo maltese è la più esplicita che si possa immaginare. Ci sono dei controlli, ma a quanto pare dovrebbe trattarsi di una procedura alquanto semplice. Il primo ministro Joseph Muscat ha detto che il piano punta ad attirare soggetti di “grande valore” che possono investire nell’isola.

La diga di Renaissance in Etiopia preoccupa l'Egitto



Il nuovo accordo quadro di cooperazione del Nilo
Il 13 giugno scorso il parlamento etiope ha ratificato il trattato del New Nile Cooperative Framework Agreement (il nuovo accordo quadro di cooperazione del Nilo), osteggiato dall’Egitto. Il successivo 20 giugno, anche il Sudan del sud ha firmato il trattato, portando a sette i membri dell’accordo. Oltre ai due paesi già menzionati, gli altri firmatari sono il Burundi, il Kenya, l’Uganda, il Ruanda e la Tanzania. Sono tutti paesi rivieraschi, posti a monte del corso del Nilo. All’appello mancano l’Egitto e il Sudan: i due Stati a valle.
Il presidente egiziano in carica al momento della ratifica del parlamento etiope, Mohammed Morsi, aveva tuonato nei confronti dell’Etiopia e aveva reso noto che l’Egitto stava prendendo in considerazione tutte le opzioni possibili. Il Cairo vede il nuovo trattato come il primo passo verso una ridefinizione degli accordi sulla spartizione delle acque del Nilo. L’ultimo accordo preso in tal senso risale al 1959 tra i soli Egitto e Sudan. Era stato calcolato che la portata annua del Nilo fosse di 84 miliardi di metri cubi (bmc) e l’accordo prevedeva che all’Egitto spettassero 55,5 bmc, mentre al Sudan 18,5 bmc. I restanti 10 bmc corrispondono all’evaporazione dell’acqua del lago Nasser, creato con la costruzione della diga di Assuan (ma gli studi odierni parlano di 19 bmc persi attraverso l’evaporazione).
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Grecia e Turchia incontro ad Atene



Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, compie oggi una visita ufficiale ad Atene durante la quale incontrerà il premier greco Antonis Samaras e il vice-premier e ministro degli Esteri Evanghelos Venizelos. I colloqui di Davutoglu con i dirigenti greci, secondo la stampa locale porteranno in particolare sulla questione cipriota che sta compromettendo le buone relazioni tra Grecia e Turchia, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni del premier turco Recep Tayyip Erdogan, secondo cui "non esiste una nazione chiamata Cipro".
Altro motivo di frizione tra i due Paesi e' la questione del futuro della basilica bizantina Santa Sofia di Constantinopoli (Istanbul), simbolo della cristianità e oggi museo, che gruppi conservatori islamici con l'appoggio di esponenti della nomenclatura turca vorrebbero convertire di nuovo in moschea, una questione che sta suscitando un'aspra polemica tra Ankara ed Atene.
La visita di Davutoglu ad Atene avviene mentre l'Onu e' di nuovo impegnata in uno sforzo diplomatico per raggiungere un accordo tra le due comunità che risiedono a Cipro, quella greco-cipriota e quella turco-cipriota, per la riunificazione dell'isola, e mentre la Grecia si appresta ad assumere, tra pochi giorni, la presidenza di turno dell'Unione europea.
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giovedì 12 dicembre 2013

La nuova Costituzione egiziana: un po’ più laica, un po’ meno democratica



Più poteri ai militari e una norma che impedisce ai partiti religiosi di presentarsi alle elezioni. La nuova Costituzione egiziana cerca di trovare un equilibrio tra i diversi poteri dello stato, attribuendo un ruolo istituzionale all’esercito e stabilendo la definitiva esclusione dei Fratelli musulmani dalla vita politica.
Il documento è stato approvato nei giorni scorsi, ma sarà votato dagli egiziani entro fine gennaio.
 La nuova Costituzione prevede che, entro sei mesi, il presidente ad interim, Adly Mansour, decida la data delle elezioni presidenziali e legislative. È una questione molto importante, visto che dare la precedenza all’elezione del Parlamento rispetto al voto per il presidente significa concedere altro tempo agli ambienti “laici” e “militari” per preparare la probabile candidatura del generale Al Sisi
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mercoledì 11 dicembre 2013

Gerusalemme divisa o condivisa? Oltre gli accordi di Oslo



All'incontro, organizzato in occasione della pubblicazione del volume di Paola Caridi Gerusalemme senza Dio (ed. Feltrinelli), hanno partecipato:
Paolo BRANCA, Università Cattolica di Milano
Paola CARIDI, scrittrice, esperta di Medio Oriente
Stefano JESURUM, scrittore e giornalista
Paolo MAGRI, Vice Presidente Esecutivo e Direttore, ISPI
Francesco MANCA, United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL)
L'incontro si è tenuto presso la sede dell'ISPI (Palazzo Clerici - Via Clerici, 5 - Milano).
guarda il video dei lavori : http://www.ispionline.it/gerusalemme-divisa-o-condivisa-oltre-gli-accordi-di-oslo

L’accordo per portare acqua al mar Morto



L’accordo per portare acqua al mar Morto
È stato firmato da Israele, Giordania e Autorità Palestinese: fornirà più acqua potabile alla regione, ma ci sono dubbi sulla sua sostenibilità ambientale
Lunedì 9 dicembre la Giordania, l’Autorità Palestinese e Israele hanno firmato nella sede della Banca Mondiale a Washington, negli Stati Uniti, un accordo per la costruzione di un canale che trasporterà acqua salata dal mar Rosso al mar Morto. L’accordo era in discussione ormai da diversi anni (in pratica dal 1994, quando fu firmato l’accordo di pace tra Israele e Giordania), ma le tensioni politiche tra le autorità dei tre paesi e la difficoltà a reperire i finanziamenti necessari alla realizzazione del progetto avevano bloccato più volte le trattative. I principali obiettivi del progetto, secondo i firmatari, sono due: evitare che il mar Morto si prosciughi definitivamente e fornire più acqua potabile alla popolazione della regione.

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lunedì 9 dicembre 2013

Il grande mare - storia del Mediterraneo


Da sempre il Mediterraneo - il "mare fra le terre" - è stato un crocevia di popoli, culture, lingue, religioni, che ne hanno fatto il cuore pulsante del Vecchio Mondo. A segnare la storia del "grande mare", il nome con cui era noto nella tradizione ebraica, non sono stati, secondo lo storico britannico David Abulafia, il clima, i venti o le correnti, ma gli uomini (navigatori, mercanti, missionari, condottieri, crociati, pellegrini, pirati), che, mettendo in contatto le regioni più remote di questo vasto bacino, lo hanno reso "forse il più dinamico luogo di interazione tra società diverse sulla faccia del pianeta". Anziché richiamarsi a un'astratta e statica "identità mediterranea", l'autore pone l'accento sul cambiamento di una regione che nel corso dei millenni ha visto sorgere e tramontare imperi e civiltà, è stata teatro di feroci battaglie per il monopolio politico e commerciale, e che infine, prima con la scoperta della rotta atlantica e poi con l'apertura del canale di Suez, ha perso sempre più importanza nelle relazioni e nei commerci internazionali, per trovare la sua nuova e insospettata vocazione nel turismo di massa e diventare, più recentemente, il complesso scenario di incessanti flussi migratori. Al centro di questa affascinante ricostruzione non ci sono soltanto gli eventi e i personaggi più importanti della storia economica, politica e militare, ma anche figure solo apparentemente di fondo...

sabato 7 dicembre 2013

Cleopatra


Dante la volle all'inferno, tra i lussuriosi e per Shakespeare fu la grande meretrice. Destinata a divenire un'icona, Cleopatra è di certo una delle figure più rappresentate e discusse dell'antichità. Eppure l'archeologia racconta un'altra storia. Cleopatra VII Thea Philopatore, sul trono d'Egitto dal 51 al 30 a.C., era una donna estremamente colta e raffinata che segnò in modo indelebile la sua epoca.
Centottanta opere in mostra al Chiostro del bramante, tra le quali il ritratto della giovane sovrana probabilmente relizzato durante il viaggio nell'Urbe al seguito di Giulio Cesare, ripercorrono gli eventi storici che la videro protagonista sullo sfondo della magnifica citta d'Alessandria, capitale delle fertili terre dominate dai Tolomei e approfondiscono il rapporto di Cleopatra con Roma, che ne volle cancellare la memoria ma che subì l'indiscutibile fascino dell'ultima regina d'Egitto.
Roma, Chiostro del Bramante: Cleopatra. Roma e l'incantesimo dell'Egitto fino al 2 febbraio 2014.

martedì 3 dicembre 2013

Egitto e Turchia ai ferri corti

La pazienza dell’esercito egiziano si è esaurita. Il primo ministro turco Racep Tayyip Erdoğan continua ad alzare al cielo le quattro dita simbolo degli islamisti che chiedono il ritorno del presidente Mohammed Mursi - deposto per mano militare il 3 luglio scorso - e i generali egiziani spediscono a casa l’ambasciatore turco. Tolleranza zero quella che il Cairo riserva al ministro degli esteri di Ankara che ha dichiarato di non aver rispetto per quanti sono tornati al potere grazie a un golpe.
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martedì 26 novembre 2013

Acta est fabula, plaudite


Fu il principato più lungo della storia romana.Oltre quarant'anni di regno che inaugurano un cambiamento epocale, un'età di pace, di prosperità e di straordinario rigoglio delle arti e della letteratura. Con Gaio Giulio Cesare Ottaviano, dal 27 a.C., insignito del titolo di Augusto, il volto stesso dell'Urbe cambiò radicalmente.
"Ho trovato una città di mattoni e lascio una città di marmo", usava dire l'imperatore al quale si deve la riforma urbanistica di Campo Marzio con la sua meridiana, l'Ara Pacis, il Mausoleo, il Foro.
Le celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto avvenuta a Nola nel 14 d.C., si aprono con una esposizione alle Scuderie del Quirinale, dove circa duecento capolavori, tra i quali celebri statue del princeps richiamate da tutta Europa, documentano quel linguaggio artistico forte ed evocativo coniato nell'età augustea, un nuovo classicismo ancora alla base della civiltà occidentale.
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venerdì 15 novembre 2013

Mediterraneo: cultura, il difficile dialogo tra nord e sud



ANSAmed) - ROMA, 15 NOV - Il nodo irrisolto della questione israelo-polestinese, che ostacola puntualmente tanti incontri euro-mediterranei. Ma anche le difficoltà di far conoscere il cinema della sponda sud sui mercati nel nord, o quella di fare teatro e cultura nella iper-politicizzata scena tunisina del dopo rivoluzione. Sono i problemi che alcuni parlamentari della sponda sud del Mediterraneo hanno portato sul tavolo della Commissione cultura dell'Assemblea parlamentare dell'Upm, presieduta a Roma dal deputato italiano Khalid Chaouki.

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mercoledì 13 novembre 2013

L'Egitto? Non è un Paese per donne


Non è un Paese per donne l'Egitto diventato simbolo della Primavera Araba. Per quanto riguarda i diritti femminili, si legge nell'ultimo rapporto della fondazione Thomson Reuters sui diritti femminili, è il peggiore della Lega Araba.
L'Egitto, al 22esimo posto della classifica, viene fotografato così: 99,3 percento delle donne e delle bambine ha subito molestie sessuali, come già aveva rilevato un rapporto ONU dello scorso aprile. Dopo la rivoluzione del 2011 sono aumentati gli stupri e le mutilazioni genitali, la tratta e la riduzione delle libertà individuali. Una donna su sei è analfabeta.
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martedì 12 novembre 2013

Euromed: a Barcellona vertice Consigli economici e sociali


MADRID - Coinvolgere gli attori socio-economici nei rapporti fra il nord e il sud del Mediterraneo: con questo obiettivo si e' aperto ieri al Palazzo di Pedralbes, a Barcellona, il vertice euro-mediterraneo dei Consigli economici e sociali 2013, che si concluderà' oggi. Vi prendono parte oltre 100 partecipanti dei 43 paesi delle due sponde del Mare Nostrum, fra i quali sindacalisti, organizzazioni imprenditoriali, Ong e attivisti dei diritti umani. Fra i temi in discussione, il ruolo primordiale della società civile nei processi di transizione politica, economica e sociale nei paesi della Primavera araba, le forme di partecipazione ai progetti promossi dall'Unione per il Mediterraneo, la disoccupazione giovanile, la situazione economica e sociale delle donne, la mobilità e le migrazioni, la scarsezza dell'acqua.
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lunedì 11 novembre 2013

Letta: no al Mediterraneo mare di morte, l'Ue cambi politica


Il Mar Mediterraneo non deve essere un mare di morte, ma di vita e di scambi. Lo afferma il premier Enrico Letta, nella conferenza stampa congiunta con il primo ministro di Malta, Joseph Muscat, sui temi dell'immigrazione.
"Non possiamo limitarci alle parole, serve una nuova politica Ue verso l'Africa e il Medio Oriente", ha aggiunto tornando a chiedere un intervento a livello europeo. L'emergenza secondo Letta è figlia l'emergenza è figlia del "fallimento delle primavere arabe". "Quanto sta accadendo non è limitabile con l'arrivo del maltempo. La politica europea verso il Mediterraneo e il Nord Africa è fallita in questi 20 anni. Vogliamo lanciare una nuova politica Ue verso il Mediterraneo e il Medio Oriente".
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mercoledì 6 novembre 2013

Mediterranean in Transition: New Emerging Regional Dynamics?



The Arab Awakening has triggered deep changes and added instability to an already troubled area. In a region in turmoil, political transitions in North African countries are proving to be complex and long-term processes, while relations between states are evolving and new geopolitical dynamics are shaking old patterns, above all in the Middle East.

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martedì 5 novembre 2013

Ue, ingiusto che il peso dell'immigrazione sia solo di alcuni paesi


"Il regolamento di Dublino è ingiusto e pone un'insostenibile pressione su alcuni Paesi. L'Ue dovrebbe cambiarlo, riformarlo completamente". Lo ha detto il commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa Nils Muiznieks, a margine di un incontro con la stampa.
"Sono d'accordo col premier italiano - ha continuato Muiznieks -, il Mediterraneo è un mare europeo e non italiano, e tutta l'Europa deve prendersi la responsabilità per la ricerca ed i salvataggi in mare, ma anche per affrontare le richieste di asilo".
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mercoledì 30 ottobre 2013

Ecco il treno sottomarino che unisce l'Asia all'Europa


Con un secolo e mezzo di ritardo, diventa realtà un antico sogno dei sultani ottomani, quello di collegare Asia e Europa con un tunnel sotto il Bosforo. La Turchia ha celebrato i 90 anni dalla fondazione della Repubblica creata il 29 ottobre 1923 da Mustafa Kemal Ataturk proprio sulle rovine dell'impero ottomano inaugurando 'Marmaray', uno dei progetti faraonici per Istanbul del 'nuovo sultano' Recep Tayyip Erdogan. Il tunnel ferroviario sotto il Bosforo - lungo 14 chilometri, 1,4 dei quali sott'acqua - costato 3 miliardi di euro, consente di passare in 4 minuti da una sponda all'altra, da un continente all'altro. Definito il 'cantiere del secolo' da Erdogan, è stato realizzato in collaborazione con il Giappone - presente con il premier Shinzo Abe - che ha fornito tecnologia e finanziamenti.
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lunedì 28 ottobre 2013

L’immigrazione del terzo millennio


Non c’è paese occidentale in cui non si discuta di immigrazione. Si discute negli Stati Uniti, dove la regolarizzazione dei clandestini cattolici arrivati dall’America Latina alimenta lo scontro tra il congresso e la Casa Bianca. Si discute in Europa, dove il dramma dei rifugiati che attraversano il Mediterraneo sui barconi della speranza sarà al centro del prossimo Consiglio europeo, e dove l’immigrazione è un problema anche all’interno dell’Unione. Qui il dibattito si concentra sulla libera circolazione dei rom e sui lavoratori dei paesi più poveri che offrono i loro servizi dove il costo del lavoro è più elevato. Si discute in modo sempre più appassionato anche nell’islam, identità familiare o religione della maggior parte degli immigrati che raggiungono l’Europa.
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mercoledì 23 ottobre 2013

«Schiaffo» all'Onu, i sauditi rifiutano il seggio nel Consiglio di sicurezza


Il gran rifiuto saudita (anche se non è escluso che Riad possa cambiare idea) solleva clamore perché proviene del maggiore alleato americano in Medio Oriente, insieme a Israele, la potenza dominante della penisola arabica e la monarchia custode dei luoghi santi dell'Islam. La rinuncia dell'Arabia al seggio a rotazione di membro non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può apparire sorprendente e anche sconcertante, ma forse non è così inattesa: all'ultima assemblea dell'Onu il ministro degli Esteri saudita aveva annullato il suo discorso, palesemente irritato per il disgelo tra Usa e Iran, la repubblica islamica sciita rivale nel Golfo.
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lunedì 21 ottobre 2013

Cesare Augusto alle Scuderie del Quirinale

E' stata inaugurata la mostra "Augusto" alle Scuderie del Quirinale a Roma per celebrare il bimillenario della morte dell'imperatore romano. Organizzata in collaborazione con il Louvre con capolavori provenienti da da molti musei nel mondo la mostra si sposterà a marzo al Grand Palais di Parigi a marzo. Il servizio di paola Marinozzi
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giovedì 17 ottobre 2013

L'Albania tenta il grande passo, l'ingresso nell'Ue. Italia a favore


BRUXELLES – L'Albania dovrebbe compiere questa settimana un passo cruciale verso l'ingresso nell'Unione Europea. L'esecutivo comunitario dovrebbe raccomandare mercoledì 16 ottobre agli stati membri di concedere all'Albania lo status di paese-candidato. Nel caso, il dibattito in Consiglio sarà acceso. Alcuni governi sono freddi; l'Italia invece sostiene Tirana nel suo tentativo. "In linea di principio – ha detto a metà settembre il presidente della Commissione José Manuel Barroso – l'Albania potrebbe avere lo status di paese-candidato entro la fine dell'anno.
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domenica 13 ottobre 2013

Bosnia, il censimento che riapre le ferite della guerra


Dal 1° al 15 ottobre si tiene il primo censimento nella storia della Bosnia Erzegovina indipendente. L’ultimo, infatti, risale al 1991, quando c’era ancora la Jugoslavia. La posta in gioco è alta: per la prima volta, infatti, verranno rese pubbliche le dimensioni reali della pulizia etnica compiuta durante la guerra degli anni Novanta. In un paese dominato dal concetto di equilibrio tra le tre ‘nazioni costituenti’ (bosgnacchi, serbi e croati) contare la popolazione significa inevitabilmente riaprire i capitoli chiusi con l’accordo di pace di Dayton, nel 1995.

L’ultima volta era il marzo 1991. La Bosnia Erzegovina si chiamava ancora Repubblica Socialista di Bosnia Erzegovina e faceva parte della Jugoslavia, che da lì a pochi mesi avrebbe iniziato a disfarsi. Esistevano ancora, gli ‘jugoslavi’ – molti nati da matrimoni misti – rappresentanti circa il 5 per cento della popolazione. Ma più di loro erano i Bosgnacchi (43%) i Serbi (31%) e i Croati (17%). Queste cifre avrebbero trascritto, per l’ultima volta, l’estrema complessità del tessuto sociale bosniaco, prima che venisse stravolto dalla guerra iniziata nell’aprile del 1992. Un conflitto tra i più sanguinosi della storia recente, che secondo stime Onu costò la vita a più di duecentomila persone, e che costrinse altre 2.200.000 (circa un abitante su due) a lasciare casa.

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sabato 12 ottobre 2013

Cleopatra. Roma e l'incantesimo dell'Egitto



dal 12/10/2013 al 1/02/2014

Il Museo Egizio di Torino, i Musei Vaticani e i Musei Capitolini. Il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Egizio di Firenze. E ancora il British Museum di Londra, il Musée du Louvre di Parigi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. I più importanti musei del mondo hanno unito le proprie forze, privandosi di pezzi prestigiosi per alcuni mesi, per realizzare una delle più suggestive e spettacolari mostre dell’anno.

Cleopatra torna a Roma dopo 13 anni: l’ultima esposizione rilevante dedicata alla Regina d’Egitto risale infatti al 2000, quando la Fondazione Memmo dedicò un omaggio a Cleopatra, registrando un record assoluto di visitatori per le mostre romane. Segno della passione e dell’entusiasmo che Cleopatra, ancora oggi, è capace di suscitare. A duemila anni dalla sua morte, lo charme e il carisma della regina egiziana rimangono intatti.

Tra i 180 capolavori esposti si segnalano, da non perdere: il ritratto di Cleopatra cosiddetto “Nahman”, esposto in Italia per la prima volta, uno straordinario ritratto di Ottavia, sposa di M. Antonio e sorella di Augusto rilavorato come Cleopatra – questo esposto per la prima volta al mondo – un ritratto della regina d’Egitto giovanissima, realizzato probabilmente quando salì al trono nel 51 a.C. e anch’esso esposto in prima mondiale, l’Alessandro Magno “Guimet” del Museo del Louvre, capolavoro della scultura ellenistica, uno straordinario bronzo inedito che ritrae Alessandro Sole, figlio di Cleopatra e Marco Antonio, e lo spettacolare ma quasi sconosciuto mosaico del Nilo, dal Museo di Priverno. Infine due regali per i visitatori: Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore di fama internazionale, racconterà la storia di Cleopatra svelandone i segreti, e l’audioguida della mostra sarà data in omaggio a tutti.
per saperne di più clicca : 
chiostrodelbramante.it

mercoledì 9 ottobre 2013

Il prezzo del controllo


L’immane tragedia del barcone affondato il 3 ottobre al largo delle coste di Lampedusa, costata la vita ad almeno 230 profughi e migranti, ha già indotto i governi e le organizzazioni internazionali a chiedere a gran voce “un intervento più duro contro il traffico di esseri umani”. Nel decennio scorso questa è stata la reazione standard ogni volta che sulle coste meridionali d’Europa si verificava una tragedia simile. Questo tipo di ragionamento però capovolge completamente il rapporto causa-effetto degli eventi: dopo tutto, sono proprio i più rigidi controlli alle frontiere a costringere i migranti a scegliere strade pericolose e a diventare sempre più dipendenti dai trafficanti per varcare le frontiere.

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martedì 8 ottobre 2013

Libia: la fiera del Libro usato appassiona Tripoli



Daily Star Lb (28/04/2013). Centinaia di libici hanno visitato in questi giorni piazza dei Martiri curiosando tra migliaia di libri usati nella prima fiera di questo tipo dopo la rivoluzione del 2011. Tre giorni in cui Tripoli ha assistito all’entusiasmo per vecchi volumi di Storia, filosofia, geografia, poesia, cucina ed arti marziali. I fondi raccolti con la vendita dei libri serviranno a creare una biblioteca ambulante che girerà per le scuole libiche. Il successo dell’iniziativa ha superato di gran lunga le aspettative e gli organizzatori hanno fatto sapere che i primi libri a registrare il tutto esaurito già il primo giorno sono stati quelli della saga di Harry Potter. Sotto il regime di Gheddafi i libri occidentali in cui si trattavano certi periodi erano proibiti. I testi dedicati agli eroi del movimento di resistenza contro il colonialismo italiano, per esempio, non hanno mai ricevuto l’attenzione che avrebbero meritato.

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giovedì 3 ottobre 2013

Lampedusa, la strage dei migranti

Lampedusa, Italia. Porta d'accesso alla Fortezza d'Europa, come Gabriele Del Grande, scrittore e giornalista che da tempo si occupa di sbarchi, chiama la Ue. Una fortezza inaccessibile, respingente, colpevole. Anche degli oltre novanta morti (e 250 dispersi) di stamattina. Secondo Del Grande - che sul suo blog aggiorna dal 2006 il triste, lunghissimo, elenco degli uomini, delle donne e dei bambini che muoiono in mare per raggiungere le coste siciliane - dal 1988 a oggi le vittime sono 19.142. Una strage. Che ha una causa, dice l'autore di " Mamadou va a morire ", molto chiara: l'impossibilità di ottenere un visto. Di arrivare all'Italia per vie diverse da quelle dei viaggi della speranza.
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martedì 1 ottobre 2013

L'intervista in esclusiva di Rainews al presidente siriano Bashar al-Assad

Il direttore di Rainews24 Monica Maggioni intervista il presidente siriano Bashar al-Assad. E' la prima intervista del presidente siriano dopo la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulle armi chimiche della Siria

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giovedì 26 settembre 2013

Intervista con il presidente dell’IMED – Istituto per il Mediterraneo

Andrea Amato La politica europea verso gli stati del Mediterraneo del Sud ha avuto un’apparente svolta nel 1995 con il processo di Barcellona, che ha visto finalmente seduti intorno a un tavolo i capi di governo europei, nordafricani e mediorientali per la creazione di un’area di libero scambio in tutto il bacino del Mediterraneo. A questo accordo sono seguite la Politica Europea di Vicinato o PEV del 2003 e l’Unione per il Mediterraneo o UPM del 2007. Oggi, con la Primavera Araba, il ruolo dell’Unione in questa zona dovrebbe essere di fondamentale importanza, invece risulta ancora troppo debole e incerto. Il presidente dell’Istituto per il Mediterraneo Andrea Amato ci spiega perché, e cosa dovrebbe fare l’Europa per migliorare la situazione attuale nell’area.
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giovedì 12 settembre 2013

Il grande dilemma del Mediterraneo


C’è una grande risorsa, oggi, di cui sembriamo non esserci accorti. Ma non un qualcosa sbucato fuori all’improvviso, inaspettatamente: qualcosa che è sempre stato e – a meno di imprevedibili cataclismi – sempre sarà: il Mediterraneo. Un mare nient’affatto vasto, circondato da un’area tutto sommato contenuta, quasi ininfluente in confronto alle superpotenze e alle Tigri asiatiche. Della sua importanza, un quarto di millennio fa, si erano accorti perfino gli Asburgo d’Austria: i quali, pur nutrendo legittime aspirazioni nordeuropee, avevano deciso che Trieste fosse il porto – e la porta – del loro Impero. Passava quasi in secondo piano, così, il declino della Serenissima: che nel Settecento di Canaletto e dei vedutisti emetteva i suoi ultimi vagiti e che – grazie al suo legame speciale con Bisanzio – aveva sempre guardato a Oriente.

Poi – dopo che le tredici colonie si erano sollevate contro una dominazione oppressiva formando il primo nucleo degli Stati Uniti; dopo che l’Asia aveva mosso i primi passi fuori dall’oscurantismo e dalla miseria, aprendosi all’Occidente – il mare nostrum dei Romani aveva perso gradualmente importanza. Indorando la pillola potremmo parlare di «decadenza»: no, non si è trattato di semplice decadenza. Il Mediterraneo – con tutto il suo bacino – è scomparso, praticamente inabissato come la civiltà cretese quattordici secoli prima di Cristo. Ma la cosa preoccupante è un’altra: se il cuore geografico del mondo – per ragioni obiettive e inevitabili – si è spostato da altre parti, sono i mediterranei che – per la loro inerzia, se non addirittura per la loro ignavia – si ritrovano privi di visibilità. Perché è vero che i grandi traffici sono altrove, che le grandi potenze non dimorano certo in Europa, che l’Olimpo (simbolo della classicità, e dunque della mediterraneità) è caduto.

Però è anche vero che anche quando si sono aperti nuovi spazi di libertà e di protagonismo, con l’abbattimento del Muro di Berlino, non è cambiato granché. Prima, con gli Usa da una parte e l’Urss dall’altra, all’Europa rimanevano le briciole: figurarsi al Mediterraneo.
Adesso, quando l’edificio comunitario inizia a scricchiolare e varie tirannidi nordafricane sono state rovesciate, la situazione dovrebbe essere diversa; ma è superfluo dire che non lo è. In pochi comprendono quali enormi opportunità aleggino intorno al mare nostrum: non solo economiche, sociali, culturali; ma anche e soprattutto opportunità politiche. L’Italia, in effetti, non ha mai avuto un atteggiamento coerente verso l’estero: è attualmente fra i maggiori contributori della Nato, ma quando si parla di basi e operazioni dell’Alleanza atlantica fioccano accuse e recriminazioni d’ogni tipo; è stata tra i fondatori dell’Europa unita, ma non è mai riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista e ultimamente si è ridotta a subire l’asse franco-tedesco… Il nostro Paese non ha mai pensato al Mediterraneo; o, comunque, non è mai stato capace di pensarvi senza vederlo nella chiave dell’eterna contrapposizione fra Oriente e Occidente. Ha sempre guardato a esso, insomma, come a un terreno di scontro anziché d’incontro, come a un teatro geopolitico da tenere più vicino o più lontano a seconda delle esigenze. Al di là dei rapporti diplomatici instaurati dall’Italia, esistono precise vicende di politica estera che dimostrano come il nostro orientamento sia stato continuamente affetto da incertezza: basti citare il sequestro della nave Achille Lauro, concluso dall’episodio di Sigonella (1985); o ancora i due interventi in Libano (1982 e 2006), improntati a ragioni e presupposti completamente diversi pure in situazioni abbastanza simili.
Negli ultimi mesi, a dire il vero, sembrava quasi che qualcosa fosse cambiato: poco tempo fa Sarkozy annunciava l’intenzione di creare una «Unione per il Mediterraneo»; e la «primavera araba», deponendo quei governanti che per troppo tempo avevano chiuso i loro Paesi alla scena internazionale, avrebbe potuto rafforzare tale scelta. L’intervento militare in Libia, per aiutare i ribelli a rovesciare Gheddafi, doveva essere il punto di partenza di un avvenire in cui le acque del Mediterraneo sarebbero tornate a rifulgere di gloria. Ridiventando quello che nell’antichità erano indubbiamente state: una grande zona franca per il capitale – produttivo, finanziario, umano – e un luogo d’apertura, di scambio proficuo tra le varie culture; la zona del mondo in cui fioriscano la libertà, la democrazia, la tolleranza. Ora che il mondo anglosassone ha raggiunto questi obiettivi prima degli altri, sarebbe lecito aspettarsi che anche i popoli dell’Europa meridionale e del Nordafrica si ritagliassero uno spazio in cui prosperare. Invece riaffiorano gli antichi problemi: il fanatismo politico e religioso, i conflitti sociali, le debolezze economiche. La questione – però – è innanzitutto culturale, di identità. Bisognerebbe porsi una domanda semplice: da che parte stare? In quale direzione orientare la propria azione internazionale? Il Regno Unito, per esempio, ha scelto da tempo: sull’Atlantico. La Francia sembrava aver scelto l’Europa, ma forse ha capito l’importanza del Mediterraneo. I Paesi scandinavi possiedono quell’immensa miniera di opportunità che sono il Baltico e il Mare del Nord, e non intendono muoversi di lì. E l’Italia? La Spagna? La Grecia? Il Portogallo? Rappresentano l’anello debole dell’Ue; non credono troppo nell’atlantismo; non hanno preso coscienza della loro vocazione mediterranea. Giusta o sbagliata che sia, una scelta va comunque fatta. Continuando a sottrarci alla decisione, invece, andremo inevitabilmente a sbattere.
di Luca Bellardini


lunedì 9 settembre 2013

Se sull'Europa soffia il vento dell'Est

A luglio la Croazia è diventata il ventottesimo Stato dell’Unione Europea.L’Europa gode oggi di scarsa popolarità e l’evento non è stato salutato con particolare enfasi, anche perché non sembra spostare gli equilibri. Ma l’allargamento a Est ha implicazioni politiche e sociali di cui tener conto.
IL SOGNO E I RISCHI
La politica di allargamento è uno dei più ambiziosi disegni politici dell’Unione Europea: ha l’obiettivo di costruire una casa comune per i popoli europei che desiderino condividere istituzioni democratiche e una coesione politica, economica e sociale. Se, grazie a essa, si potesse consolidare la stabilità democratica e promuovere lo sviluppo dei paesi membri, al fine di giungere a una sorta di Stati Uniti d’Europa, gli sforzi sarebbero ampiamente ripagati. Tuttavia, uno sguardo alle caratteristiche di alcuni paesi candidati può dare l’idea delle sfide che attendono l’UE.
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venerdì 6 settembre 2013

Siria: Il Mediterraneo non è più il centro del mondo

Le esitazioni sull’intervento contro Assad dimostrano che la regione non è più strategicamente fondamentale.

Il voltafaccia del presidente americano Barack Obama sulla decisione di intervenire con le armi in Siria mette in evidenza le esitazioni degli Stati Uniti a farsi coinvolgere in modo stabile nel Mediterraneo. Il Congresso americano potrà anche dare il via libera, ma nel frattempo il rifiuto del parlamento britannico a partecipare a questa operazione ha lasciato soli gli Stati Uniti. Inoltre la reticenza della Germania, dell'Italia e della Polonia hanno finito per isolare sullo scacchiere europeo anche la Francia.
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giovedì 5 settembre 2013

Viaggiare || Migrare – Nobraino + Spinoza.it: “Non chiamatela performance”

Non sarà un semplice concerto. E, per favore, non chiamatela performance, termine abusato e oramai svuotato di senso. Piuttosto, sarà un incontro: tra musica e parole, tra riflessioni alte e battute al vetriolo, tra la Romagna del mare e quella di terra. A metterlo in scena, domenica 8 settembre alle ore 21 – in un appuntamento inedito a conclusione del Premio Ilaria Alpi – la band riccionese dei Nobraino e il cesenate (trapiantato a Milano)Stefano Andreoli, ideatore e curatore, insieme ad Alessandro Bonino, del blog satirico Spinoza.it
L'appuntamento, realizzato dal Premio Ilaria Alpi in collaborazione con Gli incontri del Mediterraneo e Block 60, è a ingresso libero.

mercoledì 4 settembre 2013

Chi è Bashar al-Assad, l’oftalmologo diventato dittatore


La parabola del presidente siriano, dalla giovinezza trascorsa nel più totale disimpegno politico all’investitura dopo la morte del padre Hafiz. Ecco chi è l’uomo che ha portato la Siria sull’orlo dell’abisso.

Nel canovaccio dell’esistenza di Bashar al-Assad (trascrizione occidentalizzata di Baššār āfi al-Asad) non era scritto un ruolo da dittatore. Il destino, però, quasi vent’anni fa ha corretto la rotta quando lui era ancora intento a studiare oftalmologia a Londra.

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venerdì 30 agosto 2013

Quale alternativa ? (parte 4 ultima)


IL MEDITERRANEO E L'EUROPA.

A partire dagli anni Settanta del Novecento la "questione mediterranea" diviene sempre più una questione europea, di una Europa avviata sempre più verso l'integrazione regionale.

Alcuni paesi europei decidono di stabilire nuovi rapporti con le loro ex colonie mediterranee e dichiarano di volerli fondare sul dialogo e la cooperazione e non più sull'oppressione e lo sfruttamento.

L'iniziativa e' presa dalla Francia e dalla Spagna che si fanno paladine di una politica mediterranea europea concentrata sul versante occidentale del bacino.
parte 1 quale alternativa parte 1
parte 2 quale alternativa parte 2
parte 3 quale-alternativa parte 3

Sono due gli obiettivi prioritari: anzitutto l'avvio di un dialogo politico con i paesi del Maghreb che stabilizzi i loro rapporti reciproci e favorisca un processo di integrazione regionale. Almeno formalmente questo obiettivo viene raggiunto nel 1989 con l'istituzione dell' Unione del Maghreb Arabo (UMA), cui partecipano Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

In secondo luogo, si progetta una cooperazione politica ed economica fra la Comunità europea e i "paesi terzi" mediterranei, che promuova lo sviluppo e la sicurezza nella regione.

A Marsiglia nel 1988, a Tangeri nel 1989 e a Roma nel 1990 si riunisce il Forum del dialogo, detto "5+5", al quale partecipano la Spagna, il Portogallo, la Francia, l'Italia e Malta, da una parte, la Mauritania, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e la Libia dall'altra.

Dopo l'ingresso nella Comunità Europea di Spagna e Portogallo (1986) i paesi del sud europeo rilanciano con maggiore energia la "dimensione mediterranea"...

..... A questo punto i tempi sono maturi perché la Francia, che Mel primo semestre del 1995 presiede il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea, lanci il progetto di una conferenza euromediterranea in grado di promuovere una politica mediterranea globale. La Spagna, alla presidenza del Consiglio europeo nel semestre successivo, porta a termine l'iniziativa, cosicché il 27 e il 28 novembre del 1995 si riunisce a Barcellona la prima Conferenza Euromediterranea. Vi partecipano e sottoscrivono la Dichiarazione finale i Ministri degli Esteri di ventisette paesi: quindici in rappresentanza della Comunità Europea e dodici in rappresentanza di paesi dell'area mediterranea: Marocco, Algeria, Tunisia, Malta, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Siria, Turchia, Cipro e la Autorità Nazionale Palestinese, rappresentata dal suo presidente Yasser Arafat... ..... Sono presenti altresì paesi molto lontani dal Mediterraneo e dalla sua cultura, come l'Irlanda, la Danimarca, la Svezia e la Finlandia...

..... La grave asimmetria fra le due parti - da un lato una potente organizzazione regionale, l'Unione Europea, e dall'altro singoli Stati identificati sulla base della loro posizione geografica - lasceranno un segno nel "processo di Barcellona" e saranno cause non secondarie della sua crisi. Non si può tuttavia negare, come ha scritto Paul Balta, che la Dichiarazione di Barcellona merita di essere considerata' l'acte fondateur de l Mediterranee du XXIe siècle '.

Si tratta infatti del primo accordo multilaterale firmato dai paesi arabi del Mediterraneo con l'Unione Europea, anche se il documento non e' vincolante dal punto del diritto internazionale.

E l"accordo riguarda il progetto di un "partenariato globale" di lungo periodo, che fra l'altro intende attribuire particolare rilievo alle "società civili" e alla dimensione culturale, anziché privilegiare le burocrazie amministrative e gli aspetti economico-finanziari. Il suo fallimento segnerebbe molto probabilmente il tramonto della "questione mediterranea".

Le finalità enunciate dalla Dichiarazione di Barcellona riguardano temi di ampio respiro - la politica, la pace, la sicurezza, l'economia, la finanza, la cultura, lo Stato di diritto, la democrazia, i diritti umani -, per la prima volta concentrati in un documento che intende promuovere una 'global Mediterranean policy'.

Tre sono gli obiettivi specifici che si vorrebbero realizzare attraverso tre distinti "partenariati".

1) Grazie a un "regolare dialogo politico" il Mediterraneo dovrebbe diventare un luogo di scambi e di cooperazione che ne garantisca la pace, la stabilità' e la sicurezza. A questo fine si richiama in modo esplicito la necessità di combattere il terrorismo, di resistere alla pressione dell'immigrazione clandestina, di reprimere la criminalità internazionale e il traffico di droga...

..... Si sostiene la necessità di una " soluzione pacifica, giusta, globale e durevole, basata sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" e ispirata al principio "terra in cambio di pace", con tutto ciò che questo comporta. Si allude chiaramente a una possibile pacificazione dei rapporti fra lo Stato israeliano e il popolo palestinese sulla base della cessazione dell'occupazione militare e della restituzione ai palestinesi dei territori occupati nel 1967... Documento 'impegnativo', firmato allora oltre che da Yasser Arafat, da Ehud Barak, allora ministro degli Esteri di Israele...

2) La costruzione graduale, entro il 2010 (!), di una "Zona di libero scambio" (ZLS) tra l'Unione Europea e i paesi mediterranei, che dovrebbe dar luogo (avrebbe dovuto! n.d.r.) a una vasta area di "prosperità condivisa" (shared prosperity), accelerando lo sviluppo, migliorando le condizioni di vita delle popolazioni mediterranee, aumentando l'occupazione e incoraggiando l'integrazione regionale...

..... L'introduzione della Zona di libero scambio (ZLS) comporterà l'eliminazione di ogni barriera doganale, tariffaria e non tariffaria, ma con regimi differenziati fra i prodotti agricoli e i manufatti industriali...

..... Sui "principi dell'economia di mercato" [...]

3) La promozione del dialogo fra le diverse culture e religioni come strumento per il riavvicinamento fra i popoli del Mediterraneo, sulla base di una maggiore conoscenza e di una maggiore comprensione reciproca (IDENTITÀ MEDITERRANEA ! n.d.r.).

A questo fine si auspicano iniziative di scambio culturale e di incontro tra i rappresentanti delle "società civili", come fattore essenziale per lo sviluppo del Partenariato euromediterraneo. [...]

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla Dichiarazione di Barcellona. Per commemorare la ricorrenza decennale, il 2005 e' stato dichiarato l' "anno del Mediterraneo" e in novembre la Conferenza Euromediterranea dei ministri degli Esteri si e' tenuta di proposito a Barcellona.

Alla Conferenza, presieduta da Tony Blair [...] e' stato adottato un "Programma di lavoro quinquennale", concentrato sui temi della mobilita' migratoria, della giustizia e della sicurezza. Ed e' stato soprattutto adottato un " Codice di condotta per la lotta al terrorismo"...

..... Nel corso del 2005, nei paesi della sponda Nord sono state numerose le celebrazioni che si sono richiamate con enfasi all'anniversario in nome dell' "importanza strategica del Mediterraneo", idea che era stata alla base della Dichiarazione...

..... Dieci anni sono un arco di tempo sufficiente per tentare una prima valutazione dei risultati ottenuti dal "processo di Barcellona"...

..... Si tratta dunque di chiedersi se l'esperienza di questi anni ha in qualche modo risposto alle aspettative dei paesi europei e soprattutto di quelli arabo-islamici. Gli incontri a livello ministeriale e a livello tecnico, gli interventi economico-finanziari, l'Assemblea parlamentare Euromediterranea, la rete EuroMeSCo e i numerosi 'networks' a livello si società civile hanno inciso, e in che misura, sui temi della pace, dello sviluppo e del dialogo culturale fra le "società civili" ?

Ma sarà ancora più importante, nella cornice degli "assiomi" che sopra abbiamo enunciato, domandarsi se i risultati raggiunti vanno nella direzione di un recupero della UNITA', della ORIGINALITÀ, e della GRANDEZZA CIVILE del PLURIVERSO MEDITERRANEO. O se vanno, invece, nel senso di una sua ulteriore disgregazione ed emarginazione sotto la spinta delle forze che abbiamo metaforicamente chiamato "oceaniche"...

P.S.

In breve sintesi.
L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA che viene qui proposta - dagli autori Cassano e Zolo - prefigura il Mediterraneo come un "Grande Spazio", crocevia di civiltà' e possibile luogo di incontro e di dialogo tra Occidente e mondo islamico, incontro basato sul rispetto e la conoscenza reciproca. Il Mediterraneo come "risorsa strategica" in alternativa alle spinte "oceanocentriche" proposte - o imposte ?!? - dalla globalizzazione.


ALTERNATIVA... RISORSA STRATEGICA... Perché è ancora qui che si gioca la partita per il futuro - di pace e di sviluppo - dell'intero pianeta.

Dall'annoso e incancrenito conflitto israeliano-palestinese... dalle scosse telluriche devastanti che scuotono nel profondo e in modo epocale - istituzioni, tessuto sociale, situazione economico-finanziaria - l'intero universo arabo-islamico - Egitto, Siria, Tunisia, Turchia, Libia, Libano, Jemen, Iraq, Afghanistan, Pachistan, Iran... - facendo precipitare le "Primavere Arabe" - forse troppo caricate di speranze e aspettative ? - in una sorta di rinnovato - e definitivo ? - "scontro di civiltà" dagli esiti incerti e la cui posta in gioco è la "modernità" e conseguente possibilità di coniugare Islam e Democrazia, in alternativa (!) al ritorno al "passato" e ai fondamentalismi, in perenne "guerra civile" tra loro.

E' qui, nel Mediterraneo, che è nato lo "scontro di civiltà", nell'anno Mille con le Crociate, ed è solo qui che può essere definitivamente superato. una condizione perché questo possa accadere è quella di ripensare il rapporto tra il processo di unificazione dell'Europa, la sua appartenenza all'emisfero occidentale, le sue radici mediterranee e la sua relazione con il mondo islamico.

Un'Europa che riscoprisse le sue radici Mediterranee potrebbe profilarsi come uno spazio di mediazione e neutralizzazione degli opposti fondamentalismi.

L'ALTERNATIVA MEDITERRANEA è un primo consapevole passo in questa direzione.